Un esploratore a Balme all’inizio dell’800

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Castello Francesetti

Castello Francesetti a Mezzenile

Quella che vi presentiamo è la più antica descrizione di Balme, scritta dal Conte Luigi Francesetti di Mezzenile all’inizio dell’Ottocento, nelle sue “lettres” in lingua francese (la lingua colta dell’epoca).

Fortunato imprenditore (possedeva numerose fucine di chiodi), intellettuale e uomo politico (fu anche sindaco di Torino), il Francesetti passava le vacanze nel suo castello di Mezzenile, da cui partiva – a piedi – per lunghe escursioni nelle Valli. Lo accompagnava un servo che portava le provviste e gli strumenti scientifici (termometro e barometro a mercurio) con cui il Francesetti misurava la temperatura delle sorgenti, misurava l’altezza sul livello del mare dei villaggi, faceva osservazioni sulle rocce, sulla flora, sulla fauna, sulla vita e sulle attività quotidiane dei montanari. Le “lettres” rappresentano la prima descrizione scientifica e per così dire esplorativa delle nostre Valli.

Le osservazioni dedicate a Balme ci sembrano di estremo interesse e forse ancor oggi, a più duecento anni di distanza, ci possono aiutare a capire le ragioni di quella cultura balmese –  così particolare e diversa da quella dei paesi vicini – che è poi il prodotto di secoli di isolamento e di adattamento ad un ambiente ostile.

LettresDa “Lettres sur les vallées de Lanzo” di Luigi Francesetti di Mezzenile, stampato a Torino nel 1823.

Balme conta sessantanove fuochi ed una popolazione di 365 abitanti, distribuiti in quattro frazioni compreso il capoluogo. La chiesa parrocchiale sorge a 757 tese sul livello del mare ed è quindi la più alta delle tre valli.

Il villaggio di Balme, in inverno, rimane per parecchi mesi sepolto sotto la neve, al punto che gli abitanti sono talvolta costretti a passare intere giornate senza uscire dalle loro abitazioni. Ed anche quando escono, la neve fresca non sostiene il loro peso ed allora si attaccano ai piedi dei cerchi di legno con l’interno munito di corde, come una racchetta.

Questi cerchi aumentano la superficie del piede e impediscono di sprofondare. L’uso di questi strumenti è conosciuto in tutte le valli di Lanzo, ma il loro uso è altrove eccezionale, mentre qui la necessità ne rende l’uso quasi normale in tempo di neve

Le comunicazioni con i villaggi più bassi sono allora interrotte per intere settimane ed anche in caso di malattie gravi o della frattura di un arto, non vi è alcuna possibilità, in queste circostanze, di ricevere soccorso dall’esterno.

Ogni famiglia fa le proprie provviste, come farebbe una città che si apprestasse a sostenere un assedio di qualche mese. Neppure i morti vengono più seppelliti nel giro di ventiquattro ore, come d’abitudine, dal momento che il cimitero è sommerso da sei o sette piedi di neve, ma le salme vengono messe in una piccola camera di fianco alla chiesa, dove si conservano senza corrompersi finché non è possibile spalare qualche tesa di terra e scavare una fossa, cosa che può richiedere un lasso di tempo più o meno lungo, a seconda degli inverni.

Malgrado queste difficoltà, tale è l’attaccamento che la Provvidenza ha messo nel cuore di questi montanari per il luogo che li ha visti nascere, che quei prati, in cui di solito non si può fare che un solo taglio l’anno, che quei campi a terrazze, sostenuti da muri in pietra a secco e strappati per così dire alla roccia a forza di fatica e di sudore, si vendono persino a trenta lire la tavola.

E’ avvenuto addirittura che qualcuno di questi abitanti si sia fatto una piccola fortuna in un paese straniero, infinitamente più bello e più attraente del villaggio più elevato di una valle così stretta e rocciosa come quella di Ala.

Balme

Il villaggio di Balme dominato dall’Uja di Bessanese (3620 m)

Un abitante della pianura si sarebbe probabilmente stabilito là per il resto dei suoi giorni, mentre un Balmese realizza come può il frutto di tanti anni di fatiche e di privazioni e viene a morire in mezzo a queste rocce, affinché le sue ossa possano riposare accanto a quelle dei suoi antenati.

Nessun essere umano è soggetto alla nostalgia come il montanaro. Più il luogo dove egli è nato è aspro e selvaggio, più egli ne viene attirato. Si sa che Luigi XIV si vide costretto a proibire sotto pena di morte di suonare davanti agli Svizzeri del suo esercito il famoso “ranz des vaches” che ricordava loro le mandrie della loro terra, le loro belle montagne, i giorni felici della loro giovinezza e li induceva immancabilmente a disertare o a morire di rimpianto e di malinconia.

E’ stata certamente la saggezza di Colui che ha creato ogni cosa a mettere nel cuore di coloro che abitano le montagne più impervie un amore così intenso per la loro patria: esse sarebbero altrimenti disabitate.

Ma questo attaccamento può anche derivare da altre cause sia fisiche sia morali, tra le quali, secondo me, alcune sono queste.

L’acqua che si beve e l’aria che si respira sono ben lungi, in pianura dal sostenere il confronto con quelle della montagna, soprattutto per persone il cui organismo vi è abituato fin dall’infanzia. Lo stesso dicasi per la pressione atmosferica, infinitamente più leggera nelle regioni elevate che nelle pianure, per quanto queste possano essere piacevoli.

Inoltre i montanari, a casa loro, si trovano sempre in mezzo a gente che è loro eguale; il loro amor proprio non è mai umiliato dal contrasto e dall’ostentazione della ricchezza e, per quanto anche’essi siano ovviamente sottoposti al governo del loro paese, al quale essi sono molto attaccati, hanno motivo di ritenersi molto più liberi degli abitanti della pianura, non avendo mai o quasi mai occasione, nelle loro montagne, di venire in contatto con gli esponenti o con gli strumenti del potere.

Gli abitanti di Balme e quelli di Chialambertetto emigrano nei mesi di ottobre e novembre per un buon dieci per cento e fanno ritorno alle loro case in aprile e maggio.

Sia gli uomini che le donne sono vestiti di un panno molto più grossolano di quello in uso nei villaggi più in basso, fatta eccezione di Mondrone, dove hanno già quasi le stesse usanze, e portano tutti, maschi e femmine, un largo cappello di feltro nero. La vita vi è molto più semplice che nei corrispondenti villaggi della Valle Grande.

Balme ha una chiesa abbastanza bella che, come quella di Forno di Groscavallo, attesta la generosità del compianto Monsignor di Rorà, arcivescovo di Torino.

Questo degno pastore, durante una visita in questa parte della sua diocesi, osservò che questi due villaggi non avevano una chiesa dignitosa e ne fece costruire, a proprie spese, una nuova sia a Balme che a Forno. La facciata di quella di Balme reca questa iscrizione, che testimonia la riconoscenza degli abitanti del comune e di quello di Chialambertetto:

A DIO UNO E TRINO
FRANCESCO LUSERNA RORENGO DI RORA’
ARCIVESCOVO DI TORINO
DOPO AVER VISITATO LE GENTI E LE CHIESE DELLA SUA DIOCESI
ERESSE IN MODO PIU’ GRANDIOSO
GLI ABITANTI DI BALME E DI CHIALAMBERTETTO CONCORDI
POSERO IN MEMORIA DEL SUO GESTO
1772

Val d'Ala

Val d’Ala con a destra l’Uja di Mondrone (2964 m)

La valle d’Ala sembra finire a Balme, a prima vista, essendo come sbarrata da una catena di montagne elevate e coperte di nevi e di ghiacci eterni, ma facendo un po’ attenzione, si intravede, a sinistra, una piccola gola posta sopra il villaggio, alla quale si arriva in circa un’ora di buon cammino. Di solito viene da questa gola una forte corrente d’aria, che però dal paese non si sente, perché passa sopra di esso. Questa brezza tiene lontani, durante l’estate, i temporali e fa sì che a Balme ben raramente si senta il tuono.

A qualche centinaio di passi da Balme, passammo sulla destra dello Stura, attraversando un ponte in pietra, grossolano ma solido. Dopo circa un’ora di marcia, arrivati in cima a questa gola, fummo piacevolmente sorpresi nel vedere che davanti a noi si estendeva una vasta piana, lunga circa un miglio e mezzo e larga un quarto di miglio. Questo bel bacino verdeggiante sorge a circa 913 tese sul livello del mare e si chiama Pian della Mussa. Vi si trova una cappella e cinque o sei baite, una dopo l’altra. Il Piano è circondato da ogni parte da montagne coperte di neve, il cui candore contrasta con il blu profondo del cielo.

Barmes News n.10

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

3 Responses to Un esploratore a Balme all’inizio dell’800

  1. Laura Lisa says:

    Mi è piaciuto moltissimo leggere questo scritto, in un italiano invidiabile. Passerei ore a leggere su questi argomenti. Adoro la montagna e le mie origini sono di Pialpetta di Groscavallo nella Val Grande di Lanzo. Cerco di mantenere vive le tradizioni popolari della Valle nel mio “piccolo”. Leggo assiduamente e piacevolmente la rivista Panorami. Vorrei sapere come trovare altri articoli su questi temi. Grazie.

    "Mi piace"

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