Sentieri

sentieriTratto da Il tramonto delle identità tradizionali – Spaesamento e disagio esistenziale nelle Alpi di Annibale Salsa (Priuli & Verlucca):

“I sentieri, le mulattiere, le antiche strade di arroccamento che cosa rappresentano ancora? Oggi li classifichiamo, li cataloghiamo come manifestazioni di una viabilità minore che si sta perdendo. Solo le associazioni alpinistiche ed escursionistiche, d’intesa con le Comunità montane, apprezzano il valore culturale ed economico di tali infrastrutture ma, putroppo, la mentalità prodotta e veicolata attraverso i ben noti circuiti mediatici non ne fa comprendere pienamente il valore. E’ difficile, per la nostra cultura della fretta, apprezzare il valore della lentezza nel suo profondo significato pedagogico e morale. La lentezza costituisce addirittura un handicap per la società moderna, in cui l’elemento vincente è la velocità, lo spostamento rapido. Quest’ultimo è il vero imperativo categorico della modernità e si riassume nel: velocizzare, correre, attraversare, senza sostare, senza pensare, senza vedere. Il disprezzo per la teoria (il vedere che precede l’agire) sta generando derive che, lungi dal promuovere un saggio pragmatismo, favoriscono un empirismo rozzo ed inconcludente. La dittatura del tempo tiranno che si insinua surrettiziamente nella nostra quotidianità non ci consente di ritrovare noi stessi attraverso l’appropriazione consapevole della “nostra esperienza vissuta” (Erlebnis): quella, cioè, che incontriamo attraverso sensazioni, immagini, simboli. La montagna ritorna ad essere percepita come un “incidente di natura”, una sorta di corrugamento penalizzatore. Se si analizzano i tratti fondamentali di questa filosofia di fondo (seduttiva e stregante), ci si accorgerà che alla base c’è proprio una libidine dell’effimero.”

Annibale Salsa

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Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

4 Responses to Sentieri

  1. ariela r. says:

    Come sempre il professor Salsa sa unire la scienza al cuore. Bellissimo il suo “elogio della lentezza” così come è bella la lode della lentezza di Martellot unita alla descrizione della salita autunnale al Pian Ciamarella. Solamente i sentieri sanno guidare alla lentezza: noi uomini siamo portati a correre, sempre ansiosi di arrivare per primi. Abbiamo invece tanto bisogno di tempi che non hanno fretta. E’ anche a motivo di questo che amiamo la montagna noi che ci tiriamo fuori dal coro. Lentamente, passo dopo passo, per vedere, per assaporare, per gustare il paesaggio. In una recente intervista Vincenzo Nibali asseriva che quando si allena vede il panorama, ma in corsa riesce a scorgere solamente la ruota della bicicletta che lo precede.
    Quanti uomini vivono non vedendo altro che il rivale che li precede nella carriera, nella coda allo sportello, nel salire sull’autobus e si rodono nel tentativo folle del sorpasso….sempre di corsa, per poi terminare l’esistenza avendo perso il meglio.
    Lasciateci i sentieri: sono una lezione di vita!

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    • serpillo1 says:

      Mi unisco al pensiero di Ariela: altro che multitasking!
      Impariamo di più a concentrarci e a sentire le nostre sensazioni camminando sui sentieri.

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    • Beppeley says:

      Sono d’accordo con te e ti ringrazio tanto per i tuoi commenti che impreziosicono questo blog e mi offrono interessanti ed inediti spunti di riflessione.

      In effetti il tema (trasversale) che lega gli ultimi post è proprio quello della sentieristica.

      Che sia desiderio di lentezza, di bellezza, di memoria, di sensazioni, di esperienze profonde, di conoscenza, di amicizia, di condivisione, di scoperta… insomma, il sentiero, che dovrebbe rimanere libero dalle pretese di un’umanità che vuole crescita in tutte le cose che tocca, a parte che nel proprio cervello, è l’unica via di fuga da un mondo che desidera sempre più macchine e non esseri umani.

      Quando cammino su di un sentiero, sento di essere osservato. Ma chi mi guarda non è un volto tecnologico, sia esso uno pc, uno smartphone, un gps, un tablet, un cruscotto di un auto…

      Chi mi guarda è la Montagna e lei guarda un essere umano, non un prodotto della mente calcolante. Lo fissa e scorge in lui tutte le sue debolezze, le sue fragilità, tutto il suo bisogno di natura. E di limiti. Perché lungo la verticalità delle montagne si prova tanta fatica, solitudine e senso del limite. E tutto questo è incorniciato nella sconvolgente bellezza dell’ambiente montano.

      Allora sento profondamente di appartenere alla natura che mi ha modellato con un volto di uomo e non di tecnologia.

      Mi sento bene: libero di vivermi come un essere umano, ricco di imperfezioni.

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  2. ariela r. says:

    Quanto hai ragione, Beppe! La presa di coscienza dei nostri limiti e della nostra imperfezione costituisce la strada maestra verso l’umanità, oserei dire l’umanizzazione. Da sempre ritengo che l’uomo sia la peggior specie comparsa sulla terra, l’unica ad essere capace di tante atrocità e tanta violenza assurda. Può però ravvedersi e tentare d’essere diverso. La montagna aiuta tanto. Quando cammini in bilico su cenge che fanno paura o ti ritrovi immerso nella vastità fra pascoli e cielo, allora si misura l’infinita tua fragilità, ti senti un essere piccolo piccolo, bisognoso di tutto, implume come un pulcino. Nel contempo prendi atto di tutte le potenzialità di cui la Natura ti ha dotato e ritrovi il desiderio di andare avanti, di provare ancora e sempre ad essere una persona migliore.

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