Lago d’Afframont

2014-05-11 080 (1024x768)Il Lago d’Afframont è un incantevole specchio d’acqua alpino incastonato tra i monti come proprio il toponimo originale suggerisce, ovvero Lài fra li mount che in patois significa “Lago fra i monti”.

Si adagia a circa 2000 metri di altezza in una conca appartata delle Valli di Lanzo, precisamente in alta Val d’Ala nel suo versante all’inverso e lo si raggiunge con una breve ma appagante escursione con partenza dal Villaggio Albaron di Balme (provincia di Torino).

Per chi vuole cominciare a liberarsi sui monti, questo delizioso lago rappresenta una vera e propria perla delle Alpi Graie meridionali che ripaga completamente delle energie spese sul sentiero che inizialmente si arrampica ripidamente nei boschi che lo sostengono.

Insomma, se desiderate dedicarvi all’escursionismo, magari cominciando proprio con le Valli di Lanzo, così vicine a Torino, da qui potete iniziare per poi ritrovarvi incantati indelebilmente delle meraviglie custodite dalle nostre montagne, perché in quelle acque cristalline e fragili potrete specchiarvi con i paesaggi della vostra anima che non aspettano altro di manifestarsi al mondo con tutta la loro bellezza.

Sentiamo la mancanza di questo angolo selvatico e travolgente, dove qualche tempo fa abbiamo anche pernottato in tenda, vivendo un’esperienza indimenticabile di totale immersione nella natura, tra le più intense che ci hanno donato le montagne nella loro sfolgorante solitudine.

Bessanese e Balme

Il villaggio di Balme (1400 m circa) dominato dalla mole dell’Uja di Bessanese (3620 m)

Le previsioni meteo sono favorevoli e il bollettino valanghe ci informa che il manto continuo della neve dovrebbe posizionarsi, a nord, intorno ai 1900 – 2200 metri di altitudine, proprio dove riposa il nostro lago.

Partiamo facendoci risucchiare dall’intensa faggeta che ricopre questo versante fino a circa 1600 metri. E’ una foresta strepitosa, ancora di più se liberi l’immaginazione e costruisci, passo dopo passo, il mondo alpestre, che ti attende qualche centinaio di metri più in alto, dove rifugiarsi per ricaricarsi di energie cosmiche lasciando volteggiare l’anima nel grembo delle montagne.

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I boschi montani giocano la loro partita con noi esseri umani: loro sono la Montagna tanto quanto le rocce, il ghiaccio e l’atmosfera acrobatica che dall’alto condisce questi spazi vitali. Il verde profumato di corteccia e i sapori del sottobosco scivolano lungo i nostri respiri come balsami propiziatori. E’ il profumo di selva, quell’odore inebriante così divinamente descritto da Massimo Centini:

“…noi sentiamo impellente la necessità di ritrovare il sentimento della terra. Abbiamo bisogno di riscoprire l’«originalità interiore», con i suoi segni elementari, con la sua matrice selvatica. La vita sintetica, spesso programmata, sembra non offrire vie di fuga, e anche i probabili itinerari più spontanei e umani, pare siano lontani, ricchi d’avversità, difficili da trovare. Ma è in quel «trovare» la chiave del nostro vivere: è necessario ritornare sui nostri passi e cercare il selvaggio che, alla fine, ci salverà la vita...”.

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Profumi che ci catturano dissolvendo la nostra essenza tra l’intreccio di rami riflessi in tappeti di foglie secche e facendoci così sentire la terra e il suo canto, il silenzio delle pietre, il disperato urlo della valanga, il tenue sibilo delle piante.

Immaginate di essere condotti in alto da boschi che ti occultano la vista di fronte a pareti vertiginose e che incoronano il cielo in punto unico e preciso, il centro della nostra attenzione.

Maestosa e pervasiva è la parete sud dell’Uja di Mondrone, sentinella di roccia che ci osserva accompagnandoci fin oltre il limite della foresta. E poi ancora più su.

Incontriamo le note dolcissime del torrente che scende dal cielo carico della neve accumulata nell’inverno: oggi il sole ammorbidisce con decisione il manto indurito dalla notte senza però riuscire a liquefarlo. Per noi sarà magnifico farci trasportare dalle lingue di neve che accoglieranno perfettamente il nostro cammino.

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C’è una luce oltre il bosco che seducente si impossessa del nostro movimento e ci spinge in alto, lassù in quello spicchio di cielo indaco che catalizza il nostro cuore: i suoi battiti danzano con le armonie dell’universo.

La neve sostiene il nostro peso come se fossimo farfalle. Il silenzio, la solitudine dipinta di infinito, le uje che ornano il nostro orizzonte, le impronte di selvatici…

Armonie appese ad ali di eternità. Come quelle macchie bianche ed eteree disciolte nei nostri occhi.

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E poi il vuoto.

Alle nostre spalle vibrazioni di nulla rimbalzano sulle pareti vertiginose. Ritornano mentre guadagniamo quota e sentiamo esplodere il vuoto immenso intorno ai nostri sguardi che cercano appigli sugli spigoli delle rocce.

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Progrediamo su tappeti d’acqua abbacinanti mentre la valle, severa e silenziosa, libera la nostra anima verso infiniti orizzonti.

L’immenso si distende intorno a noi mentre vaghiamo come nani, mentre lungo i nostri piccoli passi condividiamo frammenti di creazione. Attimi che il tempo si porterà via, lontano da qui, lungo le profondità siderali.

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Ci avviciniamo lentamente alla conca dell’Afframont come sospinti da una leggera brezza di fondovalle. So che poco prima del lago incontreremo l’Alpe di Giusepìn dìi Carlèt, quello che sulle carte è nominato Alpe Pian del Lago (1976 m).

Giusepìn è mancato qualche anno fa, un attimo prima di raggiungere la bella età di novant’anni. Fino all’ultimo non ha smesso di salire ogni estate fin quassù, da solo con le sue vacche. Di questo straordinario montanaro della Val d’Ala così scrisse Giorgio Inaudi su Barmes News (n. 18 – luglio 2002):

2014-05-11 423 (1024x768)[…] Alla bella età di ottantasette anni, monta un alpeggio a due ore di marcia dalla strada, senza l’aiuto di nessuno, provvedendo da solo a tutte le incombenza che sono necessarie in questo lavoro.

Soltanto chi ha vissuto da vicino la vita dell’alpeggio si rende conto davvero di che cosa vuol dire. Alzarsi la mattina prima dell’alba, portare fuori il bestiame, pulire la stalla e portare via il letame, mungere e fabbricare il formaggio.

E intanto trovare il tempo per raccogliere la legna per il fuoco, preparare qualche cosa da mangiare per sé e per il cane, lavarsi la biancheria. Due volta la settimana bisogna anche scendere in paese per portare giù le tome e portare su qualche provvista, anche se a Giusepìn basta poco: un po’ di pane e un po’ di frutta, tanto per integrare la dieta quotidiana di latte e di formaggio […]

Mi sembra quasi di vederlo uscire dal gias e sostare sul ciglio della porta per salutarci e scambiare due chiacchiere. Prima di compiere l’ultimo balzo verso il cielo sopra il Lài fra li mount aveva fatto ristrutturare completamente la baita che era diventata come nuova.

Est n’arp quitì ma qu’ou smoùnet!” (è un alpeggio piccolo ma che offre molto) dice Giusepìn dìi Carlèt nell’intervista fatta da Giorgio Inaudi che poi, sempre nell’articolo di Barmes News, riflette sul fatto che “all’alba del secolo di internet (siamo nel 2002, nda), in un mondo in cui nessuno riesce più a sopravvivere senza avere a portata di orecchio il proprio cellulare, Giusepìn non ha né telefono, né radio e neppure dispone di una lampada a petrolio oppure ad acetilene. Ha soltanto una pila tascabile, che del resto non usa, dal momento che va a letto quando fa buio e si alza alle prime luci.

Noi abbiamo provato inconsapevolmente a vivere una notte alla Giusepìn disperdendo il nostro sonno, e i nostri sogni, tra le oscurità dell’Afframont impreziosite dalle stelle riflesse nell’acqua cristallina, come una manciata di Swarovski piovuti dalla Via Lattea.

Esperienze che ti porti dentro per sempre e che ti aiutano a superare le amarezze e le meschinità della vita quotidiana.

E’ la Montagna: unica e vera. Come Giusepìn.

Montagna che toglie il respiro lasciandoti solo e nudo al cospetto di Colui che ha creato.

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Creato. Non distrutto.

Quando le ombre della sera accarezzeranno le nostre lievi ed evanescenti tracce, lasciando dissolvere nella notte un paesaggio tutto da immaginare nell’attesa delle luci dell’alba, noi cammineremo nei nostri sogni.

Ciao Giusepìn.


Lago d’Afframont (1986 m) – Val d’Ala

Accesso: dalla tangenziale nord di Torino si prende l’uscita per Borgaro e, seguendo le indicazioni per le Valli di Lanzo, si imbocca la Provinciale 1 (la direttissima della Mandria) per raggiungere Lanzo, senza entrarci. Continuando sulla Provinciale, si entra nell’unica galleria e poi, dopo la rotonda, si prosegue seguendo le indicazione per il Pian della Mussa. Non si entra a Ceres ma si svolta a sinistra per entrare nella Val d’Ala. Si supera il comune di Ala di Stura e, proseguendo sempre sulla provinciale, si raggiunge Balme. Non si entra nel paese ma si deve svoltare a sinistra appena si incontra un evidente ponte che permette l’attraversamento della Stura. Si prosegue fino ad individuare un piccolo skilift dove si può parcheggiare l’auto.

Uja di Mondrone

Uja di Mondrone versante sud (2964 m)

Periodo consigliato: da giugno ad ottobre (se non in condizione di forte innevamento)

Località di partenza: Villaggio Albaron (1422 m – fraz. di Balme)

Dislivello:  564 m

Difficoltà: E (attenzione che questa difficoltà attiene all’escursionismo come inteso dal CAI: leggere qui per la corretta interpretazione)

Tempo di salita: 1h e 45 minuti

Cartografia: “Valli di Lanzo n. 8“, scala 1:25000, edita dalla Fraternali Editori oppure “Alte Valli di Lanzo carta n. 17“, scala 1:25000, edita da L’escursionista Editore;

Segnavia: n. 213 –  tacche rosse sbiadite

Note: le indicazioni qui fornite sono relative ad un escursionismo non in ambiente innevato mentre le condizioni della montagna, che trovate nelle foto di questo post (11 maggio), non sono classificabili “E”. Attenzione che subito dopo il piccolo skilift (che si lascia alla nostra destra) si arriva ad un bivio: prendere il sentierino che passa sotto alla sterrata. Un po’ di attenzione è richiesta nell’attraversamento del rio poco prima dell’Alpe Roc Piat (1640 m) soprattutto se è ingrossato (le ghette possono essere utili). Peccato che un sentiero così affascinante, e non troppo impegnativo, manchi di un’adeguata segnaletica Cai-Regione Piemonte. Dal lago si può salire alla cima de Il Forte (2370 m) percorrendo la panoramica cresta NE (vedete la carta ad alta qualità che ho linkato qui sotto) con tratto finale su roccia molto esposto.

Lago Afframont (455 KB)

Ritaglio della carta ad alta qualità della Fraternali Editore (carta n. 8). Grazie a Mario Fraternali per la gentile concessione

Quella che vedete sopra è solo un’istantanea (ridimensionata) della carta digitale ad alta qualità (7.411 KB) che Mario Fraternali ha concesso con estrema gentilezza e disponibilità ai camosci bianchi. La versione originale la trovate a questo link. Non perdetevela perché è davvero stupefacente nella ricchezza dei dettagli: in versione pdf si possono effettuare ingrandimenti molto elevati senza perdita di definizione.

Il link sopra riportato apre la mappa con il visualizzatore di Google Drive: per scaricarla in formato pdf cliccate su “File” in alto a sinistra. A questo punto potete ingrandirla anche al 1000% ed oltre.

Buona escursione!

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

7 Responses to Lago d’Afframont

  1. serpillo1 says:

    Un gran bel racconto: ora basta prendere lo zaino e partire!

  2. Tra le immagini superbe delle tue montagne con quei cieli lucidi e le tue parole questo è un vero viaggio in una dimensione che non tutti hanno la fortuna di saper raggiungere.
    E mi ha commosso tanto il ricordo di Giusepìn, credo che in questa maniera tu lo abbia riportato lassù, con te, tra le cime che sfiorano l’infinito.
    Grazie, un racconto davvero unico!

  3. Beppeley says:

    Di Giusepìn dìi Carlèt ne parlò anche il quotidiano La Stampa nel 2002 (“Sulla montagna che non conosce vacanza):

    https://drive.google.com/file/d/0B7dey1yh-vmgdTBrbS04c2x6UUk/edit?usp=sharing

  4. Anonimo says:

    Bel racconto e bel ricordo di mio nonno.

    • Beppeley says:

      Questo è uno dei momenti più emozionanti della vita virtuale perché capisco che la tecnologia ha delle potenzialità davvero notevoli se riesce a far incontrare mondi apparentemente lontani.

      Sono davvero molto contento che tu abbia voluto scrivere qui. Spero di conoscerti un giorno, magari proprio per fare un’escursione insieme al Lago d’Afframont mentre ricordiamo tuo nonno.

      Grazie

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