Un balcone sulla Tribolazione

Sarà che sono affettivamente legato al Gran Paradiso, gruppo montuoso le cui valli piemontesi erano meta di gite domenicali con la famiglia durante la mia infanzia, però, a parte questo, tale massiccio ha da sempre colpito la mia fantasia ed è da sempre, per me, l’emblema della montagna. È decisamente alto, è coperto da ghiacciai che, pur non raggiungendo quasi mai dimensioni notevoli, caratterizzano estesamente il territorio montuoso e, soprattutto, ospita alcuni luoghi che presentano una bellezza paesaggistica e naturalistica di immenso valore.

Per comodità il turista domenicale torinese frequenta forse più spesso la Valle Orco anche perché, a parte le recenti limitazioni al traffico delle ormai celebri “A piedi in Paradiso”, la sua strada raggiunge la notevole quota di 2612 m del Colle del Nivolet con panorami davvero incantevoli. Tra l’altro segnalo che il solo Nivolet meriterebbe un post a parte. Vi sono però le valli del versante aostano che presentano angoli che sono davvero unici e rappresentano a mio parere l’essenza della montagna. In particolare mi riferisco alla Valnontey, il più esteso vallone della articolata Valle di Cogne dove veramente si entra a contatto con la grande montagna come in pochi altri posti mi è successo. Parlo di un’escursione effettuata qualche anno fa che mi ha permesso di entrare letteralmente nel cuore dell’area protetta in modo da poter apprezzare il più alto monte interamente italiano con i suoi ghiacciai a circondarlo. I ghiacciai del Gran Paradiso non sono molto estesi, generalmente sono rappresentati da porzioni ghiacciate relativamente modeste ma che proprio in Valnontey raggiungono la massima imponenza soprattutto con l’ancora impressionante Ghiacciaio della Tribolazione che nel libro “Les glaciers des Alpes Occidentales” l’autore Vivian lo colloca tra i grandi ghiacciai delle Alpi:

(parlando di alcuni ghiacciai del Gran Paradiso) “…comme le glacier de la Tribolazione, avec près de 600 ha, se hissent dans la catégorie des grands glaciers alpins.“)

L’escursione che ho effettuato e che qui presento è forse il miglior “balcone” che consente di osservare le masse glaciali che costellano ancora i rilievi del Granpa, nonostante i cambiamenti climatici in corso, sempre più incisivi.

L’escursione in oggetto permette di arrivare ai Casolari di Money dopo essere partiti dal piccolo villaggio di Valnontey. Già alla partenza si intravede lo spettacolo della testata della valle ed è già una piccola garanzia di ciò che si vedrà più avanti e più in alto. Il percorso inizialmente si sviluppa nel lariceto di fondovalle che conduce dopo poco al piccolo e caratteristico agglomerato di case in legno di Valmiana. Continuando lungo il fondovalle, dove numerose sono le occasioni di vedere camosci, il sentiero per i casolari di Money, debitamente segnalato, si stacca sulla nostra sinistra (destra idrografica) e subito si inerpica lungo il pendio. Inizialmente camminiamo ancora nel lariceto, poi le conifere lasciano il posto alle praterie che caratterizzano l’orizzonte alpino verso i 2000-2500 metri di quota. Mentre le vette della Becca di Gay (3621 m), con i suoi due scivoli ghiacciati, e la bellissima parete Nord della Roccia viva (3650 m) sono osservabili praticamente già dagli inizi del percorso, il Gran Paradiso (4061 m) si svela pian piano mentre si sale in alto.

Le caratteristiche case di Valmiana

La testata della Valnontey vista da fondovalle prima di raggiungere il sentiero per il Money

Inizia a svelarsi il versante Est del Gran Paradiso e il sottostante Ghiacciaio della Tribolazione

Dopo il percorso in salita, e dopo vari tornanti nel sentiero, finalmente si arriva sul balcone vero e proprio, un tratto pressoché pianeggiante che conduce, andando verso monte, alla meta. Qui il panorama è spettacolare, uno dei luoghi di montagna più incantevoli che abbia mai visitato. Ho visto pareti rocciose indubbiamente più alte e più imponenti, ghiacciai più grandi, dislivelli maggiori rispetto a tale luogo ma qui, come detto, ho conosciuto la montagna come in poche altre zone ho potuto osservare. Una volta giunti non ci si può accontentare di una breve sosta: suggerisco pertanto di partire presto per trascorrere più tempo possibile in questo luogo magico. Spaziando con lo sguardo spiccano i ghiacciai della testata della valle, il Ghiacciaio di Money a distanza decisamente ridotta da noi, il Grand Croux ma, soprattutto, il tormentato Ghiacciaio della Tribolazione. Si tratta di un corpo glaciale che, senza tirare in ballo le grandi masse glaciali del Bianco o di altri comparti alpini, ha comunque dimensioni rispettabili dal momento che occupa ora una superficie di circa 5 Km quadrati. Considerando le estensioni degli altri corpi glaciali di quest’area montuosa non è un valore irrilevante. A dispetto infatti della quota, il massiccio del Gran Paradiso non presenta una grande superficie glacializzata a causa prevalentemente della forte acclività del rilievo, che impedisce l’accumularsi della neve e quindi la formazione di estesi bacini glaciali. L’unico “catino” più ampio del solito, in questa zona, si trova proprio qui. Ma il bacino è estremamente tormentato. Credo di andare a colpo sicuro se dico che il nome di questo ghiacciaio derivi dal fatto che è talmente caratterizzato da seracchi e da crepacci che rendono il passaggio dell’uomo probabilmente un’autentica tribolazione.

La Tribolazione con le sue grandiose seraccate, il Gran Paradiso e il Piccolo Paradiso visti dai pressi dei Casolari di Money

A sinistra l’elegante parete Nord della Roccia Viva e a destra la Becca di Gay con i suoi due caratteristici scivoli ghiacciati

Il Ghiacciaio della Tribolazione con la sua spettacolare cascata di seracchi

Ancora oggi la visione dei ghiacciai di questa valle incantevole suscita meraviglia, come credo si evinca dalle foto, ma chissà quale doveva essere lo spettacolo che hanno potuto osservare i nostri antenati nella metà dell’Ottocento e, ancora, nei primi anni del Novecento quando questi corpi glaciali, come del resto tutti quelli alpini, erano ben più estesi rispetto ad oggi. Pensate che la cascata di ghiaccio della Tribolazione ricopriva tutto il versante roccioso ora scoperto dal ghiaccio fino a raggiungere il fondovalle! E non è tutto. La sua fronte, dopo aver raccolto il ghiaccio proveniente dal Ghiacciaio di Tzasset, situato su un ripiano sovrastante la stessa Tribolazione, confluiva appunto nel fondovalle con quella del Grand Croux formando una lingua valliva, chiamata un tempo “Plan de la Tribulation”, che arrivava nei pressi del Ponte dell’Erfaulet. La superficie di questo grande complesso glaciale arrivava a superare gli 11 Km quadrati, come ricostruito dai glaciologi in base alla posizione delle morene frontali formatesi appunto per opera del ghiacciaio nelle sue fasi di avanzata: altri tempi che non ritorneranno…

La porzione orientale della testata della Valnontey con il versante nord della Roccia Viva a sinistra e la Becca di Gay al centro

Oltre al paesaggio, che indubbiamente vale da solo l’intera escursione, voglio sottolineare come in questo percorso siano decisamente numerose le possibilità di avvistamento di animali. Mi ricollego pertanto al bel post scritto da Beppeley per illustrare come il Gran Paradiso, a parte gli incantevoli panorami, sia uno scrigno di biodiversità che motiva in pieno l’istituzione del Parco Nazionale avvenuta nell’ormai lontano 1922. Nato inizialmente per tutelare gli allora ultimi esemplari di stambecco, sfuggiti alla caccia (operazione che, come sappiamo, ha avuto un esito più che positivo!), il Parco del Gran Paradiso per la sua varietà di litologia e di quote, tenendo conto dei dislivelli dalle porzioni di fondovalle a quelli delle aree sommitali, ospita un gran numero di esseri viventi e di ambienti unici: qui la biodiversità trionfa.

Gipeto (Gypaetus barbatus) adulto in volo nei cieli del Parco del Gran Paradiso

Un maschio adulto di stambecco (Capra ibex), simbolo del Parco

Come dicevo nel commento che ho scritto nel post di Beppeley, il termine “biodiversità” ha tre differenti significati, tutti però strettamente correlati. Quando si parla di “numero di specie presenti”, riferendosi ad una delle accezioni del termine biodiversità, occorre sottolineare come il solo numero di specie rappresenti di per sé un concetto limitato e potenzialmente anche rischioso (soprattutto per chi “pianifica” il territorio e non ha magari competenze veramente ambientali). Non basta infatti considerare il numero delle specie ma occorre anche guardare quali siano queste specie. Le aree sommitali, ad esempio, ospitano ovviamente poche specie, prevalentemente a causa del clima paragonabile per certi aspetti a quello delle alte latitudini, mentre magari una discarica di rifiuti ospita più specie. A prima vista, limitandoci al numero delle specie, saremmo quindi indotti a pensare che una discarica abbia un maggior “valore” a livello ambientale rispetto alle aree di altitudine montane (tra l’altro è sempre delicato parlare di valore per aspetti naturalistici, ambientali, ne parleremo in un futuro post…). Non possiamo però confrontare una specie come il ratto delle chiaviche con uno stambecco o una cornacchia con un gipeto, non perché uno sia meglio dell’altro (chi stabilisce chi sia il “migliore”?) ma perché la loro presenza e il loro numero sono indicatori di un determinato tipo di ambiente, raro e unico quello delle aree montane, alterato, degradato e banalizzato quello delle discariche.

Ecco perché è importante il Parco Nazionale del Gran Paradiso: la sua biodiversità è unica, caratteristica ed emblematica delle Alpi. Ed è per questo che non possiamo abbassare la guardia. Anzi, è fondamentale insistere nell’importanza straordinaria della diversità biologica.

“Visione da sogno” della Valnontey vista in un giorno di tarda primavera dai pressi di Cogne

Il percorso per i Casolari di Money inizia a Valnontey (1666 m), dove si lascia l’automobile negli ampi parcheggi prima del paese, passa attraverso i casolari di Valmiana (1729 m) dove poco dopo si stacca alla nostra sinistra il sentiero che conduce ai casolari. Dopo molti tornanti in salita, il sentiero diventa pressoché pianeggiante e, dirigendosi verso la testata della valle, arriva sino alla meta (2325 m).

Info martellot
Appassionato di montagna, di fauna e di ambiente. Un frequentatore della montagna "di un tempo"

12 Responses to Un balcone sulla Tribolazione

  1. Rebecca Antolini says:

    … uno vero paradiso 😉

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  2. Beppeley says:

    Grandioso post che fa emergere una cultura dell’andar-per-monti che tutti i frequentatori della montagna dovrebbero avere per esaltare al meglio le immense ricchezze naturalistiche del nostro Paese.
    So perfettamente quale sforzo tu abbia compiuto per regalarci questo bellissimo post: ti ringrazio infinitamente.
    E ti ringrazio per aver spalmato questo blog di foto fantastiche! Addirittura un Gipeto! Ma quanti sanno che è difficilissimo incontrarne uno? E poi riuscire addirittura ad immortalarlo? Quanti sanno che era estinto ed ora sembra che stia ritornando a popolare le Alpi?

    Grazie mille per averci spiegato l’importanza della biodiversità.

    Del Parco Nazionale del Gran Paradiso ho letto da poco “Montagna e natura nella vita di Renzo Videsott. Atti del Convegno” (Ceresole Reale, 8-9 settembre 2012), pubblicato a fine 2014.

    Spero presto di aver il coraggio e la capacità di parlare su questo blog di questo personaggio che ha fatto la differenza in Italia.

    E’ solo grazie a lui che oggi possiamo sognare di percorrere quelle “vie del cielo” che tu hai splendidamente descritto.

    Viene voglia di partire subito e andare lassù, per ricordarci ancora una volta di quanto siamo fortunati noi italiani ad avere montagne così belle e contemporaneamente così ricche di vita.

    Grazie martellot!

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    • martellot says:

      Grazie mille Beppe!! 🙂 In realtà oggi osservare il Gipeto non è un’impresa rara… Ci sono luoghi, in particolare alcune aree del Gran Paradiso appunto dove le osservazioni di questo splendido avvoltoio sono pressochè all’ordine del giorno. Peccato che le mie foto che ho scattato al gipeto non siano il massimo visto che non sono un bravo fotografo e visto non ho neanche la strumentazione adatta per scattare foto “à la National Geographic”, per intenderci. Uso la macchina fotografica più che altro per documentare…..
      Sono molto contento che il post ti piaccia. 🙂 Devo dire però che il luogo è DAVVERO suggestivo e non può secondo me non stimolare emozioni in qualunque amante della montagna e, credo, anche nei non amanti della montagna!
      Non ho mai letto il libro di Videsott di cui parli ma so che si tratta di un personaggio che ha fatto tanto per il parco del Granpa e per la conservazione dell’ambiente…
      Speriamo solo che i parchi non patiscano troppo la crisi economica e che non ne venga depotenziata la loro funzione primaria. Tra l’altro, consiglio di leggere questa news sul sito del parco proprio di oggi: (http://www.pngp.it/notizie/il-parco-al-2%C2%B0-posto-italia-qualit%C3%A0-paesaggistica)
      In tutto il testo della notizia deve assolutamente far riflettere la frase: “Un risultato significativo che conferma quella che è la realtà a livello nazionale, in cui nelle aree protette il consumo di suolo è pari all’1,06%, contro il 7% del resto del territorio italiano”.

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  3. serpillo1 says:

    Gran bel post. Mi hai fatto venire voglia di andare lì.

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  4. Verglas says:

    Complimenti! Non posso che condividere gli altri commenti. E’ parecchio tempo che non vado al Col del Nivolet. Leggere il post e vedere le fotografie mi ha riportato d’un balzo in quei luoghi stupendi. Impossibile non sentire il desiderio di ritornarci…

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  5. flaco says:

    Quello che scrivi rende allo stesso tempo molto interessante oltre che appassionante la montagna. Una sintesi molto efficace. Tanti spunti di fascino, tra clima, bellezza e biodiversità. Ciao!

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