Prime esploratrici in gonnella nelle Valli di Lanzo

“…La pioggia veniva a catinelle, e già sembrava impossibile di far la tanto bramata salita, quando il tempo, quasi fosse consapevole della viva contrarietà che destava in noi e fosse premuroso di soddisfarci, si rasserenò, non completamente, ma abbastanza perch’io potessi, malgrado i consigli della nostra guida che ci pregava volessimo ritornare a Balme, perch’io potessi, dico, lusingarmi di aver una assai bella giornata, e tanto feci e dissi onde non si indietreggiasse dinanzi ad alcune nuvole, che a me sembravano passeggiere, che finì per avverarsi quel proverbio che dice: ciò che donna vuole, Dio vuole, e partimmo all’insù circa alle 6. La salita fu davvero faticosa a cagione del tempo che due volte, una sul ghiacciaio, l’altra sul picco della Ciamarella, ci sorprese colla fisionomia di una vera tormenta, come diceva la stessa guida…”

Stralcio della relazione “Una salita alla Ciamarella” di Giuseppina Bertetti-Vallino – Bollettino del C.A.I., Torino, 1874, VIII, 265.

La montagna, oltre il pascolo, era vista dalla popolazione locale come sede di diavoli ed anime del purgatorio in pena. Direi quasi inutile dal punto di vista lavorativo perché non produttiva. Le stesse creste e cime hanno avuto tardi una denominazione propria in quanto si preferiva identificare luoghi di lavoro, di vita, di attività, d’incontro, di commercio quali pascoli, alpeggi, campi, borghi, valichi.

Immaginiamo quindi la presenza del gentil sesso, che frequenta le alte vette, cosa deve aver scatenato nell’animo umano.

In un mondo in cui le donne non potevano disporre di denaro proprio, e l’esercitare qualunque attività richiedeva il permesso di padri e mariti, da sempre schiacciate e ripiegate da vincoli sociali, culturali, imposti ed autoimposti, si sono affacciate all’alpinismo in punta di piedi, seguendo le proprie intuizioni, recuperando l’atavico sapere istintivo e credendo in loro stesse.

Probabilmente la loro fatica maggiore è stata il lottare contro i pregiudizi, piuttosto che l’ascensione in sé.

Inizialmente il loro vestiario è elegante e poco pratico: lunghe sottane che rendono il passo mal fermo, pesanti se inzuppate d’acqua o neve e pericolose in caso di vento o se trattenute da spuntoni di roccia.

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Provenienza foto: Bruno Visca (CAI Lanzo)

Tante si sono affiancate a mariti, a fratelli, a guide alpine e poi da sole in cordate femminili. Lentamente la loro esplorazione avanza diventando sempre più tecnica ed impegnativa.

Il loro spirito di scoperta e la loro passione merita di ricordarle.

Come pioniera delle nostre Valli può essere considerata Giuseppina Bertetti che sale l’Uja di Ciamarella (3676 m) dalla via normale nel luglio del 1873. Presenti all’ascensione: il marito dottor Filippo Vallino, l’amico Bernardi e le due guide balmesi Antonio e Giuseppe Castagneri.

Emilia Semeria in Boyer, insieme al marito Ernesto e alle guide Antonio Bogiatto e Giuseppe Castagneri, è sull’Uja di Mondrone (2964 m) l’11 luglio 1895 dove traccia una nuova via e prima femminile sul versante ovest-sud-ovest (RM 1895,278).

La signora Elena Santi è solita esplorare le montagna in compagnia del marito Flavio. Nel 1896, il 25 agosto, è su Punta Valletta (3384 m) per la cresta nord-est con Luigi Chiotti, Alberto Cibrario, Flavio Santi, Stefano e Pietro Re Fiorentin.

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Provenienza foto B.Visca

Siamo nel novecento e le alpiniste hanno messo da parte i gonnelloni lunghi per vesti maschili un po’ più pratiche.

La signorina Giovanna Fasciotti, il 20 settembre 1901 insieme ad Emilio Clemente Biressi, raggiunge il versante settentrionale della Punta Occidentale della Torre d’Ovarda (2997 m) – RM 1901, 409; 1904, 38 -. Biressi scrive così sulla prima pubblicazione   “…raggiungemmo la base di un lungo canalone di ghiaccio che solca la parete N del monte. Lo risalimmo con difficoltà stante la neve fresca, e raggiunta la cresta E, la seguimmo costeggiandola sul versante S fino alla vetta; ore 4 dalla base del canalone…”. Sulla seconda, invece, si corregge in parte: “...salì direttamente al Colletto d’Ovarda dal N per un canalone reso assai difficile dall’abbondantissima neve fresca e dal vetrato; dal colletto alla vetta (centrale) si percorse la cresta O; la stessa via fu tenuta al ritorno…”.

Ottavia Dumontel apre diverse vie con il fratello Giacomo e con le guide. Nel 1903, il 25 luglio, la vediamo sulla cresta nord-est della Punta Chalanson (3466 m) (RM 1903, 487); il 30 luglio, compie la prima ascensione del Dente Centrale del Collerin (3333 m) per la cresta SSE insieme al fratello Giacomo ed Emilio Clemente Biressi (RM 1903, 487). Il 21 agosto sono sulla cresta nord-ovest della Punta Clavario (3206 m) con C. Mottura ed Emilio Clemente Biressi (RM 1903, 488) ed il 28 agosto, con la  guida Michele Bricco detto “Minasset’ effettua  la prima traversata integrale nota della cresta che collega la Punta Loson (2930 m) al Monte Servin (3108 m) (RM 1903, 489; 1916, 70): i montanari erano soliti praticarla per la caccia. La stessa cordata la vediamo il 17 agosto che vince, per la prima volta, la parete sud dell’Albaron di Savoia (3627 m) (RM 1903, 488).

Libera Cavallo, sale il Monte Servin (3108 m) per lo sperone Nord con Gualtiero Laeng ed Antonio Taglierini. E’ il giorno di ferragosto del 1916 (RM 1918, 27).

Mariannina Levi, iscritta alla SARI-CAI dal 1919, abile alpinista, frequenta, negli anni venti del novecento le Alpi Graie meridionali. E’ protagonista, il 21 settembre 1924, con la prima ascensione alla Punta Chalanson (3466 m) per il versante nord. Si accompagna con E. Barisone ed L. Brosio. (RM 1925, 151). Muore sotto una valanga presso il Colle della Rho, nella conca di Bardonecchia, durante una traversata sci-alpinistica. A lei è stata dedicata la Grangia U.E.T. ora chiamata Rifugio Mariannina Levi-Molinari in Val di Susa.

Il 4 agosto 1924 la signora Zucchetti raggiunge la Punta di Peraciaval (3240m) per la parete est della Punta sud insieme al marito e all’amico Fabbri. Affronta passaggi di III. (Boll.UGET 1924, n.9 pag. 3).

Su RM 1952, 297 appare la dicitura: “Prima ascensione diretta per lo spigolo dal Col Paschiet”. E’ il 9 luglio 1939: Maria Teresa Galeazzi con Giusto Gervasutti e Sergio Levi Lanzuolo sale per la parete nord-nord-est della Punta Orientale della Torre d’Ovarda (2922 m).

Adriana Ribetti, l’11 agosto del 1939 insieme ai fratelli Rosenkrantz (Daniele, Giorgio e Sergio) affronta la salita per la parete Nord dell’Uja di Mondrone (2964 m) (RM 1939-40, n.10-11, 481). Si tratta di una prima salita e per di più prima salita femminile.

Il 22 marzo del 1953, prima salita invernale, va ricordata l’ascensione dell’Albaron di Sea (3262 m) per la cresta est-sud-est da parte di Tiziana Roz, L. Balzola, G. Dionisi, G. Flora, P. Malvassora (Monti e Valli 1954, n.4).

Il 23 settembre 1951 vede Rina Cetti Lavagno raggiungere la Cima Occidentale degli Ortetti (2955 m) per la via del Crestone; insieme a Giuseppe Garimoldi, Ezio Lavagno e Franco Nebbia: difficoltà PD, sono i primi salitori noti. Ortetti, un oronimo che mi ha sempre incuriosito: “ivi infatti chiamansi “ortetti” (piccoli orti) i pascoli che tappezzano il fondo del vallone, volendosi con ciò alludere alle frequenti incursioni dei camosci in questa solitaria località, che essi prediligono per pascolo”(Agostino Ferrari: La Valle di Viù, Torino, 1912, 147).

Segnalo che il 24 e 25 agosto del 1963, la signorina G. Ermini e Gino Migliasso, portano a termine, tra salti e torrioni in buona roccia, la prima salita integrale del Dent d’Ecot (3402 m) lungo la cresta est-sud-est. (Boll. GEAT 1963,n.4-5). E’ una cresta che ha ben 1100 metri di dislivello.

Tre anni dopo, l’1 agosto 1966,  Maria Grazia Sala con Renato Vendramin e Carlo Cerro, sul versante nord della stessa cresta, seguono un nuovo itinerario con difficoltà di IV.

Il vallone di Sea vede protagoniste:

  • Valeria Rudatis, tra il 1986 e il 1988, insieme a Gian Carlo Grassi e Angelo Siri in numerose vie della vallone di Sea;
  • Maria Teresa Bolla nella prima salita della via “Oltre il Giardino” al “Trono di Osiride”, con Maurizio Oviglia (giugno 1984);
  • Mirella Becciu supera, con Marco Conti, difficili e nuove salite sulle cascate di ghiaccio.

Siamo nel 1995, Chiara Bertino con Marco Blatto e Gian Luca Ippolito esplorano numerose strutture rocciose dei valloni Gura – Colombin.

Nel luglio del 2000 Giulia Schina, Michele Carbone, Gianni Pronzato e Francesco Gugliermino realizzano una via interamente attrezzata con gli spits: “La signora degli anelli” alla Punta Orientale della Torre d’Ovarda (2922 m).

Due anni dopo, tra i membri del “Gruppo Alpinistico” della sezione di Venaria Reale che portano a termine  la prima salita dello “Sperone Girardi” al Dôme Blanc du Mulinet (3400 m) c’è Chiara Emanuel.

Alice Galizia, tra il 2005 e 2007, insieme a Marco Blatto, alterna il comando della cordata su una decina di prime salite impegnative: ricordiamo l’esplorazione del Complesso del Monte Morion, le strutture rocciose dell’alto vallone di Colombin, le pareti di Sea e della Leitosa.

Vorrei ricordare Francesca Cibrario Rocchietti detta “Maijn Vulpota”, dal soprannome di suo papà guida di Usseglio (Giuseppe Cibrario Rocchietti “Vulpot”). Questa arzilla signora, ad ottant’anni, per festeggiare le nozze di diamante con il marito (la guida alpina Francesco Ferro Famil), si reca sul Rocciamelone insieme a figli e nipoti. Siamo nel 1946.

Bibliografia-Legenda:

  • Guida dei Monti d’Italia – Alpi Graie Meridionali – a cura di G. Berutto – L. Fornelli
  • Lassù sulle montagne. Vette, alpinisti, guide e rifugi delle Valli di Lanzo – a cura di Giovanni Gugliermettti – Claudio Santacroce
  • Li fol däl rotchëss – La grande avventura esplorativa sulle montagne delle Valli di Lanzo – M.Blatto

RM = Rivista della Montagna

***

Questo post è germogliato grazie ad un commento del blog Gruppo Rocciatori Val di Sea.

Se il lettore è a conoscenza di prime ascensioni femminili che ho dimenticato di riportare, o successive il 2007,  sarei felice che me lo comunicasse.

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Provenienza foto: Bruni Visca (CAI Lanzo)

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

8 Responses to Prime esploratrici in gonnella nelle Valli di Lanzo

  1. Un bell’omaggio alle alpiniste in occasione della prossima Festa della Donna.

  2. Franz says:

    In queste persone sì che c’era il vero spirito dell’alpinismo! Si sono guadagnate tutto senza sconti, avevano da oltrepassare anche il limite imposto dalla società e cultura del tempo…un bellissimo esempio, grazie serpillo!

  3. aboer65 says:

    Incredibile come facevano a muoversi sulla roccia con quei vestiti, soprattutto le donne!

  4. serpillo1 says:

    “..La maggiore conquista è la libertà di scelta..” tratto da “Donne Capocordata-Il loro contributo alla natura e alla società nelle Alpi” n.100 di Alpinscena.

    Scaricabile qui: http://www.cipra.org/it/pubblicazioni/alpinscena-nodeg-100-donne-capocordata

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