I garzoni del Ciavanis

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Gli estesi alpeggi della conca del Ciavanis nel versante a mezzogiorno della Val Grande di Lanzo

I nipoti margari di nonno Giuseppe (vedete prima questo post), Felice Alberto e Piergiuseppe, sono ritornati nelle loro amate Valli di Lanzo, più motivati e felici che mai.

Subito esclamano: “Questa non è solo più un’esperienza, ma una piccola passione che speriamo possa crescere“.

Nel loro scritto a due voci emerge, con vivo e sincero entusiasmo, la gioia di essere utili alla montagna, e a se stessi, ma anche la stanchezza provocata dal freddo, dalla pioggia copiosa e dalla grandine dell’estate 2014. Ma non si sono persi d’animo.

Piergiuseppe ha vissuto per un mese in alpeggio tra luglio ed agosto mentre Felice Alberto è stato in Inghilterra per studio ed è salito in alpeggio al suo ritorno.

Lasciamo spazio al loro racconto della nuova esperienza di vita d’alpeggio tra le montagne della Val Grande di Lanzo.

Arrivato a Vonzo venerdì, sabato ero già al Ciavanis (1800 m) in alpeggio.

Il giorno a seguire, cioè domenica, ”ripassavo” come si facevano i vari lavori da svolgere.

Subito lunedì sapevo già fare tutto il necessario, cioè mungere, pulire le stalle, aiutare Marina (colei che faceva la toma il burro e tutti i lavori in casa), legare e slegare le vacche, dar tutte le attenzioni possibili al vitello novello, che in ogni estate almeno uno c’è, quando era libero li nei dintorni, correre dietro alle vacche quando non volevano entrare nelle stalle.

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Un momento di vita d’alpeggio al Ciavanis

Comunque quando sono stato su pioveva e grandinava a dirotto, ci sono solo stati tre/quattro giorni di bel tempo cioè che non pioveva; in poche parole eri sempre umido e inzuppato.

Mio papà, si ricorda un anno, che “Notu” diceva a lui e ai miei nonni di un’annata tipo questa. “Sempi piova, sempri bagnà fi’na ai’oss, ma l’è vita custa sì?” *

Non era bello sentirsi sempre bagnato fradicio e anche perché i vestiti scarseggiavano perché tutti erano bagnati, e a volte necessitavano anche due giorni che si asciugassero…Non ho capito perché ai vestiti dei Gamba ne servissero di più, i primi ad asciugarsi erano sempre i miei, relativamente vicino al focolare per la scaldare il latte per la “tuma“?

Forse (senza forse) privilegi della mascotte dell’alpeggio…

Quest’anno mi sono sentito molto meno di intralcio perché aiutavo molto di più, il “ripasso” è stato rapido e la mia sicurezza prendeva piede abbastanza rapidamente, e la soddisfazione di rendersi conto di non essere solo di peso, da un senso di gratificazione meraviglioso.

Però, la mia difficoltà è raccontare le giornate… mungere, raspare la busa, fare legna per il prossimo anno, ah… oggi piove, domani lo stesso e dopodomani ancora… è dura.

Poi c’erano “Parpajola e Fiocca” due delle cinque mucche a me attribuite alla totale gestione, che quando dovevano entrare nelle stalle lo facevano apposta a sbagliare la stalla, così ci mettevamo molto più tempo ad entrare, e sistemarsi!

Simpaticissime, mi sono affezionato a loro… peccato che intanto pioveva, e le monelle in questo caso erano veramente dispettose! Quando le mungevi (a mano) spesso i vestiti erano appiccicati alla pelle. Quando piove hai una giacca di nylon, così sudi e i vestiti bagnati di sudore si appiccicano alla pelle, se invece ti bagni dalla pioggia, è lo stesso… (l’è dura...)

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Il Ciavanis visto scendendo dal Passo del Bojret (2328 m)

Marina, purtroppo non era al massimo della forma, aveva dei forti dolori alle ginocchia, (immaginate di camminare sul terreno scosceso con i secchi di latte, di panna, con le tome!). Penso di esserle stato un pizzico di aiuto, è un piacere avere una soddisfazione di essere partecipe e non solo di peso in una realtà così lontana dal tuo quotidiano!

Giorno dopo giorno, la vita “normale dell’alpeggio” (tanto normale, per me non lo è) che per un mese è stata la mia vita, e successivamente per una settimana è stata per mio fratello!

Il video che trovate alla fine del post è un omaggio a mio nonno e a mia nonna. Non importa la fatica (anche se in realtà la vera fatica la fanno i Gamba), non importa essersi addormentati appoggiati ad una mucca alla sera quando la stavi mungendo, ma aver capito qualcosa, è stato veramente gratificante.

Il rammarico, è che quando, a scuola, i miei compagni mi chiedono se sono andato in mezzo alle mucche anche quest’anno, devo tergiversare, cambiando l’argomento della chiacchierata, in quanto questi “cittadini” non capiscono nulla… PAZIENZA!

Alla prossima.

Pier & Felix

* Traduzione: “Sempre pioggia, sempre bagnato fino alle ossa, ma è vita questa qui?”.

Questa felicità e passione li condurrà lontano, e qualunque cosa sceglieranno di fare, potranno sicuramente attingere forza da questa stupenda ed impagabile esperienza, per superare i momenti difficili e duri della vita.

Auguriamo ogni bene per il loro avvenire.

Forza ragazzi non abbattetevi e continuate per la vostra strada!

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

5 Responses to I garzoni del Ciavanis

  1. La il@ says:

    Son pagine di vita che danno speranza, semi buoni piantati in un terreno ancora soffice e caldo. Bravi, ragazzi! Andare controcorrente non è facile, ma questa esperienza aiuterà a scegliere, da qui a tanti anni, chi vogliono essere. E grazie per averla condivisa.

  2. Lisasc says:

    Siete,nella vostra semplicità, dei ragazzi straordinari. Queste esperienze non fanno altro che fortificarvi. Voi possedete qualcosa in più rispetto ai vostri coetanei : conoscete due mondi, e ” la conoscenza fa la differenza ” nella vita. Grazie, di tutto !
    Serpillo,Peppe è un vero peccato che la scuola sia lontana dalla vita quotidiana degli alunni. Ci vorrebbe proprio un po’ di cultura e di filosofia CAI. Un grazie anche a voi !

  3. ROK64 says:

    Si, è stata un’avventura meravigliosa. Chissà se riusciremo a ripeterla anche quest’anno!
    La pioggia, è stata la parte più pesante, e possiamo capire la vita dei margari “veri”.
    Abbiamo faticato, ma è stato meraviglioso. Entrare in contatto con la natura, con le montagne, cominciare a capire la differenza dei fischi delle marmotte, che ti dicono se c’è un’aquila che volteggia in cielo,oppure se ci sono persone che si stanno avvicinando un pò troppo a loro (pericolo/allerta), oppure le nuvole del mattino, che come le muove il vento saprai se nel pomeriggio ci sarà qualche schiarita o se ci saranno rovesci “pesanti”.

    Bello, chissà se un giorno potremmo raccontarlo ai nostri figli o nipoti…. chissà se ci capiranno!

    Piergiuseppe & Felice Alberto

    • serpillo1 says:

      Grazie di tutto ragazzi. Sentendo i vostri racconti mi sento un granello di fronte all’universo.. La sensibilità e la forza che vi accompagna, grazie anche agli insegnamenti dei vostri genitori e dei vostri nonni, vi permetterà di raggiungere i puri di cuori e sicuramente la vostra discendenza. Un abbraccio.

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