Strade, moto, quad sui sentieri del Piemonte (e nel resto d’Italia)

A piedi in Piemonte vol.3Come suggerisce il titolo di questa bella pubblicazione, la natura del Piemonte può riservarci fantastiche sorprese se le andiamo incontro a piedi. E ai nostri piedi, che amano portarci lontano, basta davvero poco per muoversi e sentirsi liberi.
Appena sfoglio le prime pagine di “A piedi in Piemonte“, scritto da Filippo Ceragioli, Aldo Molino e Mariano Salvatore, e stampato da Iter Edizioni nel 2008, mi imbatto sulle indicazioni pratiche dove, guarda caso, ci sono anche quelle relative alle strade, alle moto e ai quad: qui gli autori denunciano il rischio di devastazione della rete sentieristica piemontese.
Chi segue questo blog sa bene che nulla è cambiato negli ultimi anni, anzi, le cose peggiorano e l’escursionismo è sempre più minacciato e sotto attacco dalle politiche di sviluppo (?) per la montagna e dalle lobby dei motori (accoppiata perfetta). Nel 2013 l’Emilia Romagna ha legiferato dando la possibilità di percorrere i sentieri di montagna anche con mezzi motorizzati. Lo scorso anno invece è stata la Lombardia ad approvare una legge che consente ai Comuni di autorizzare lo svolgimento di manifestazioni che prevedono l’utilizzo di mezzi a motore su sentieri, mulattiere e boschi.


Strade, moto, quad

Testo di Filippo Ceragioli, Aldo Molino e Mariano Salvatore.

ruspaPer l’escursionista le strade sterrate sono meno piacevoli che i sentieri, ma camminare su sterrato è pur sempre meglio che non sgambare sul duro asfalto. Nella prima edizione di questa guida ci auguravamo che qualche amministratore si accorgesse prima che fosse troppo tardi di come i sentieri e le mulattiere siano un bene prezioso da salvare dalla distruzione. In qualche caso l’augurio è stato messo in pratica, ma a inficiare il lavoro di non pochi amministratori illuminati il partito dello sviluppo ad ogni costo ha proseguito insensibile nella sua strada. Ci si lamentava allora di “ruspa selvaggia”. Quelle considerazioni valgono tuttora. Strade agro-pastorali si insinuano nei boschi, sulle colline e nelle valli e decretano l’abbandono o la distruzione – a colpi di ruspa – delle vecchie mulattiere. E alle prime piogge, essendo ques’ultime fatte quasi sempre senza il minimo criterio che non sia quello del minore costo possibile, ecco frane, smottamenti e fango. Leggi il resto dell’articolo

Il mega elettrodotto delle Valli di Lanzo

Panorama da Punta Serena

Panorama da Punta Serena con il Santuario di Sant’Ignazio sullo sfondo

[…] La diversità di paesaggi, specie e geni continua a diminuire nelle Alpi. Spesso le strategie e le normative a protezione della biodiversità non sono attuate efficacemente. Settori chiave quali l’agricoltura, l’energia o i trasporti hanno obiettivi in parte contrapposti. La pianificazione territoriale, anello di congiunzione tra questi settori, dovrà fare sì che la biodiversità e l’interconnessione ecologica non cadano vittime degli interessi di singoli soggetti. Perché la protezione della biodiversità sia riconosciuta come obiettivo sociale è necessario mettere in evidenza l’utilità degli ecosistemi funzionanti. La CIPRA è impegnata in questo senso fin dal 1952, anno della sua fondazione. E supporta i Comuni che svolgono un ruolo determinante ai fini della conservazione a lungo termine della biodiversità. […]
Dal Rapporto annuale 2014 Cipra Internazionale

Se avete voglia di capire qualcosa di più di questa opera ciclopica, vi suggerisco alcuni documenti per riflettere. Leggi il resto dell’articolo

Dove i santi incontrano le masche

Cappella di san Matteo a PessineaLe leggende non puoi vederle mentre percorri i sentieri delle Valli di Lanzo. Eppure loro fanno parte a pieno titolo del paesaggio culturale delle montagne, quelle costruite dalle genti alpine.

La differenza tra una passeggiata per osservare montagne in vetrina, come se fossero su di un palcoscenico, e l’Escursionismo è tutta qui: andare alla ricerca di ciò che non si vede con gli occhi ma di quello che può “vedere” la nostra mente quando lasciamo scivolare l’anima lungo i sentieri delle Alpi.

Quanto segue è una parte dell’universo potenzialmente osservabile se vi troverete a condurre la vostra anima lungo l’anello storico di Lemie (v. post precedente).

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L’anello storico di Lemie

Cresta del Vent

“Cresta del Vento” lungo il tratto Villaretti-Forno di Lemie

Questa escursione è presa in considerazione dalla pubblicazione “Valli di Lanzo – 20 escursioni tra natura, storia, fede e leggende“, edita dal Cai di Lanzo grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo, e rientra tra quelle attinenti il tema della fede. Ma a dire il vero, questo è un percorso che permette di apprezzare molteplici aspetti dell’ambiente di montagna di un angolo molto affascinante della Val di Viù: panorami suggestivi, piccole borgate sospese, paesaggi terrazzati, cascate e sorgenti, tracce intense della vita dei montanari di un tempo, piloni votivi e chiesette, sia adagiate sui pendii e sia giacenti sul fondovalle… Insomma, se cercate l’intimità e l’identità dei luoghi, per allontanarvi dalla riva e dalla deriva degli orizzonti metropolitani, ecco che questo giro ad anello saprà appagarvi pienamente anche perché ottimamente segnalato ed arricchito con bacheche che ci narrano dei luoghi attraversati.

E’ impossibile poter riassumere in poche righe tutte le meraviglie che si possono incontrare lungo questo itinerario. Vorrei però soffermarmi su due aspetti che hanno catturato la mia attenzione: la particolarità di questo insolito giro ad anello e i paesaggi straordinari che ci permette di osservare e dominare.

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La processione del Giovedì Santo

Ricordi pasquali narrati dalla cara amica Lia (una delle ultime montanare delle Valli di Lanzo), appartenenti ad un mondo alpino dove la presenza divina era molto sentita ed era parte integrante della natura e della vita lavorativa.

tarabacole

Tarabacole – Foto da Lou Bouletìn Ёd SérЁss

Il Giovedì Santo è una ricorrenza importantissima per tutti i credenti, perché è il giorno che precede la morte in croce di Gesù, la sua passione con le torture subite, il suo estremo sacrificio. Le nostre nonne ci ripetevano sempre: “Chi non partecipa alla processione del Giovedì Santo non è un buon cristiano”.
Verso le quattro del pomeriggio, un lungo corteo percorreva tutto il paese nel silenzio, le campane erano mute, qualsiasi musica era vietata, né feste né canti; le donne si vestivano di nero e tutti, a capo chino, camminavamo lungo la strada pregando in silenzio. A Ceres qualcuno ricorda che apriva la processione il Parroco con la croce; lo affiancavano i chierichetti e lo seguivano tre donne rappresentanti la Madonna, la Maddalena e la Veronica che reggeva un telo bianco con l’immagine del volto di Cristo. Leggi il resto dell’articolo