Se bastano i viandanti a tracciare una strada

2015-11-07 590 (1024x683)Voglio vivere in un Paese dove chi cammina non è un’anomalia. Un Paese dove un individuo non si giudica dalla cilindrata dell’automobile e dove chi arriva a piedi in un albergo o B&B viene accolto anche meglio degli altri. Come in Francia, Spagna o Germania. Un Paese dove il “pedone” non è il figlio di un dio minore, ma qualcuno che ha la precedenza sulle macchine, non accetta di ritirarsi nelle riserve indiane gentilmente concesse dai gommati e si ostina a rivendicare la completa percorribilità della sua terra. Un Paese dove i sentieri e le corsie preferenziali per chi va a piedi o in bicicletta in modo non competitivo entrano a pieno diritto nel novero delle infrastrutture vitali del Paese.
C’è un solo modo perché questo avvenga: aprire sentieri con le nostre gambe, mettere le Istituzioni di fronte al fatto compiuto, inserirci a pieno titolo in Europa portando a termine una rivoluzione che apra a tutti, dai vecchi ai bambini, una rete efficiente di mobilità “dolce”. Perché le strade fatte con i piedi hanno una caratteristica: si fanno da sé. Non servono grandi spese o piani complicati gestiti dal centro. Basta la certezza di una linea, una cartografia aggiornata, l’indicazione di una rete di supporto logistico, e la via si fa, a furor di popolo. Cento viandanti all’anno, all’inizio, bastano a segnare una strada. I tempi sono cambiati. Gli italiani lo vogliono e ce la faranno, ne sono certo.
Sono stufo di farmi interpellare in lingua inglese quando attraverso l’Italia con lo zaino. Sono italiano, perdio, mi tocca rispondere un po’ piccato. Anche i nostri sono capaci di camminare. Leggi il resto dell’articolo