Ricordi dalle rocce

Il Col Desertes

Il Col Desertes

Consiglio a tutti una piacevole escursione al Col Desertes sulle montagne sopra Oulx in alta Valle Susa. Si tratta di una gita veramente ricca di fascino, gli estesi lariceti lasciano spazio man mano che si sale a prati e a pietraie di calcari e dolomie, rocce che compongono le montagne sovrastanti che hanno pertanto un aspetto decisamente particolare, prettamente dolomitico, conferendo al paesaggio un aspetto più “trentino” che “piemontese”. Si sale lungo il sentiero e si osservano i panorami, davvero interessanti, i fiori e gli animali e, almeno inizialmente, passano quasi in secondo piano i segnali che ci fanno capire che un tempo chi saliva qui sopra non aveva il tempo e la voglia di guardare paesaggi, fiori o altro come posso fare io.

Salita al Col Desertes

Salita al Col Desertes

Dico questo perché mi sono imbattuto in alcuni resti riconducibili al periodo attorno agli anni della seconda guerra mondiale. Poco sotto il colle si trova infatti il vecchio Bivacco VIII oggi recuperato e risistemato come uno spartano ricovero ma, soprattutto, colpiscono i fili spinati che si trovano sul colle alla rispettabile quota di 2568 metri, testimoni di un presidio del colle da parte di soldati italiani nel periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale. Fanno impressione questi fili contorti e arrugginiti che resistono alle intemperie e alle rocce e, semisommersi dal pietrisco, sembrano volersi impuntare nell’uscire, nel farsi notare dai viandanti. Devo dire che almeno con me sono riusciti nel loro intento.

Filo spinato 2

Fili spinati al Col Desertes

Fili spinati al Col Desertes

Fili spinati al Col Desertes

Bivacco VIII

Il Bivacco VIII, ora risistemato come spartano ricovero

Dopo una breve divagazione sul pianoro in territorio francese, che permette di osservare la celebre vetta della Meije nel massiccio del Pelvoux, mi fermo a guardare a e fotografare questi fili spinati. Inizio a fantasticare immaginando allora la vita di quegli anni, la fatica, il freddo e una lotta tra fratelli (Italia e Francia) che si sarebbe manifestata negli anni seguenti in zone dove ora andiamo a scattare fotografie e a guardare animali o a misurarci in una scalata su una parete rocciosa. Anche questo ricordare è, per me, vivere la montagna.

Speriamo solo che questi “resti” durino nel tempo a testimoniare che molte persone prima di noi, in condizioni ambientali decisamente proibitive, vissero la montagna in modo assolutamente diverso rispetto a come la viviamo oggi.

Panorama verso la Valle Susa e Chisone dal colle

Panorama verso la Valle Susa e Chisone dal colle

Scrivo questo post ora, prima del 25 Aprile, per sottolineare l’importanza di tali manufatti per farci ancora pensare agli avvenimenti che hanno caratterizzato la nostra Regione e la nostra storia e che poi hanno, per forza di cose, determinato il nostro futuro e quello dell’intera Europa.

Non sono in grado di scrivere un post storico su questo argomento pertanto non mi dilungo. Tuttavia vorrei solo sottolineare la fortuna che abbiamo noi nel poter vivere la quotidianità (in cui inserisco il vivere la montagna) con una libertà che molte persone prima di noi non sapevano cosa fosse, una libertà per la quale non dobbiamo dimenticare il prezzo in termini di sacrifici e di vite umane che è costata.

Info martellot
Appassionato di montagna, di fauna e di ambiente. Un frequentatore della montagna "di un tempo"

9 Responses to Ricordi dalle rocce

  1. ventefioca says:

    Bella idea stefano associare alle ricorrenze del 25 aprile una testimonianza di un passato che non dovrebbe essere dimenticato. Custodire il fuoco, piuttosto che adorare le ceneri, dovrebbe essere l’atteggiamento con cui porsi davanti a questi resti.

  2. Beppeley says:

    Grazie Stefano per averci consegnato un luogo della memoria.

    Noto che il toponimo del Colle assomoglia parecchio ad “Alpe Desert” che si trova in Val d’Ala, all’ombra di Testa Pajan.

    • martellot says:

      Testa Pajan dove siamo andati noi in quella giornata con una leggera brezza? 🙂
      A parte gli scherzi, credo che il nome desert/desertes sia abbastanza diffuso nelle nostre lande. Ne ignoro però il significato…

  3. paologiac says:

    Bel post. Complimenti.
    Mi ha fatto tornare in mente ben due gite fatte la scorsa estate in cui ho scattato delle foto sullo stesso tema e con cui volevo preparare un post. Mi serve da sollecito per scrollarmi di dosso la pigrizia e tornare a scrivere, anche se il tempo per farlo è sempre meno

  4. serpillo1 says:

    Foto significative. Mai sottovalutare la nostra libertà che anche oggi corre su un delicato filo..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: