Valli di Lanzo in cerca di visioni

2015-11-15 240 (1024x683)Antonio De Rossi nel libro “La costruzione delle Alpi” (Donzelli Editore 2014), ripercorre i tratti salienti che nell’Ottocento e nel primo Novecento hanno consentito lo sviluppo turistico delle Valli di Lanzo e che oggi meriterebbero di essere rivisti con attenzione perché forse contengo i “prodromi di una possibile rinascita”.
Ne sono convinto anche io sebbene dall’alpinismo ottocentesco dovremmo tutti quanti scendere un po’ più in basso per accettare serenamente che la “piccola Svizzera alle porte di Torino” la puoi incontrare lungo la sua meravigliosa rete sentieristica, così curata con mirabile impegno dal Cai di Lanzo e dalla Regione Piemonte, ma così poco compresa dai valligiani nella sua visione creatrice di ricchezza, soprattutto da quando la scorciatoia dei fondi europei ha portato ad accorciare l’orizzonte ove far germogliare progetti credibili. Ma perché capita che dei Comuni come Balme, Groscavallo, Cantoira, Ceres, ecc., sguinzaglino ruspe stantie per creare inutili piste forestali subito dopo che i volontari del Cai hanno cosparso di lungimiranti visioni i sentieri con il loro sudore? Come mai succede che un’eredità immensa, faticosamente e duramente costruita dai montanari di un tempo, sia abbandonata a visioni miopi come quella che dissemina di tralicci dell’alta tensione le montagne intorno a Ceres e Chiaves, dove stupende mulattiere di pietra attendono solo di essere ripercorse dagli amanti dell’escursionismo, che nell’epoca dei social network approdano istantaneamente su queste vallate rimanendone strabiliati? Leggi il resto dell’articolo

Se bastano i viandanti a tracciare una strada

2015-11-07 590 (1024x683)Voglio vivere in un Paese dove chi cammina non è un’anomalia. Un Paese dove un individuo non si giudica dalla cilindrata dell’automobile e dove chi arriva a piedi in un albergo o B&B viene accolto anche meglio degli altri. Come in Francia, Spagna o Germania. Un Paese dove il “pedone” non è il figlio di un dio minore, ma qualcuno che ha la precedenza sulle macchine, non accetta di ritirarsi nelle riserve indiane gentilmente concesse dai gommati e si ostina a rivendicare la completa percorribilità della sua terra. Un Paese dove i sentieri e le corsie preferenziali per chi va a piedi o in bicicletta in modo non competitivo entrano a pieno diritto nel novero delle infrastrutture vitali del Paese.
C’è un solo modo perché questo avvenga: aprire sentieri con le nostre gambe, mettere le Istituzioni di fronte al fatto compiuto, inserirci a pieno titolo in Europa portando a termine una rivoluzione che apra a tutti, dai vecchi ai bambini, una rete efficiente di mobilità “dolce”. Perché le strade fatte con i piedi hanno una caratteristica: si fanno da sé. Non servono grandi spese o piani complicati gestiti dal centro. Basta la certezza di una linea, una cartografia aggiornata, l’indicazione di una rete di supporto logistico, e la via si fa, a furor di popolo. Cento viandanti all’anno, all’inizio, bastano a segnare una strada. I tempi sono cambiati. Gli italiani lo vogliono e ce la faranno, ne sono certo.
Sono stufo di farmi interpellare in lingua inglese quando attraverso l’Italia con lo zaino. Sono italiano, perdio, mi tocca rispondere un po’ piccato. Anche i nostri sono capaci di camminare. Leggi il resto dell’articolo

Le orme di un viandante

virgilio giacchettoVirgilio Giacchetto è uno di quei personaggi della montagna che sono da scovare.
Quando mi sento ingabbiato nei circuiti del mondo metropolitano, quando stento a capirlo, cercando così una via di fuga, amo seguire le sue orme. E se non sono in montagna, leggo i suoi pensieri.


Testo e foto di Virgilio Giacchetto

Non so spiegare il motivo di questa mia attrazione per la montagna, ma credo abbia a che fare con una questione di radici, di solitudine, di pace e di silenzio. A cavallo delle stagioni mi stacco dal lavoro e dalla città per dedicarmi ai monti, finché la neve me lo consente; tardi, verso l’autunno inoltrato, lontano dai periodi delle grandi vacanze, alla larga da chi cerca fra le montagne nuovi luna-park ed esperienze “estreme”.
Parto presto, di notte, perché mi piace vedere come nasce il giorno; mi attardo alla sera per cogliere il preciso istante in cui gli ultimi raggi di sole si staccano dalle vette più alte. Poi rimango immobile per un po’ a guardar le prime stelle che spuntano nel cielo.
Vado curvo sotto lo zaino colmo, pesante; col binocolo che mi balla sul petto percorro i sentieri, scavalco i colli, le valli, mi fermo a dormire nei bivacchi freddi o nei reparti invernali dei rifugi chiusi per l’inverno. Leggi il resto dell’articolo

Gran Serin

Io avevo voglia di stare da solo, perché soltanto solo, sperduto, muto, a piedi, riesco a riconoscere le cose.

Pier Paolo Pasolini.

panorama03L’ultima settimana di ora legale, le giornate che si vanno accorciando e le prime nevicate in quota fanno venire voglia di un’ultima escursione in configurazione estiva (niente ghette, ciaspole, ecc.) sopra i 2500 metri.

La giornata infrasettimanale e la stagione quasi invernale suggeriscono la possibilità di fare un giro sulle strade militari dell’Assietta senza incontrare auto o moto.

Parto, da solo, dal Frais di Chiomonte (To), purtroppo uno dei tanti scempi perpetrati sulle nostre montagne in nome dello sci di discesa, in una zona tra l’altro al confine con il parco del Gran Bosco di Salbertrand e quello Orsiera-Rocciavrè. A parte gli orrrori edilizi, il Frais, a quota 1500m, si trova in una zona paesaggisticamente stupenda, immerso in foreste di larici, abeti e pini cembri, sulla strada che da Meana di Susa e Chiomonte sale verso il Colle dell’Assietta. Leggi il resto dell’articolo