Uscire da se stessi

2014-08-25 1561 (1024x768)Il mare impigrisce e involgarisce, l’alta montagna solleva e corrobora. Il mare è piatto, i monti fanno a gara nel sollevarsi al cielo. L’alta montagna ha qualche cosa di aristocratico e dispone la mente alla meditazione. Gli orizzonti sono sconfinati e anche il nostro orizzonte interiore si allarga. La pace e i grandi silenzi, i boschi a perdita d’occhio, i monti giganteschi e l’ampio cielo, verso il quale viene spontaneo di alzare gli occhi, danno ai nostri pensieri un indirizzo diverso. Si esce da se stessi e ci si immerge nei problemi generali, non individuali. Nel rumore e nel pigia-pigia della grande città, invece, la mente è come se si rattrappisse e si pensa solo a se stessi. Ciò dipende dal fatto che nelle città si è costretti a misurarsi solo con gli altri e non con gli spazi infiniti. A chi mai, camminando per le vie di una città, verrebbe in mente di fermarsi a contemplare il firmamento? In città si hanno solo scopi immediati e le nostre energie intellettuali vengono assorbite da cose che non hanno molto a che fare con la meditazione astratta. I saggi e gli asceti non hanno forse sempre cercato la solitudine o addirittura il deserto?

Anacleto Verrecchia (Diario del Gran Paradiso)

orizzonti

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

15 Responses to Uscire da se stessi

  1. ne so qualcosa “dell’impareggiabile sentimento della vetta”… Le considerazioni di tal Anacleto nei confronti del mare sono ingenerose, eticamente ed esteticamente errate, figlie di una retorica dell’alpe che per fortuna si è esaurita da tempo. Conosco decine di giovani e non solo che in montagna si impigriscono mentre al mare si “rianimano”. In entrambi i casi non colgono il valore estetico dell’oggetto cui sono di fronte. Forse Anacleto, prima di fare queste considerazioni in odore di retaggio lammeriano e di “Fontana di giovinezza”, avrebbe dovuto ricordarsi il significato del mito di Odisseo. A parte la montagna, soltanto il mare (o il deserto) ha prodotto una letteratura di peso negli ultimi due secoli (così come pensieri di ordine filosofico), in quanto oggetto estetico che, al pari degli scenari maestosi in verticale, stimola il confronto con l’infinito e l’incognito. E’ la selvaggità la vera chiave di un’osservazione in senso ideale di un luogo, sia esso piatto o verticale. Bonatti, del resto docet…

  2. ariela r. says:

    Concordo pienamente con rocciatorivaldisea. Non sono né il mare, né la montagna a renderci migliori o peggiori, penso siano il gusto e l’amore per il bello, anche quello nascosto nelle profondità del nostro animo. Sicuramente splendidi paesaggi ed infinite solitudini rendono più facile avvicinarci all’assoluto, all’infinito, a un Dio, chiamatelo come più vi piace.
    E’ più semplice doversi confrontare con un tramonto, una foresta, un cielo terso e immane che non con i nostri simili, troppo spesso non altrettanto amabili.
    Conosco però tanti viaggiatori “immobili” che dai limitati confini delle loro case hanno saputo aprirsi alla scoperta del senso più profondo del vivere, hanno saputo “mangiare” il nocciolo dell’esistenza gustandolo a pieno e conosco grandi alpinisti, che hanno saputo solamente vendere abilità tecnica senza mai avvicinarsi alla purezza della montagna.
    Non è l’esterno a formarci, ma il cuore. E il coraggio di vedere.

  3. Beppeley says:

    Anche io sono d’accordo con voi.
    Ma, sinceramente, non potevo scrivere l’incontrario. E nemmeno fare un parallelo tra i due mondi perché ne sono incapace.

    Amo la montagna e il libro “Diario del Gran Paradiso” di Anacleto Verrecchia. E sono oltremodo grato a tutti coloro che hanno lottato per portare fino a noi un meraviglioso animale come lo stambecco.

    E comunque, per quanto riguarda la mia esperienza personale con il mare, sono pienamente d’accordo con Verrecchia:

    “Il mare impigrisce e involgarisce, l’alta montagna solleva e corrobora”.

  4. Adesso anche tu sei ingeneroso…Per secoli le montagne sono state considerate la “spazzatura della terra”. Per fortuna si trattava di esperienze “personali” sovvertite da una presa di coscienza estetica che è andata al di là dell’utilità. In ogni caso, quando frequento alcuni noti centri di villeggiatura ai piedi di località montane rinomate non è raro vedere gruppi di giovani annoiati che, tolti dagli svaghi dei purtroppo numerosi non luoghi alpestri denunciano: non c’è mai niente da fare! Eppure basterebbe guardare in alto con occhi diversi. Altre volte, d’estate mi capita di vedere rientrare i pescatori nel piccolo porto di Algajola nelle Corsica del nord dopo una giornata spesa a guadagnarsi il pane. Molti di loro, giovani, sul far della sera tornano in mare, con la tavola da windsurf oppure per fare lunghe nuotate. Mi riesce difficile in questo caso pensare al fatto che il mare possa involgarire. Io, per esempio, in Corsica vado ormai da anni soprattutto per fare dell’alpinismo. Ma il richiamo del mare pomeridiano è fortissimo, ed il fatto di poter avere un contatto con due elementi dell’origine – la pietra e l’acqua – così complementari, esercita un fortissimo potere evocativo. Ciò che involgarisce l’individuo è la sua debolezza di spirito e la scarsa sensibilità-curiosità nei confronti delle cose.

  5. ventefioca says:

    Da una semplice citazione sono discesi temi e ragionamenti che si ramificano in tanti rivoli differenti. Di quanto avete scritto mi ritrovo nelle parole di ariela: occorre avere occhi per vedere e cuore per sentire. Certi ambienti predispongono più di altri, certe persone sono più ricettive in determinati contesti, per educazione, cultura, storia passata e esperienze “assorbite”. Mare, montagna, campagna, collina, città o villaggio: in tutti questi luoghi ho trovato saggi e buzzurri, attimi di comunione e moti di repulsione. Che poi ognuno, in cerca di pace o di un senso vero al suo essere qui, si rivolga a un ambiente piuttosto che a un altro, lo ritengo una scelta e un atteggiamento che dipende da lui solo, sul quale non mi azzardo a esprimere alcun giudizio di merito. Il “Ben detto” iniziale rispecchia una mia propensione personale, che rivendico mia e non certo universale.

  6. Si partiva da un concetto espresso in modo “assoluto” di Anacleto Verrecchia, non a caso appassionato studioso di Nietzche…Lo contestavo nel merito. Del resto con un filosofo si può essere anche in pieno disaccordo. Nel merito di un’etica del paesaggio il suo giudizio mi pare perfettamente in linea con derive idealiste ottocentesche. Se si legge la sua “Rapsodia Viennese” si scopre che il suo giudizio sulla città è peraltro in piena contraddizione, per esempio, con quanto detto nei “Diari del Gran Paradiso”. E in ogni caso “il mare impigrisce e involgarisce” è un suo giudizio personale “Assoluto” come lo sono le sue posizioni sul Cristianesimo. Per quanto mi riguarda sono posizioni chiuse e limitanti.

    • Beppeley says:

      Sono davvero contento che la pagina del diario di Verrecchia abbia espresso lo stimolo per dibatterne ma ci terrei solo a precisare che di quello scritto ciò che trovo estremamente vero, almeno per me e almeno per quanto rigiuarda l’ambiente montano, è il titolo del post:

      “Uscire da se stessi”.

      Devo ammettere che la montagna in questo aiuta tanto.

      Il mare non mi ha mai fatto questo effetto.

      Sono però convinto che un certo tipo di mare sia sicuramente in grado di farci uscire dai nostri limiti e confini personali per sentirsi così parte dell’universo.

      Ci credo.

      Grazie.

      • martellot says:

        Guarda Beppe, io sono sempre stato per 3 decenni un fanatico “a senso unico” della montagna e non vedevo altri contesti ambientali se non quello montano. Con il tempo ho imparato ad apprezzare anche il mare. Anche se non mi “riempie” come la montagna (de gustibus…) il mare che ho scoperto nel tempo è in grado di trasmettermi comunque molte emozioni sia per il paesaggio, per la natura, per la storia, ecc. La tua frase “Sono però convinto che un certo tipo di mare sia sicuramente in grado di farci uscire dai nostri limiti e confini personali per sentirsi così parte dell’universo” la condivido pienamente, lascia trasparire una (potenziale) preferenza per un “mare” piuttosto che un altro. Per come sono fatto io, il mare che apprezzo è un luogo alla “camosci bianchi” quindi calmo, lento, riflessivo e osservativo evitando pertanto il mare “riminizzato”, quello forse che piace ai più.
        Nei miei anni di lavoro sulle alture liguri ho “scoperto” luoghi montani splendidi nell’entroterra a cui corrispondevano poetici scorci in riviera che completavano il quadro paesaggistico alla perfezione dandoci un’unica abbinata del genere in Italia. 🙂

  7. ariela r. says:

    Anche a me un giorno è capitato di scrivere nei miei diari :” La vista dei ghiacciai e dei pascoli per camosci bastano ad accendere la mia respirazione e il mio sangue: Per me è vita respirare quest’aria argentina e limpida, dominare brune distese. Ho sempre detestato la folla. Amo i deserti, gli eremitaggi; ho anche constatato che ci sono meno imbecilli a duemila metri che al livello del mare”. Ho però subito soggiunto: “Sono evidentemente le riflessioni di una donna di 65 anni, rimasta timida e poco dotata per le relazioni; con tutti i rimpianti che questo triplice stato comporta”. Dunque, esclusivamente un mio limite.

  8. Erri De Luca, alpinista “di mare”, ha ben sintetizzato l’esclusività di due simili ambienti in parecchi suoi scritti. Fatto che Leonardo Da Vinci aveva colto artisticamente e simbolicamente ben prima dell’ “Umanesimo Elvetico”, a suo modo rivoluzionario. Non ci si deve porre limiti per uscire da sé stessi, tanto meno di ordine “naturale”. Non contestavo difatti la genuinità partigiana di Beppe, chiaramente votato all’alpe, ma di Verrecchia, in quanto filosofo, esteta, e non “votato” all’alpe.

  9. serpillo1 says:

    Preferisco la “mia” montagna alle spiagge affollate e rumorose. Già la città e’ ricca di caos e le mie orecchie hanno bisogno di riposo. Molto dipende dal tuo stato d’animo e dalla tua capacità di adattamento. Il mare potrebbe essere affascinante se sapessi esplorare i fondali o guidare una barca a vela nell’immensità dell’azzurro.

  10. Lisasc says:

    Amo la montagna. . . amo il mare. . . contemplarli mi dà delle grandi emozioni! ! !
    Galleggiare, sul dorso, nel mare tranquillo e chiudere gli occhi facendosi trasportare dalle onde è una sensazione bellissima come altrettanto stupendo è sdraiarsi sull ‘ erba , guardare le nuvole. . . il cielo e…volare con il pensiero.
    Passeggiare, a lungo, sulla battigia con le onde che s’infrangono sui piedi nudi, aaccarezzandoli…nuotare fino a raggiungere il largo è salutare e rilassante come lo è una bella escursione in montagna.
    Non ho provato le vertigini delle grandi altezze della montagna né i brividi delle profondità del mare. Non so, dunque, cosa significhi scalare una montagna, fare immersioni subacquee o tuffarsi in mare da alti scogli ma posso immaginarlo!
    In ogni caso, come dici tu, Beppe, bisogna avere ” occhi, mente e cuore sensibili “!
    Se il mare indebolisce o rinvigorisce. . . dipende da ciascuno.
    Chiediamolo ai pescatori. . . trascorriamo le nostre vacanze insieme a loro in uno di quei paesini sul mare o isolette e poi. . . ne parliamo.
    Il mare nn è solo quello di luglio o agosto. . . esistono gli altri mesi come esistono posti incantevoli e selvaggi in prossimità sia delle coste alte che basse.
    Inoltre, penso che TUTTI, amanti del mare e della montagna, dobbiamo unirci per lottare insieme contro quella parte peggiore di noi, esseri umani, che ci spinge a consumare ” tutto e subito ” e a sfruttare la natura distruggendola.

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