Il silenzio della montagna e il senso del sacro

2015-06-21 294 (1024x683)Incrocio casualmente Enrica Raviola mentre vago tra la carta della Libreria La Montagna di Torino. Solo qualche giorno prima, sull’account Twitter di @alpidoc, scopro l’ultimo numero della loro rivista, incentrato sulla montagnaterapia, che però si vende solo nelle edicole delle provincia di Cuneo.
Acquisto per curiosità il n. 89 di Alpidoc e subito mi imbatto nell’editoriale: si parla di silenzio violato, quel silenzio che tutti gli amanti della montagna – che la vivono come uno spazio del sacro – apprezzano profondamente e di cui non potrebbero fare a meno.
Noi condividiamo in pieno.
Grazie ad Enrica e alla redazione di Alpidoc per la gentile concessione e vivissimi complimenti per la bella pubblicazione.


Negli ultimi tempi, visto il dibattito che si è scatenato sui media, ho letto e ruminato parecchie dichiarazioni sulla questione eliski. Ma soltanto stamattina mi si è accesa una lampadina nel cervello.
Che non emanerà una luce particolarmente originale, però…
In sostanza ho fatto uno più uno ed è scattato l’interruttore.
Uno numero uno. Giorgio Bavastrello, snowboarder ripidista, su questo numero di Alpidoc a pagina 59 dice: «So solo che quando comincio a camminare con lo zaino e la tavola inizio a sentirmi bene. Più sto in quell’ambiente e più questa sensazione di benessere si diffonde dentro di me. Mi piace guardare i colori tenui dell’inverno, ascoltare il suono del silenzio, assaporare la solitudine che solo certi spazi possono darti».

Uno numero due. Alberto Paleari, guida alpina e scrittore, nell’articolo L’invenzione di Watt e l’eliski, pubblicato il 23 marzo sul sito Banff.it, afferma: «Purtroppo sulle Alpi la solitudine è sempre più difficile da trovare: essere soli nella selvaggia e immensa natura, non poter contare che su se stessi e sulle 2014-08-25 100 (1024x768)proprie forze è per me uno degli aspetti più belli e importanti dell’alpinismo, quello che ne fa uno sport diverso dagli altri ed esclusivo.
Anche il silenzio è un bene sempre più raro in un mondo in cui, quando non sono i rumori, è la musica che ci insegue in ogni luogo, perfino sulle seggiovie, sottofondo continuo, ipnotico e rimbecillente.
Ecco che cosa abbiamo quindi da offrire noi guide alpine ai nostri clienti: null’altro che fatica, solitudine e silenzio: le gite più belle, le salite ricordate con più nostalgia, le montagne più amate saranno sempre quelle più faticose, più esclusive e più lontane dal rumore della civiltà. È proprio perché amo la fatica, la solitudine e il silenzio che ho aderito al movimento contro la pratica dell’eliski».
Quale il minimo comun denominatore tra uno numero uno e uno numero due?
Solitudine e silenzio!
Chi davvero ama la montagna, che cosa cerca quando ci si avventura? Eccitazione sguaiata, brividi da lunapark, schiamazzi da Curva Sud?
No. Solitudine e silenzio.
E dove si trovano la solitudine e il silenzio?
Nei luoghi sacri.
La montagna, da che mondo è mondo, è sempre stata un luogo sacro. E per alcune popolazioni cosiddette in via di sviluppo lo è ancora…
Allora dove sta il punto?
Qui sta: l’eliski – come l’andar per pendii su motoslitte o per sterrate su fuoristrada, o per sentieri su quad e moto da enduro – è la profanazione della solitudine e del silenzio della montagna. Quindi del sacro.
2015-07-05 295 (1024x683)E quel che a molti, a me, risulta difficile da digerire è proprio questo: la mancanza di rispetto per uno spazio che dovrebbe rimanere il più possibile intatto e inviolato. Anche e soprattutto a beneficio delle creature che lo abitano, prima che delle nostre anime insoddisfatte in cerca di pace.
Senza considerare il fatto che quando si perde il senso del sacro – inteso laicamente, come consapevolezza etica che ci sono “recinti” a questo mondo che non si devono, non si possono superare – ci si sente autorizzati a commettere qualunque crimine. Come vediamo tutti i giorni… Perché è politicamente corretto indignarsi se un manipolo di fanatici in nome della propria dottrina religiosa rade al suolo musei e distrugge statue millenarie, ma non si dovrebbe battere ciglio se qualcuno, invocando la libertà di fare quel che cavolo gli pare dove gli pare, gioca ad Apocalypse Now sulle cime innevate? ln entrambi i casi, pur con i debiti distinguo, non si tratta di violazione del sacro? Quale ministro del culto, dietro lauta prebenda, permetterebbe a un’orda di scalmanati a caccia di emozioni forti di organizzare un rave party tra le navate di una basilica? Perché i custodi della montagna dovrebbero comportarsi diversamente, anziché per primi ribadire, parafrasando un noto slogan pubblicitario, che il silenzio e la solitudine della montagna non hanno prezzo? Poi, per tutto il resto, ci sarà pure Mastercard. Purché stia lontana dalle vette…

Enrica Raviola

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

3 Responses to Il silenzio della montagna e il senso del sacro

  1. serpillo1 says:

    Condivido questo editoriale.
    La profanazione della montagna e quindi del silenzio, della solitudine, del sacro in nome dei soldi, della green economy, dei PSR ..

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  2. Beppeley says:

    Da Repubblica.it:

    “”La montagna sacra” richiama il processo di introspezione degli alpinisti nella loro salita verso l’alto.Sui pendii della “montagna sacra” Walter Bonatti cercava la solitudine come condizione per vivere più intensamente…”

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/07/18/foto/con_walter_bonatti_sulla_montagna_sacra-119342492/

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  3. Francesco Paolo Mancini says:

    ‘che poi non è che si chieda di avere la montagna tutta per sé, ma solo che ci si trova come noi la rispetti – e ci rispetti.

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