Sentieri perduti

2015-10-18 092 (1024x683)Sapevamo, o credevamo di essere «un popolo di poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori, trasmigratori», com’è scritto (da un discorso di Benito Mussolini del 1935) sulle quattro facciate del Palazzo della Civiltà del Lavoro, a Roma-Eur. Invece siamo «un popolo di scimmie», dedito allo «smantellamento brutale e alla distruzione metodica della bellezza, alla trasformazione di luoghi bellissimi in luoghi senz’anima», scrive, dispiaciuto e adirato come Achille, Raffaele La Capria in Ultimi viaggi nell’Italia perduta (Bompiani).
Articolo di Carlo Vulpio sul Corriere della Sera.

Mercoledì ho voluto farmi del male e abbiamo percorso la nuova strada da Pera Berghina a Pian delle Riane. Ho pianto”.
L. C.

I luoghi senz’anima, nelle Valli di Lanzo del XXI secolo, sono quelli che stanno sorgendo grazie alla proliferazione delle piste forestali a scapito dei sentieri storici, quest’ultimi custodi di paesaggi incantevoli.

Nel 1985 (trent’anni fa) l’Assemblea federale della Confederazione Svizzera ha emanato la Legge federale sui percorsi pedonali ed i sentieri (LPS) attuando così l’Art. 88 della Costituzione federale.

Sì, avete letto bene. I sentieri delle Alpi svizzere sono finiti nella Carta costituzionale nel lontano 1979. Dopo solo sei anni esce la LPS entrata poi in vigore il 1 gennaio 1987.
In Italia non esiste una legge nazionale sui sentieri – figuriamoci nella Costituzione che a mala pena ci fa entrare la montagna – sebbene abbiamo un mucchio di montagne tanto belle lungo tutto lo Stivale.
Quanto a montagne siamo meno ricchi della Svizzera? No, ma allora perché gli elvetici hanno pensato di darsi da fare per impedire la distruzione dei sentieri? Perché sono consapevoli – cifre alla mano – che l’escursionismo è un pilastro fondamentale dell’offerta turistica di base.

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Da noi invece si pensa che solo la neve sia un pilastro fondamentale (per noi scimmie italiane, montagna = neve). Peccato che nei prossimi anni sia di quella naturale (a causa dei cambiamenti climatici) e sia di quella artificiale (fa sempre più caldo) se ne vedrà sempre meno. Allora? Attrezziamoci, facciamo una legge nazionale per difendere un’infrastruttura vitale con cui conoscere in modo sostenibile le bellezze dell’Italia. Lo dice Paolo Rumiz. Già, ma Rumiz è uno che cammina, non è una scimmia e non è un politico. Avete mai visto un nostrano farsi un selfie mentre scarpina sui sentieri? E allora come se ne esce da questa impasse accorgendosi, nel frattempo, che nelle Valli di Lanzo (ma non solo) i sentieri storici vengono soppressi dalle ruspe selvagge finanziate dall’Unione Europea? Se siete lettori affezionati di questo blog non avete bisogno di ulteriori ragguagli. Se invece non ne sapete nulla, allora vi suggerisco di leggere qualcosina in merito (cliccate qui).

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E il Protocollo d’intesa tra il CAI e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per il Catasto Nazionale dei sentieri e loro valorizzazione, firmato il 30 ottobre 2015? Riuscirà a difendere i sentieri?
Prima di cercare di rispondere a questa domanda, dobbiamo tornare in Svizzera per scoprire come vengono tutelati i sentieri grazie alla loro legge (LPS). Su quelle montagne, le ruspe possono sopprimere definitivamente i sentieri per rispondere alle esigenze di sviluppo dei comuni montani?
Ecco cosa prevede l’Art. 7 della LPS nella Sezione 2 intitolata “Pianificazione, sistemazione e preservazione” (il grassetto è mio):

Art. 7 Sostituzione

I percorsi pedonali e sentieri indicati nei piani possono essere soppressi, integralmente o parzialmente, soltanto se adeguatamente sostituiti con percorsi o sentieri esistenti o nuovi, tenendo conto delle condizioni locali.

I percorsi pedonali e sentieri vengono sostituiti in particolare se:

a. non sono più liberamente accessibili;
b. sono stati danneggiati da scavi, ricoperti o altrimenti interrotti;
c. su lunghi tratti vi è un’intensa circolazione o vengono aperti alla circolazione dei veicoli; o
d. lunghi tratti sono rivestiti con materiale inadeguato ai pedoni.

I Cantoni disciplinano, per il loro territorio, la procedura di soppressione e determinano gli obbligati alla sostituzione.

Quindi, sul pianeta Svizzera, ovvero dietro casa nostra, i sentieri sono preservati. Come?

“I percorsi pedonali e sentieri indicati nei piani possono essere soppressi soltanto se adeguatamente sostituiti con percorsi o sentieri esistenti o nuovi.”

A questo punto mi chiedo, giusto per fare un esempio che conosco (per gli altri mi fido delle lacrime di L.C.), perché il tratto di sentiero meraviglioso che da Benne raggiungeva Mea (parlo di quest’opera meravigliosa), in Val Grande di Lanzo (Comune di Groscavallo), è stato soppresso senza essere sostituito con un sentiero che mi risulta facilmente realizzabile a valle dell’odiosa ed inutile pista forestale del Pasè (il percorso c’è già, basta solo segnalarlo)?
Non siamo in Svizzera“, risposta troppo facile e banale. Va bene, allora torniamo con i piedi per terra, in particolare su quella piemontese. Il protocollo di intesa dell’ottobre scorso tra CAI e Mibact (la domanda che ho lasciato in sospeso) prevede l’istituzione del Catasto nazionale dei sentieri per la loro valorizzazione (quest’ultima parola poi in Italia è tutta una promessa…).

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Già la Regione Piemonte, grazie alla Legge del febbraio 2010 sul “Recupero e valorizzazione del patrimonio escursionistico del Piemonte“, dà il via al Catasto regionale dei sentieri ma evidentemente da noi fare un catasto non significa poi anche tutelarli da progetti distruttivi che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) apportare sviluppo alla montagna sacrificando però un bene culturale di tutti: la “viabilità rurale di montagna” è un patrimonio culturale proprio delle popolazioni alpine (qui una bella pubblicazione in merito).

Il Piemonte, che di montagne dovrebbe intendersene, quantomeno per rispetto del suo nome, all’Art. 7 della LPS Svizzera del 1985 risponde con l’Art.16 della Legge regionale del 2010 (il grassetto è mio):

Art. 16 (Divieti):

1. È fatto divieto a chiunque di alterare o modificare lo stato di fatto dei percorsi escursionistici, delle vie ferrate e dei siti di arrampicata inseriti nella rete regionale, e in particolare di mutare la destinazione d’uso degli spazi, impedire il libero accesso ai percorsi ed ai siti, sovrapporre altre infrastrutture o esercitare qualsiasi altra azione tesa in ogni caso a violare il divieto di cui al presente comma.
2. Ove le esigenze di modifica di destinazione d’uso sorgano a seguito di interventi progettati dai comuni, ogni variazione deve essere preventivamente comunicata alla provincia territorialmente competente, ai fini dell’aggiornamento della rete provinciale.
3. La violazione del comma 2 comporta l’applicazione delle sanzioni e delle misure previste dal d.lgs. 285/1992, nelle misure dallo stesso determinate.
4. I sentieri e le mulattiere inclusi nella rete regionale non possono essere individuati dai comuni per l’attività dei mezzi motorizzati anche in deroga alla legislazione vigente.
5. I percorsi escursionistici compresi nella rete regionale non possono essere destinati alla pratica del “downhill”, né possono rientrare nelle aree destinate a “bike park”

Con questo Articolo la Regione Piemonte dice che è vietato alterare o modificare i percorsi escursionistici a meno che un comune non progetti, ad esempio, una pista che si sovrapponga al sentiero storico (e quindi evidentemente ne cambia la destinazione d’uso).
Ma che razza di divieto è? Prima si stabilisce che una cosa non deve essere fatta (gli svizzeri dicono senza mezzi termini che i sentieri devono comunque essere sostituiti) e poi si afferma che i comuni in realtà possono fare quello che vogliono. Basta preventivamente avvisare la Regione. Ma attenzione: qui si parla solo dei sentieri a catasto (la rete regionale): tutti gli altri non esistono, a meno che non si chieda l’accatastamento provandone adeguatamente l’importanza a fini della Legge.
E allora dove sta la tutela della rete sentieristica? Chi difende questo immenso patrimonio culturale (15000 km di sentieri solo in Piemonte, 65000 in tutta Italia)?
Avete notato, tra l’altro, il differente approccio degli svizzeri verso una risorsa (il patrimonio sentieristico) che può ovviamente interferire con altri interessi?

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Non a discapito dei sentieri !

La differenza sta esclusivamente in una parola: libertà. La Svizzera non vieta di fare piste o altre infrastrutture. Dice semplicemente che si possono fare soltanto se i sentieri distrutti vengono adeguatamente sostituiti. In altre parole, i sentieri della Confederazione Elvetica non possono morire, non possono essere tolti brutalmente da sotto i piedi degli escursionisti sostituendoli con strade.
Questa è una differenza di principio e non è un cosa da poco. Soprattutto se pensiamo che tale principio risale al 1979, quando la Costituzione ha previsto che (mio il grassetto): “Nell’adempimento dei suoi compiti, considera le reti dei sentieri e percorsi pedonali e sostituisce i percorsi e sentieri che deve sopprimere(v. Art. 88).
In Svizzera non è previsto l’impoverimento culturale. Sopprimere un sentiero sostituendolo con una strada è una grave perdita per tutti, anche per chi non cammina perché il percorso storico, in quanto bene culturale, va censito, catalogato, studiato, tutelato, se il caso restaurato; in altri termini, va considerato come parte di patrimonio storico-culturale analogamente a quanto viene fatto per i monumenti o per gli oggetti d’arte (citazione presa dalla presentazione di questo libro).
Perché il Comune di Groscavallo, quando ha progettato la pista del Pasè, non ha pensato di sostituire i sentieri che ha soppresso? Perché la nostra legge non lo obbliga a farlo. Basta che comunichi alla Regione il cambio di destinazione d’uso. Quindi, in teoria, tutti i sentieri del Catasto regionale del Piemonte possono essere soppressi senza alcun obbligo di sostituzione. E quindi il Protocollo d’intesa tra il CAI e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo è aria fritta di fronte alle ruspe selvagge telecomandate dall’Unione Europea. I sentieri possono sparire definitivamente. Emerge così, anche tra le montagne italiane, la drammatica arretratezza e povertà del nostro Paese come quella che ancora impedisce, parlando di libertà, a due persone di convivere avendo il diritto di esistere.

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Il tratto di sentiero Benne-Mea a gennaio 2014

Personalmente sono favorevole su quanto prevede la LSP. Se piste devono essere, allora piste siano. Ma non a spese dei percorsi pedonali storici, perché camminare su di un sentiero è una cosa, pestare noiose e lunghe piste è un’altra: le piste parlano alle macchine, i sentieri all’uomo e c’è una profonda differenza culturale in gioco.

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L’ex sentiero Benne-Mea a gennaio 2016 dopo ruspa selvaggia. Ora il paesaggio è stato banalizzato dall’ennesima pista

Libertà. Togliere agli escursionisti la libertà di camminare su di un sentiero è un atteggiamento odioso e rozzo: si dà la priorità allo “sviluppo della montagna” pistaiolo obbligando i pedoni a pestare truffe. Davvero un peccato che certi comuni delle Valli di Lanzo, normative a parte, non abbiano assolutamente dimostrato di amare la libertà, (considerando anche il costo irrisorio per sostituire un sentiero, rispetto ai 50/100 mila euro al km per una pista) sebbene storicamente abbiano offerto riparo e conforto ai partigiani durante la Seconda Guerra Mondiale.

Per capire la differenza tra salire in montagna su di un sentiero e salirci su di una pista basta considerare che:

  1. le piste devastano paesaggi creati nei secoli dall’uomo che ci ha camminato. Non dalle macchine;
  2. i pedoni raggiungono più facilmente una meta su di un sentiero (percorso più diretto e più rapido) che non su di una strada di montagna: aspetto tutt’altro che irrilevante quando programmiamo un’escursione che ci impegna per molte ore;
  3. le piste che abbattono aree boscate non offrono più il confortante e gradevole riparo dal sole: questo signifca faticare e sudare molto di più soprattutto durante i periodi caldi (e purtroppo col caldo torrido dovremo farci i conti anche in montagna);
  4. i boschi sventrati dalle piste non proteggono più i percorsi dagli eventi atmosferici come vento, pioggia o neve: provate a fare un’escursione sotto la neve seguendo un sentierino che scompare in una foresta alpina: è semplicemente meraviglioso;
  5.  le piste sono terribilmente noiose perché non sono funzionali a chi cammina; lo sapevano molto bene i montanari di un tempo che, non essendo gommati, hanno progettato e realizzato opere viarie straordinarie.
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Agosto 2015

Se fossi un cittadino svizzero non avrei bisogno di scrivere tutto questo a difesa dell’escursionismo perché una legge del 1985, voluta dalla Costituzione svizzera che parla di sentieri dal 1979, ha perfettamente previsto queste esigenze e bisogni degli escursionisti tutelandoli con soli 17 articoli.

Problema culturale? Ovviamente sì. Da noi la montagna è fatta di piste (da sci soprattutto) anzi, la montagna si identifica con le piste, e senza di esse non si riesce a vedere come ricavarne denaro. Povertà e miseria prosperano soprattutto dove manca la cultura: peccato che quando poi si è chiamati a votare, si vedono gli effetti.
E’ davvero un peccato che questa montagna a due passi da Torino, ben rappresentata dalla Società Storica delle Valli di Lanzo (attiva sin dal 1946), non sia stata così appetibile agli “amministratori” locali dal punto di vista culturale. Ma questo discorso ovviamente vale anche per le altre aree alpine piemontesi dove le piste avanzano, distruggendo così un potenziale escursionistico (escursionismo = cultura) che troverebbe sicuramente un grande riscontro se solo si cercassero gli estimatori all’estero, magari proprio in Svizzera. A tal proposito vi invito a leggere questo interessante studio “Escursionismo pedestre in Svizzera 2014 (riassunto 2015)“, messo online dall’Ufficio federale delle strade USTRA.

[…] Ma Ultimi viaggi nell’Italia perduta è anche un libro delicato e struggente, perché è anche un viaggio di La Capria dentro la propria anima, l’unico luogo in cui quei paesaggi così belli da poter essere definiti «sacri» esistono ancora e suscitano emozioni così intense da essere insopportabili. E allora quella Bellezza sempre inseguita, che permea di sé certi luoghi, certe persone, certi momenti di vita quotidiana, può anche far piangere, immalinconire, perché forse non ti sei mai sentito pienamente degno di lei o perché quando riapri gli occhi vedi che quei luoghi non ci sono più o non sono più gli stessi, e nemmeno tu sai bene dove ti trovi e chi sei.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

7 Responses to Sentieri perduti

  1. Anonimo says:

    “Le piste sono terribilmente noiose”: è urgente rilanciare con passione questa giusta ma non frequente osservazione che invece è fondamentale, visto che parliamo di Montagna, ovvero di Bellezza. Il resto, e cioè il declino dello sci e quello del legno come biomassa per il riscaldamento, va solo continuamente ribadito, perché parla da sé.

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  2. Anonimo says:

    Alla gita del catechismo, quand’ero bambina, cantavamo sempre una sciocca tiritera: “La Svizzera, la Svizzera, la Svizzera è una nazion!”.
    Oggi l’insulso ritornello suona come saggia risposta alle domande di Beppe:”Perché in Svizzera i sentieri sono tutelati e da noi invece no?”.
    Perché la Svizzera è una nazione. I suoi cittadini, così come i francesi, i tedeschi, gl’inglesi… hanno senso dello Stato, dei diritti e dei doveri, rispettano le leggi e le leggi non sono un castigamatti, ma un modo per venire incontro al bene dei cittadini, di TUTTI i cittadini. Noi, al contrario, siamo un’accozzaglia di individui, ognuno bada al suo piccolo orticello, al “proprio particulare” direbbe il buon Machiavelli. Le leggi sono fatte per compiacere gli amici e gli amici degli amici, vi sono poi sempre le deroghe, si incontra ogni volta chi è disposto a chiudere un occhio se non vengono rispettate… Per la pista Pera Berghina – Mea, era sufficiente che il comune obbligasse l’impresa costruttrice a ripulire il sentiero dai tronchi, dai massi e dal terriccio buttati a valle. Il sentiero, infatti, non è scomparso che per un breve tratto, per il resto non è più percorribile esclusivamente a motivo dei detriti che l’hanno invaso.
    “L’Italia è fatta. Ora bisogna fare gl’Italiani” dicevano due secoli fa, a conclusione dell’epoca risorgimentale. Purtroppo l’impresa non solo non è conclusa, molto probabilmente non è nemmeno cominciata.
    ariela

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  3. serpillo1 says:

    La Svizzera non è poi così distante da noi.. eppure..
    Evidentemente il non camminare con il ritmo dei propri piedi rende difficile comprendere la natura e se stessi..

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