Una masticata di Valli di Lanzo

verso Pian di CeresSabato scorso nelle Valli di Lanzo la mattina era nuvolosa e freddina e poco adatta per portarsi in alta quota. Decidiamo allora di fare una passeggiata a Santa Cristina (1340 m) ma preferiamo partire da Ceres (Val d’Ala), seguendo il sentiero n. 242, perché non abbiamo alcuna voglia di rattristarci attraversando le odiose piste autostradali che stanno spuntando come funghi nelle Valli di Lanzo, sconvolgendo così irrimediabilmente paesaggi e sentieri storici (per carpire l’euforia da piste forestali del GAL & C. leggete il post “30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo”; per leggere tutti i post sull’argomento, dal più recente in poi, c’è il tag “piste-agro-silvo-pastorali“).

Ci piace pensare che il versante ceresino del percorso al Santuario possa essere ancora intatto, così come l’abbiamo camminato ed apprezzato decine di volte negli ultimi anni e in tutte le condizioni meteorologiche e su cui abbiamo dedicato molti scritti su questo blog dal punto di vista storico-culturale, con passione e desiderio di scoperta. E invece la barzelletta, così di moda ultimamente nelle Valli di Lanzo, è in agguato al Pian di Ceres (830 metri circa), nei pressi della cappella della peste del XVI secolo.

Dalla rupe di Santa Cristina decidiamo poi di rientrare via Cantoira lungo il sentiero n. 301 (che poi diventa 301 A) quello già sfregiato dalla pista forestale di cui ci ha parlato e documentato l’amico Marco la scorsa estate (post “Andar per piste nelle Valli di Lanzo“). Inizialmente, proprio per evitare la mestizia (in questa giornata di per sé già molto grigia), avremmo voluto ritornare a Ceres passando per i Monti di Voragno ma ormai il danno l’abbiamo subito. Tolto il dente non ci resta che piangere.

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Adesso provate a percorrere insieme a noi questo giro ad anello. Ma basta menzogne come dice Mr. Fre vincendo così l’edizione 2014 del Blogger Contest. Quel poco di bellezza delle Valli di Lanzo che riuscivamo a catturare con la fotocamera, per poi consegnarvela qui, è sempre più masticata e si somma alle indigestioni di montagna di coloro che ci hanno preceduto consegnandoci il brutto e il disagio di “abitare” (penso soprattutto a quanto scritto da Marco Blatto in questo importante commento al post “30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo“).

I lavori di questa ennesima pista, che impattano sulla rete sentieristica e sul paesaggio, come riporta il cartello a Pian di Ceres, sono per “Apertura nuova viabilità forestale/miglioramento esistente” (uso ingannevole delle parole perché con queste spianature si peggiora tutto; nessun miglioramento all’orizzonte: è la solita truffa che si cela in ogni angolo della nostra quotidianità).

Qui di seguito trovate la sequenza di scatti tra il Pian di Ceres e la zona a monte della cappella della peste dove c’è il bivio per i Monti di Voragno (sentiero n. 242 della Val d’Ala, territorio del Comune di Ceres). Cliccando sulle foto le potete osservare ingrandite.

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Subito dopo i casolari di Pian di Ceres dove inizia la nuova ed ennesima pista forestale

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Qui c’era il sentiero

Com’era prima dei miglioramenti della viabilità forestale (foto aprile 2010):

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Il confronto rispetto a come era prima: con Marzia Verona al santuario di Santa Cristina. Era il 5 aprile 2010

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Voltandosi indietro si notano i casolari di Pian di Ceres e a destra il cartello bianco sull’albero (vedere foto precedenti)

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Gennaio 2010:

sentiero tra pian di ceres e cappella degli appestati

Il confronto (1 gennaio del 2010)

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Nella foto qui sotto, guardando a destra, si nota la cappella della peste.

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A destra si intravede la Cappella della peste (XVI sec.)

La cappella della peste poco a monte del Pian di Ceres.

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Si devia a destra per percorrere un breve tratto di quello che rimane del sentiero.

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Ci si dirige verso la balma dove il Cai di Lanzo aveva posato una bacheca esplicativa sulle origini antichissime di questi ripari sotto roccia, prime rudimentali abitazioni dei colonizzatori delle Valli di Lanzo. Il breve tratto di sentiero è nuovamente interrotto dalla pista in costruzione.

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A destra, su di un albero, si nota il segnavia bianco-rosso. Siamo giunti da lì.

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Siamo ormai in vista della balma. Subito oltre ci imbattiamo nella ruspa intenta a costruire piste forestali proprio in prossimità dei cartelli indicatori posati recentemente dal Cai di Lanzo sul bivio per i Monti di Voragno.

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La balma (920 m). Il sentiero passa a destra.

Si intravede l’escavatore in azione per lo Sviluppo Rurale 2014 – 2020 (la nuova Politica Agricola Comune 2014-2020 che si inserisce nel contesto della “Strategia Europa 2020“).

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ruspa sentiero 242

Il cartello indicatore del sentiero riuscirà a resistere? Ci sarà ancora un sentiero?

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Qui si ritrova il sentiero n. 242 che si dirige verso Ladant (1040 m) dove c’è la graziosa Cappella della Madonna degli Angeli.

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Voltandosi indietro.

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Già nel 1994 Pro Natura si domandava “Piste o Peste?“. Ovviamente in Italia le domande intelligenti non trovano terreno fertile per germogliare. Si continua così imperterriti con le solite pratiche devastanti. Avanza il brutto e lo smantellamento del paesaggio giusto per intascarsi i quattro soldi dei fondi dall’Unione Europea che favoriscono gli interessi di poche “famiglie” locali. Questo sarebbe lo Sviluppo Rurale?

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Il denaro per l’apertura nuova viabilità forestale/miglioramento esistente non fatica a farsi strada (ma cosa vuol dire viabilità forestale?). Avete mai visto un cartello simile nelle Valli di Lanzo per apertura nuova viabilità pedonale (ovvero sentieri)/miglioramento esistente? No, al limite si nota come siano abbandonati e non più percorribili per l’indifferenza e l’incuria delle istituzioni locali. E sapete perché non frega a nessuno (a parte al CAI) dei sentieri e del fantastico paesaggio umano che sanno custodire? Domanda stupida: questa germoglia in fretta. Sappiamo come funzionano le cose in Italia: se ci sono ingenti somme di denaro, ad esempio, per gli immigrati (giusto per stare nell’attualità) succede di tutto. Si smuovono le alte sfere della politica italiana. Si smuove mezzo mondo. Una bellezza.

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Una foto emblematica: non vincerà mai l’uomo che cammina ma colui che sa far correre il denaro. E non importa per quale fine. Il fine può anche non esserci. Basta farlo correre.

Un gioco, quello del far correre il denaro a più non posso (non importa per quale fine e quale sia il prezzo da pagare) che funziona nel breve termine (i sei mesi della politica italiana come si domanda Mario Deaglio in questo recente editoriale pubblicato su “La Stampa”). In questo lasso di tempo alcuni vincono. Nel lungo periodo invece perdiamo tutti come è successo con la miopia del “miracolo economico italiano” quando evidentemente, visto come è ridotto il nostro Paese, si pensava che tutti avrebbero vinto, fino all’eternità, e invece oggi ci rendiamo conto che moltissimi perdono, alla faccia dell’equità intergenerazionale.

E adesso, in questo lungo periodo (il presente non osservato da chi doveva farlo cinquant’anni fa) vissuto da noi, oggi, chi vince? E il presente non qui osservato, sottraendo così bellezza e paesaggio e orizzonti di senso all’avvenire, chi sarà a viverlo? E chi dovrà sopportarlo?

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Il simbolo delle Sviluppo Rurale derivante dai 30 km di piste forestali nelle Valli di Lanzo: ovvero l’arte dell’inganno con le parole.

Le Valli di Lanzo stanno perdendo miserabilmente. I guadagni facili dei soldi a pioggia avvantaggiano pochissime persone. E noi, che le viviamo ogni fine settimana, ce ne rendiamo conto amaramente.

Arriviamo a Santa Cristina, ci rifocilliamo, ci riposiamo un attimo e siamo pronti a tuffarci in Val Grande attraversando le piste forestali appena costruite. Le foto di Marco della scorsa estate (qui il post) davano davvero l’idea della deturpazione dell’ambiente? E le riflessioni di Blatto sulle “politiche” della montagna negli anni ’50, di cui gli orribili palazzoni che impestano le Valli ne sono uno splendido emblema, dove le catturiamo con la nostra fotocamera?

scalinata di pietra

La stupenda scalinata in pietra che scende da Santa Cristina ci conduce ad incrociare l’orrenda opera viaria dello “Sviluppo Rurale” targato Unione Europea e GAL Valli di Lanzo.

Marco, con notevole precisione, ci aveva informato che la nuova pista forestale che sale da Cantoira si ferma a circa 200 metri da Santa Cristina. Sono proprio 200 metri di dislivello quelli che separano la meravigliosa scalinata in pietra (la viabilità storica pedonale dei montanari) dalla orribile pista che arranca verso la rupe. Tanto spettacolare, piacevole e divertente è pestare con i nostri scarponi i gradini di roccia, che poi dopo si trasformano in una bellissima traccia di sentiero costeggiata da ammirevoli piloni votivi, tanto è disgustoso ed annichilente ritrovarsi invece ad attraversare le ferite inferte, all’ambiente e al paesaggio, dalla nuova viabilità forestale che condurrà le Valli di Lanzo ad uno sviluppo importante dal punto di vista economico (soprattutto uno sviluppo per tutti: basta crederci): altro che sentieri, mulattiere, cartelli, panorami e segnavia! Con ‘ste cretinate per poveri (e pochi) romantici camminatori non si monetizza la montagna, non si attirano somme ragguardevoli con cui edificare l’avvenire. Si è mai visto qualcuno, nella storia dell’uomo, arricchirsi con una misera traccia nel bosco, senza che nei paraggi circolino ruspe e talpe meccaniche, con tanto di scavi e buchi? E poi, un domani, con asfalto e cemento? Il passo è breve, così come cortissima è la zampata che ci separa dagli infiniti interventi di manutenzione che dovranno essere fatti a tali “opere” forestali, sovente realizzate su pendii impossibili. E chi tirerà fuori i soldi? L’Europa? Il GAL? Il sindaco di turno del Comune di Groscavallo o di Ceres? O, forse, i soliti contribuenti che tutti i mesi pagano fino all’ultimo centesimo di imposte e tasse?

In discesa troviamo il primo sventramento del sentiero n. 301 a quota 1164 metri, subito dopo il bivio per Senale.

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Segnaletica posata grazie ai volontari del CAI di Lanzo chiamati dal Comune di Cantoira. Terminati i lavori di sentieristica, il Comune ci spedisce le ruspe. Una barzelletta tutta italiana.

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Subito dopo il bivio (foto precedente) si intravede la meravigliosa opera di “miglioramento viabilità forestale” di Cantoira.

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Le dimensioni di un tratto della pista che sale da Cantoira verso Santa Cristina per raggiungere poi Senale e Uccello (Lussel)

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Proprio dove si trova l’escursionista passava il sentiero (identificato a catasto con il n. 301)

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Si riprende il sentiero. Il buon senso avrebbe dovuto suggerire al Comune di Cantoira di chiamare i volontari del Cai di Lanzo per piazzare segnaletica a norma dopo la costruzione della pista per evitare di far morire la rete sentieristica (storica).

quota 1164 m (primo sventramento)

Istituzioni rispettose del proprio patrimonio escursionistico avrebbero provveduto a posizionare adeguata segnaletica verticale (in entrambi i sensi di marcia) per indicare il sentiero n. 301

A quota 1122 metri si incrocia il secondo sventramento del sentiero n. 301:

II sventramento (1)

II sventramento (2)

Siamo a quota 1122 metri sul sentiero n. 322. Si intrevede un pilone votivo sul lato opposto della pista.

Il sentiero e il paesaggio prima dello scempio:

Quota 1122 prima dello sventramento

Ecco il medesimo pilone votivo della foto precedente. Escursione del 5 aprile 2010.

Quota 1122 prima dello sventramento (2)

Stesso tratto della foto precedente. Quota 1122 metri. Il pilone si intravede tra i due escursionisti

II sventramento (3)

Atmosfere incantevoli e paesaggi immersi in faggete stupende brutalmente devastati dalle logiche predatorie delle “Sviluppo Rurale” firmato Unione Europea e GAL.

Attenzione, cercate di non lamentarvi con i valligiani del proliferare delle piste forestali: vi risponderanno che le strade servono. Già, infatti noi, se durante tutti i fine settimana, feste comprese e ferie incluse (estive ed invernali), scorrazziamo beatamente nelle Valli di Lanzo, scambiando le nostre pagnotte guadagnate in città (in Valle facciamo anche la spesa per la settimana lavorativa cittadina), lo dobbiamo certamente alle vecchie e alle future piste forestali. Se non ci fossero (ma già prima di questi nuovi 30 chilometri di piste forestali del GAL di strade sterrate ce n’erano un’ampia e variegata scelta, terribilmente noiose, brutte, monotone ed inutili per chi ama camminare), di sicuro non saremmo qui a scarpinare. E nemmeno ad impegnarci per curare la manutenzione dei sentieri con il Club Alpino Italiano.

scavi

“SC” come Santa Cristina. “SC” come SCAVI. Mai una volta, in questo miserabile Paese, che qualcuno provi a scavare dentro la propria coscienza.

Lo dobbiamo davvero a quelle miracolose piste forestali (che sovente poi vengono asfaltate per servire un paio di abitazioni: leggasi “consorzio utenti“) se siamo qui a scrivere di montagna e della sua bellezza (e schifezze). Perché le strade servono.

No, questa è la solita truffa all’italiana. Nulla da queste parti si è imparato e capito della montagna. Del bene paesaggio, del valore antropologico della viabilità storica, del patrimonio escursionistico (e di come è apprezzato dagli stranieri: articolo de La Stampa del 28 novembre scorso) di come sia vitale la conservazione degli ambienti naturali, stante il progressivo deterioramento della qualità della vita nei centri urbani di tutto il mondo sviluppato. Di quanto sia importante la tutela degli ecosistemi, delle foreste (e dei suoi abitanti) e di quanto sia fondamentale favorire un turismo dolce a misura d’uomo che permetta di prendere le distanze da quelle strade (almeno durante qualche ora di tempo liberato), e di cui le metropoli sono infestate, che sanno esaltare esclusivamente non luoghi: perché sopra di esse viaggia l’uomo che vuole correre per abbattere il tempo e la fatica. Ma così facendo stiamo abbattendo soltanto noi stessi e l’immagine dell’uomo che l’Occidente ha costruito faticosamente durante i secoli della sua storia.

Continuiamo la nostra discesa verso il fondovalle della Val Grande di Lanzo. Qui siamo a quota 1088 metri e il sentiero lambisce la curva della pista.

III sventramento

Quota 1088 metri sul sentiero n. 301 verso Cantoira.

Quarto sventramento del sentiero (quota 987 metri):

IV sventramento

Quota 987 metri. A destra si scorge il Comune di Cantoira (Val Grande di Lanzo) con le sue splendide opere architettoniche.

L’ultimo taglio della nuova pista forestale (il quinto) lo si intercetta pochi metri più in basso del precedente.

V sventramento

Da qui in poi si troveranno altri due intersecamenti della pista con il sentiero n. 301 (già esistenti prima di questi nuovi sventramenti).

Prima di questi lavori forestali, la vecchia sterrata intersecava il sentiero solo in due punti. Ora il suo prolungamento sbanca il sentiero altre cinque volte. In totale sono ben sette sfregi subiti dal percorso escursionistico n. 301 e dal suo paesaggio. Istituzioni (come lo sono i comuni montani) in grado di valorizzare il proprio patrimonio escursionistico avrebbero già posizionato la dovuta segnaletica verticale per salvare il salvabile ed informare correttamente gli escursionisti sulla direzione del sentiero. E magari avrebbero chiesto aiuto al Cai di Lanzo dopo gli sventramenti della montagna. Invece il Comune di Cantoira ha pensato di fare esattamente il contrario con eclatante sprezzo dell’opera indefessa dei volontari del Cai.

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Paesaggio alpino (verso nord della Val Grande di Lanzo) modellato dai non luoghi delle città. Osservabile sul percorso 301A che permette di rientrare a Ceres

L’uomo che ama camminare cerca l’altrove. Questo avrebbe dovuto essere compreso profondamente già parecchi anni fa anziché perseverare ad amputare, con metodi liberticidi, il desiderio di libertà di chi ama camminare, mortificandolo e condannandolo a percorrere strade. Nel mondo ci sono moltissime persone che cercano l’altrove andandone alla ricerca con i propri piedi, proprio perché abitano luoghi anonimi, traboccanti di strade che conducono da nessuna parte. E cosa fa la montagna? Copia il peggio della pianura dimenticandosi di essere alterità.

Un’umanità senza luoghi è un’umanità destinata ad una misera fine.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

19 Responses to Una masticata di Valli di Lanzo

  1. Marco says:

    Da questa estate non ero più salito a Santa Cristina dal versante di Cantoira proprio per non vedere le “piste”, e avevo ripiegato per le mie veloci sgambate sul versante di Ceres.
    Domenica mattina la sorpresa…..anche su questo lato ruspa in azione…..alberi segnati per il prossimo abbattimento fin chissà dove ….
    Magnanimamente hanno risparmiato la Cappella degli Appestati !
    Non ho davvero più parole.

    Tornando al versante di Cantoira, quello che più mi sconcerta è il tragitto della pista rispetto ai sentieri storici. Non sono un tecnico, ma certamente non è stata prestata alcuna attenzione a salvaguardare un minimo l’esistente: non vi era proprio la possibilità (e guardando la mappa pare proprio di sì) di raggiungere Senale (per ristrutturare) senza toccare i sentieri ?
    Il portarsi fin sotto la scalinata poi non ha davvero alcun senso.

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  2. serpillo1 says:

    Altrochè immagini dal pittoresco alpino!
    Disgusto, delusione e mancanza di buon senso.
    Neanche saper copiare dalla Val Maira e dalla sua rinascita dovuta anche al turismo lento..
    Sembra che ci sia un piano diabolico per allontanare gli escursionisti/turisti dalle Valli di Lanzo.
    Evito ed eviterò accuratamente di frequentare le zone violentate dalle esagerate piste forestali anche se purtroppo sono la maggioranza..

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  3. ariela r. says:

    Ieri sera ho assistito, come altri 9 milioni di italiani, alla prima, splendida, puntata de “I dieci comandamenti” commentati da Roberto Benigni.
    Il terzo comandamento, dal catechismo riassunto in un banale “Ricordati di santificare le feste” , nel testo ebraico in realtà raccomanda di rispettare il riposo non solo nostro, ma di chi lavora per noi, degli animali e della TERRA. Riposo per pensare, per stare soli con noi stessi, per riflettere. Domenica sera Report in una puntata dedicata al biologico, informava come per coltivare biologicamente il riso, fosse necessaria la rotazione agraria per lasciare riposare la terra e non esaurirla con concimi chimici.
    Dunque sappiamo da migliaia di anni che l’ambiente va rispettato, così come gli animali.
    Addirittura le religioni cristiane lo impongono con la legge divina, al pari del non uccidere o il non rubare.
    Ma chi ascolta ancora la voce di Dio che è poi la voce della nostra coscienza?
    Già: la coscienza. Parolaccia obsoleta, antiquata, da rottamare, da obliterare come un biglietto dell’autobus (per chi lo acquista e non sale abusivamente sui mezzi pubblici.)
    Come asseriva Benigni, la tecnologia ha fatto passi da gigante e i nostri idoli si sono moltiplicati a dismisura; la nostra anima non riesce più a tenere il passo, arranca faticosamente, fino a morire di fatica, senza respiro, senza orizzonti.
    Ma Benigni è un comico: forse dice sciocchezze per farci ridere.

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  4. ventefioca says:

    Come già detto in altra simile occasione: turisti, escursionisti, amanti della natura, evitate le valli di Lanzo. Non vi vogliono e non vi meritano. Allego il link a un sito che parla di ricettività in montagna: a fronte di un certo fermento altrove, è emblematico il deserto nelle valli canavesane. D’altra parte, chi aprirebbe un B&b a Ceres o Cantoira, dopo gli illuminati esempi di sviluppo?

    http://www.sweetmountains.it/

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  5. popof1955 says:

    Ancora una generazione e ci faranno prima una provinciale, poi una strada a scorrimento veloce, poi con qualche galleria, magari un’autostrada. Intanto i le moto potranno scorrazzarci e le 4×4 provare l’ebrezza del fuori strada.
    Visto la lungimiranza degli amministratori locali, quanto hanno stanziato per gli interventi post alluvionali?

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  6. paologiac says:

    Come avevo già commentato in precedenza, oltre alla tristezza per lo scempio inutile, grande è la rabbia in quanto il comune di Cantoira questa primavera ha chiesto ai volontari del CAI di ripristinare, pulire e segnalare un sentiero che pochi mesi più tardi ha fatto distruggere!
    Presa in giro? Disprezzo del lavoro altrui (gratuito)? Semplice stupidità?

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  7. Anonimo says:

    Sono stato ad inizio della scorsa settimana in Val Grande, per rilevare con gps due delle nuove piste, in funzione della nuova edizione della carta 8, che uscirà il prossimo mese di maggio. Ho rilevato la pista che da Cantoira sale a Santa Cristina e quella che da Rivotti va verso il Vallone di Unghiasse.

    La pista di Santa Cristina sembra essere stata fatta con un minimo di criterio, tutti gli incroci con le mulattierie sono abbastanza evidenti.

    Discorso completamente diverso per la pista dei Rivotti. In realtà qui le piste sono due, una che sale verso il Pian delle Riane, senza però arrivarci (questo tratto in parte sta già franando).

    Stanno costruendo però anche un secondo tratto più in basso, e la strada ha allargato / distrutto il sentiero preesistente e non si vedono più tutti gli incroci con i sentieri che scendevano verso le borgate al di sopra degli Alboni. In questo momento la pista parte da Pera Bereghina e si sta dirigendo verso Vaccheria. Un operaio mi ha detto che da lì scenderanno verso Mea per chiudere l’anello tornando agli Alboni. Andare a scassare le mulattiere in quella zona mi sembra veramente troppo, il tratto che dagli Alboni va a Mea è uno dei più belli di tutte la Valli di Lanzo.

    Mario Fraternali

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  8. souleiado says:

    Frequento le Valli di Lanzo da quasi 25 anni, ed ho imparato che i peggiori nemici di quei luoghi sono i montanari stessi. Gente che non ama veramente le proprie montagne se non per specularci sopra – fatte, ovviamente, alcune rare eccezioni. Non ci si deve, di conseguenza, neppure stupire del fatto che in queste valli non esista nessuna riserva naturale o parco che dir si voglia (istitutuzioni che sono presenti anche in luoghi che han molto meno da offrire). Sembra quasi che gli abitanti considerino la Natura che li circonda una sorta di matrigna cattiva, altimenti non mi spiego la miopia assurda che fa partorire progetti distruttivi (le strade forestali sono solo il picco dell’iceberg)…le Valli di Lanzo sono empie dell’ipocrisia più fitta, dal momento che chi ama profondamente questi luoghi sono spesso coloro che non vi vivono o che scelgono (magari da cittadini) di trasferirsi lì… Io frequento abitualmente la Francia, e posso dire che ci sono valli selvagge, autentiche, ricche di natura incontaminata, tradizioni, cultura e rispetto, che san valorizzare e mettere in giusta luce anche le pietre, tanto è forte l’amore per il terriotorio che hanno nell’anima….per esempio ti puoi ritrovare in luoghi fuori dal tempo dove anche una chiesetta, un antico alpeggio, un vecchio mulino, o i ruderi o gli oggetti dove qualcuno ha fatto o vissuto piccoli, grandi eventi di vita, sono valorizzati e custoditi come uccelli in un nido. Giusta comunicazione ed approccio prima verso il soggetto in sè e poi verso le persone che debbono fruirne, rendono la concezione del tutto molto rispettosa e intensa…La verità è che le Valli di Lanzo sono un imbuto di soldi per partiti e fazioni varie, incluse quelle paesane più becere, dove quasi tutto di ciò che viene fatto deve andare a vantaggio di qualcuno: è così ovunque? Sicuramente da noi in Italia funzionano in questo modo un sacco di apparati, ma non ovunque…pensiamo per esempio all’Alto Adige o alla Valle d’Aosta…La Natura e le montagne delle Valli di Lanzo meriterebbero più rifugi, trekking e soprattutto protezione da parte di Enti create ad hoc… Visto il clima e l’assetto idrogeologico della montagna con tutto ciò che vi ruota intorno, sarebbe il caso di mettere in gioco un pò di Amore e Rispetto: ma se non ora, quando???

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  9. Anonimo says:

    Boicottate le Valli di Lanzo, non comperate nei negozi e scegliete altre mete, in valli più virtuose. Dove gli amministratori non sono asini senza scrupoli e i montanari amano un po’ di più la loro natura. Qui continuerebbero a dirvi che così si salva la pastorizia e si puliscono i boschi. MA E’ UNA MENZOGNA! Se gli fosse interessato davvero della pastorizia avrebbero fatto scelte diverse. Disertatele!

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  10. Lisasc says:

    Non ho mai visitato le valli di Lanzo ma. . . mentre osservo le foto. . . mi si stringe il cuore. . . anzi mi scoppia . Beppe, Serpillo e voi tutti immagino ciò che in questo momento stiate provando per cui non aggiungo altro.
    Trascrivo soltanto una riflessione di A. Verrecchia : ” …gli animali non fanno mai nulla di inutile o di non necessario alla loro esistenza. L ‘ uomo Sì. …..ĺa stragrande maggioranza dei nostri bisogni sono più artificiali che naturali. Questo ci distingue dagli altri animali. ……ma ………………….la SAGGEZZA DOV’È? “.

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  11. Ci sembra che una considerazione giusta l’avesse fatta un tal “ottobre rosso” proprio su questi topic, ossia che quando il patrimonio naturale è di proprietà privata dovrebbe essere soggetto a vincoli molto severi e restrittivi. Questo perché il paesaggio è un bene collettivo e come tale dovrebbe essere considerato anche se di fatto è di proprietà privata. Il problema è che bisognerebbe innanzitutto sensibilizzare al concetto di “bene collettivo”, educando una nuova “classe” di giovanissimi abitanti delle terre alte affinché non commettano gli stessi scellerati errori dei loro “padri”. Chi fa un danno al patrimonio naturale fa un danno a tutta l’umanità, in special modo se l’entità del danno non è motivabile da una reale e concreta ragione di sopravvivenza. I comuni dovrebbero porre dei limiti severissimi ai progetti, altro che incentivarli! E qualora un progetto di pista forestale o agro-pastorale sia approvata perché il danno è ampiamente compensati da una ricaduta economica “importante”, si dovrebbe imporre ai beneficiari degli obblighi ben precisi nel mantenimento e nella pulizia. Dette piste dovrebbero essere riconvertite, senza alcun veto da parte dei consorziati, in percorsi per nordic – walking turismo equestre, escursionismo invernale, con progetti e segnaletica a carico dei comuni. E con il tassativo divieto a moto, quad e motoslitte (tanto care a certi “montanari”) Se il danno è fatto tanto vale pensare a un utilizzo per un turismo morbido. Non c’è bisogno di ricorrere all’esproprio proletario come dice l’amico “ottobre rosso”. Basterebbe che i comuni si dimostrassero virtuosi rifiutando progetti che sono a vantaggio di pochi e a danno della collettività. E’ preoccupante però, che le uniche voci di dissenso vengano dalla “pianura” e non dalle nostre valli. Dove sono tutti quegli escursionisti valligiani che imperversano dietro nick name in blog e forum, con commenti e post di gite? Non abbiamo ancora sentito una voce critica in merito alle strade da parte dei “soliti noti”. Perché?

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    • martellot says:

      Perfettamente d’accordo… Trovo anche io particolarmente inquietante la mancanza di voci di “allarme” provenienti dalle zone interessate da queste trasformazioni ambientali che, come dici tu, sono “a vantaggio di pochi e a danno della collettività”

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  12. Rebecca Antolini says:

    Caro Peppe, e tutti altri qui … vi auguoro un sereno Natale con la tua famiglia che veglia la pace su ti voi.. con amicizia Rebecca ♡

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  13. souleiado says:

    Avevo già commentato questo articolo…ero rimasta colpita, ma in realtà non ero mai stata in questo posto. Mercoledì scorso, nel pomeriggio, ho deciso di andare a fare l’anello di Santa Cristina, partendo da Ceres, e così finalmente ho apprezzato sì la bellezza dei luoghi, ma ho constatato l’orrore dello stupro dei boschi perpetrato nel nome delle strade forestali.
    A parer mio, di STUPRO si tratta, data l’evidente lacerazione di un’intero ecosistema.
    La desolazione sinistra che circonda la Cappella degli Appestati…pensare che là attorno, sparse come anime impaurite, si radunavano gli abitanti del luogo per le messe al tempo della peste, per evitare il più possibile il contagio che si credeva attecchisse in luoghi troppo promiscui e chiusi…pensare a queste fiammelle tremanti sparse nella radura, tra gli alberi, ad intonare le preghiere che dovevano salire a Dio, come se gli alti faggi fossero le campate appuntite di una cattedrale gotica capaci di incanalare e rendere più rapido e certo il raggiungimento del divino, mi emoziona….
    Ed ora…alberi a terra….teste mozzate…battaglia di crociati contro il nulla che non sia altro che il peggiore sè stesso riflesso allo specchio….squarci di luce opaca nel bosco….a tratti vedo strade di sassi bianchi come ossa e larghe come una strada provinciale a due corsie…
    Per chi, per cosa? Veramente, intendo!
    Non può essere solo per millantati interessi economici. Mi è difficile crederlo.
    Scendendo verso Cantoira, mi commuove lo scenario dei boschi di faggi maestosi come veri Patriarchi e placche di muschi vividi che paiono immensi scenari dipinti per un’opera wagneriana…le voci degli uccelli…il calpestio dei caprioli che scappano veloci su cuscini di foglie secche e pietrisco, al mio arrivo…
    Ma vedo anche una micro Amazzonia in un montanaro pixel boreale.
    Chi abbia voluto questo disastro e perchè mi sfugge: in lontananza scorgo un uomo che carica legna su un trattore, ma non ho voglia di avvicinarmi e fare domande, di dover provare ulteriore tristezza nel sentirmi magari spiegare che TUTTO questo è BENE.
    La luce che filtra ora nel bosco, a pomeriggio quasi concluso, è sempre più lattiginosa, come se non troppo lontano da qui stesse già venendoci incontro l’ultima Thule, in anticipo (o in ritardo?) di molte ere glaciali ed oltre ogni mito, stravolgendo l’ambiente globale.
    Nuovi ghiacciai o altri deserti nel futuro – o nel presente? Chi può dirlo?
    Gli usurpatori di questi luoghi non hanno rispetto nè del sacro nè del profano, e non si pongono domande.
    Io che non sono di queste parti ma di ogni luogo, sì. Ho almeno il diritto di dissentire?
    Disgraziati che stuprate la natura a questo modo…gli Indiani del Nord America credevano che gli alberi fossero le colonne che sorreggevano il Cielo, Cielo che sarebbe altrimenti crollato sulla Terra….che il Grande Spirito abbia pietà di voi!

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  14. Anonimo says:

    Le valli di Lanzo sarebbero bellissime, ma senza buona parte della gente che le abita. A Groscavallo è palese che l’ex sindaco (compagno dell’attuale sindaco, guarda caso…) sia un incapace che ha a cuore gli interessi personali e non quelli del suo territorio. Non credo esistano comuni nelle occidentali, con un territorio così bello, i cui amministratori si siano distinti nella distruzione irresponsabile del proprio paesaggio. E la maggioranza dei groscavallesi, asini ingordi come l’ex sindaco, gli danno pure ragione. Chissà perchè…

    Ottobre Rosso

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  15. Anonimo says:

    Grazie Ottobre Rosso…finalmente qualcun’altro che ha il coraggio di dire le cose fuori dai denti…
    Souleiado

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