Nascita dell’alpinismo invernale: Uja di Mondrone 1874

Il versante Est dell’Uja di Mondrone (2965 m)

La spinta nell’andar per monti oltre i boschi ed i pascoli delle Terre Alte, non per motivi spirituali, di caccia o raccolta di cristalli, avviene tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento grazie ad un’esplorazione scientifica sempre più frequente da parte di uomini di cultura, studiosi e clericali provenienti da ricche famiglie.

L’Alpine Club di Londra nasce nel 1857; il Club Alpino Italiano invece nel 1863 per volere di Quintino Sella, Bartolomeo Gastaldi ed altri pari gentiluomini.

Si condivide un leggendario e fortunato periodo dove nasce l’interesse della stampa e degli artisti – che son spesso alpinisti – a documentare e a dipingere le ascensioni, le bellezze delle montagne e dei paesaggi.

Tutto è in fermento.

Ben poco si sa del rigido clima invernale, della tenuta della neve e del ghiaccio in alta montagna, delle capacità umane in un ambiente ostile di alta quota ma progetti, studi, sogni e ragionamenti, la sera, nella sala del Club Alpino, vengono ampiamente approfonditi.

A dire il vero, alcuni tentativi di salite invernali sono già stati fatti: A.W. Moore compie la traversata di elevati colli nell’Oberland Bernese nel dicembre del 1866 e l’anno successivo nel Delfinato. Dieci anni prima, ed esattamente il 10 gennaio 1864, il geometra valdostano Antonio Laurent scala da solo ed in condizioni proibitive la Testa Grigia (3314 m) in Val d’Ayas. Ma la sua impresa non ha molto seguito. Si deve a Miss Brevoort ed il nipote Coolidge la salita su cime importanti ed elevate nel gennaio 1874: Wetterhorn (3703 m) e sulla Jungfrau (4166 m).

In una di quelle serate trascorse al Club Alpino, la curiosità prevale sulle teorie ed argomentazioni.

Due compagni di collegio che si ritrovarono sulla via dei monti (Alessandro Emilio Martelli che già aveva cominciato a frequentarli, coinvolge l’amico Luigi Vaccarone o come dice Guido Rey, “ne istigò i primi passi”) decidono di approfondire e conoscere quei luoghi tanto desiderati.

La zona scelta è, senza ombra di dubbio, quella delle Valli di Lanzo: vicine a Torino, conosciute d’estate ed anche in inverno (i contrabbandieri erano soliti commerciare con la Savoia attraversando colli ad oltre 3000 metri di quota).

Il 23 dicembre 1874 i due uomini partono da Torino e raggiungono in serata Balme, ultimo baluardo della Val d’Ala.

Già solo il loro viaggio è un’avventura e dura non meno di dieci ore di spostamenti.

Nel 1869 il primo treno a vapore parte dalla stazione di corso Giulio Cesare 15, alla volta di Cirié.

Da lì si raggiunge Lanzo passando per Nole e Mathi a mezzo di un omnibus e poi una piccola diligenza trasporta i passeggeri fino a Ceres. Con quattro ore di buon cammino, su una mulattiera, si arriva a Balme.

Ecco come Martelli descrive l’ultimo tratto del loro percorso da Ceres a Balme:

[…] Lo strato di neve ghiacciata, che ricopre il suolo, crepita sotto ai nostri scarponi ferrati, ed i pochi viandanti che incontriamo, o gli abitatori delle case appollaiate sul fianco della strada, che ci vedono a filare come spie, ci guardano stupefatti e devono crederci contrabbandieri o disertori: i più benigni forse ci giudicheranno cercatori di minerali dal sacco e arnesi che portiamo in spalla. […]

Estratto da “Le Valli di Lanzo” Torino, 1904.

La guida alpina Antonio Castagneri

La guida alpina Antonio Castagneri

Per la scelta della cima si rivolgono ad Antonio Castagneri (Toni dei Tuni) affermata guida alpina “audace, esperta, fidata, prudente” di fama internazionale:

[…] Si tenne consiglio colla guida Antonio Castagneri.

A. E. Martelli, rinomato alpinista, mio amico e compagno in questa escursione, proponeva di ascendere la Torre di Ovarda, ma furon tante le difficoltà accampate dal Castagneri che vi si dovette rinunziare; e fra tutte le altre cime poste innanzi, quali la Croce Rossa, la punta d’Arnas, la Bessanese, il Chardonnet, la Ciamarella, Antonio affermò che se pur vi era qualche probabilità di riuscita, essa era tutta per l’Uja di Mondrone. – « L’Uja di Mondrone?! » – esclamammo entrambi sgusciando gli occhi tra l’attonito e l’incredulo, che l’averla veduta da Ala erigersi acuminata, nevosa, selvaggia e sinistra, con tutta l’orrida apparenza del Cervino veduto dal Breuil, ci aveva colpiti in guisa da crederla inaccessibile, e quindi non c’era passato neppure per la mente il pensiero di tentarne la salita.

– «Mai sì, o signori, – rispose colla sua calma caratteristica Antonio Castagneri – l’Uja di Mondrone. lo non mi faccio garante di condurli in sulla vetta; è una prova che insieme faremo, potrà riescire e non riescire ».

Dopo queste leali e schiette parole all’unanimità fu conchiuso che il domani ne avremmo tentata l’ascensione. […]

Avv. Vaccarone tratto dal “L’Alpinista” – anno II, n.2, Febbraio 1874

Non manca la sua descrizione:

[…] Antonio Castagneri, detto Toni dei Tuni, la celebre guida desiderata dagli alpinisti, così per l’abilità, per la forza e per la prudenza sua nel mestiere, come per la giovialità del suo carattere, per il rispettoso suo contegno e per la sua non comune conoscenza di quanto aveva saputo farsi corredo, viaggiando anche con scienziati; Antonio Castagneri non s’infingardiva in quei giorni di forzata inerzia e cercava pascolo alla sua mente nel conversare con Don Didier della Motta, l’arguto missionario, che, a riposo delle peregrinazioni in lontane e selvagge regioni, aveva scelto quel romito angolo delle Alpi per portarvi, negli anni della sua vegeta vecchiaia, il tributo ascetico del suo ministero. […]

Estratto da “Le Valli di Lanzo” Torino, 1904 A.E.Martelli

Trovano ospitalità presso l’albergo di Stefano Drovetti che li conduce nella salle à manger:

[…] Con schietta cordialità il dabben’uomo ci introdusse nella invernale salle à manger, dove, ahimé! … strani commensali ci occorsero alla vista: due vacche, una capra, una nidiata di conigli, alcune galline ed altri animali.

Ne fummo a tutta prima dolenti, e più di tutti ci stava a disagio il naso, essendoché in quell’ambiente l’aria non fosse profumata a odor di rose, ma di poi vi ci assuefacemmo e tanto da conchiudere alla perfine, che nella sala-cucina-stalla di mastro Drovetti, facendo buona tavola, vi si poteva stare per benino […]

Tratto dal “L’Alpinista” – anno II, n.2, Febbraio 1874 – Avv. Vaccarone

Il giorno dopo ed alle cinque di mattino, i nostri amici partono alla volta dell’Uja.

Uja, che nel dialetto locale significa ago, è una seducente ed isolata piramide con quattro facce e quattro creste posta sulla cresta spartiacque tra la Valle d’Ala e la Val Grande. Gli alpinisti torinesi son soliti chiamarla semplicemente “Uja”, senza farne seguire il nome, quasi fosse un’amica che aspetta il loro ritorno.

Uja di Mondrone

Uja

Riportiamo un estratto della prima relazione iscritta sul libro dell’Albergo Camussôt di Balme a discesa avvenuta. La gioia e l’esaltazione di essere riusciti in un’impresa difficile con esito incerto traspare tra le righe. I due protagonisti, alla vigilia dell’ascensione, erano stati salutati come pazzi dai colleghi alpinisti.

[…] Niente di tutto questo, e i pregiudizi dei nostri egregi colleghi caddero naturalmente dappoiché in oggi 24 dicembre noi abbiamo potuto felicemente eseguire l’ascensione dell’Uja di Mondrone di circa 3000 metri, ascensione fatta per la prima volta dal rinomato alpinista Leopoldo Barale il 13 luglio 1873 colla coraggiosa, abilissima e simpatica guida Antonio Castagneri di Balme(2). Partimmo da questo villaggio in sulle cinque del mattino, il cielo lucidissimo ci prenunziava una stupenda giornata, mentre l’astro delle notti, amico del viandante, ci rischiarava la via.

Stupendo, pittoresco e sublime panorama, parea di vedere fra larici muovere la faretrata Diana, e noi intanto camminavamo taciti e meditabondi.

Ci accompagnavano la sudetta egregia guida Antonio Castagneri e come portatori il di lui fratello Giuseppe con altro Pietro Castagneri.

La temperatura media avuta nella giornata fu -8 centigradi, ma il faticoso lavoro del procedere per ripidi pendii e roccie scoscese, coperte da un’abbondante neve or tenera or durissima, fece si che i viaggiatori non ebbero punto a soffrire la molestia del freddo.

Da Balme alla vetta impieghiamo 8 ore e mezza compresa una sola mezz’ora di fermata concessa per prendere cibo. All’una e quaranta minuti salutavamo la superba cima con grida di gioia e spari di pistola.

Fatto il verbale dell’ascensione, postolo nell’ometto di pietra, e presi alcuni profili panoramici della Catena del Gran Paradiso, ritornammo a Balme in ore 4 3/4 compresa una mezz’ora di fermata al villaggio della Molera. A Balme abbiamo le sincere congratulazioni della riuscita impresa dal dottissimo e gentilissimo parroco Don Francesco Didier della Motta, il quale si interessa assai di cose alpine.

Lo scopo della nostra prova si è di dimostrare che con buona e salda volontà, con una guida come Antonio Castagneri, e con bel tempo si possono fare alla vigilia del Natale delle ascensioni alpine! […]

(2) La vetta in verità era già stata scalata nel 1857 dall’ingegnere catastale Antonio Tonini e dal portatore Ambrosini (N.d.C.).

Balme 24 dicembre 1874 – Avv. Luigi Vaccarone – Alessandro Emilio Martelli

Diverse relazioni sull’ascensione sono state scritte in vari periodi: la prima, la più immediata, il giorno stesso dopo la discesa (libro dell’Albergo Camussôt**) , la seconda, quella ufficiale, datata alcuni mesi dopo e riportata dall’avv. Vaccarone sulla rivista “L’alpinista” ed un’altra, un po’ più imprecisa dovuta al passare del tempo tra la salita e la redazione, stesa nel 1904 da Alessandro Emilio Martelli per un volume pubblicato a cura del CAI sulle Valli di Lanzo.

Uja

La vetta dell’Uja di Mondronte (versante E)

Cadono nella giornata del 24 dicembre 1874 i centoquarant’anni dalla prima ascensione italiana invernale nelle Alpi Graie meridionali.

La protagonista è la Cresta Sud dell’Uja di Mondrone (2964 m) da Balme in Val d’Ala.

Autori della salita due arditi giovani: Luigi Vaccarone ed Alessandro Emilio Martelli con la guida alpina Antonio Castagneri (Toni dei Tuni) e i due portatori.

I due amici sono stati promotori ed animatori dell’alpinismo piemontese.

Oltre alle scorribande sui monti hanno redatto insieme la “Guida delle Alpi Occidentali del Piemonte” nel 1880 antesignana di quella che diventerà la “Guida dei Monti d’Italia” del CAI.-T.C.I.

Luigi Vaccarone non solo alpinista (ha al suo attivo 48 nuove vie, un record) ma primo vero storico e studioso dell’alpinismo italiano.

Alessandro Martelli è scalatore e studioso di montagna. E’ tra il gruppo di alpinisti torinesi che intorno a Quintino Sella forgiano il primo nucleo del Club Alpino Italiano. Diverse le sue prime ascensioni assolute particolarmente nel gruppo del Gran Paradiso (Testa di Money, Punta di Ceresole e Roccia Viva).

Non ci resta che concludere con le loro fiduciose parole:

[…] facevamo ritorno a Torino, soddisfatti, ma pensosi: col convincimento di aver portato un nuovo contributo di gloria all’alpinismo italiano, ma col pensiero di non arrestarci a questo primo passo e di ripetere l’esperimento con altre imprese.[…]

Estratto da “Le Valli di Lanzo” Torino, 1904 A.E.Martelli

***** ***** *****

**il libro d’albergo Camussôt di Balme (preziosa testimonianza storica di un’attività centenaria) è entrato a far parte delle collezione del Centro di Documentazione del Museo Nazionale della Montagna.

***** ***** *****

Ringraziamenti:

  • ai rocciatorivaldisea: grazie ad un loro commento abbiamo appreso che questa salita può essere considerata la seconda invernale italiana e la “prima” nelle Alpi Graie meridionali;
  • alla Dott.ssa Alessandra Ravelli, direttrice della Biblioteca Nazionale del Club Alpino Italiano, per la sua estrema gentilezza e disponibilità nel trasmetterci la documentazione essenziale, ovvero l’estratto dal libro “L’alpinismo invernale: dalle origini ai giorni nostri” (Ercole Martina: prefazione di Ardito Desio – Bologna: Baldini e Castoldi-1968) che riporta la notizia dell’ascensione del geom. Laurent. Qui la scansione della pagina.

Bibliografia:

  • Alle origini dell’alpinismo torinese – montanari e villeggianti nelle Valli di Lanzo di Giuseppe Garimoldi – Cahier museomontagna.
  • Nascita dell’alpinismo invernale – Uja di Mondrone 24 dicembre 1874 della Società Storica delle Valli di Lanzo
  • Rivista della Montagna – Anno VI n. 24 – 1976 Maggio.
  • L’alpinismo invernale: dalle origini ai giorni nostri” (Ercole Martina: prefazione di Ardito Desio – Bologna: Baldini e Castoldi-1968).

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

4 Responses to Nascita dell’alpinismo invernale: Uja di Mondrone 1874

  1. vanni67 says:

    Che bei frammenti di storia alpina. L’Uja di Mondrone ed il suo “contorno” è davvero suggestiva … Balme, Mercurin, Vallone di Sea, Labirinto verticale, le sue vie alpinistiche ecc… Non mi stufo mai di “girarci” intorno …

  2. Ho scritto un pezzo questa settimana per il Risveglio sull’anniversario della salita, ma non è stato pubblicato. Lo trovate comunque sul sito del Gism Piemonte e Valle d’Aosta: gismpiemontevalledaosta.wordpress.com.
    Aggiungo solo alle note bibliografiche, che un ampio commento alla vicenda della Mondrone è dedicata anche sulle pagine del libro “Li fol dal rotchess”

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