Lentezza al Pian Ciamarella

HPIM3616Non essendo un “fuoriclasse” dell’escursionismo in montagna, a volte mi limito a passeggiate brevi e a dislivelli modesti. Questo comunque è determinato anche dal tempo che ho a disposizione pertanto ci sono occasioni nelle quali si possono fare solo escursioni “mordi e fuggi” che comunque non sono prive di fascino. Una breve ma piacevolissima escursione che si può compiere a 50 Km da Torino è il Pian Ciamarella. Sicuramente uno dei posti più conosciuti dai frequentatori delle Valli di Lanzo, sia perché si trova immediatamente sopra all’inflazionato Pian della Mussa, sia perché è oggettivamente bello! Direi spettacolare per certi versi. Il versante Sud-Est dell’Uja di Ciamarella (3676 m) indubbiamente ci mette del suo dal momento che la sua vertiginosa parete meridionale si stacca per quasi duemila metri di dislivello dalla Pian della Mussa e, così facendo, contribuisce sicuramente ad aumentare il valore paesaggistico della zona, come si può notare nelle foto qui presentate che si riferiscono ad una mia escursione effettuata nell’ottobre 2008.

Si tratta di una breve escursione fattibile anche in autunno, nelle annate in cui le prime nevicate in media montagna tardano ad arrivare. Tra l’altro l’autunno, come è noto, regala colori insuperabili e per dirla come Paolo Jacood, in un libro dedicato al Gran Paradiso (Parco Nazionale del Gran Paradiso, Musumeci Editore) ma che riassume anche il rapporto tra montagna e questa stagione:

“Sta per concludersi un ciclo annuale. Il rigoglio della vita estiva si è ormai spento, ma la montagna, prima di abbandonarsi al letargo invernale, esplode ancora in una fantastica successione di colori, che fanno dell’autunno la stagione più affascinante”.

Oltre alla bellezza dei colori, l’autunno in montagna mi regala una sensazione di rilassamento dopo i fasti estivi, le lunghe camminate e le sudate. Ora tutto si ammorbidisce, rallenta in attesa appunto dell’inverno e la mia mente sembra adeguarsi alle dinamiche stagionali. Prevale allora la lentezza. Non fisica ma mentale. Non parlo di pigrizia ma di una calma che mi permette di fermarmi più volte ad assaporare il panorama e a scattare fotografie che ho già fatto in altre numerose occasioni allo stesso panorama e alle stesse montagne ma che, per un motivo a me sconosciuto, risultano essere sempre diverse da una volta all’altra e che riescono a suscitare in me ogni volta sensazioni diverse.

Considerando gli aspetti “tecnici” dell’escursione, segnalo che si parte dal rifugio Città di Ciriè (1850 m) nelle cui vicinanze si lascia l’automobile. Il sentiero inizia proprio a destra (visto salendo) del rifugio tanto che per un breve tratto si passa sul muretto posto a lato dell’edificio del rifugio. Dopo poco però il sentiero si inerpica, via via più ripidamente, in mezzo ad acclivi praterie alternate a qualche masso e a qualche larice che, aggrappato al pendio, sembra voler sfidare la forza di gravità oltre ai rigori del clima.

In tutto, con andatura normale, sono necessari circa 40 minuti per raggiungere il pianoro in oggetto.

Il Rifugio Città di Ciriè al Pian della Mussa

Il sentiero che conduce al Pian Ciamarella

Uno degli ultimi larici che è possibile incontrare prima delle praterie

Gli splendidi colori della montagna autunnale

Dopo un dislivello di circa 350 metri dalla partenza si arriva al Pian Ciamarella (2100 m circa), circondato dalla vetta frastagliata della Rocca Ciarva (2364 m) con, alle sue spalle, la ben più imponente Uja di Ciamarella. Un gruppo di alpeggi disseminati sul piano ci ricorda che in estate la frequentazione del bestiame domestico è ancora notevole forse anche grazie al detto valligiano:

“A la Ciamarela anche la feia veja a diventa agnela”

che pare quasi attribuire capacità miracolose alle erbe di questo luogo. Ormai a ottobre gli armenti non ci sono più, già scesi a valle, e il silenzio è davvero avvolgente.

Prendendo una diramazione dal sentiero principale verso destra e attraversando il piano, si sale ancora fino ad arrivare sopra ad una vetta secondaria di circa 2200 metri di altezza e da qui all’Alpe della Rossa (2230 m) il passo è breve: è sufficiente proseguire verso Est lungo il sentiero e si raggiunge questa meta.

Il Pian Ciamarella. A sinistra in alto la Ciamarella e in basso a destra gli alpeggi che costellano il pianoro

Segnalo, per i più volenterosi, che il sentiero principale prosegue diritto verso Nord Ovest attraversando il piano, sentiero che conduce al pendio che culmina al passo Ghicet di Sea (2750 m), intaglio che mette in comunicazione la Valle d’Ala con il Vallone di Sea nella Val Grande. Siamo ormai nel “comparto” prettamente roccioso delle Valli di Lanzo.

Continuando invece a percorrere la diramazione che si stacca verso destra si giunge come detto ad una cima minore che risulta essere davvero suggestiva poiché ci permette di osservare il sottostante Pian della Mussa e il Monte Rosso d’Ala (2763 m) assieme al Ciorneva (2918 m) che, sul versante opposto e spostati maggiormente verso la pianura, separano la Val d’Ala dalla Valle di Viù in una dorsale piuttosto articolata.

La Rocca Ciarva in basso a sinistra dietro cui troneggia la Ciamarella viste dal sentiero per l’Alpe Rossa

La Bessanese vista dal sentiero per l’Alpe Rossa

Da sinistra il Monte Rosso d’Ala, il Ciorneva e la Punta Golai chiudono l’orizzonte verso Sud Est

Il sempre affascinante Pian della Mussa in veste autunnale

Una bella escursione, non c’è che dire. Un’escursione in tutta pace, senza avere una meta precisa, solo per il gusto di camminare e di guardarsi attorno, di fotografare attimi e paesaggi sia con la macchina fotografica che con la mente, assaporando il silenzio che prelude all’arrivo dei rigori invernali. Sempre più dell’idea che possiamo vivere la montagna in mille modi: dallo scattare fotografie al meditare sulla vita di un tempo, dal cercare il movimento di un animale sull’erba o sulle rocce al tentare di raggiungere la vetta più alta.

In autunno tra l’altro non è raro osservare branchi di uccelli in migrazione che, abbandonate le lande nordiche, cercano ospitalità nelle più confortevoli terre mediterranee. Durante la mia escursione autunnale al Pian Ciamarella ho infatti osservato grossi branchi di tordele e alcuni merli dal collare. Per la verità, in questo caso non si tratta necessariamente di specie che compiono spostamenti notevoli, magari si tratta anche solo di esemplari provenienti dal Nord delle Alpi. Non importa però quale sia la provenienza esatta dei singoli individui, ciò che conta di più è la consapevolezza che questo fenomeno migratorio dura da migliaia di anni e che si ripete puntualmente.

Grazie alla mia lentezza osservo il Pian Ciamarella e mi chiedo quanti siano i luoghi (soprattutto montani) che superficialmente ho visitato ma che, ad una “esplorazione” più attenta, rilasciano importanti informazioni ed emozioni. Ecco che proprio in occasione di una passeggiata come questa mi tornano alla mente le parole di Luca Mercalli che ha scritto nel libro “Prepariamoci” (Chiarelettere Edizioni):

“La bio-geosfera è prima di tutto bellezza. Difficile pensare di essere spettatori felici in un mondo sterile e immobile, come su un pianeta senza vita. Il nostro fugace passaggio su questa Terra è forse finalizzato anche alla contemplazione della meraviglia che si dipana sotto i nostri occhi, da quelle incredibili combinazioni che le nuvole, la luce, il vento, la neve, i ghiacci, le stagioni, le montagne, gli oceani, le erbe, i funghi, gli insetti, gli animali, i pesci, gli uccelli ci regalano allorché riusciamo a distogliere per un attimo lo sguardo dagli ambienti artefatti delle città. E l’emozione è ancora più forte quando pensiamo che ciò avviene da centinaia di milioni di anni, ben prima della nostra comparsa. E’ qualcosa che se riesci a comprendere, è di una grandezza inaudita, di una profondità indescrivibile. Basta fermarsi qualche minuto, sdraiarsi sull’erba in un giorno d’estate e volgere lo sguardo all’insù, tra le fronde di un grande albero, respirare, percepire il fruscio del vento tra le foglie, immaginare il fotone che otto minuti dopo essere partito dal Sole colpisce le molecole della clorofilla e si trasforma in preziosa materia organica, osservare una nube che si forma nel cielo, un’ape che vola, le formiche che si muovono in fila sulla corteccia. Può capitare che per qualche attimo ci si possa anche sentire intima parte di questo grande gioco cosmico. Io rincorro questo momento ogni volta che posso.”

Tutto questo non riusciamo a farlo senza lentezza e il Pian Ciamarella merita, almeno una volta, un visita “lenta”.

Info martellot
Appassionato di montagna, di fauna e di ambiente. Un frequentatore della montagna "di un tempo"

6 Responses to Lentezza al Pian Ciamarella

  1. serpillo1 says:

    Grazie Martellot di questa “meraviglia”. Anche a me piace Pian Ciamarella ed in autunno, questa lentezza, riesci ad assaporarla meglio.

  2. Beppeley says:

    Bel post che sa condurti nei caldi e “lenti” colori autunnali alle falde della Ciamarella.

    Le foto, seppur deliziose, non riescono comunque a farti percepire gli spazi immensi che ti circondano quando ti ritrovi al Pian Ciamarella, stupendo in ogni stagione e vero e proprio crocevia di salite escursionistiche ed alpinistiche.

    Insomma ce n’è per tutti i gusti ma sicuramente merita conoscerlo per lasciarsi abbandonare alla lentezza che guiderà il viandante ad osservazioni, contemplazioni e sensazioni davvero uniche.

    Suggerisco di unire alla lettura di questo post a quello sull’Uja di Ciamarella di serpillo: https://camoscibianchi.wordpress.com/2014/03/14/uja-di-ciamarella-3676-m/

    • martellot says:

      è vero Beppe, le foto sono sempre piatte e non rendono mai pienamente l’idea della grandiosità o della bellezza di un luogo.
      Forse alcuni dettagli fotografici possono però spingerci a visitare posti che non abbiamo mai visto, ad incuriosirci…. 🙂

  3. Un’altra piccola perla della testata delle nostre Valli, il cui territorio nell’insieme meriterebbe di diventare un’area protetta. Un’utopia?

      • martellot says:

        In realtà il Pian Ciamarella IN TEORIA sarebbe già un’area protetta dal momento che si trova dentro i confini del SIC (Sito di Importanza Comunitaria) del Pian della Mussa. Peccato però che la normativa vigente non prenda in seria considerazione la tutela di questi siti che pertanto sono ben lontani dall’essere considerati come veri e propri parchi.

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