Le rogazioni

Pascolo-Borgata Missirola (1440 m)

Pascolo della borgata Missirola (1440 m) in Val Grande di Lanzo

…A fulgure et tempestate… Libera nos Domine!…
…A flagello terraemotus… Libera nos Domine!…
…A peste, fame et bello… Libera nos Domine!…
…Ut fructus terrae dare et conservare digneris… Te rogamus, audi nos!
…Ut pacem nobis dones. Te rogamus audi nos!…

La primavera è giunta dopo un inverno anomalo e caldo che solo in zona cesarini ha portato qualche perturbazione benefica per la montagna.

Il periodo delle rogazioni si avvicina. Questa antichissima tradizione di benedire i campi, che risale addirittura all’epoca delle celebrazioni pagane, poi cristianizzate dalla Chiesa, sta scomparendo e rimane viva solo nella memoria degli anziani montanari.

Edicola-Poco prima della borgata di Laietto (1527 m)

Edicola sul sentiero 236b della Val d’Ala

Le rogazioni, il cui verbo latino rogare significa pregare insistentemente, sono invocazioni e richieste di preghiera fatte in processione per implorare un buon raccolto, preservandolo da grandine e da siccità, e per proteggere l’uomo dalla malattie, dalla carestie, dalle guerre e dalle calamità naturali.

I segni di questa tradizione religiosa, sfociata in forme d’arte popolare, sono visibili camminando ancora oggi sulle nostre mulattiere. Croci di confine poste ai lati dei sentieri e degli incroci, edicole e piloni votivi con immagini di santi e madonne ornati, un tempo, con freschi fiori alpini. Il viandante di passaggio, ma anche i montanari nello svolgimento dei loro lavori, erano rassicurati sulla correttezza del percorso e, volendo, potevano raccogliersi in preghiera o cantare le lodi.

Lia, la nostra amica che vive nelle Valli di Lanzo (le Alpi di Torino), ben narra queste processioni a cui partecipava tutto il borgo:

Nel passato la fede dei nostri nonni era grande, la vita e il lavoro durissimi. Tutto si susseguiva nella speranza dell’aiuto di Dio e nella particolare devozione alla Madonna.
In primavera, quando la natura si risvegliava, si pregava per una buona annata; verso la fine di marzo, dopo l’annunciazione dell’angelo a Maria, si facevano le “rogazioni”, ossia le preghiere propiziatorie e la benedizione delle campagne.
Era una funzione molto suggestiva. Dopo la Santa Messa, verso le sette del mattino, tutti andavano in processione lungo i sentieri e le stradine, attorno al paese.

Pilone votivo-Pian Attia (1382 m)

Pilone votivo-Pian Attia (1382 m)

Per primo il Parroco che intonava le lodi alla Madonna e recitava preghiere e litanie: lo seguiva una lunga fila di uomini, donne e bambini, un coro di voci diverse che pregavano.
Io andavo sempre con i miei nonni e provavo una gioia incredibile mentre la nonna mi stringeva la mano perché pregassi più forte.
Il Parroco aveva con sé un piccolo secchiello pieno di acqua benedetta che, con un ramoscello di ulivo, spargeva sui prati benedicendoli.
Erano così belli quei prati circondati da rustici muretti di pietra, che sembravano dipinti!
Tutti pregavamo ad alta voce guardando cadere quelle gocce di acqua benedetta sui primi fili d’erba e ci sembrava già di vedere il fieno alto, rigoglioso e profumato.
Ci accompagnava il primo sole primaverile e il cinguettio degli uccellini che preparavano il nido.
Queste funzioni venivano ripetute nei lunghi periodi di siccità o di carestie per invocare la Madonna affinché mandasse la pioggia.
Forse nessuno mi crederà, ma dopo un giorno o due la pioggia cadeva facendo rinverdire i prati, scorrere i ruscelli e fiorire i ciliegi.
Nelle borgate ove c’erano le Cappelle si facevano anche le novene: alla sera, recitando il Rosario, si girava attorno alla chiesetta supplicando l’aiuto divino.
La stessa cosa succedeva quando le piogge erano troppo abbondanti e vi era il rischio di paurose alluvioni.
Non c’erano le previsioni “meteo” ma valeva l’esperienza dei nostri nonni. Essi conoscevano e sapevano prevedere bene il tempo seguendo il soffiare del vento e lo scorrere delle nuvole nel cielo. Ma, soprattutto, speravano nell’aiuto di Dio e nel regalo di una buona stagione.

Lia Poma

4 Responses to Le rogazioni

  1. Giorgio Inaudi says:

    Non credo che si potesse parlare di “rogazioni”, ma a Balme si riteneva che Santa Barbara proteggesse dalla folgore e dal tuono e pare che fosse uso salmodiare la seguente prece:
    “Santa Barbara e San Simoun
    varda-nous da la sleida e da ou troun
    e da seui d’Ala e da seui d’Moundroun”
    che si può tradurre:
    “Santa Barbara e San Simone
    proteggeteci dalla folgore e dal tuono
    e da quelli di Ala e da quelli di Mondrone”
    tanto per non parlare di campanilismo!

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  2. Andrea says:

    Che nostalgia per quel piccolo mondo antico, fatto di tradizioni, fede, contatto con la natura e anche, perchè no, di superstizioni, che tutto sommato non guastano e anzi contribuiscono a mantenere un po’ di sano mistero e stupore.

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