I grifoni del Barrouard

GrifoneDomenica scorsa non era certo la giornata ideale per assaporare i bellissimi panorami che offre la cima del Monte Barrouard (2865 m), svettante sulla cresta spartiacque Val Grande di Lanzo – Valle dell’Orco, meta questa nel programma delle attività sociali del Cai di Lanzo. A dispetto di un meteo non favorevole, con previsioni di temporali già da metà giornata, c’è comunque chi si è fatto venire la voglia di buttarsi giù dal letto di buonora per incontrarsi e condividere fatica ed umidità.

Le nebbie non hanno tardato ad ammantare i pendii ma l’ambiente che abbiamo percorso ha saputo comunque donare scorci affascinanti, condivisi da una splendida compagnia (Tiziana, Valeria, Silvia, Cristiana, Christian, Roberto, Guido, Valerio, Carlo e Luciano).

Tra l’altro sono stato molto contento di avere conosciuto Christian, montanaro straordinario e protagonista di una storia personale incredibile che gli ha permesso di ritrovare le sue origini proprio in Val Grande di Lanzo, dopo aver vissuto tanti anni in Francia (ve la racconterò in un prossimo post).

Le splendide montagne delle Valli di Lanzo sanno offrire sempre momenti intensi e memorabili, sia dal punto di vista umano (il piacere di fare escursionismo in compagnia) e sia dal punto di vista naturalistico-culturale. Questa volta i vapori ci hanno negato gli incantevoli scenari delle maestose Alpi Graie ma non ci hanno fatto mancare il piacere di un’osservazione inaspettata, avvenuta durante il rientro, di una splendida coppia di giganteschi rapaci che hanno volteggiato sopra di noi con calma serafica dimostrando con grande disinvoltura di essere dei veri dominatori del cielo alpino.

Che uccelli sono? Chi dice aquile, chi gipeti, qualcun altro azzarda con le poiane… Molto difficile capirlo, bisognerebbe essere del mestiere, come quello esercitato dall’ornitologo Stefano (il camoscio martellot).

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La zona dell’osservazione dei grifoni (2100 m circa)

Ed è proprio sapendo della straordinaria bravura di martellot (più volte apprezzata sul campo) che ho potuto assicurare ai miei compagni che li avrei informati al più presto sulla specie di appartenenza di questi magnifici volatili che hanno esibito, sopra le nostre teste, un’apertura alare stupefacente.

E’ stato molto appagante far parte per qualche momento di questo affascinante ambiente della Val Grande così imbevuto di selvatichezza (eravamo ad un centinaio di metri sopra al Gias dei Signori) dove le condizioni meteorologiche hanno saputo aggiungere atmosfere assai coinvolgenti: il verde intensissimo dei pascoli, colorati dalle ultime ed abbondanti piogge, le diffuse cromature bigie delle rocce e delle nubi, il rosa dei rododendri che spezzava la monotonia delle cromature dominanti…

GrifoneImmaginate per un attimo di ritrovarvi in splendido isolamento, immobili e collimati da questi mastodontici rapaci che scivolano in assoluto silenzio, sopra le vostre teste, sulle onde dei vapori alpini mentre intorno a voi le nebbie accarezzano i vostri volti e i pendii offuscati e stanchi del Monte Barrouard. Immaginate tutto questo mentre le vostre gambe pulsano dalla fatica di infiniti passi. Pensate al silenzio profondissimo che penetra nella vostra anima mentre l’ambiente intorno diviene in un lampo ostile per l’immediata ed inaspettata entrata in scena di altri esseri viventi che aspirano a condividere con voi il Pianeta Terra. Provate ad immaginare tutto questo mentre il tempo, di colpo, scandisce ritmi eterni alimentati da paesaggi pleistocenici. In questo frammento di eternità voi non siete più i padroni assoluti del mondo: state ascoltando l’autentico riverbero della natura che dissolve ogni vostra certezza edificata in decenni di artifici e finzioni urbanocentriche.

Adesso mi faccio da parte e lascio all’amico martellot spiegarvi chi ci ha osservato dai cieli imbronciati del Barrouard.

Grazie!


Testo di martellot

È forse l’avvoltoio più “classico”, quello che troviamo sempre nei film western (anche se in realtà non vive nel continente americano): si tratta del grifone, secondo solo all’avvoltoio monaco in Europa per ciò che concerne le dimensioni corporee. Il grifone è un animale necrofago ovvero si nutre quasi esclusivamente di animali morti e nidifica sulle pareti rocciose formando delle colonie. Al di là di quelle che siano le modalità di alimentazione (che possono anche sembrare rivoltanti ai più) e di nidificazione, il grifone è comunque un animale estremamente affascinante. Innanzitutto per via delle dimensioni: lungo circa un metro e con apertura alare di quasi tre metri (!), è un uccello che non passa certo inosservato. Ecco che quando si staglia contro il cielo e contro le nuvole mentre descrive le sue orbite, comprendiamo immediatamente che abbiamo a che fare con un animale di dimensioni ragguardevoli. Perché dedicare però tante parole ad un animale del genere la cui visione ci fa venire in mente savane africane con leoni e gnu nell’eterna lotta per la sopravvivenza? Semplicemente perché il grifone, un tempo presente in linee generali in tutto l’arco alpino, venne estirpato dalle nostre montagne poiché ritenuto un uccello che potesse creare dei danni agli armenti. E questo avvenne nei secoli passati dove a suon di fucilate e trappole avvelenate il grifone scomparve. Un imponente ed efficace progetto di reintroduzione della specie da parte della Francia, nella porzione sudoccidentale del paese, ha condotto alla liberazione in natura di diversi esemplari di questa specie che, adeguatamente sostenuta con dei carnai (ovvero dei punti di foraggiamento artificiali), ha iniziato a rioccupare le aree un tempo di sua pertinenza. Negli anni il grifone ha iniziato ad espandere le aree di frequentazione e, dopo iniziali timide comparse nella porzione d’oltralpe della catena montuosa più importante d’Europa, finalmente ha iniziato a frequentare anche i cieli piemontesi. Come detto inizialmente le osservazioni erano sporadiche ma da alcuni anni sono divenute sempre più comuni. Ecco che le osservazioni di Beppeley in Val Grande si inseriscono in questo contesto di ricolonizzazione delle Alpi da parte di questo splendido rapace del quale vengono monitorate le entità delle popolazioni e la localizzazione degli avvistamenti al fine di comprendere meglio come viva sulle Alpi e come noi dovremo agire per garantire una sua adeguata protezione. Per chi volesse sapere qualcosa in più in merito alla situazione del grifone sulle Alpi, si può dare un’occhiata al sito del Parco delle Alpi Marittime dove si possono consultare i resoconti annuali dell’Infogipeto, dedicati in prevalenza al gipeto ma dove non mancano anche informazioni sullo status del grifone sulle Alpi:

Per vedere alcune foto e filmati di questo animale si rimanda al seguente link:

Altro link interessante sulla presenza del grifone in provincia di Cuneo:

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Sulla vetta del Barrouard (2865 m)

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

5 Responses to I grifoni del Barrouard

  1. serpillo1 says:

    E’ stato un incontro inaspettato.
    Con stupore ho ammirato la loro abilità nel vederli volteggiare sopra di noi: pareva giocassero a rincorrersi.
    Questo e la pioggia dopo la nostra escursione sono state un grande regalo: lassù qualcuno ci ama..

  2. martellot says:

    Devo dire che li avete visti davvero da vicino…. Beh, un po’ vi invidio!! 🙂
    Durante le nostre passeggiate teniamo dunque gli occhi bene aperti, tante sono le sorprese che possiamo osservare nelle nostre valli!

    • Beppeley says:

      Grazie infinte del tuo supporto! Non immagini quale meraviglia ho provato quando mi hai mandato la mail di risposta alle foto che ho scattato.

      Nel frattempo su Twitter il post è stato apprezzato e ritwittato. C’è stata anche una gentile e molto gradevole segnalazione di Piemonte Parchi (grazie).

      Ne hanno parlato sul Numero 207 (Luglio 2011). Ecco dove trovare in formato pdf la rivista (6.426 KB):

      http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/archivio/category/4-2011

      Adesso attendiamo le tue ultime news sul gipeto!

  3. martellot says:

    Allora i grifoni sono piaciuti su twitter… Sono contento che il mio “supporto” vi sia servito! Personalmente ritengo che sia importante sottolineare l’importanza di TUTTI gli aspetti della montagna, dalla cultura alla storia alla natura alla fruizione, ecc. e guarda caso spesso poi troviamo che un argomento è collegato all’altro.
    La vostra osservazione comunque è stata bella anche a causa delle condizioni meteo che hanno sicuramente contribuito a rendere più “selvaggia” la comparsa di questi animali. Comparsi dal nulla e poi spariti…
    Speriamo di vederne altri prossimamente 😀

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