Panorami tra Val Sangone e Valle di Susa

Come già evidenziato in un precedente post, la Val Sangone mi ha da sempre affascinato per via del suo carattere spiccatamente alpino nonostante si trovi solamente ad una manciata di chilometri da Torino. È vero che i suoi valloni non ospitano ghiacciai, come è vero che non vi sono montagne estremamente elevate, tuttavia passare in breve spazio dai 300 metri circa della Pianura Padana ai comunque rispettabili 2778 metri del Rocciavrè non è cosa da poco. Nel mio vecchio post sulla Val Sangone, già pubblicato, sottolineavo proprio questa particolarità di tale piccola valle che in sé racchiude, in piccolo, un surrogato degli ambienti e del paesaggio alpino.

Qualche settimana fa pertanto, con un gruppo di amici fidati, ci promettiamo di raggiungere il Pian dell’Orso, una prateria relativamente estesa e presente sulla cresta tra la Val Sangone (Vallone del Sangonetto, per la precisione) e la Valle di Susa ad una quota di 1850 metri. Si tratta di una meta molto conosciuta ai camminatori di queste aree.

Sempre infarcito della mia lentezza escursionistica percorro questo sentiero con curiosità, sempre la stessa che caratterizza le mie escursioni ma che ogni volta viene stimolata da aspetti diversi.

Il sentiero inizia da Tonda, borgata situata presso il Vallone del Sangonetto, ad una quota di circa 1100 metri e subito ci si addentra all’interno di un bosco di latifoglie (prevalentemente faggio) che caratterizza una buona porzione della prima parte dell’escursione. A parte infatti alcune radure che lasciano intravvedere un panorama interessante, e situate spesso in corrispondenza di pietraie, il percorso inizialmente si sviluppa proprio all’interno del bosco. Durante questo primo tragitto, spicca la presenza relativamente frequente di ruderi di antiche costruzioni in pietra che in un paio di casi rappresentavano piccoli nuclei di edifici, testimonianza che, un tempo non troppo lontano, qui l’attività agricola era molto più sviluppata rispetto a quella odierna. Non è una novità, lo so, è storia nota, tuttavia il peregrinare per il bosco, osservando questi ruderi e il gran numero di muretti a secco realizzati per terrazzare la montagna, e ora completamente assorbiti dalla faggeta, lasciano sempre un po’ di stucco. Per due motivi: 1) perché ci rendiamo conto di come le dinamiche socio-economiche cambino in tempi relativamente brevi: indicativamente i faggi di quel bosco avranno qualche decina di anni di età e questo ci dà l’idea di quando siano state abbandonate le pratiche agricole in quei luoghi e 2) perché vediamo come la natura, senza l’intervento dell’uomo, si riprenda qualsiasi cosa, qualsiasi luogo, anche quello più alterato dalle attività umane.

Dal Colle Ben Mulé verso i Picchi del Pagliaio

Il bosco inizia a diradarsi

Tornando all’escursione, il sentiero, sempre largo e ottimamente segnato, conduce, attraverso un bivio che in alternativa conduce al Pian Goraj, al Colle Ben Mulè alla quota di 1655 metri. Lì il panorama si apre, inizia a cambiare e comincia ad aprirsi il bosco, divenendo meno fitto. La flora inizia anch’essa cambiare dal momento che compaiono abeti rossi e larici. Le aperture del bosco, con le loro radure più o meno estese vengono preannunciate, ancora nel bosco, dai canti di prispoloni, uccelli caratteristici appunto di aree aperte e prative alternate ad alberi radi.

Un cartello posto a questo colle indica che una mezz’ora di cammino separa questo luogo dalla meta. Continuando pertanto lungo il sentiero, sempre ottimamente segnato, si attraversano ciapè e ripide praterie praticamente poco sotto la cresta della displuviale tra le valli Sangone/Susa fino a giungere al Pian dell’Orso. Posto davvero carino e, se non fosse che già mi ero documentato sulla rete, totalmente inaspettato! Una relativamente ampia e piana distesa erbosa dove la particolarità più evidente è una cappella.

Vista verso il Vallone del Sangonetto. In basso, i prati di Pian Goraj

La Rocca Rossa e la Punta Pian Real ci accompagnano durante tutta l’escursione

Veduta sull’alto Vallone del Sangonetto. Al centro, sullo sfondo, il Colle del Vento e, a sinistra, la Punta Pian Real

La cappella del Pian dell’Orso

 

Ultima neve al Pian dell’Orso

Il panorama è notevole. La giornata in cui ho effettuato l’escursione è stata caratterizzata quasi sempre da un’atmosfera limpida e dal bel tempo (tranne durante il percorso in discesa dove un rovescio di pioggia ha rinfrescato l’aria). I profili delle montagne dell’opposto versante della Valle di Susa erano quindi facilmente osservabili ma – ahimè – non la pianura vista la densa cappa di nubi basse che l’avvolgeva. Di fronte al Pian dell’Orso pertanto sfilano la Punta Lunella, il Rocciamelone, il Massiccio dell’Ambin-Sommeiller dietro ai quali si notano le estese masse glaciali dei Glaciers de la Vanoise, forse i ghiacciai più grandi tra quelli vicini a Torino anche se situati in territorio francese. Sopra di essi svettano la Dent Parrachée, il Dome de l’Arpont e il Dome de Chasseforet.

Vista sulla media Valle di Susa, al centro il Rocciamelone

Veduta sulla Punta Lunella sulla displuviale Valle di Susa/Valle di Viù

Il Dome de l’Arpont con il suo vasto ghiacciaio nella Vanoise, in Savoia

Per il ritorno abbiamo invece optato, una volta arrivati al Colle Ben Mulè, alla discesa verso il Pian Goraj che, più ripida, conduce in breve tempo al fondovalle. In questo caso il sentiero non è sempre visibile anzi, in alcuni casi sembra scomparire nel bosco, tuttavia è segnalato in maniera davvero esemplare dove anche le curve (!) del sentiero sono evidenziate. Un lavoro veramente pregevole!

Pian Goraj verso monte, a sinistra, innevata, la Rocca Rossa

Il Pian Goraj in una limpida giornata autunnale

Altro scorcio primaverile del Pian Goraj

Una volta giunti al Pian Goraj non è possibile scattare foto poiché, come detto, un rovescio di pioggia ci impedisce di utilizzare le macchine fotografiche altrimenti le esporremmo all’acqua ma non ci vieta di osservare la bellezza di questo luogo: come infatti indicavo ai miei compagni di gita, il Pian Goraj è forse il luogo di montagna più vicino a Torino che suscita in me profonde emozioni. Non manca niente: da una parte il bosco di faggi, dall’altro versante, rivolto a Nord, i Larici, mentre la prateria è costellata qua e là da alcuni massi e le pareti dei Picchi del Pagliaio e, soprattutto, della Rocca Rossa e della Punta Pian Real sono cupe e piuttosto imponenti tenuto conto della zona. Anche la presenza di una piccola ma caratteristica cappella impreziosisce il luogo, rendendolo un angolo di montagna veramente rispettabile.

Per il ritorno il sentiero conduce alla Borgata Tonda con un sentiero ugualmente largo che si tuffa nuovamente nel bosco e che rimane circa 300 metri (in linea d’aria) più a valle del precedente ma che conduce ugualmente al luogo di partenza.

Che dire, un bellissimo percorso su montagne veramente di casa, con panorami davvero interessanti e ampie possibilità di osservare una natura alpina a pochi passi da casa.

Info martellot
Appassionato di montagna, di fauna e di ambiente. Un frequentatore della montagna "di un tempo"

7 Responses to Panorami tra Val Sangone e Valle di Susa

  1. serpillo1 says:

    Bravissimo, come sempre, nella descrizione. Mi sembra di aver camminato con te!

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  2. Anonimo says:

    La Val Sangone è bella e vicina…descrizione molto “tecnica” che rende comunque la magia sottile di questi luoghi a due passi dalla città…luoghi che conosco e frequento soprattutto in inverno…

    Souleiado

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  3. paologiac says:

    Anche io amo tantissimo la Val sangone. Quando meno te lo aspetti scopri angoli incantevoli che fanno invidia ad altre valli ben più rinomate. Quella che hai descritto così bene è una classica che ho fatto tante volte in diverse stagioni.
    Perle imperdibili sono Pian Goraj durante la fioritura dei rododendri ed il Colle del Vento quando fioriscono le genziane (mai visto uno spettacolo così)

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  4. martellot says:

    è vero Paologiac, la Val Sangone ha davvero angoli incantevoli e spesso inaspettati… Ricordo tanti anni fa un giro nella zona dell’Aquila di Giaveno con la famiglia (ero all’epoca uno studentello di terza media!) dove vidi camosci, aquila reale e gracchi alpini. Rimasi sbigottito dal vedere una fauna così “alpina” a pochissima distanza da Torino. Col passare degli anni e con l’inizio della mia “attività” escursionistica iniziai a girare qua e là questa valle e ho davvero trovato dei posti interessanti che ti fanno entrare nel pieno dell’ambiente alpino!
    Grazie Souleiado per il tuo commento! 🙂

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  5. Beppeley says:

    Grazie martellot, sempre post raffinati e ricchi di dettagli. Sorpendente la tua capacità di dettagliare paesaggi e panorami.
    Grande escursionismo!

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