Mondi altri

finis terraeNato in città, ho scoperto il mondo dalle strade, credendo, come tanti altri bambini, che il mondo erano le strade. Strade senza fine che fanno il giro del mondo. Strade che creano i luoghi.

E’ stato così fino a quando un giorno mio papà mi portò in montagna a bordo della bellissima Lancia Appia nera, sempre lucidissima e che mi piaceva tanto, già appartenuta ad Enza Sampò.

Durante le uscite in auto da Torino io amavo seguire con lo sguardo il nastro di asfalto e le sue strisce bianche. Una curva, poi un’altra, poi un rettilineo, poi un tornante e una curva ancora… le righe non finivano mai così come la strada. Ogni volta che salivo a bordo speravo sempre, prima o poi, di scendere dalla macchina esattamente dove la strada, finalmente, sarebbe terminata. Ma non succedeva mai.

Mi ero ormai arreso all’idea che le strade non avessero mai fine: potevo viaggiare all’infinito senza vederle terminare. Così mi immaginavo il mondo. Un mondo dove l’asfalto ti portava dappertutto: bastava non abbandonarlo mai affinché la tua mente fosse guidata in ogni dove con precisione assoluta. E dove c’era una strada c’era la realtà: il resto apparteneva all’ignoto e all’insondabile. Il resto semplicemente non era realtà e non riguardava gli esseri umani.

Quel giorno successe una cosa incredibile ed inaspettata: mio padre guidò l’Appia fino ad un villaggio di alta montagna dove il nastro d’asfalto giunse al capolinea, interrotto di colpo da una barriera invalicabile. Alzai lo sguardo e attraverso il parabrezza osservai una possente barriera di roccia che dominava la strada e la sua pervasiva realtà.

In quell’istante provai la stessa grande meraviglia che mi colse quando vidi la prima volta cadere la neve. Il luogo reale di colpo si era dissolto esattamente dove l’auto si era dovuta arrestare.

In un attimo percepii la mia mente posarsi su di una soglia: il mondo non era solo asfalto. Al di là di esso c’era qualcos’altro. Un altrove che un giorno, poi, avrei avuto la fortuna di esplorare. Oltre quella strada, nettamente tranciata dalle montagne, c’era la via di fuga dal déjà vu.

Agli occhi di quel fanciullo quella soglia era Forno Alpi Graie.

Buone Feste dai camosci bianchi.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

10 Responses to Mondi altri

  1. martellot says:

    Bel racconto della tua infanzia…. In effetti l’arrivare a Forno Alpi Graie dà subito un forte impatto che ci fa comprendere quanto grandiosa possa essere la natura e la montagna….

  2. ventefioca says:

    Una narrazione che apre la strada a tanti possibili altri mondi.. e racconti!
    Buon materiale, bel regalo di Natale1

    Buone feste anche a voi
    Ventefioca

  3. Grazie a te di condividere questi bei ricordi e grazie ai nostri genitori che, forse inconsapevolmente, ci hanno portato a conoscere le montagne e accompagnato su sentieri che poi abbiamo fatto nostri..la montagna è un eredità che si tramanda e di cui se ne comprende il valore solo quando si cresce e ancor più si vive in città!
    Carissimi Auguri Beppe con affetto Buon Natale! 🎄

    • Beppeley says:

      Grazie tante cara Lucia!
      Adesso la mia più grossa speranza è quella di riuscire a trovarci sui sentieri per condividere la montagna che amiamo.

      Buon Natale!

  4. serpillo1 says:

    Bel racconto! altri mondi sono possibili, basta volerlo insieme.

  5. Lisasc says:

    È un bellissimo racconto, quasi magico, con il finale che si trasforma in un inizio. L’inizio di un viaggio che durerà tutta la vita : l’amore per la montagna.
    Grazie,Beppe.

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