Un balcone sulla Tribolazione

Sarà che sono affettivamente legato al Gran Paradiso, gruppo montuoso le cui valli piemontesi erano meta di gite domenicali con la famiglia durante la mia infanzia, però, a parte questo, tale massiccio ha da sempre colpito la mia fantasia ed è da sempre, per me, l’emblema della montagna. È decisamente alto, è coperto da ghiacciai che, pur non raggiungendo quasi mai dimensioni notevoli, caratterizzano estesamente il territorio montuoso e, soprattutto, ospita alcuni luoghi che presentano una bellezza paesaggistica e naturalistica di immenso valore.

Per comodità il turista domenicale torinese frequenta forse più spesso la Valle Orco anche perché, a parte le recenti limitazioni al traffico delle ormai celebri “A piedi in Paradiso”, la sua strada raggiunge la notevole quota di 2612 m del Colle del Nivolet con panorami davvero incantevoli. Tra l’altro segnalo che il solo Nivolet meriterebbe un post a parte. Leggi il resto dell’articolo

Un inno alla biodiversità alpina

2015-06-13 810 (1024x683)L’Italia detiene il record europeo della biodiversità in una superficie pari a un trentesimo di quella europea, con 55.600 specie animali (pari al 30% delle specie europee) e 7.636 specie vegetali (pari al 50% delle specie europee). Ne parla Piemonte Parchi.

Le Valli di Lanzo, pur non essendo un parco, non sfigurano minimamente in questo record anzi, offrono il loro contributo in maniera consistente: un vero serbatoio di biodiversità a due passi da Torino.

A proposito di biodiversità: se pensate che sia solo un’altra parola con cui monetizzare l’ambiente, mettendola sul mercato con la greeneconomy, allora provate a leggere questo articolo per comprenderne l’estrema importanza: sono i mattoni della vita sulla Terra.

Sabato scorso abbiamo incontrato alcuni di questi “mattoni”, in tutto il loro splendore, lungo il sentiero per il Monte Bellavarda (2345 m), montagna che tutti conoscono, anche i sindaci che non camminano. Siamo partiti da Lities (1144 m, Comune di Cantoira) con la paura di imbatterci nell’ennesima pista forestale che dovrebbe raggiungere la graziosa chiesetta di San Domenico (1772 m), situata in ambiente molto panoramico e suggestivo.
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Extraordinari

volontari extracomunitari giugno 2015In tanti anni di escursioni nelle Valli di Lanzo in una sola occasione mi è capitato di incontrare un sindaco di montagna mentre scarpinava sui sentieri. Avevo appena terminato il Labirinto verticale, quel bellissimo itinerario che solca le rocce di Balme (in patois Al ròtches at Bàrmes) delle quali Gianni Castagneri ne ha magnificamente parlato sul post Lou tchavrìn dal ròtches.
Se osservare un sindaco delle Valli di Lanzo pestare tracce di sentiero è impossibile quanto imbattersi in un lupo, ancora più estrema è l’impresa di osservarne uno mentre si cura del suo territorio con roncola e piccone.
E perché mai un sindaco di montagna dovrebbe arrivare a tanto quando i politici nostrani prendono gli aerei dello Stato per andare con la famiglia a farsi una discesa sulle piste di Courmayeur?
Noi sudditi abbiamo di tutto e di più, nel bene e nel male, sul nostro Pianeta a parte una cosa che ritengo vitale per la crescita: il buon esempio (che nella mia realtà non significa essere il più furbo del reame).
Gli extraordinari che vedete in foto, insieme con i volontari del Cai di Lanzo, hanno provveduto a ripulire i sentieri dall’incuria e dall’indifferenza.

Se desiderate saperne di più: “Quando il volontariato si tinge di nero“.

Grazie a tutti i volontari per la vostra opera: ci fate felici sapendo che spazi di libertà possono ancora occupare la nostra mente.

Spazi vitali

2015-04-26 583 (1024x683)Cosa vi trasmette questa fotografia?
Molto probabilmente ben poco e magari state anche pensando che non è una bella giornata per fare un’escursione in montagna. Cosa mai potremmo osservare durante un tempo così “brutto”? Quali sensazioni potremmo provare?
La foto l’ho scattata a fine aprile scorso a Bracchiello (frazione del Comune di Ceres, in Val d’Ala), nei pressi della Trattoria dei passeggeri, che si trova proprio lungo la provinciale delle Valli di Lanzo, quella che ci conduce fino ai 1800 metri di quota di Pian della Mussa. L’ho fatta perché quel panorama mi ha trasmesso una profonda sensazione di benessere: rigogliose foreste ricoprono i versanti con impatto antropico davvero minimo: alla destra (versante orografico sinistro) si nota a malapena la strada che risale la Val d’Ala mentre al di sotto si notano pochi tetti di cui uno è quello della centrale idroelettrica di Chiampernotto.
Personalmente lo trovo un paesaggio ricco di fascino perché custodisce una promessa di vita: c’è un bel tetto di nubi che stanno alimentando la sete dei faggi, e tutto l’ambiente da essi custodito, solo qualche ora prima è piovuto abbondantemente e tutt’intorno il silenzio è rotto solo dal vigore del torrente Stura, che solca il fondovalle conducendo la sua acqua – un misto di ghiaccio e pioggia – a soddisfare la “sete” della pianura. Leggi il resto dell’articolo

Luoghi in attesa

Pian BenotHo “scoperto” casualmente, cercando in internet notizie sulle Valli di Lanzo, il blog dei camosci bianchi. Sono della zona, o meglio del ciriacese, quindi una “valligiana” fin da bambina, abituata a frequentare questi luoghi montani a noi così vicini, eppure in molta parte sconosciuti. Per me in particolare la montagna è un’eredità che mi ha lasciato mio padre. Sono cose di cui ti rendi conto solo nella maturità. Mio padre Michele (classe 1924) è stato da giovane un alpinista. Ha scalato tutte le montagne delle nostre valli, ed anche oltre confine. Quando ero piccola, mi raccontava spesso di questa sua passione, della bellezza della roccia e della neve, del sentirsi un tutt’uno con la montagna quando raggiungi la cima e ti senti perduto dentro quella vista spettacolare. Spesso lo coglievo, solitario, a guardare la corona delle montagne dal balcone di casa nostra, in silenzio, immerso nei suoi pensieri ma sereno e, appoggiandomi una mano sulla spalla, mi diceva: “guarda che spettacolo!”. Io ascoltavo, guardavo i monti, mi piacevano, ma solo da adulta, nell’età in cui ti ritrovi ad avere un po’ più di tempo per te, ma soprattutto dopo la perdita, avvenuta ormai nove anni fa, di mio padre, ho risentito e vissuto anche come emozione, le sue parole. E dentro di me è nata pian piano, in sordina, un’esigenza, quella di ripercorrere un po’ per volta le strade percorse da mio padre in queste valli, per ritrovare quella parte di lui che io non avevo conosciuto. Leggi il resto dell’articolo

Un nuovo camoscio con noi

2014-06-23 910 (1280x909)E’ con grande gioia che vi comunichiamo che nella nostra famiglia si è aggiunto un altro camoscio e con il prossimo post scoprirete questo nuovo “membro” che ha sicuramente qualcosa da raccontarci.

I suoi occhi sono come stelle che brillano nell’oscurità dell’indifferenza verso le montagne dove non nevica firmato.

Qui, quegli occhi, ci parleranno di progetti.

Ne abbiamo bisogno.

Benvenuta Verglas!