La processione del Giovedì Santo

Ricordi pasquali narrati dalla cara amica Lia (una delle ultime montanare delle Valli di Lanzo), appartenenti ad un mondo alpino dove la presenza divina era molto sentita ed era parte integrante della natura e della vita lavorativa.

tarabacole

Tarabacole – Foto da Lou Bouletìn Ёd SérЁss

Il Giovedì Santo è una ricorrenza importantissima per tutti i credenti, perché è il giorno che precede la morte in croce di Gesù, la sua passione con le torture subite, il suo estremo sacrificio. Le nostre nonne ci ripetevano sempre: “Chi non partecipa alla processione del Giovedì Santo non è un buon cristiano”.
Verso le quattro del pomeriggio, un lungo corteo percorreva tutto il paese nel silenzio, le campane erano mute, qualsiasi musica era vietata, né feste né canti; le donne si vestivano di nero e tutti, a capo chino, camminavamo lungo la strada pregando in silenzio. A Ceres qualcuno ricorda che apriva la processione il Parroco con la croce; lo affiancavano i chierichetti e lo seguivano tre donne rappresentanti la Madonna, la Maddalena e la Veronica che reggeva un telo bianco con l’immagine del volto di Cristo.
A me dava terribilmente fastidio lo sferragliare delle tarabacole. Alcuni ragazzi, correndo avanti e indietro tra la gente, scuotevano questo strano aggeggio, un pezzo di legno con grosse maniglie di ferro, che produceva un rumore terribile. La nonna mi spiegava che significava, e voleva ricordare, il disprezzo dei giudei verso le sofferenze di Gesù.
Finita la processione, ritornavamo tutti in chiesa, seduti nei banchi ad ascoltare le parole del Parroco che, salito sul pulpito di legno tuttora presente ma non più utilizzato, con voce forte e profonda ci ripeteva la terribile sofferenza patita da Gesù durante il viaggio al Calvario, la sua crocifissione e la terribile morte. Eravamo tutti in silenzio, coinvolti nella passione di Gesù: io ricordo di aver pianto più di una volta.
Tutto ciò era un grande insegnamento di vita, verso Dio e verso ogni singolo uomo. Gesù offrendo in sacrificio se stesso per amore, per la nostra salvezza, ci ha insegnato il valore della vita che è un dono di Dio e che tutti dobbiamo rispettare: nessun uomo ha il diritto di toglierla.

Lia Poma

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

4 Responses to La processione del Giovedì Santo

  1. Suggestivo questo racconto, certe tradizioni andrebbero preservate, sempre.

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  2. Bello. Che bei ricordi. Anche quello delle “tarabacole”, che da noi, in Lomellina, si chiamano “carabattole”. Ma io non le avevo mai associate a quanto descrive Lia attraverso Serpillo. Avevo sempre pensato che lo strumento spaventoso (fa un rumore tremendo), che si usava in chiesa al posto del campanello durante l’elevazione, dovesse veicolare lo strazio della passione. Il campanellino era gaio; durante la Passione non poteva essere così.
    Chissà chi ha ragione.
    Grazie per il bel racconto.
    Giuseppe

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