Punta del Rous 70 anni fa

Equipaggio KG999 -12.10.1944

L’equipaggio del KG 999 (foto: Gavs Torino)

Tra le 16:00 e le 16:40 del 12 ottobre del 1944 venti aerei B-24 Liberator del 31° Squadron appartenenti al 2° Wing S.A.A.F. decollarono dall’aeroporto di Celone (Foggia) per raggiungere il Nord Ovest dell’Italia e lanciare sulle montagne gli aiuti ai partigiani.

All’equipaggio del KG 999, alzatosi in volo alle 16:15, viene assegnato l’obiettivo “Chrysler”, corrispondente alla zona della bassa Val Toce, a nord del lago d’Orta. Il tempo è peggiore di quanto inizialmente previsto, sia lungo la rotta che sugli obiettivi, con cielo coperto variabile da 7 a 10/10 e nuvolosità estesa tra i 1500 e i 3000 metri di quota.

La loro missione si conclude tragicamente alle 20:30 sullo spartiacque Val d’Ala-Val Grande di Lanzo nelle Alpi Graie meridionali: il velivolo, avvolto dalla fitta nebbia ed immerso nella totale oscurità, si schianta pochi metri sotto la Punta del Rous, a circa 2500 metri di altezza.

L’età media degli otto componenti dell’equipaggio del KG 999 è di 22 anni. Il più giovane di essi ne ha soli 19:

B_24_in_raf_service

Consolidated B-24 Liberator (foto: Wikipedia)

Tenente Nel Charlie SAAF anni 21
Sergente Austin Harry RAF anni 24
Sergente Bailey Roy RAF anni 19
Sergente Boswell Jack Edward RAF anni 21
Sergente Foy Henry RAF anni 21
S/Tenente Johnson Ronald Walter RAF anni 21
Sergente Lockey Eric RAF anni 20
Tenente Vorster Coen Brits SAAF anni 29

Sulle rocce della Punta del Rous è rimasto tutto il loro entusiasmo, tutta la loro voglia di vivere e sono rimasti tutti i loro sogni per un mondo migliore.

Domenica 21 settembre con il Cai di Lanzo proveremo a raggiungerli sperando che le condizioni atmosferiche non siano come quel 10/10 di settant’anni fa.

Lo scorso anno il sentiero è stato trovato in pessime condizioni, già ad inizio percorso, con notevoli difficoltà ad intercettare la giusta direzione per raggiungere la targa commemorativa posata il 2 giugno 2002 dal Cai di Ala di Stura (qui l’articolo del quotidiano La Stampa). Anche io feci parte del gruppo di soci che tra l’altro si impegnò ad accompagnare a Punta del Rous alcuni parenti degli aviatori giunti dall’Inghilterra e dal Sud Africa, su percorso ancora innevato sopra i 2200 metri di quota.

Bruno Visca, Vicepresidente del Cai di Lanzo, ci è venuto in aiuto trasmettendoci il tracciato satellitare con i relativi waypoint per raggiungere la zona dell’impatto ed agevolare così l’escursione sociale inserita lo scorso anno nel programma 2014.

Ho dovuto lavorarci su un bel po’ per poterlo adattare al mio navigatore GPS.

punta-del-rous

Il versante SE della Punta del Rous (2556 m) in Val d’Ala dove si schiantò il KG 999

Basterà tutto questo per poter andare a ringraziare e salutare i nostri ragazzi?

I loro volti puliti e sorridenti attendono da settant’anni che le nostre istituzioni trovino il coraggio nel rendere perfettamente percorribile e segnalato il sentiero che conduce a loro, anche con 10/10 di copertura nuvolosa.

Perché schiantarsi contro le granitiche mancanze di civiltà di noi italiani in questi casi non è proprio ammissibile se vogliamo sperare che le prossime generazioni possano percorre serenamente sentieri di libertà. Semplicemente con i piedi.

Dal 2010 la Regione Piemonte si è dotata di uno strumento normativo importante per la cura e la valorizzazione del patrimonio escursionistico.

I costi per tirare a lucido un percorso importante come questo sono davvero minimi stante anche la manodopera gratuita messa a disposizione dai volontari del Cai.

Da tempo attendiamo tra queste montagne (siamo nei pressi di Ala di Stura) una risposta di civiltà prima che la totale indifferenza verso quei volti traboccanti di futuro alimenti le guerre attualmente in corso con un biglietto di sola andata: scongiurare queste immani tragedie umane lo si deve fare partendo soprattutto dalla difesa della memoria collettiva.

Se le piste forestali dell’Unione Europea alimenteranno il prossimo sviluppo economico delle Valli, allora i sentieri escursionistici, vero patrimonio culturale di tutti noi, possono fungere da strumenti essenziali e potenti anche per crescere civilmente e moralmente proprio tra quelle montagne che hanno custodito la libertà, sperando di essere ancora in tempo, prima che tutto sprofondi nell’oblio.

E i volti di quei ragazzi ci spronano a metterci in cammino.


Domenica 21 settembre con il Cai di Lanzo tenteremo di raggiungere il luogo dell’impatto ove è stata posizionata la targa e dove ci sono ancora i resti del B-24 Liberator: qui la locandina con le indicazioni per partecipare (pdf 271 KB).

Per chi è interessato a saperne di più sulle missioni del 12 ottobre 1944:

“Camminare perché ricordare «con i piedi», talvolta, è meglio che commemorare con le parole”. Paolo Rumiz

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

8 Responses to Punta del Rous 70 anni fa

  1. ariela r. says:

    Mio padre nei primi anni Cinquanta, indicandomi la punta della Carlera (denominata Punta Croset sulle carte) mi raccontava che lì vicino si era schiantato un aereo degli Inglesi e che ne aveva visto i resti. Allora i racconti relativi alla II Guerra mondiale erano ancora assai frequenti e molto vividi: si può dire che furono le “cunte” della nostra infanzia. Aggiungeva che l’aereo trasportava un’ingente somma di danaro destinata alla lotta partigiana di cui però non fu ritrovata alcuna traccia, malgrado le molteplici ricerche.
    Per me bambina tutto questo aveva sapore di fiaba: immaginavo l’aereo che si spezzava contro il monte e il tesoro sparito (nascosto in vista di momenti più tranquilli? trafugato da subito??) simile a quello dell’Isola del Tesoro di Stevenson.
    Solamente molti anni dopo compresi l’orrore della guerra e la tragedia della morte, ma anche l’avidità degli uomini.
    Auguro buona escursione a tutti voi per il 21 settembre; spero che Beppe scriverà un dettagliato resoconto sul “viaggio nella memoria”.
    Sarei curiosa di conoscere se altre persone possiedono notizie simili alle mie in merito al trafugamento del denaro trasportato.
    ariela r.

  2. dragoonflame says:

    Non ho mai sentito la parte del ‘tesoro scomparso’. Invero mi pare strano che gli alleati mandassero del denaro oltre agli aiuti più pratici (viveri e armi).

  3. massimo says:

    Dai resoconti del carico deI B24 liberator codice KG999 non vi erano soldi ma equipaggiamento da paracadutare ai partigiani quali provviste, indumenti e armi da lanciare nei pressi del lago d’Orta. Dopo lo schianto parte dei rifornimenti era intatto ed è stato trafugato dal relitto e nascosto dai pastori e poi restituito ai partigiani in un secondo momento.
    Nota molto interessante e commovente è che Woody Charlie ha passato l’esistenza alla ricerca di cosa fosse accaduto a suo fratello Nel Charlie. Solo nel 1985, dopo varie peripezie, è arrivato fino a Ceres, dove le salme erano tumulate. Tutto questo è riportato sul
    Johannesburg Sunday Times Magazine – May 19th 1985

    max

    • Beppeley says:

      Abbiamo provato a cercare su Internet l’articolo di cui accenni ma senza successo. Se cortesemente ci fornisci altri spunti di ricerca, te ne saremo grati.

  4. ariela r. says:

    Grazie a Massimo per le notizie fornite in merito alla tragedia. Probabilmente essa destò tanto clamore da divenire leggendaria e si arricchì di particolari immaginifici che circolavano fra i villeggianti del primo dopoguerra.
    Comunque, tanto per amore di verità storica, gli alleati lanciarono spesso in aiuto anche somme di denaro. Nella Francia del Sud, quella del governo Petain, un triplice delitto perpetrato nel 1952 e ancora irrisolto, noto con il nome “Affaire Dominici” pare avere la più logica soluzione proprio in seguito al lancio di una grande somma di danaro durante il periodo bellico. Essa sarebbe stata spartita indebitamente fra alcuni appartenenti al maquis della zona; nel dopoguerra un ufficiale inglese, Sir Jack Drummond, quasi sicuramente appartenente ai servizi segreti, sarebbe venuto in Provenza, sotto la copertura di una vacanza estiva, nel tentativo di rintracciarla e sterminato con moglie e figlia dagli stessi partigiani poiché egli era giunto sulle loro tracce. Gli indagati, poveri contadini, furono immediatamente difesi dai più grandi avvocati di Marsiglia pagati dal PCF, il partito comunista francese. Sulla strage sono stati scritti moltissimi libri e girati alcuni films.
    Ma questa è tutta un’altra storia.
    ariela r.

  5. Fabio says:

    Bravi! Ricordare la storia è dovere primario di ogni cittadino. mi spiace non aver potuto essere tra voi, per motivi di lavoro non ero in valle, ma vi ho accompagnato con il pensiero molte volte in quel giorno. Ho raccolto molto materiale sulla tragedia, e di recente nel nostro viaggio ad Ostana abbiamo potuto addirittura osservare un pezzo di carlinga del KG874 della stessa flotta del KG999. Grazie, Fabio.

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