La processione dei morti

crepoL’ecosistema delle Alpi è estremamente delicato sia dal punto di vista climatico che economico.

La morte è intesa come presenza costante e parte integrante della vita dei montanari: è il ciclo della vita e i bambini imparavano a conviverci sin dalla tenera età.

Nella notte del primo novembre si percepisce particolarmente la presenza dei morti.

Le innumerevoli leggende fiorite sulle Alpi, e il rispetto per il sacro, permettevano alle genti alpine di sopportare meglio la durezza della vita e la mancanza di risposte razionali alle domande poste al severo e pericoloso ambiente che li ospitava.

Questa è quella che vorrei farvi leggere e che proviene dalla Valsesia (VC).
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Re delle Alpi

Re delle AlpiChantel, 2 ottobre 1950

Re delle Alpi: cosí è stato definito lo stambecco. Nonostante il nome, di origine chiaramente tedesca (Steinbock), si tratta di un re tutto nostro. Gli stranieri ce lo invidiano: forse questo fiero cornuto ci rappresenta meglio di tanti papaveri della politica e della vita ufficiale. In un paese di lacché e di pappataci come il nostro, lo stambecco è l’unica figura veramente nobile e fiera. Lo dimostra già il fatto che non si è mai lasciato addomesticare, come se avesse a disdegno gli uomini e il basso mondo. Chissà che la natura non lo abbia posto in Italia per legge di compensazione. Morirebbe di fame, piuttosto che scendere a valle e limosinare il cibo dalla mano dell’uomo, per il quale è difficile dire se abbia più disprezzo o diffidenza.

Ama stare in alto, nel suo regno; e se lo si porta oltre i confini, in Francia o in Svizzera, cerca di ritornare in Italia, dove pure è stato sempre cacciato e perseguitato. Cosí paga a caro prezzo il suo amor di patria. Ma questo non vale solo per lo stambecco. I maschi si disputano la femmina a cornate, i cui colpi si sentono a notevole distanza. Chi vince diventa non solo il gallo della Checca, ma anche il capo della tribú. Forse anche gli uomini, una volta, si disputavano le donne a cornate, cosa del tutto naturale; ma poi, in nome del progresso, hanno preferito risparmiarsi le corna e ricorrere ad altri mezzi di persuasione, come il danaro, la posizione sociale e i titoli. Quale dei due mezzi è migliore? Quello usato dagli stambecchi ha permesso loro di sopravvivere alle ere glaciali, mentre noi uomini sembriamo tutti dei pallidi ceri pasquali. La forza e la robustezza dello stambecco sono formidabili. I più grandi, le cui corna superano il metro di lunghezza, possono pesare anche centoventi chili.

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Il Vallone di Crosiasse

2014-10-25 052 (1024x576)Nelle Valli di Lanzo, precisamente in bassa Val d’Ala, “Crosiasse” è il nome di un rio che nasce dalle pendici nord-orientali del Monte Plù (2196 m), nell’alto Vallone omonimo. Per quasi quindici anni questo Vallone è rimasto praticamente interdetto agli escursionisti che provavano a percorrerlo con il sentiero n. 241, che parte dalla frazione Bracchiello (843 m) del Comune di Ceres, sebbene sulle vecchie carte escursionistiche fosse tracciato con il solito colore rosso, mentre su quelle attuali il tratteggio si interrompe improvvisamente. Incuria del territorio, indifferenza e alluvioni varie avevano letteralmente spedito nel dimenticatoio un’area alpina di indiscutibile bellezza e ricca di manufatti in pietra che ci informano dell’intenso sfruttamento dei montanari che hanno tratto sostentamento da queste montagne, abitandole.

mulattiera crosiasse

La mulattiera nella parte iniziale del Vallone di Crosiasse, qui ripresa al ritorno

Durante gli ultimi anni, più di una volta abbiamo provato a reperire la giusta traccia per guadare il Rio Crosiasse, per poi così toccare i vari alpeggi che sono disseminati nella parte mediana ed alta del Vallone (Pian Peccio, Prato Piano e Crosiasse) con la presenza di innumerevoli e pregevoli esemplari di baite in pietra, alcune ancora in ottimo stato, fino a raggiungere il Colle Crosiasse (1809 m), posto sullo spartiacque Val d’Ala-Val Grande, da dove affacciarsi per ammirare le bellissime montagne, dalla Levanna Orientale (a Ovest) fino al Monte Bellavarda (verso Est).

Si era ormai capito, anche parlando con chi si occupa periodicamente di sentieristica nelle Valli di Lanzo, che questo sentiero era ormai perso per sempre, senza alcuna speranza di ritrovarlo, prima o poi, in vita.

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Alberi

albero2Alberi!
Frecce voi siete
dall’azzurro cadute?
Quali tremendi guerrieri
vi scagliarono?
Sono state le stelle?

Vengon le vostre musiche
dall’anima degli uccelli,
dagli occhi di Dio,
da una perfetta passione.

Alberi!
Le vostre radici rozze si
accorgeranno
del mio cuore sotto terra?

Federico Garcia Lorca

Boschi del Ben A'an

Colle della Crocetta

Verso il Colle

Utimi metri di salita prima del Colle

La partenza non è delle più rincuoranti: una leggera foschia mi aleggia intorno rendendo i colori più grigi e le forme più indefinite.

La cappella della Madonna della Visitazione dei Rivotti, avvolta da grigie nubi, guarda verso valle solitaria.

E’ umido, ma fin dai primi passi mi tolgo la maglia e rimango in maniche corte. La camminata in salita mi sta scaldando.

Osservando i primi alpeggi che incontro lungo il sentiero, mi accorgo di non essere la sola sveglia al mattino presto. I margari, come api laboriose, mungono nella stalla le loro bestie. I secchi in rame sono colmi di latte fresco: mi piacerebbe chiedere loro di berne un sorso ma non mi oso disturbarli, li saluto, scambio due parole veloci e proseguo. Leggi il resto dell’articolo

Sentieri

sentieriTratto da Il tramonto delle identità tradizionali – Spaesamento e disagio esistenziale nelle Alpi di Annibale Salsa (Priuli & Verlucca):

“I sentieri, le mulattiere, le antiche strade di arroccamento che cosa rappresentano ancora? Oggi li classifichiamo, li cataloghiamo come manifestazioni di una viabilità minore che si sta perdendo. Solo le associazioni alpinistiche ed escursionistiche, d’intesa con le Comunità montane, apprezzano il valore culturale ed economico di tali infrastrutture ma, putroppo, la mentalità prodotta e veicolata attraverso i ben noti circuiti mediatici non ne fa comprendere pienamente il valore. E’ difficile, per la nostra cultura della fretta, apprezzare il valore della lentezza nel suo profondo significato pedagogico e morale. La lentezza costituisce addirittura un handicap per la società moderna, in cui l’elemento vincente è la velocità, lo spostamento rapido. Quest’ultimo è il vero imperativo categorico della modernità e si riassume nel: velocizzare, correre, attraversare, senza sostare, senza pensare, senza vedere. Il disprezzo per la teoria (il vedere che precede l’agire) sta generando derive che, lungi dal promuovere un saggio pragmatismo, favoriscono un empirismo rozzo ed inconcludente. La dittatura del tempo tiranno che si insinua surrettiziamente nella nostra quotidianità non ci consente di ritrovare noi stessi attraverso l’appropriazione consapevole della “nostra esperienza vissuta” (Erlebnis): quella, cioè, che incontriamo attraverso sensazioni, immagini, simboli. La montagna ritorna ad essere percepita come un “incidente di natura”, una sorta di corrugamento penalizzatore. Se si analizzano i tratti fondamentali di questa filosofia di fondo (seduttiva e stregante), ci si accorgerà che alla base c’è proprio una libidine dell’effimero.”

Annibale Salsa

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In memoria di

Punta del Rous 2014.09.21“There was no way of determining drift. No way of calculating wind. No way of fixing position. Turning back was out of the question.” (cit. John Roos)

Nel nostro minuto di silenzio, rispettato per ricordare l’ultimo volo dei ragazzi di Sua Maestà, morti giovanissimi sulle rocce di Punta del Rous settant’anni fa, solo un rumore si è intromesso: è stato quello di un aereo, ma non uno di quelli a reazione che sovente attraversano i cieli sopra le Valli di Lanzo, con le loro scie: questo era un velivolo ad elica con il suo inconfondibile rombo. E’ stato spontaneo ed immediato credere che loro fossero lassù per solcare orizzonti liberi dalla follia umana che li ha portati a morire sulle montagne della Val d’Ala.

Nove i partecipanti all’escursione organizzata dal Cai di Lanzo per commemorare i 70 anni della tragedia del B-24 Liberator KG 999 schiantatosi il 12 ottobre 1944 sullo spartiacque Val d’Ala-Val Grande, a circa 2500 metri di quota, durante una missione di rifornimento per i partigiani.

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Lentezza al Pian Ciamarella

HPIM3616Non essendo un “fuoriclasse” dell’escursionismo in montagna, a volte mi limito a passeggiate brevi e a dislivelli modesti. Questo comunque è determinato anche dal tempo che ho a disposizione pertanto ci sono occasioni nelle quali si possono fare solo escursioni “mordi e fuggi” che comunque non sono prive di fascino. Una breve ma piacevolissima escursione che si può compiere a 50 Km da Torino è il Pian Ciamarella. Sicuramente uno dei posti più conosciuti dai frequentatori delle Valli di Lanzo, sia perché si trova immediatamente sopra all’inflazionato Pian della Mussa, sia perché è oggettivamente bello! Direi spettacolare per certi versi. Il versante Sud-Est dell’Uja di Ciamarella (3676 m) indubbiamente ci mette del suo dal momento che la sua vertiginosa parete meridionale si stacca per quasi duemila metri di dislivello dalla Pian della Mussa e, così facendo, contribuisce sicuramente ad aumentare il valore paesaggistico della zona, come si può notare nelle foto qui presentate che si riferiscono ad una mia escursione effettuata nell’ottobre 2008.
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Montagna masticata

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Si parte per il bellissimo Lago d’Afframont (1986 m) dal Villaggio Albaron di Balme (alta Val d’Ala)

L’edizione 2014 del Blogger Contest “la mia montagna nel blog”, ideato da altitudini.it in collaborazione con Le Dolomiti Bellunesi e l’associazione bergamasca Gente di Montagna, è stata vinta dal bellunese Fre mentre al secondo posto è arrivata Simonetta Radice. Terzo posto per Stefano Lovison.

Così ci informa Planet Mountain su questo concorso che porta gli scrittori della Rete a confrontarsi sulla loro visione della montagna nel XXI secolo.

Forse vi chiederete perché i camosci non hanno partecipato al concorso. La risposta è molto semplice: abbiamo mancato il termine utile per trasmettere i post, forse troppo presi a rincorrere le piste forestali che stanno appestando le Valli di Lanzo e ad inseguire la memoria dell'”Ultimo volo dei ragazzi di Sua Maestà“.

Non possiamo essere particolarmente dispiaciuti di tale mancanza perché proprio ieri, dopo aver ricevuto via posta ordinaria l’ultimo numero di Montagne360, ci accorgiamo di essere stati presi in considerazione dal mensile del CAI nella pagina dedicata al Web & Blog. Leggi il resto dell’articolo