SOS sentieri

20110827-138 (1024x768)Andrea e Carlo partono per il Tour della Bessanese (TB), bellissimo trekking tra le Valli di Lanzo e la Savoia, che hanno scoperto sui social network, durante il lungo inverno milanese. Prima tappa rifugio Gastaldi, poi rifugio Cibrario, rifugio dell’Averole e ritorno al Pian della Mussa.

“Ci sentiamo al ritorno appena siamo al Pian della Mussa: ti avviso e così ci vediamo prima di rientrare in città!”, mi informa Andrea.

Le previsioni meteo sembrano favorevoli, con un peggioramento per sabato, l’ultima tappa. Basterà partire presto dal rifugio dell’Averole e togliersi il prima possibile dal Passo del Collerin, per lasciarsi in alto i temporali.
Mercoledì pomeriggio salgono al Gastaldi. Guardo l’aggiornamento del meteo di Nimbus. Ok, tutto confermato e tutto come immaginato.
Andrea mi contatta dal Rifugio chiedendomi se per caso le previsioni sono peggiori di quanto previsto. Gli dico che non sembra dal bollettino meteo. Il brutto, quello serio, dovrebbe arrivare da Ferragosto, quando ormai saranno sulla via del ritorno.
Il 14 agosto alle 9.20, appena acceso il cellulare, ricevo un sms da Andrea, quando li immaginavo impegnati nella lunga tappa verso il Rifugio dell’Averole.

“Ciao Beppe ti scrivo con il cellulare di Carlo perché il mio non prende segnale. Purtroppo torniamo indietro, non ha senso continuare: pioggia, nebbia e non si vede nulla. Siamo al Colle Altare e pensiamo di prendere la deviazione al Lago della Rossa per scendere al Piano della Mussa, senza passare dal Gastaldi”.

2014-10-04 470 (1024x768)Non è una buona idea – penso – passare dal sentiero per il Passo delle Mangioire con scarsa visibilità perché so che ci sono dei tratti critici per l’orientamento, non essendo il sentiero fornito di adeguata segnaletica, sebbene sia molto frequentato. Ma a che ora Andrea e Carlo erano al Colle Altare? Dove saranno adesso?
Esco a fare delle commissioni mentre il cielo sulle basse Valli di Lanzo si copre sempre di più: nubi compatte si aggrovigliano sulle montagne minacciando piogge intense.
Alle 11.27 squilla il cellulare: “Ciao Beppe, non vediamo nulla, visibilità a un metro… abbiamo lasciato un’ora fa il Lago della Rossa seguendo il sentiero 119. Ci siamo persi, non sappiano dove siamo! Non c’è più nessuna traccia, tantomeno ometti o segnavia. L’altimetro segna 2590 metri ma con questo tempo non so quanto sia affidabile la quota!”.
La voce è ferma e non traspare alcun segnale di panico. Grosso aiuto per riordinare le idee e per cercare di gestire una situazione critica, per me assolutamente nuova. Cerco di stare calmo, di non agitarmi e di pensare subito a quali informazioni essenziali e necessarie carpire.

“Da quanto tempo avete perso la traccia?”.
“Da non molto, credo da un quarto d’ora circa”.
“Sicuri di aver lasciato il Lago della Rossa alle spalle? Siete passati sopra la diga?”.
“Si e abbiamo preso in discesa il canalino ripido e roccioso ma la visibilità è andata peggiorando ed abbiamo iniziato ad avere grosse difficoltà di orientamento”.

2014-07-13 157 (1024x768)Il canalino ripido e roccioso mi fornisce un indizio fondamentale.
So che il sentiero 119, quello che collega il Lago della Rossa con il Passo delle Mangioire, è un’esile traccia, che ogni tanto si perde nei pascoli di alta quota della Comba del Bessanetto e che non è segnalato come dovrebbe. Tutte le volte che l’ho percorso mi sono sempre detto che con nebbia spessa orientarsi sarebbe stato davvero problematico.
Per un attimo penso di chiamare il Soccorso Alpino. Ma cosa potrei dire se non so nemmeno dove si trovano? No, devono uscire da quella situazione ed io devo aiutarli richiamando tutte le mie capacità e conoscenze.

“Ma avete già valicato il Passo delle Mangioire?”.
“Non mi sembra, non credo”.
“Quel valico è inconfondibile: è uno stretto intaglio. Impossibile non accorgersene!”.
“Allora no, non abbiamo incontrato nulla del genere”.
“Alla quota del tuo altimetro sareste ormai in discesa dal Passo, su terreno ripido e su di una buona traccia che non si perde”.
“Beppe, provo a darti le coordinate del GPS dello smartphone di Carlo, ma ti avviso che non le ha mai testate: spero che siano corrette!”, mi dice Andrea sempre con voce tranquilla.

Uno squarcio nella nebbia della mia mente.
Una manciata di numeri su di un foglietto di carta, la prima “tecnologia” che uso per cercare una via di salvezza.

45 16 28 N
7 9 24 E

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Il Passo delle Mangioire, 2765 m (in direzione Ovest dal sentiero 218)

In pochissimi secondi mi ritrovo con dei numeri che non ho mai dovuto inserire nel mio GPS, sebbene lo utilizzi da anni e sebbene abbia anche la carta georeferenziata delle Valli di Lanzo sul pc.
Ancora in meno tempo penso che hanno avuto molta fortuna a trovare campo per chiamarmi. Adesso devo destreggiarmi con quei sei numeri… gradi, secondi, primi… me li ricordavo più strutturati. Andrea me li rifila dicendomi, in modo sottinteso, di fare il possibile per rintracciarli nella nebbia fitta del Tour della Bessanese.

“Ok, ascolta, devo accendere il GPS, ci vorrà qualche minuto. Ti richiamo tra poco. Voi non muovetevi da lì!”.
“Si, dobbiamo anche stare attenti a risparmiare la batteria…”.

Attivo il GPS, clicco una volta, do l’ok, ancora una volta per la conferma dello scarico delle responsabilità, poi la scelta del terreno, la clessidra che gira… forza, accenditi!
Devo istruire questo apparecchio per trovare Andrea e Carlo, minuscoli puntini tra le montagne tempestose delle Valli di Lanzo, distanti ore di cammino dal fondovalle, e sperare che quelle coordinate siano corrette, sperare che mi restituiscano un waypoint affidabile nella zona dove credo si siano persi.
La schermata di inserimento è semplice, non come quella utilizzata in altri contesti e soprattutto per altri scopi, senza alcuna emergenza in corso.

La prima stringa:
45 16 28 N

E poi la seconda:
7 9 24 E

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Il Lago della Rossa (2700 m) visto arrivando dal Colle Altare (2903 m)

Sono trascorsi 9 minuti da quando Andrea mi ha chiamato e un lungometraggio è già andato in onda nel mio cervello, mentre mi parlava della loro situazione drammatica: il Soccorso Alpino, le ricerche, la nebbia e la pioggia torrenziale, le notizie su vari media… E pensare che sono stato io a convincerlo a fare il Tour della Bessanese!
Inserita la seconda serie di numeri, trovo tre pulsanti al fondo del piccolo schermo: al centro “Mappa”. Clicco e mi ritrovo con un simbolo sconosciuto tra curve di livello e un reticolo di rii. Allargo la mappa e subito sopra compare la simbologia di un sentiero. Allargo ancora e alla sinistra ecco il gigantesco Lago della Rossa!
Nel frattempo il notebook è pronto con la carta digitale georeferenziata della Fraternali. Il programma di supporto permette di tutto… ma dov’è il pulsante per immettere delle coordinate? Possibile che ci ho navigato un sacco di volte per cercare sentieri, cime, quote, rifugi… ma mai che abbia provato ad inserire delle coordinate? Sarebbe importante avere una conferma della loro posizione anche da quella mappa. Voglio essere sicuro di dare loro la giusta rotta per tornare a casa.
Il simbolo del mio GPS mi dice che Andrea e Carlo sono a Sud del sentiero 119, a poche centinaia di metri da esso. Ma quanti? Dove cavolo è finito il pulsantino che misura le distanze? Forse cinque minuti di cammino, niente di più. Riesco anche ad identificare approssimativamente la posizione sulla Fraternali: la base cartografica è identica e rintraccio facilmente il reticolo dei rii tra i quali ci dovrebbero essere Andrea e Carlo. Sarà corretto quel punto? La quota! Partiamo dalle cose più semplici ed immediate! Ingrandisco al massimo la carta del GPS e cerco di capire la quota. E’ inferiore a quel punto quotato 2639 metri, a sinistra delle coordinate inserite. Allora deduco che la quota dell’altimetro di Andrea coincide quasi con quella letta sulla carta dove c’è il waypoint, circa 2580 metri. L’altimetro di Andrea è ben tarato!
Lo chiamo. Dopo 9 minuti sono pronto con GPS, notebook con carta a tutto schermo e con una semplice ma fragile strategia per riportarli sul 119. Lo troveranno? La traccia, situata a Nord del loro punto, sarà sufficientemente visibile tra le praterie alpine di alta quota innaffiate dal grigio nebbioso della tempesta? I segnali dei satelliti, rimbalzati sullo smartphone di Carlo, avranno trasmesso numeri precisi?

“Ascolta Andrea, ti trovi a Sud del sentiero 119, quello che ti avrebbe dovuto condurre al Passo delle Mangioire e da lì al Pian della Mussa. Intorno a te ci sono dei rii?”.
“Sì”.

Un altro elemento a conferma della bontà delle coordinate. Per il momento tutto fila liscio.

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Sulle tracce del “sentiero” n. 119: direzione Est verso il Passo delle Mangioire

“Bene, segui il più possibile una direzione di marcia verso Nord per pochi minuti e dovresti incrociare la traccia del 119. Il sentiero sulla mappa Fraternali è indicato ad una quota di circa 2650 metri. Non puoi mancarlo, anche se devi un pochino dalla rotta, perché attraversa la tua marcia! Se le coordinate che mi hai dato sono giuste, allora devi sicuramente incrociarlo visto che ha una direzione Est-Ovest”.

Penso che la Fraternali è georeferenziata e che il tratteggio di colore rosso è riportato in base ai dati del GPS utilizzato durante le giornate di lavoro cartografiche sul terreno.

“Ok, vado, seguo la bussola in direzione Nord”.

Nella mia mente c’è lo stesso buio di Andrea e Carlo. Li sto seguendo nella nebbia come se fossi con loro. A circa 2650 metri dovrebbero incrociare il sentiero fantasma.

“A che quota sei?”.
“Sono a 2690 metri”.

Non è possibile! Non hanno trovato alcuna traccia!

“Aspetta! Vedo un ometto un po’ più in basso! C’è una schiarita, vedo la traccia! Mi porto sopra!”.

Tiro un sospiro di sollievo. Non mi sembra vero. Adesso devono navigare su quella traccia, che compare e scompare tra spesse nubi nere, cariche di pioggia, e tornare così al sicuro nel fondovalle.

“Che direzione mi consigli di seguire, cosa devo fare adesso?!”, la voce di Andrea si fa più stanca ed impaziente.

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La comba del Bessanetto vista da Est. Al fondo il canalino roccioso che immette nella zona del Lago della Rossa

“Se vai verso Ovest torni al Lago della Rossa e da lì dovresti seguire facilmente il sentiero per il Gastaldi, che dovrebbe esere segnalato adeguatamente con i bolli di colore bianco-rosso e cartelli indicatori! Se è così non dovresti perderlo nella fitta nebbia! Nei pressi del Lago trovi anche il Bivacco San Camillo: potete raggiungerlo per riposarvi un attimo”.

Bella idea quella del bivacco. In emergenza è la cosa fondamentale da fare.

“Forse lì c’è anche campo per il cellulare”, lo informo sperando di tranquillizarli…

Andrea è disorientato. Non capisce come fa a trovarsi a soli venti minuti dal Lago quando è da un’ora che vagano nella nebbia.

“Evidentemente abbiamo girato in tondo credendo invece di seguire una rotta precisa! Abbiamo anche costeggiato un specchio d’acqua, forse il Bessanetto?”.
“E’ successo anche a me, qualche anno fa, poco prima del Colle Altare, quando il Tour della Bessanese non esisteva”.

La nebbia fitta è terribile, il cervello crede a cose irreali costruendosi percorsi fantasma.

“Il lago era di forma allungata?”.
“Sì. Non capisco come sia successo. Eppure adesso vedo alla mia sinistra, verso Sud, una valletta. E’ corretto?”, mi chiede Andrea.
“Sì, se vai a Sud ti dirigi verso il Lago dietro la Torre, ma fuori sentiero. Se ti accorgi che stai camminando verso quella direzione allora state seguendo un percorso errato!”.
20090712-0418 (1024x768)“Ma se vado verso Est, trovo il Passo?”.
“Sì, dovresti, ma ti sconsiglio le Mangioire, sia perché il sentiero compare e scompare e sia perché poi rischi di perderti più in basso, a Pian Saulera, dove c’è un bivio non segnalato come dovrebbe. Molti escursionisti si perdono anche salendo da Grange della Mussa con tempo buono! Il sentiero purtroppo non è curato nella segnaletica! Ti suggerisco di prendere verso Ovest ma fai attenzione che il percorso, prima del canalino roccioso, piega verso Sud-Ovest. Dovresti accorgerti di una direzione 230 gradi circa”.
“Ok, allora torniamo al Lago della Rossa e poi al Gastaldi. E’ meglio così, il percorso l’ho già fatto all’andata per andare al rifugio Cibrario”.
“Attento che poco dopo il canalino trovi il bivio per il Gastaldi. Prendi il ramo del 122 che va verso Nord-Nord-Ovest. Volendo nei pressi del Lago c’è il Bivacco dove trovi anche una stufetta elettrica!”.

“Ok Beppe, tentiamo di rientrare al Pian della Mussa dal Gastaldi”.

Mentre ascolto le sue parole sento i tuoni e gli scrosci di pioggia abbattersi sulla Valle. Dalla finestra la luce si smorza sempre di più e grossi nuvoloni neri scivolano sui pendii.
E se io non avessi avuto campo? E se non fossi ancora rientrato dalle commissioni? E se non avessi sentito subito lo squillo?
Ero a casa e c’era campo, sebbene il tempo fosse sfavorevole.
Loro erano dispersi nella comba del Bessanetto durante il temporale ma avevano trovato il segnale per il cellulare.
Adesso non devono più perdere la traccia del 119 per ritornare così sulla via del Gastaldi, magari sostando al San Camillo per rifocillarsi e scaldarsi. Prima di tentare il rientro tra le ripetute ondate di temporali che giungono dall’Atlantico.
Metto sotto carica il cellulare, alzo il volume al massimo e mi piazzo davanti al pc ad analizzare la carta ed a cercare di destreggiarmi con la funzione di ricerca dei waypoint del software.
Accidenti, non ho più messo sotto carica il GPS dopo l’ultima escursione! Controllo lo stato della batteria, 30%… no, diamine, guarda bene! 80%… ok, lo metto in stand-by, pronto a riportarlo in vita se Andrea e Carlo avessero ancora bisogno di un faro nella tempesta.
20080802-0127 (1024x768)Cosa posso fare ancora per aiutarli mentre sono in cammino con zero visibilità? Cerco di determinare sulla Fraternali le coordinate del bivio per il Gastaldi e poi quelle del Bivacco. Se le prime sono un punto ben preciso, le seconde devono uscire da un simbolo non proprio puntiforme. Provo a cercarle su internet. Ci pensa Wikipedia a pubblicarle. Devo fidarmi? Le carico sul GPS e finisco per trovarmi al centro del Lago della Rossa… Idem inserendole sulla mappa digitale della Fraternali (finalmente ho capito come farlo). Cerco ancora su Google. Niente coordinate! Cavolo! Ma con tutte le informazioni vomitate dall’epoca digitale, non si trovano le coordinate precise di un bivacco!
Provo allora a richiedere un waypoint sulla Fraternali cercando di ingrandirla al massimo. Mi posiziono sul simbolo della casetta che identifica il bivacco, catturo le coordinate e le inserisco sul GPS. Mi portano esattamente dove so esserci il Bivacco che sarà immerso nella nebbia. Ok, via con il messaggino. Adesso hanno le coordinate del bivio e del San Camillo. Non sarà immediato trovarlo con il muro di nebbia…
Mi viene il dubbio se potranno o meno inserirle nel loro smartphone per visualizzarne la posizione. Avranno un software adatto?
Ad ogni modo mi sento un po’ più tranquillo e fiducioso. E loro? Lo saranno? Staranno seguendo la giusta direzione?
Alle 12.47, un’ora dopo il ritrovamento del sentiero 119, un messaggio di Andrea mi dice che sono al San Camillo.
Buona la prima.
Adesso tocca alle coordinate del Gastaldi. So di trovarle sul sito internet del Rifugio. Appendendomi a connessioni traballanti vado su Google, digito “Gastaldi”. Esce al primo colpo ma non si apre il link!
Per qualche minuto la connessione si blocca… accidenti alla banda larga! Proprio ultimamente ho letto la notizia che dalle vallate alpine piemontesi giungono ripetute segnalazioni di malfunzionamenti di cellulari e di connessioni internet. Mancano gli stimoli economici per investire in aree marginali, dicono gli operatori telefonici… Già, le leggi di mercato… Ma le istituzioni che fanno? Si defilano di fronte ai beni pubblici fondamentali?
Forza Gastaldi, apriti! So che il sito internet è stato rinnovato e spero di trovarlo subito in home come era prima del restyling.
Ecco finalmente! Ma dove sono? Erano in alto… scorro la barra fino al fondo… Trovate! Mi fido stavolta. Conosco il gestore. Mi fido.
Copio e incollo sul messaggino.
20080802-0123 (768x1024)Resisterà la batteria di Andrea? E il software di supporto del GPS sarà semplice da utilizzare? Forse con Google Maps…
Passano le ore, il silenzio diventa difficile da gestire. Cosa starà capitando? Staranno trovando i bolli sul sentiero? Starà diluviando? La nebbia li sta ghermendo soffocando la loro vista?
Mi devo fidare di Andrea. E’ un alpinista in gamba, so che sa muoversi in ogni condizione, so che è preparato a gestire le situazioni di panico.
Ma il suo compagno di viaggio? Come sta vivendo questa emergenza? Non conosco Carlo. Durante le telefonate non ho sentito nulla, nessuna voce sovrapporsi. Forse un buon segno: calma e sangue freddo. Tanto quanto i brividi scaricati dalle nubi impazienti di smorzare il caldo rovente di quest’estate terribile.
Forse dovrei già avvisare Roberto del Gastaldi? Dovrei forse invitarlo ad andare incontro a Carlo ed Andrea?
Non mi è mai successo di vivere un’emergenza come questa. Ma che senso avrebbe allertare già il Soccorso? Se non perdono più il sentiero, saranno al Pian della Mussa prima dell’oscurità. Hanno tutto il tempo per affrontare le cascate d’acqua e la nebbia che arriva dalla Savoia.
Alle 15.52 il cellulare trilla.

“Siamo a 2200 metri sul sentiero per il Pian della Mussa. Ci sentiamo quando siamo all’auto. Dovremo cambiarci gli abiti perché siamo fradici!”.
“Evviva! Vi aspettiamo!”.

2200 metri, ovvero alla fine del “Piano dei Morti”, ormai dopo il Gastaldi e poco prima di tuffarsi nella parte finale del sentiero 222, quello che ti fa rientrare nella civiltà del Pian della Mussa.
Alle 17 mi chiamano avvertendomi che sono alla macchina.
20090827-0261 (1024x768)Si cambiano gli abiti e in pochi minuti scendono dal Piano, ci raggiungono, e finalmente si godono la meritata cena promessa alla loro partenza.
Sono felicissimo di vederli, ancora di più constatare che stanno bene, nonostante tutto.
Poteva andare tutto storto, le premesse c’erano tutte. Tra l’altro Andrea e Carlo mi informeranno che al Bivacco San Camillo non c’era l’energia elettrica – generalmente fornita dagli impianti della diga dell’Enel – e nemmeno la cassetta del pronto soccorso che sarebbe servita ad Andrea per un bendaggio ad una piccola ferita.
In quegli attimi di tensione ho condensato tutto quanto ho imparato in montagna, anche grazie al Cai.
In quei drammatici momenti ti rendi conto che, oltre all’esperienza sul campo in centinaia di escursioni con ogni meteo, il tempo dedicato a studiare carte, manuali tecnici, seguire lezioni, impegnarsi durante le esercitazioni, studiare con attenzione le attrezzature… insomma, tutto questo ne è valsa sicuramente la pena per ritrovare i sorrisi di Andrea e Carlo.


Questa è una storia vera, accaduta durante il mese di agosto 2015. Solo i nomi sono di fantasia.
Voi forse, a questo punto, vi chiederete che scopo ha, o dovrebbe avere, questo racconto.
Questo racconto spero che faccia riflettere chi ricopre cariche istituzionali, piccole o grandi che siano, di pianura o di montagna, su quanto sia importante curare i sentieri escursionistici, soprattutto quando questi fanno parte di una rete di percorsi di lunga percorrenza, come lo è il Tour della Bessanese, così strategici per le Valli di Lanzo.
20110828-234 (1024x768)E’ da anni che mi sconforto nel ritrovare in pessimo stato il sentiero 119 che nella zona del Lago della Rossa ha una funzione importante, oltre ad attraversare ambienti alpini straordinari (basti pensare che da quelle parti sono stati ritrovati reperti archeologici che hanno avvallato le ipotesi sulla presenza della strada romana degli alti valichi dell’Autaret e d’Arnas), ovvero quella di collegare il sentiero del TB (il 122 e il 222 della tappa Gastaldi-Cibrario) con il Vallone di Saulera, via Passo delle Mangioire, che si tuffa nel Pian della Mussa (Grange della Mussa).
Il trekking (ovvero il percorso escursionistico a tappe di più giorni) è la punta di diamante dell’escursionismo in quanto offre le migliori occasioni di sviluppo di questa forma di turismo, sia perché richiede più giorni (non è la “povera” filosofia del “mordi e fuggi”) e sia perché chi lo programma non rinuncia al primo accenno di maltempo. Perché? Primo, perché comunque le previsioni a lungo termine non dicono nulla di attendibile (ci sono tour, come quello del Monte Bianco che possono durare anche 15 giorni) e quindi i trekker sono preparati ad affrontare il brutto tempo, sia mentalmente e sia con l’adeguato equipaggiamento nello zaino. Secondo, perché per preparare con accuratezza un trekking richiede molto tempo (per reperire tutte le informazioni, per preparare le tappe, per prenotare i rifugi, i trasporti, i rientri, per rintracciare carte e bibliografia in merito, ecc.), tempo questo che impegna i mesi precedenti il periodo scelto e che comporta il sostentamento di costi.
Insomma, chi ama fare trekking cammina anche sotto i temporali perché questa è la filosofia sottesa al viaggio a piedi (un vero e proprio vagabondaggio sui sentieri preparato con attenzione) e la conferma mi è arrivata puntuale lo scorso anno – terribile per il meteo – dove chi ha lavorato grazie ai trekker delle Valli di Lanzo (tedeschi soprattutto) ha sofferto molto meno rispetto a chi vive solo di turismo mordi e fuggi (ovvero: sole splendente sennò me ne sto nel bozzolo cittadino).
Ecco che ho così voluto fare tesoro della brutta avventura (per fortuna andata a buon fine) di Andrea e Carlo per cercare di far comprendere come sia fondamentale avere una rete escursionistica curata, soprattutto quando questa è di supporto all’itinerario principale, in questo caso il Tour delle Bessanese. Tra l’altro, oltre ad essere un’importante via di rientro del fondovalle (come avrebbe dovuto essere per i miei amici), il sentiero del Passo delle Mangioire è anche una valida variante del TB per chi vuole considerare come prima tappa il rifugio Cibrario partendo dal Pian della Mussa (il Cai di Lanzo, ad esempio, così ha programmato il TB tra le sue varie attività sociali di agosto).
20090712-0421 (1024x768)Adesso ho timore che Andrea e Carlo, quando rientreranno a Milano, non parleranno molto bene dei sentieri delle Valli di Lanzo. E come dargli torto dopo un’esperienza del genere?
Una rete sentieristica efficiente, e funzionale agli amanti dell’escursionismo, la si apprezza soprattutto durante i momenti critici, ovvero se questa è in grado di condurre agevolmente al riparo gli escursionisti, raggiungendo un ricovero (rifugio o bivacco) o il fondovalle.
Sviluppare questa forma di turismo, così importante per le vallate dove non nevica firmato, richiede quindi un’attenta analisi e cura dei percorsi, e non solo di quelli principali, sia per la sicurezza e sia per rendere più creativa la fruizione del territorio alpino: il costruirsi a casa un percorso con la scelta delle varie tappe (in base alle proprie capacità e/o possibilità) è una parte importante e molto divertente per il trekker.
Di pari passo con la cura dei sentieri (posizionando l’adeguata segnaletica verticale ed orizzontale), vanno le carte escursionistiche, proprio perché esse sono il costante supporto per gli escursionisti (sia in fase di preparazione a tavolino e sia durante il trekking), che non devono assolutamente soggiacere all’imperativo tecnologico (es.: GPS) in quanto snaturerebbe proprio uno dei più importanti piaceri nel fare trekking: prendere le distanze da tutto quanto è artificioso e stressante per immergersi il più possibile in natura, nell’essenzialità del viaggio tra le montagne.
Esperienza assolutamente creativa e “nutritiva”.
E di grande valore.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

20 Responses to SOS sentieri

  1. Alessandro says:

    La manutenzione dei sentieri è forse il momento più alto del volontariato altruistico espresso dai soci CAI, non si può mai smettere di ringraziare chi ci consente di percorrere anche i sentieri più impervi con la tranquillità di non smarrire mai la traccia e fare ritorno a casa.

    • paologiac says:

      Dopo anni in cui la commissione sentieri del CAI di Lanzo si è dedicata principalmente al recupero ed alla segnalazione di sentieri “storici” di collegamento tra le borgate, da un paio di anni, anche a seguito dell’istituzione del catasto sentieri regionale, i volontari si dedicano al rifacimento della segnaletica sui sentieri di alta montagna. Purtroppo il numero di sentieri è molto grande, le squadre di volontari poche e non sempre si riesce a conciliare le giornate disponibili per le varie persone ed il meteo favorevole. Considera anche che il tempo necessario a rifare la segnaletica orizzontale è circa il triplo del tempo necessario a percorrere lo stesso sentiero a passo normale, poi bisogna cammellarsi le latte di vernice, i paletti per le zone senza pietre o alberi sul percorso, e magari i pali (pesanti) ed i cartelli per la segnaletica verticale. Poi mentre altri camminano godendosi la montagna, si percorre il sentiero con gli occhi a cercare i punti migliori per fare i segni ed a respirare il solvente nitro della vernice invece della buona aria di montagna. Tutto questo lo dico non per lamentela, è pur sempre volontariato e non ci costringe nessuno, se non la passione per una montagna fruibile da tutti; lo dico per far capire come mai servono anni a ripristinare una segnaletica che a suo tempo era stata fatta (un’opera colossale a mio avviso) dall’EPT con squadre di persone pagate per questo lavoro. Il sentiero di cui si parla in questo post è purtroppo uno di quelli ancora in lista di attesa. Faccio anche notare che la legge regionale sulla sentieristica farebbe obbligo agli enti pubblici (Comuni) di mantenere puliti e segnalati i sentieri che sono entrati a far parte della viabilità locale. Purtroppo i Comuni per disinteresse o per mancanza di fondi, tranne rare eccezioni, non intervengono (non parliamo poi di quando intervengono a distruggere un sentiero appena ripristinato).

  2. Anonimo says:

    installatevi l’app Europe 3D (di GeoFlyer), costa meno di 5€ e ha la possibilità di precaricare i dati mappa con il wifi di casa e consultarli offline in giro. Basta che il GPS prenda (anche in assenza di segnale 3/4G) e riuscite a vedere sia i principali sentieri che la vs posizione. ad esempio in zona il 119 è segnato come anche il 222 che dal crutas li avrebbe riportati al Gastaldi al caldo.

    in montagna più “armi” si hanno a disposizione, meglio è….

  3. trekker says:

    Just check out Trekker at https://trekker.fr
    We have the best pictures of unique activities in Corsica 😉

  4. popof1955 says:

    Ero stato al Gastaldi giusto nell’agosto d due anni fa, pioveva anche allora, ma nulla in confronto a quanto hai narrato.
    Per quanto riguarda lo stato dei sentieri noto anch’io un certo abbandono della pratica delle segnalazioni. A dire il vero sopra i 2000 più che tracce e qualche pallino non ho mai trovato,anche qui in Lombardia, ma in Piemonte spesso nemmeno i pallini, pensavo fosse una casualità dovuta alla mia sporadica frequentazione, invece è proprio il frutto della mancanza di risorse destinate allo scopo, che si avvale del volontariato di ogni sezione CAI che cura un sentiero, ma si vede che c’è carenza di risorse sia umane che di materiali.

  5. Anonimo says:

    Son tornata da poco dalla Francia, dove oltre a camminare molto, ho seguito una conferenza della P.G.H.M. (Peloton Gendarmerie Haute Montagne) a proposito di soccorso e sicurezza in montagna. I soccorritori han posto tematiche ed esempi sconcertanti che fan capire anche quanto poco siano preparate le persone che vanno in montagna (purtroppo). Per farla breve è emerso che una delle ragioni per cui accadono disgrazie è dovuto alla cattiva segnalazione dei sentieri (quando non è addirittura assente) ed al fatto che nessuno sa più leggere una cartina e che si fa troppo affidamento su GPS o altre strumentazioni (che spesso chi le possiede non sa neppure bene come usare).
    Per farla breve, buoni sentieri vuol dire meno incidenti ma occorre anche la capacità di decidere di fermarsi e trovare riparo da qualche parte nelle situazioni più difficili, dove manca soprattutto la visibilità o sopraggiunge la notte. In questo modo si evitano danni ben peggiori che insistere in tentativi che potrebbero essere letali.

    Souleiado

  6. Anonimo says:

    Mi scuso per gli errori ortografici, dovuti a problemi col palmare, nell’utlima parte.
    “..per farla breve, buoni sentieri vuol dire meno incidenti ma occorre anche la capacità di decidere di fermarsi e trovare riparo da qualche parte nelle situazioni più difficili, dove manca soprattutto la visibilità o sopraggiunge la notte. In questo modo si evitano danni ben peggiori che insistere in tentativi che potrebbero essere letali”.

    Souleiado

  7. paologiac says:

    Un segnale che qualcosa sta migliorando lo abbiamo avuto ieri percorrendo con gli amici Camosci Bianchi il sentiero per il Bivacco Soardi nel Vallone di Sea. Ottima opera di pulizia e rifacimento della segnaletica con abbondanti segni ed ometti.
    Purtroppo, come già detto nel mio commento precedente, essendo TOTALMENTE affidato al volontariato il lavoro richiederà parecchio tempo.

  8. ritola says:

    Se non sbaglio, a fine Luglio è stato mandato in onda un servizio della Rai sul Tour della Bessanese…

  9. Anonimo says:

    Se le Valli di Lanzo diventassero non pretendo Parco ma anche solo Riserva Naturale Protetta, una segnaletica più efficace sarebbe dovuta e doverosa da parte di chi se ne facesse ente gestionale, e non sarebbe del tutto ad opera di volontari (vedi l’Orsiera-Rocciavrè o l’Oasi Gran Bosco di Salbertrand) Non si può portare avanti la montagna a suon di volontariato, perchè alla lunga non “funziona”.
    In quanto al Vallone di Sea, è sempre stata abbastanza “intuibile” la traccia, data la morfologia del sito, tuttavia bisogna ammettere che molte parti di sentiero se le “mangiano” in autunno-inverno le frane e le valanghe (vista la pendenza dei versanti). Come dire….la manutenzione dovrebbe essere ordinaria nella bella stagione, e continua….alla faccia del volontariato, ahimè!.

    Souleuiado

    • Anonimo says:

      Personalmente sarei favorevole ad una nuova tipologia di parco che, oltre a proteggere flora e fauna, abbia anche come obiettivo una protezione “culturale”. Cultura del saper vivere che i montanari di un tempo hanno disseminato nelle Valli di Lanzo, grazie al loro lavoro, al loro sapere e alle loro credenze, oggi più che mai da reinterpretare per poter sopravvivere agli sconvolgimenti climatci. Penso, ad esempio, alla culrura del limite, così presente lungo i sentieri di queste bellissime vallate.
      Un parco culturale che possa essere di stimolo alle nuove generazioni per riadattare tali saperi nella nostra epoca.

  10. MS says:

    Direi che è un esempio di come il gps possa tirare fuori dai pasticci in montagna (e per fortuna che il cellulare prendeva e che aveva un gps interno), un gps con mappa dei sentieri in mano ai due escursionisti avrebbe evitato di perdere tempo e molti brutti momenti. Resto convinto dell’utilità di un progetto come OpenStreetMap che consente la mappatura per gps a costo nullo della sentieristica soprattutto ove i sentieri sono mal tracciati, anche in previsione di ripristino e manutenzione. Mi auguro che anche nelle valli di Lanzo si cominci a inserire i sentieri su OSM da tracciati gps come hanno (abbiamo noi mappatori) fatto in altre zone come Valle d’Aosta e Valsesia (sul mio sito vi sono indicazioni per mappare soprattutto in ambiente montano). Ovviamente la manutenzione dei sentieri è fondamentale. Ah, in ultimo, mi pare di aver capito che i due escursionisti non avevano con se un piccolo kit medico, è un’altra attrezzatura indispensabile, almeno uno per gruppo. Buone escursioni.

  11. Teo says:

    La tecnologia del GPS è quanto di più diseducativo ci possa essere in montagna. Rende assolutamente l’escursionista/alpinista schiavo e dipendente della tecnologia, che se viene a mancare rimane seriamente nei guai. Questo purtroppo è quello che si insegna spesso nelle scuole CAI, una sorta di sicurezza apparente che non rende davvero autonomo e preparato l’individuo. E’ necessario che venga trasmesso quel senso della montagna che ormai, complice proprio la tecnologia-dipendenza, si è perso.
    La montagna deve essere avventura, non un circuito per tom tom tascabili. Se non si è in grado di togliersi dai guai, basta fare una cosa semplicissima: stare a casa.

    • Beppeley says:

      Le scuole di escursionismo CAI insegnano l’orientamento con carta, bussola ed altimetro: questo è il primo livello.

      Ad un livello avanzato si può prendere in considerazione l’insegnamento del GPS ma solo se gli allievi padroneggio con assoluta dimistichezza l’orientamento di base.

      Il GPS se usato con le dovute attenzioni e cautele è sicuramente un valido ausilio in casi di emergenza (oltre ad essere utilissimo a tenere in vita i sentieri che stanno morendo, accatastandoli con tracce digitali che ne permettano poi il recupero con la segnaletica).

      La montagna, secondo le intenzioni dell’Escursionismo CAI, non è ricerca dell’avventura bensì della cultura tant’è che tutte le difficoltà escursionistiche classificate dal Club Alpino Italiano, grazie alla Commissione Centrale per l’Escursionismo, prevedono sempre sentieri generalmente SEGNALATI: http://www.escursionismolpv.it/sito/Modulistica/File/All_1_Classificazione_Percorsi_Escursionistici.pdf

      Il problema di chi si perde spesso viene identificato nella scarsa preparazione degli escursionisti: per quanto ho riscontrato io, in centinaia di escursioni sulle Alpi, sovente ci si perde perché si incontrano tracce inesistenti e mancanti di dovuta segnaletica il che prende in causa l’assoluta estraneità verso la cultura dell’escursionismo (di cui il sentiero è la colonna portante) da parte delle istituzioni (con grave danno al turismo escursionistico).

      Se poi si diventa talmente bravi ad usare carta, bussola ed altimetro, allora si può andare alla scoperta del territorio montano anche andando fuori sentiero, magari per evitare le piste forestali, e scoprire così gli antichi sentieri scolpiti dai montanari e stoltamente lasciati cadere nell’oblio.

      Questa sì che è grande “avventura” (culturale).

  12. Teo says:

    Mi spiace ma non sono d’accordo, se non sul recupero dei sentieri, dove però è necessario un serio investimento, in segnaletica e soprattutto in manodopera!! da parte delle istituzioni.
    Per il resto, continuo a dire che insegnare alle persone che la sicurezza e l’orientamento passa da carta, bussola e altimetro è un’assurdità, oltre ad essere controproducente. Viene a mancare quel senso della montagna, quell’istinto, quel fiuto che è quello che fa la differenza.
    Personalmente non ho mai portato con me né bussola, né altimetro.

  13. paologiac says:

    Scusa Teo ma non ti capisco.Prima te la prendi con il gps e la tecnologia, e fin qui posso in parte essere d’accordo, poi a seguito della risposta di Beppe critichi anche cartografia e bussola che sono gli elementi fondamentali della sicurezza. Cosa intendi per istinto e fiuto? Che solo chi li possiede innati (ma chi?) può andare in montagna? Come si dovrebbe acquisire questo mitico fiuto? Per quanto mi riguarda il senso di orientamento, la comprensione dell’ambiente montano vengono con la frequentazione e l’esperienza che per crescere devono essere supportati sia dalla preparazione, che da strumenti semplici e non troppo tecnologici come bussola, altimetro e cartine. Se tu non li porti mai, spero che non ti troverai mai nelle condizioni di averne bisogno. Io personalmente non mi muovo senza, a meno di essere con persone che conoscono già molto bene la zona dove sto andando.
    Per tutti i grandi esploratori del passato, e non voglio certo paragonarmi a loro, la bussola era lo strumento fondamentale; le carte ahimè non ce le avevano, ma appena sono state disegnate chi ha seguito le loro orme ne ha sempre fatto tesoro….poi ognuno è libero di regolarsi come meglio crede, ma da qui a dire che non solo non servono a nulla, ma addirittura sono controproducenti….

  14. Teo says:

    Io ho iniziato ad andare in montagna da piccolino, e ho imparato ad andarci semplicemente seguendo persone più grandi ed esperte di me. Ovvio che le cartine le guardo e a volte me le porto anche dietro. Però è l’esempio di vedere come si muovono le persone più esperte che conta. Non bisogna incentrare a un neofita la falsa sicurezza che con cartina, bussola e magari una “app” si risolva tutto. No! Prima deve saggiare la montagna guardandosi intorno, capendo il terreno, per sapere dove sono salti, dirupi, avvallamenti, etc. Senza false modestie (tanto nessuno mi conosce) ho frequentato la montagna dalla semplice escursione alle grandi pareti alpine. Spesso mi sono trovato al buio, nel maltempo, senza cartina o bussola. Se ne sono (siamo) usciti è proprio grazie agli insegnamenti che ho (abbiamo) avuto da bambino/ragazzino, di certo non basati sulla tecnologia. Ti faccio un semplice esempio. Adesso con i cellulari, sai sempre che ore sono. Ma io non ho mai portato l’orologio, e quando non c’erano i cellulari su cui leggerla, ormai sapevo che ore fossero senza leggerla da nessuna parte. Avevo sviluppato un istinto..

  15. MS says:

    Dico solo una cosa, col nebbione e la pioggia un gps può tirare fuori dai pasticci meglio di bussola e altimetro, come fate il punto con la bussola se non vedete un paio di punti di coordinate note ? Per il resto io uso il gps solo per tracciare i sentieri e lo controllo solo nei casi di indecisione nè piu nè meno come una carta, pensare che la gente si affidi al gps in montagna come si affida al TomTom in città e non guarda nè l’ambiente nè dove mette i piedi e soprattutto dove va a mio parere significa non avere idea nè di come funziona un gps da escursione nè di come si usa. I due protagonisti dell’avventura possono ringraziare sia di avere avuto il gps sia che chi era al “controllo missione” (per dirla come nelle missioni spaziali) aveva gli strumenti e la capacità di capire dove fossero e dove doveva dirigerli. Se non ci fossero stati questi strumenti se la sarebbero vista brutta. Si tralascia anche l’aspetto psicologico del sapere (col gps o altro) dove ci si trova, io mi sono fatto il sentiero tra i Rif. Vittorio Emanuele e Chabod sotto il temporale con scarsissima visibilità e presupponendo che il percorso fosse più breve, sapere dove mi trovavo e che avrei dovuto attraversare certi torrenti e che la destinazione era finalmente dietro l’angolo era molto di aiuto per gestire la situazione ed era un luogo senza alpeggi. Il gps può aiutare a raggiungere una baita nella nebbia, cosa che “navigando a occhio” (per non dire alla cieca in questo caso) a meno di conoscere a menadito il luogo (cosa non sempre possibile) e così portare al riparo gli escursionisti anzichè lasciarli in balia di se stessi. Ovviamente con i sentieri e segnaletica pefetti (ma quando mai li troviamo ?) e senza uscire dai sentieri non ne avremmo quasi mai bisogno, scarsa visibilità a parte. In ultimo è utilissimo tracciare col gps i sentieri (come sta facendo il CAI Varallo in Valsesia) anche per avere mappe aggiornate (vedi OpenStreetmap che è nuovissimo mentre molte mappe cartacee sono superate o ancora da aggiornare) anche per la manutenzione ed il ripristino degli stessi . Beninteso il gps (ed OpenStreetmap) non salvano il mondo o l’escursionista da soli ma sono solo strumenti nelle nostre mani con cui raggiungere un risultato.

  16. teo says:

    La morte dell’avventura anche nell’escursionismo….un pò come “l’assassinio dell’impossibile” teorizzato da Messner sul chiodo a pressione sempre e comunque. La montagna ha un dose di rischio che bisogna accettare e saper controllare….

  17. Quello che vuole dire teo non è affatto sbagliato da punto di vista soprattutto filosofico ancorché pratico. Si dovrebbe contare in primis sul senso dell’ambiente mutuato da una pratica costante, fatta anche di situazioni in cui ci magari ci si caccia nei guai e poi se ne esce. Devo dire che anch’io, in quasi 30 anni di attività sulle Alpi, non ho mai usato carta e bussola per tirarmi fuori. Quello che manca agli escursionisti di oggi e un po’ di spirito da arcaico “trapper” che sa scegliersi punti di riferimento sul territorio anche mentre sale al sole, invece di camminare a testa bassa. E che in caso di emergenza ragiona partendo dall’esame del territorio e segue il suo istinto ( sempre che ce l’abbia). Ovvio che una preparazione completa passa anche se dagli strumenti “tecnici” ma non si dovrebbe affatto partire da lì ne considerarli come prioritari. Fra un pò con tutti questi divieti e sicurezze imposte, arriverà il legislatore di turno che imporrà magari l’obbligo del GPS. e parliamoci chiaro (lo dice uno che le carte le produce) negli spazi ristretti delle nostre Alpi è pressoché superfluo. Soprattutto perché ne abbiamo sempre fatto a meno per camminare.

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