Beigua di inverno

Da Prato Rotondo (Comune di Varazze) verso il mare

Si era già parlato del massiccio del Beigua nell’Appennino Ligure che, posto sopra i paesi di Arenzano e Cogoleto, appartiene geologicamente alle Alpi, mentre da punto di vista geografico lo possiamo includere appunto negli Appennini. Questa porzione di territorio durante l’orogenesi alpina venne interessata dagli stessi fenomeni geologici che condussero alla formazione della catena alpina tant’è che le tipologie di rocce che compongono tale massiccio sono analoghe a quelle che troviamo nelle basse Valli di Lanzo e nelle Valli Casternone e Ceronda. Da un punto di vista geomorfologico, il Beigua è caratterizzato da due diverse facce: mentre infatti un versante settentrionale digrada dolcemente verso Nord, indicativamente verso la pianura padana, il versante opposto precipita piuttosto ripidamente verso la costa Ligure. È proprio in questo versante che si osservano gli aspetti maggiormente “alpini” del Beigua dove pareti rocciose, a volte anche piuttosto imponenti, si alternano a boschi di conifere e, soprattutto, ad estese praterie costellate da vaste pietraie e affioramenti rocciosi.

Forse il luogo che maggiormente permette alla componente alpina del Beigua di emergere è proprio la displuviale che parte dalla cima omonima per raggiungere il passo del Faiallo (1044 m), alla testata della Val Cerusa, piccola valle ligure che ha sbocco nei pressi di Voltri. Si tratta di un vasto e dolce pianoro interamente ricoperto da praterie con pietraie alternate a boschi di conifere. Oltre ad essere un luogo estremamente interessante, e del tutto inaspettato vista la zona prettamente marittima in cui ci troviamo (non dimentichiamo che il mare dista in linea d’aria 5/6 km), non si possono non citare i vastissimi panorami che possiamo osservare nelle (rare) giornate limpide di queste montagne. Le giornate prive di nubi in effetti sono relativamente rare poiché la displuviale è spesso interessata da correnti provenienti dalla pianura e/o dal mare formando la classica banda nuvolosa del cosiddetto “gaigu” che avvolge le cime in una spessa coltre di nebbia. In inverno le giornate terse per fortuna sono piuttosto numerose e lo sguardo spazia veramente a distanze mostruose. Ho trascorso due giornate nel massiccio del Beigua in inverno, dopo un episodio di Föhn che spazzò il cielo, e in questi due giorni ho visto praticamente tutto il centro-nord Italia! Proprio sulla displuviale, e voltandosi verso il mare in occasione di queste giornate, si può osservare agevolmente la Corsica da una parte e le Alpi Apuane dall’altra, fino a scorgere i piccoli rilievi che sovrastano il paese di Viareggio. Voltandomi verso Nord sono riuscito ad osservare una buona parte dell’arco alpino, dalle vicine Alpi Liguri fino alle blasonate cime del gruppo dell’Adamello in Trentino! Non mi era mai capitato in vita mia di osservare panorami così estesi e così grandiosi…

Prato Rotondo con, a destra, il Monte Beigua con i suoi ripetitori sulla cima

Le Alpi Liguri e Marittime e il mare viste dal Prato Rotondo. All’estrema destra l’omonimo Rifugio

Il Monte Rama e, sullo sfondo, i rilievi della Liguria orientale dal Prato Rotondo

Il Mar Ligure con il promontorio di Portofino e le Alpi Apuane all’alba

I ghiacciai della Vanoise

Da sinistra la Bessanese, l’Albaron di Savoia e la Ciamarella

Il Cervino

Al centro dell’immagine la lontanissima snella piramide del Finsteraarhorn nell’Oberland Bernese

Il massiccio del Bernina con i suoi ghiacciai

La Corsica al tramonto

Oltre ai panorami, i colori dei tramonti delle montagne liguri sono davvero unici: da una parte il mare che riflette gli ultimi raggi di sole del giorno, dall’altra i colori infuocati delle praterie che, nell’occasione della mia visita prive di neve, si caricano di una luce fantastica. Ovvio che in una giornata con un’atmosfera del genere vale la pena fermarsi per osservare questo posto fino agli inizi della notte. Ecco allora le luci della città di Genova che via via si accendono una alla volta e lo spettacolo dall’alto anche durante la notte è davvero incantevole.

Il Monte Rama al tramonto

La Casa della Miniera e il Monte Rama al tramonto con lo sfondo del Mar Ligure

Prato Rotondo nelle luci di un tramonto invernale

Il Golfo di Genova visto di notte dal massiccio del Beigua

Pur non essendoci montagne di prima grandezza (il Monte Beigua infatti raggiunge la modesta quota di 1287 metri), e pur non essendoci le mie amate cime di oltre 3500/4000 delle montagne torinesi e valdostane, a cui sono molto affezionato, devo dire che i due giorni passati a vagabondare sul ripiano sommitale del Beigua costituiscono uno dei momenti più cari e intimi che io possa ricordare nel mio rapporto con la montagna.

Come raggiungere la zona: l’altopiano sommitale, detto Prato Rotondo, è raggiungibile attraverso una comoda strada asfaltata che da inizia a Varazze e, dopo aver attraversato il paese di Alpicella, prosegue in mezzo a rilassanti pinete per arrivare all’accogliente Rifugio Pratorotondo dove si può lasciare l’automobile.

Il percorso: il sentiero che ho percorso ha inizio proprio dai pressi del Rifugio attraverso una strada sterrata che si dirige verso oriente e che progressivamente si restringe fino a diventare un largo sentiero. Il tragitto è pianeggiante ed è assolutamente panoramico. Si seguono le indicazioni per il Rifugio Argentea e nel corso dell’escursione si attraversano aree prative alternate a boschi di conifere molto suggestivi. Il sentiero in realtà continua lungo tutta la displuviale del Beigua fino a raggiungere il Passo del Faiallo, attraversando anche il Monte Reixa (1183 m), tuttavia mi sono fermato al Rifugio Argentea il cui raggiungimento richiede un piccolo spostamento dal sentiero principale. Si tratta di un rifugio situato a poche decine di metri dalla Cima dell’Argentea e che si trova a 1088 m di quota in una scenografia ambientale davvero suggestiva. In tutto si impiegano circa 3 ore e mezza per raggiungere il Rifugio e tornare indietro, ma inutile dire che ho impiegato molto più tempo per tutte le mie soste fotografiche! Per godere appieno dell’alba e del tramonto, consiglio un pernottamento nell’ospitale Rifugio Pratorotondo.

Il Rifugio Argentea

Il Monte Argentea visto dal rifugio omonimo. Sullo sfondo il Mar Ligure

Il Golfo di Genova con il promontorio di Portofino sullo sfondo e, ancora dietro, le Alpi Apuane

I pendii prativi che conducono al Monte Reixa visti dal Rifugio Argentea

Stagioni consigliate: tutte le indicazioni e le guide escursionistiche dedicate alla zona suggeriscono di effettuare escursioni nel Beigua in tutte le stagioni eccetto l’estate e le giornate troppo calde. A parte infatti l’elevata temperatura, durante la stagione primaverile/estiva un gran numero di zecche popola le aree boschive. In merito alla stagione invernale invece sottolineo come la zona sia estremamente, e un po’ inaspettatamente almeno per me, nevosa e non sono rare bufere con accumuli impensabili di neve e temperature molto basse. Oltre alla neve, il vento soffia spesso violento sulla displuviale pertanto occorre consultare attentamente le previsioni del tempo prima di intraprendere una passeggiata su queste montagne.

Il Parco: l’area in esame è sottoposta a tutela ambientale poiché si trova entro i confini del Parco Naturale Regionale del Beigua. Scopo di quest’area protetta è la conservazione, oltre che delle innumerevoli emergenze geologiche (tanto che nell’anno 2005 venne riconosciuto come Geoparco dall’Unesco), anche delle particolarità faunistiche e floristiche. Per saperne di più sul Parco e sulle sue attività consultare il sito: www.parcobeigua.it

Cos’altro aggiungere? Direi che le foto parlano da sole: anche se la mia mano non è assolutamente quella di un fotografo professionista i panorami ritratti sono davvero coinvolgenti (a tal proposito perdonate la qualità delle immagini delle Alpi riprese dalla displuviale del Beigua ma le vette sono in effettivamente molto lontane!).

Info martellot
Appassionato di montagna, di fauna e di ambiente. Un frequentatore della montagna "di un tempo"

14 Responses to Beigua di inverno

  1. Pier Giorgio Accinelli. says:

    Ringrazio tanto per l’occasione. Sono stato e nonostante l’età, quando posso, assiduo frequentatore anche da solo in inverno del Massiccio delle Pietre Verdi “La Beigura”, come la chiamiamo noi liguri sottostanti. Avviso per compiutezza d’informazione che la zona e pericolosa per le nebbie improvvise ed i repentini cambi di temperatura. Si deve essere attrezzati specie di ramponi nell’inverno perchè il vento di mare fa ghiacciare presto. Eugenio Montale noto poeta ligure scriveva del Beigua ….che è un balcone sospeso fra i monti ed il mare….ed avete confermato che aveva ragione. Novamente grazie ed avviso che userò il vostro materiale per diffondere ulteriormente il vostro prezioso articolo, peraltro corredate di foto da”vero professionista ” Complimenti e “Bravi”. Da un vecchio ufficiale degli Alpini.

    • martellot says:

      Grazie mille Pier Giorgio per il tuo commento e grazie per la precisazione relativa alle condizioni meteorologiche che possono essere effettivamente proibitive… Aveva proprio ragione Montale con la sua splendida definizione del Beigua!

  2. Beppeley says:

    Belliissmo post corredato da foto mozzafiato.
    Martellot… combiniamo. Appena c’è vento ci ficchiamo in quel rifugio, aspettiamo la luce giusta e poi scattiamo 500 foto. 🙂

    Non potrei vivere senza la bellezza delle nostre montagne.

    • martellot says:

      Volentieri Beppe, devo dire che tornerei volentieri in quelle zone!
      Un pezzo del mio cuore è rimasto lì a guardare il mare e le Alpi!!

  3. acamagna says:

    Complimenti post bellissimo, è sempre bello sentire il profumo delle montagne di casa quando si vive lontano, grazie

    • martellot says:

      Sono molto contento che ti sia piaciuto il post… Penso proprio che i luoghi vicini a casa che abbiamo nel cuore non li dimenticheremo mai…

  4. Anonimo says:

    Tutte le mattine sono a zonzo insieme al mio cane per questi sentieri e queste cime che trovo spettacolari sia col sole che con il gaigo, sia col vento che con la neve e nebbia. Sono contenta che vengano apprezzate anche da chi è abituato a cime ben più alte che svettano in luoghi decisamente più montani di questi e sono contenta che abbiano trasmesso un sentimento di intima fusione con la natura e aspra e anche estrema di questi luoghi che sanno regalare una pace infinita e, aggiungo io, la sorpresa di vedere animali selvatici che ti osservano silenziosi dietro le rocce o le eriche. Evviva a chi sa apprezzare tutto questo!

    • martellot says:

      Grazie Stefania del tuo post! Per fortuna siamo ancora parecchi a stupirci per quello che ci regala la montagna, che sia alta 4000 m o 1000 m. Come hai detto tu, questo luoghi sanno veramente “regalare una pace infinita”. Immagino i panorami che riuscirai a gustarti nelle mattine con una visibilità pazzesca e con il cielo limpido…
      Cosa aggiungere: quando un posto è bello, è bello! E il Beigua lo è! 🙂

  5. Anonimo says:

    Ops…mi chiamo Stefania e sono “l’anonimo” del commento

  6. Anonimo says:

    Mi chiamo Stefania e sono “l’anonimo” del commento

  7. serpillo1 says:

    Bravo Martellot sia nella descrizione che nelle immagini. Lo zaino è pronto, quando vuoi ritornare 😉

  8. Se ci tornate, consiglio di farlo verso la metà di marzo, quando in una sola giornata potete osservare diverse centinaia di Bianconi, l’aquila dei serpenti, nel corso della migrazione dall’Africa, attraverso lo stretto di Gibilterra, all’Europa centrale e all’Italia. Il Posto migliore è la collina del Curlo (Cima Goetta). Meglio se il cielo è coperto; altrimenti, con cielo sereno, gli animali passano molto alti.
    Per i dati del 2014, vedete qui
    http://www.parcobeigua.it/dettaglio.php?id=25697
    http://www.parcobeigua.it/dettaglio.php?id=25407
    Attenti che durante il “Biancone Day” arrivano centinaia di persone da tutta Italia ed è difficile parcheggiare. Informatevi prima se c’è il servizio navetta.
    Buona gita
    Giuseppe

    • martellot says:

      Grazie mille Giuseppe per le indicazioni! In effetti il Beigua viene interessato da imponenti fenomeni migratori delle specie che hai citato, un motivo in più per noi per frequentare l’area! Aggiungo anche che la fauna che popola la zona è molto interessante poichè annovera oltre alle specie “mediterranee” presenti a bassa quota, anche specie più, per così dire, montane….

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