Acque fragili. Noi ancora di più

20130714-275 (1024x768)Montagne360, la rivista mensile del Club Alpino Italiano, dedica l’ultimo numero di maggio all’acqua delle montagne.

Chi ci segue da tempo sa con quanta passione ed energia seguiamo, come sentinelle, i desolanti progetti di derivazione dell’acqua per scopi idroelettrici nelle Valli di Lanzo che rischiano di compromettere definitivamente le “grandi bellezze” delle nostre montagne (e non solo esteticamente parlando).

Ringrazio sentitamente il direttore Luca Calzolari per averci concesso di pubblicare qui il suo l’articolo con cui spiega come la redazione ha deciso di affrontare questo tema, delicato e complesso, che riguarda urgentemente tutti, anche chi in montagna non ci va.

Segnalo, per chi non è socio Cai, che Montagne360 lo si può trovare in edicola (€ 3,90).

Le foto che accompagnano l’articolo sono dei camosci bianchi.

Un pomeriggio in redazione parlando d’acqua
Bologna, un martedì pomeriggio di fine 2013.
Riunione di redazione di «Montagne360».
 

«Nel 2014 – dico alla redazione – facciamo lo speciale sull’acqua. E’ tanto tempo che ci giriamo intorno. Vorrei che ne parlassimo declinando il tema nei suoi diversi aspetti. Un numero un po’ approfondimento e un po’ bellezza». L’acqua ritorna spesso nei nostri discorsi. In particolare in quelli di Mario Vianelli, che di solito sulla rivista racconta le montagne dallo spazio. E’ un argomento che cova da tempo, difficile da affrontare perché vasto e complesso e a rischio di retorica. Un tema da numero monografico. So che l’idea entusiasma la redazione. Incominciamo a parlarne a ruota libera. Linda Cottino coglie la palla balzo: «Quanti di noi hanno la percezione che l’acqua sia un bene comune, esauribile, da trattare con cura e del cui buon utilizzo preoccuparci? Io stessa non ne so granché».
«Hai ragione – irrompe con urgenza sorniona Max Goldoni, mentre con il cellulare scatta una fotografia che poi posta sulla pagina Facebook di Montagne360 – Ce ne accorgiamo quando manca o esonda, quando le riserve scarseggiano o i corsi d’acqua tracimano». «Infatti – riprende Linda – ho giusto il ricordo di alcune esperienze personali: quando, di ritorno dall’ascensione alla Garet el Djenoun nel deserto algerino, scoprii per la prima volta che cosa significa soffrire la sete; quando alcune partecipanti a un raduno alpinistico dell’associazione RHM in Norvegia si ammalarono dopo aver bevuto da un ruscello in cui scorrevano acque all’apparenza invitanti». Stefano Aurighi riflette sull’acqua delle sue escursioni: «Mi rendo conto che anche in me in fondo c’è l’idea romantica che le acque dei torrenti alpini siano sempre ‘chiare fresche dolci acque’ e buone da bere. È davvero così? Credo che forse dovremmo dire qualcosa sulla questione».
Carla Falato annota: percezione dell’acqua come bene comune, da trattare con cura. L’acqua bene esauribile. Possiamo sempre bere l’acqua dei torrenti di montagna? lo rilancio sul rapporto montagna-acqua.
20130810-539 (1024x768)«Le regioni sopra i mille metri di quota occupano un quarto delle terre emerse. Questa espansione di territorio verticale, con le sue montagne, è il serbatoio di acqua dolce per oltre la metà dell’umanità. Le montagne hanno un rapporto speciale con l’acqua». «Sono d’accordo. – afferma Mario Vianelli e propone con fare serio – lo credo che dovremmo mettere in luce l’importanza dei monti come accumulatori d’acqua.».
Seguiamo Mario, il discorso si sposta subito su ghiacciai, neve, sorgenti, laghi e torrenti e sui bacini carsici che accumulano e restituiscono acqua: le Alpi vengono chiamate “water table of Europe” (la falda acquifera dell’Europa) perché la loro acqua sostiene 70 milioni di persone. Ragioniamo su come le montagne diventeranno sempre più strategiche considerato l’impoverimento di altre fonti idriche. E sugli effetti che il cambiamento climatico produce, in particolare attraverso il ritiro dei ghiacciai alpini, sui monti come accumulatori d’acqua. Inevitabilmente ci incamminiamo verso l’uso e lo sfruttamento che l’uomo fa dell’acqua dei monti. E del valore economico dell’acqua della montagna. I monti forniscono l’acqua agli abitanti delle Terre alte per l’utilizzo locale e per le zone circostanti. Si potrebbe parlare anche della storia della risorsa-acqua nella vita delle popolazioni montane. Qualcuno cita i Waale della Val Venosta, sistemi di canali per gestire l’acqua. La proprietà era delle Comunità che ogni anno nominavano i Waaler, gli addetti alla manutenzione. A chi comperava un maso era ceduto il diritto all’acqua, non l’acqua. Come si dice: scarpe grosse, cervello fino. Potremmo anche fare un box su un esempio legato all’Appennino, dice qualcun altro, sottolineando il valore della produzione del ghiaccio naturale: questa attività costituiva un’importante risorsa econom20131026-477 (1024x768)ica della montagna pistoiese che lo vendeva nelle città del Centro e del Nord Italia. Parlare di città sposta l’attenzione su quanta acqua la pianura si prende dalla montagna: l’utilizzo idropotabile, quello irriguo e quello di forza motrice. L’acqua, lo sappiamo, è un assetto economico delle Terre alte. Quanto di questo valore torna oggi alla montagna? Purtroppo poco, a parte il sovracanone che le società idroelettriche sono tenute a versare ai Consorzi di Bacino Imbrifero Montano da destinare allo sviluppo economico e sociale della montagna, non mi viene in mente altro. «Tra i tanti problemi legati alle risorse idriche di cui potremmo parlare – propone Roberto Mantovani – c’è il prelievo eccessivo: capita di vedere torrenti alpini che, nei tratti a monte, hanno una portata d’acqua più che notevole, ridotti in secca nel loro corso in pianura. Spesso diventano discariche a cielo aperto, se non addirittura fogne e ricettacolo di liquami fetidi».
E via ancora ruscellando da un aspetto all’altro. Potremmo trattare il tema a 360° – continuiamo a ruota libera – affrontandolo come ‘sistema acqua’, suggerisce Max. Puntiamo sul suo ruolo di elemento strategico da conservare.
«Dobbiamo parlare del futuro dell’acqua – sollecita Mario – del depauperamento e inquinamento delle risorse idriche e dei cambiamenti climatici».
Le fonti d’acqua si stanno impoverendo. Perché? Siamo tutti concordi: noi esseri umani abbiamo una bella dose di responsabilità.
Continuiamo a insistere con modello economico-produttivo che depaupera le risorse attraverso lo sfruttamento eccessivo e che produce un notevole livello d’inquinamento, che ha anche notevoli effetti d’accelerazione sul cambiamento climatico. Siamo responsabili dell’incuria verso il pianeta che abitiamo. Viviamo immersi nel modello culturale del consumo esasperato che è spreco e anche l’acqua non sfugge. Pensiamo che tutto sia infinito. Sono necessarie strategie globali e locali per il risparmio idrico, che tocchino agricoltura, energia, usi industriali e civili. A esse vanno associati i comportamenti individuali quotidiani. Serve investire nella manutenzione delle infrastrutture che trasportano l’acqua.
20110902-177 (1024x768) E una grande battaglia contro l’inquinamento. Carla Falato annota: inquinamento, furto d’acqua, sistema acqua, futuro dell’acqua. E osserva: «Ragazzi, stiamo volando sui massimi sistemi, siamo concentrati sull’approfondimento, quasi sull’inchiesta. E della bellezza? Come diceva prima il ‘diretur’ … ».
Ci fermiamo un momento. Ripartiamo e immaginiamo il portfolio, viriamo sul simbolismo dell’acqua, della magia dei fiumi carsici, della bellezza dei salti d’acqua. Poi ipotizziamo gli itinerari.
Si è fatto tardi, è ora di salutarci. Max si infila la giacca e quasi sulla porta dice: «Vista dall’angolo dell’acqua, la montagna diventa ancor più preziosa. Sì, un numero speciale sull’acqua è, per noi redazione, un obbligo. Ciao».
Ho deciso di presentare questo speciale sull’acqua condividendo alcuni momenti della riunione di redazione da cui il numero ha avuto inizio. Sono frammenti di riflessione che ruotano attorno a un discorso amoroso: il rapporto tra la montagna e l’acqua. Mi è sembrato anche il modo migliore per sottolineare l’ampiezza di un tema ricco di implicazioni e di angoli tematici. Gli argomenti di cui avremmo voluto parlare sono tanti. Ma «Montagne360», come ogni altra rivista cartacea, è anche uno spazio fisico limitato e costringe a scegliere tra i contenuti possibili. Nelle prossime pagine ritroverete qualcuno degli argomenti trattati quel martedì pomeriggio in redazione, qualche altro invece l’abbiamo abbandonato, mentre qualcosa di nuovo ha trovato spazio strada facendo. Buona lettura.

Luca Calzolari


logo caiLascio a voi “camminare” sulle montagne del Vassola, e su tutte quelle che amate, con la speranza che il vostro sguardo attento possa tenere lontano i “ladri d’acqua” e tutti quei “predatori” che, pur di monetizzarle, sono disposti a qualsiasi scempio.

Ancora grazie a Luca Calzolari e a Montagne360 (che tra l’altro mi hanno fatto ricordare le parole di questa bella canzone).

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

8 Responses to Acque fragili. Noi ancora di più

  1. serpillo1 says:

    Lo speciale sull’acqua non può che farmi piacere.. oramai sono molti anni (mi sembra dal 2008) che noi camosci abbiamo a cuore questo tema e che dedichiamo, in particolare, anima e mente al Vassola.

    • Beppeley says:

      Ho trovato in Rete questo documento di Legambiente: “Rapporto sulle crisi ambientali dei corsi d’acqua piemontesi”:

      http://www.legambientepiemonte.it/doc/Acqua%20per%20i%20nostri%20fiumi.pdf

    • rok 64 says:

      Vassola….
      che dire, una piccola porzione di “paradiso in terra” che grazie a qualcuno che si è dato da fare, prossimamante rimmarà tale.
      MA…
      Fino a quando?
      Semplice,
      finchè ci saranno persone che fanno da sentinella (grazie Camosci Bianchi),
      finchè c’è gente che ci mette la faccia a contrastare “i predoni dell’oro blu”,
      finchè cè gente che nell’ombra agisce per il bene della Montagna,
      e per ultimo, ma non ultimo, finchè ci sono persone corrette nelle istituzioni, che non agevolano queste situazioni, e non soccombono alle pressioni di varie istituzioni locali, che, alle ristrettezze economiche, prostituiscono i loro bei territori montani, preferendo l’uovo oggi, alla gallina (con contorno di valorizzazione del territorio e salsa di sentieri ben tenuti) di domani.

      Grazie “Camosci Bianchi!!!!!”

      URGE! Altri Camosci… gialli, rosa, o blu, che si diano da fare! Di Vassola da difendere, dalla Alpi Graie, alle Dolomiti ce ne sono ancora, datevi da fare!

      ROK 64

      • Beppeley says:

        Grazie carissimo!
        Le tue parole mi rincuorano assai: ci volevano dopo una giornata pessima (ed ultimamente ce ne sono troppe…).

        Mi fa molto piacere sentirti. Spero che stiate tutti bene.

        Un abbraccio e a presto!

      • serpillo1 says:

        Ciao Rok & gang!
        Finchè ci saranno persone limpide come l’acqua di un torrente il mondo non potrà che essere migliore.
        Grazie!

  2. martellot says:

    I cambiamenti climatici ridurranno sempre di più i ghiacciai delle nostre Alpi e, di conseguenza, ci saranno fenomeni di mancanza di acqua che ci faranno rendere conto della limitatezza di questa risorsa. Già la “formidabile” estate del 2003 ci ha fatto capire quanto importante sia l’acqua!!

  3. Beppeley says:

    A Montagne360 la menzione speciale della 10^ edizione del Premio “Elio Botti – Come Acqua Saliente”

    Premiato a Padova lo scorso 26 febbraio il numero monotematico dedicato alle “acque fragili” di maggio 2014. In rappresentanza del CAI ha ritirato il premio il Presidente della locale Sezione Angelo Soravia.

    http://loscarpone.cai.it/news/items/a-montagne360-la-10-edizione-del-premio-elio-botti-come-acqua-saliente.html

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