Lavoro ed arte: memorie di un tempo

Donna che fila

Donna che fila la lana
Provenienza foto Claudia – Chiaves

Questo modo di vivere descritto dall’amica Lia può essere considerato green economy ed economia sostenibile?
Buona lettura.

Filare la lana è sempre stato necessario, come tessere la tela. L’uomo, da quando è al mondo, ha dovuto difendersi dal freddo e dalle intemperie, specialmente sulle montagne ove l’inverno è rigido e molto lungo.

Ricordo con tanta nostalgia le lunghe serate nelle stalle, il calore degli animali e il rumore monotono del ruminare delle mucche.

Le mamme e le nonne filavano al lume di una grossa lucerna a petrolio perché nelle frazioni più lontane non c’era ancora la luce. Mentre le dita tendevano la lana e l’arcolaio girava velocemente, ci raccontavano storie di ogni tipo: paurose, educative, anche tristi. E noi bambini aspettavamo con gioia quel momenti.

Gli uomini riparavano gli arnesi da lavoro che avrebbero utilizzato nella prossima stagione e ascoltavano anche loro, ridendo delle nostre paure.

Filare lana e canapa è sempre stata una normale attività. Quello che, a pensarci adesso, più mi stupisce è la filatura dei “troggiu” che vuoi dire “grossolano” .

Dovete sapere che allora nulla si buttava, nemmeno gli stracci di stoffa usata e scolorita. Erano pezzi di gonne, fazzoletti messi in testa durante il lavoro dei campi, grembiuli: tutto veniva recuperato. Questi pezzi, se così si possono chiamare, venivano tagliati in tante piccole strisce, al massimo larghe un centimetro. Meglio se erano un po’ lunghe perché si faticava meno con l’arcolaio. Queste strisce, dai più svariati colori, unite a un filo di canapa già filato in precedenza, venivano nuovamente ritorte, con l’arcolaio. ll risultato? Erano dei grossi gomitoli colorati che, portati presso alcune abilissime tessitrici venivano lavorati con pesanti telai molto robusti, messi in movimento con le braccia e per mezzo di pedali.

Queste tessitrici erano vere artiste: sapevano unire i diversi gomitoli colorati con tanto buon gusto e ne risultava una stoffa con righe coloratissime e intonate che, oltre ad essere incredibilmente resistente, era un vero capolavoro! Veniva utilizzato per confezionare coperte e piccoli tappeti che ancora oggi alcune famiglie possiedono.

In queste righe voglio esprimere ammirazione e rispetto per queste…nonne che univano economia, risparmio, arte, lavoro, ma soprattutto tanta, tanta pazienza.

Lia Poma

 

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

8 Responses to Lavoro ed arte: memorie di un tempo

  1. Beppeley says:

    Lia ci racconta sempre aspetti insospettabili della vita di montagna di un tempo.

    Penso che queste piccole grandi storie abbiano oggi un valore importante per recuperare una visione equilibrata della vita sul Pianeta.

    • martellot says:

      Sì Beppe, sono d’accordo con te in merito al recupero di una visione equilibrata della vita sulla Terra. La seguente frase del testo di Lia Poma, secondo me, è particolarmente importante: “Dovete sapere che allora nulla si buttava, nemmeno gli stracci di stoffa usata e scolorita. Erano pezzi di gonne, fazzoletti messi in testa durante il lavoro dei campi, grembiuli: tutto veniva recuperato”. Pensare a come oggi sprechiamo le cose (cibo compreso) rispetto a quei tempi mi fa rabbrividire e mi fa credere sempre di più che, come hai detto tu, dobbiamo assolutamente recuperare un visione della vita maggiormente equilibrata….

  2. ventefioca says:

    Con grandi paroloni si riscopre quel che un tempo era già noto e praticato… che il passo più lungo della gamba alla fine stanca e porta da nessuna parte!

  3. Lisasc says:

    …tutto scorre nella mia mente come la pellicola di un film : rivivo alcune scene della mia infanzia; molte altre, invece, mi sono state raccontate da familiari e conoscenti. Scene simili a quelle che Lia narra : le famiglie patriarcali che si riuniscono la sera, I racconti e I lavori manuali degli adulti e…..le donne che confezionano di tutto : coperte, tappeti, calze, calzettoni, maglioni. ..
    Queste attività che,una volta erano assai diffuse, oggi sono l’eccezione e sono affidate alla buona volontà di singole persone. E molte parole di quel mondo sono ormai cadute in disuso.
    Allora, il problema dei rifiuti non esisteva! ! ! Tutto veniva riciclato : il letame serviva da fertilizzante e/o venduto(quell di pecora costava di più ); gli avanzi di cibo erano dati agli animali; con l’acqua di cottura della pasta o delle verdure, si preparava il pastone per I maiali o si lavavano le pentole e i piatti ( si sgrassavano ); le bottiglie e I contenitori, pochi rispetto a quelli di oggi, avevano un secondo uso.
    La cultura “del risparmio e del riciclo ” era molto diffusa nel nord come nel sud.
    La gente di montagna così semplice ( alcuni analfabeti ) è per noi maestra di vita. ..ci dà delle belle LEZIONI PRATICHE di”green economy ” e con il suo esempio ci dimostra come sia possibile vivere con ” una visione equilibrata della vita sulla terra ” a cui , tu e Serpillo, accennavate .
    Dovremmo muoverci come loro. ..in sintonia con la natura. Non possiamo continuare ad abusarne!

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