Le visioni di Gian Piero Motti

sentiero MottiCi sarà una ragione per cui questo sentiero è stato intitolato a Gian Piero Motti.
Sarà forse per le visioni che ti vengono incontro salendo fin quassù?
Nel 1976 Motti, oltre alle sublimi linee di arrampicata, vedeva già la distruzione del Pianeta sebbene non fosse circondato da tutta la selva di scienziati che oggi ci indicano sentieri piuttosto tempestosi lungo il nostro cammino.
Sono trascorsi quasi quarant’anni da quello scritto e sembra che le sue visioni non fossero poi così sbagliate.
Oggi chissà cosa “vedrebbe” Motti se fosse ancora qui tra noi. Chissà cosa penserebbe della sua montagna e degli uomini che cercano di “governarla” con le stesse logiche nefaste partorite negli ambienti urbani, quelle logiche che gli scienziati mettono un giorno sì ed uno no sul banco degli imputati dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento della Terra.
E chissà cosa penserebbe del bluff tutto italiano della green economy da far decollare a suon di strade sterrate per improbabili filiere del legno, di elettrodotti, di centrali idroelettriche (da piazzare sugli ultimi corsi d’acqua ancora integri), di dighe, di comprensori sciistici, di eliski, di moto sui sentieri e di smembramento di parchi nazionali voluti da personaggi visionari che hanno fatto la differenza in Italia, come Renzo Videsott.
Sono assolutamente convinto che Motti alimentava le sue visioni grazie agli strabilianti paesaggi della Val Grande, magari mentre vagabondava proprio sul suo sentiero.
Già, ma per tentare di “vedere” qualcosa di più del proprio naso bisogna percorrerli questi sentieri. Bisogna cercarli, bisogna volerli. Bisogna respirarli. Bisogna desiderarli ardentemente per cercare di decollare e prendere così le distanze dagli usuali modelli dissennati di business che stanno devastando il mondo e questo angolo bellissimo e ricco di biodiversità delle Alpi Graie.
Fintantoché le decisioni politiche sulla montagna verranno prese da personaggi che non sanno cosa sia un sentiero (metafora strepitosa dell’umile ricerca della conoscenza), che non conoscono nemmeno il nome delle montagne che si specchiano nelle loro finestre, che non sanno cosa significhi cercare visioni al di sopra della loro vita meschina, spalmata su di un piano assolutamente orizzontale, ben difficilmente potremo incontrare un Motti che nel mondo, e da queste parti, vede la creazione anziché la distruzione.

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Le foto qui sotto (link) sono della bellissima escursione Pianardi, La Daia, La Cialma, Frassa e Pianardi, giro ad anello che si sviluppa sul versante solatio della Val Grande di Lanzo (Comune di Chialamberto) e che comprende anche un pezzo – fantastico – del Sentiero Motti.
Mi tocca amaramente constatare che il tratto di percorso che si inerpica da Pianardi nel bosco, verso gli estesi pascoli di San Bernè, è in pessime condizioni e sempre più invaso dalla vegetazione. Un sentiero abbandonato a se stesso perché le attenzioni che meriterebbe sono invece tuttora rivolte, pienamente e consapevolmente, grazie a “ruspa selvaggia“, verso lo smantellamento della rete sentieristica delle Valli di Lanzo (proprio quella che storicamente ha dato rifugio alla lotta partigiana, così importante in queste Valli).

Aprendo il seguente link potete vedere le visioni prodotte dai piani inclinati della Val Grande. Un pulsante in alto a destra (il primo) permette di attivare lo slideshow:

www.flickr.com/photos/camoscibianchi/sets/72157653056724192

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

4 Responses to Le visioni di Gian Piero Motti

  1. ariela r. says:

    Purtroppo chi ha il grande dono della visione del futuro, subisce anche la grande amarezza di non essere mai creduto da parte di coloro che, come dici tu, hanno una visione solamente orizzontale delle cose e degli eventi.
    E’ storia antica questa: ricordate Cassandra, quando a scuola ancora imparavamo l’Iliade?
    Le previsioni dei saggi e dei poeti vengono regolarmente derise, ignorate, definite “follie”, o, peggio ancora, “stupidaggini”.
    Gianpiero Motti è stato un grande uomo, prima ancora di un grande alpinista.
    Forse per non vedere cosa riservava il futuro, ha deciso di lasciare le sue montagne tanti anni fa e di camminare su nuvole lontane dove, speriamo, non giunga l’insipienza feroce degli uomini.

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  2. serpillo1 says:

    I “visionari” non hanno vita facile. Basti pensare a chi, tanto tempo fa, è stato messo in croce.

    Nel tratto iniziale fino a La Daia, percorso da me più volte, ho avuto difficoltà a trovare la traccia. E’ una pena: questo giro ad anello è veramente bello sia per i panorami che per l’architettura alpina e la storia.

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  3. martellot says:

    L’espressione green economy mi ha sempre lasciato perplesso… sarà una mia idea ma credo che dietro ci sia molta “fuffa”! Non critico tanto il concetto di green economy quanto il pensare che questa possa salvare il mondo e, soprattutto, penso a come sia stato cavalcato il concetto di green economy per…. fare soldi!
    In merito alle “nostre” lande, dobbiamo arrivare a riempire la Pianura Padana di pannelli fotovoltaici per avere energia elettrica che oggi otteniamo da fonti non rinnovabili? Dobbiamo costellare i crinali montuosi di una selva di torri eoliche per avere (un minimo di) energia elettrica in più? È questo che propone la green economy?
    Anche se non è un discorso legato alla montagna, penso all’indubbio progresso cui sta andando incontro l’industria automobilistica: poter utilizzare un carburante ottenuto da piante coltivate è sicuramente stimolante tuttavia occorre sottolineare il fatto che, come dice Mercalli in “Prepariamoci” (Chiarelettere), se vogliamo utilizzare etanolo distillato o olio di colza come carburante avremmo bisogno di un ettaro si suolo coltivato a mais o a colza per ogni automobile. In Italia però ci sono 35 milioni di auto quindi ci vorrebbero 35 milioni di ettari per ottenere biofuel! Da notare che l’intera superficie italiana raggiunge i 30 milioni di ettari!! E come facciamo? Alcuni paesi del primo mondo hanno “pensato bene” di rubare (sì, rubare) il suolo a paesi del terzo mondo per utilizzarli (anche) per coltivare piante destinate a produrre biofuel, come scrive Stefano Liberti nel libro “Landgrabbing” di Minimum Fax….
    L’energia prodotta dalle fonti rinnovabili è inferiore rispetto a quella ottenuta con il termoelettrico e con il nucleare e, almeno per l’ambiente in senso stretto, le produzioni di energia con tali tecniche possono presentare comunque criticità non da poco. Un po’ per il paesaggio, ma anche per i pipistrelli e per gli uccelli (eolico) e per i pesci (idroelettrico). Solo per fare alcuni esempi…
    Per come la vedo io, il solo risparmio energetico non basterà e anche la produzione di energia elettrica con le fonti rinnovabili non risolverà il problema della richiesta di energia elettrica che, credo, continuerà ad aumentare.
    Personalmente non posso accettare che le “mie montagne” possano essere snaturate per tali motivazioni tenendo conto, tra l’altro, che non ne gioverebbe neanche tanto la montagna quanto la pianura dove, come dici tu Beppe, imperano “le logiche nefaste partorite negli ambienti urbani”.

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