La sentinella di Pont

SAMSUNG DIGITAL CAMERAGli uomini sono animali, e come tutti gli animali anche noi quando ci spostiamo lasciamo impronte: segni di passaggio impressi nella neve, nella sabbia, nel fango, nell’erba, nella rugiada, nella terra, nel muschio. E’ facile tuttavia dimenticare questa nostra predisposizione naturale, dal momento che oggi i nostri viaggi si svolgono per lo più sull’asfalto e sul cemento, sostanze su cui è difficile imprimere una traccia.

Robert Macfarlane (Le antiche vie – Un elogio del camminare)

La Punta Arbella (1879 m) è in prevalenza erbosa, con qualche roccia che emerge. Separa la Valle Soana da quella di Ribordone.

E’ un belvedere panoramico: lo sguardo si posa sulle montagne canavesane (in primis la Quinzeina), su quelle delle Valli di Lanzo, il Monviso,…

Sulla vetta è stata posata una “rosa dei venti” che ti aiuta ad identificare le montagne del bellissimo paesaggio alpino. Al di sotto dell’orizzonte, nel fitto verde chiaro dei boschi di latifoglie, emergono villaggi e paesi.

Le numerose baite in pietra disseminate sul percorso e l’intreccio di sentieri, con i loro muretti a secco, mi fanno pensare a quanto una volta la montagna fosse abitata e vissuta.

Un paio di mesi fa abbiamo scelto un disarmante giro ad anello con partenza da Campidaglio (1121 m) e rientro da Frachiamo (977 m), passando per  Ronchi di Pont (1083 m). Durata complessiva: 5 ore circa. Il sentiero è in buona parte evidente e i bolli bianco-rossi si alternano ad ometti in pietra.
Mi ha colpito l’ultimo tratto dell’itinerario: la mulattiera è caduta nell’oblio come pure lo sono le splendide edicole votive scrostate e decadenti, un tempo riccamente affrescate: memoria genuina in disfacimento della religiosità alpina. Una fontana in pietra, nei pressi di una baita fantasma, fa da soglia ad un mondo dimenticato che ci conduce alle dimore dei venti, giusto per invocare Paolo Rumiz. Un borgo di pietra e legna, cristallizzato nel silenzio delle Alpi e adagiato naturalmente su un pendio, dove arcate in pietra, attrezzi da lavoro, scale in legno, che ti portano sui solai e fienili, stalle vuote, focolari umidi e spenti compongono una perfetta scena del crimine: il tutto sottoposto alla furia degli elementi, senza alcuna cura come lo sono le montagne delle valli in esilio dalla Civiltà.

Prima che si arrendano varrebbe la pena tentare di salvarle, evitando loro una tragica fine.

Prima che siano inghiottite definitivamente dal gorgo della nostra indifferenza ed inciviltà, varrebbe la pena tentare uno sforzo per tramandare ai posteri questi segni formidabili di cultura alpina.

Amarezza e solitudine mi pervadono se immagino le fatiche compiute dai montanari nell’addomesticare il loro territorio, ora disperse nel vento, affinché fosse vivibile e offrisse un minimo di sostentamento, con notevole riguardo e rispetto verso l’ambiente.

Guida d’eccezione, in questa escursione ai confini dell’universo, una socievole ed educata cagnolina chiamata Furia che ha allietato la giornata con la sua vivace presenza. Non sono avvezza ai cani perché ho quasi sempre vissuto circondata da mici ma devo dire che mi ha piacevolmente sorpresa. Ci ha osservato, si è avvicinata all’auto, ha visto che calzavamo scarponi e preparavamo i bastoncini. Quando abbiamo indossato gli zaini in spalla ci ha scelto come compagni di escursione. Durante il tragitto abbiamo incontrato altri escursionisti, ma lei, fedele è rimasta con noi. Ci ha indicato la via, non si è allontanata, rispondeva ai nostri comandi, si è divertita a scivolare sulla neve ed a sguazzare nei rii e nelle fontane, ha osservato il percorso nei punti chiave. A fine giornata era stanca ma felice, un po’ come noi.

Questa escursione, effettuata in senso antiorario con partenza da Campidaglio, ci è stata “suggerita” dalla guida della collana “Alpi Piemontesi – Val Soana” edita da L’Escursionista & Monti editori di Marco Blatto e Luca Zavatta.

Sono già diverse le uscite in montagna effettuate grazie a loro e devo dire che mai ci hanno deluso anzi, ci hanno permesso di conoscere luoghi meno noti della splendida Valle ma non per questo meno affascinanti di tante altre valli più “famose”.

estratto di cartina

Estratto della cartina pubblicata dalla guida “Val Soana” edita da L’Escursionista & Monti di M. Blatto e L. Zavatta

Qui continua la carrellata di foto su Flickr e qui per lo slideshow.

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

8 Responses to La sentinella di Pont

  1. popof1955 says:

    Sto contando a iosa alpeggi abbandonati, poi quando tutto frana a valle mancano i soldi per riparare i danni, ed alle quote medie se non ci sono insediamenti industriali l’abbandono è ancora peggiore. Raggiungere in massimo con il minimo sforzo, dice un principio di economia ma ci si dimentica dello sforzo fatto da altri per raggiungere il livello esistente finendo per ricominciare daccapo.

    Mi piace

    • Natura-e says:

      Fabbriche abbandonate, terreni abbandonati… ma non c’è niente di più avvilente di un alpeggio abbandonato. Perché lassù c’è, o ci dovrebbe essere, la Bellezza. Quindi è una questione educativa, culturale e morale, prima che economica o ambientale: bisogna ripopolare la montagna. Servono le istituzioni, le braccia, ma soprattutto le teste. Difficile quest’ultima cosa però, forse, prudenza e parsimonia riscoperte in tempo di crisi potrebbero aver forgiato una nuova schiera di aspiranti montanari operosi… da scoprire!

      Mi piace

      • popof1955 says:

        La nostra cultura purtroppo è inzuppata di consumismo e non da oggi. 40 anni fa come oggi i pochi giovani che si avvicinano ai mestieri di allevatore o pastore ad esempio devono fare i conti con la penuria di ragazze disposte a condividerne la vita.

        Mi piace

  2. serpillo1 says:

    Purtroppo dalla terra e dalla natura siamo solo piu’ abituati a prendere come dei rapaci e monetizzare..

    Fa tristezza osservare borghi ed alpeggi abbandonati: esempi di costruzioni ben integrate nell’ambiente usando solo tronchi grezzi di legno e pietre.

    Trovo lodevole l’iniziativa di Pentema (fraz.di Torriglia – Genova) che ha organizzato un corso per la costruzione e la manutenzione dei muretti a secco.

    Ecco uno stralcio dell’articolo riportato su “Il Secolo XIX” : http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/07/01/ARmjnKzE-pentema_corso_muretti.shtml

    “.. Non ci aspettavamo tanta gente e così abbiamo deciso di fare un altro stage. Quando? Il 18 e 19 luglio – racconta Angelo Carpignano, presidente del gruppo – c’è evidentemente voglia di conoscere il territorio, di apprendere la cultura dei nostri vecchi e anche di dare una mano. Perché i muretti che aggiustiamo per insegnare la tecnica sono quelli che stanno crollando davvero. Uniamo, insomma, utile a dilettevole..”.

    Mi piace

  3. lisasc says:

    Amarezza e solitudine questi sono i sentimenti che si provano nel percorrere molte zone di montagna, e non, da nord a sud. Dove una volta ferveva la vita ora regnano indisturbati desolazione e abbandono. Si osservano paesaggi completamente trasformati ( in peggio ) e che non si riconoscono più.
    Meravigliosa e brava Furia. La immagino mentre vi fissa come per interrogarvi o per guidarvi o quando scorazza felice.
    Bellissima e terapeutica la carrellata di foto. Grazie a te e a Beppe.

    Mi piace

  4. martellot says:

    Che bella questa montagna! Complimenti per le foto e un complimento anche a… Furia!! Ricordo un’esperienza simile nel Beigua un paio di anni fa dove appena sceso dall’auto per iniziare un’escursione mi spaventai a causa di 3 grossi cani che mi vennero incontro abbaiando a più non posso…. Appena sceso dall’auto e dopo avermi annusato, i tre cani mi “adottarono” e mi scortarono per tutto il percorso lungo il sentiero. Durante l’escursione, due cani stavano davanti piuttosto distanziati da me e il terzo sempre dietro di me vicino alle mie gambe. Non appena mi fermavo, si fermavano tutti e tre e venivano ad accucciarsi vicino a me. Sicuramente erano cani da pastori abituati a un comportamento del genere ma rimasi comunque colpito dalla loro devozione nei confronti di una persona qualsiasi che decise di intraprendere un cammino lungo i “loro” sentieri….

    Mi piace

    • serpillo1 says:

      Grazie Martellot.
      Bella la tua esperienza anche se sulle prime mi ha un pò spaventato il loro avvicinamento.. Sembra quasi che, in entrambe le situazioni, i cani ci “adottano” per un giorno e ci accompagnano nel loro territorio da un “itinerario” speciale!

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: