La sottile linea rossa

2016-04-24 004 (1024x683)Carta e segnaletica ci spingono sovente a frequentare la certezza. Un’escursione guidata dai bolli bianco-rossi e dalle frecce ci regala momenti molto rilassanti e piacevoli nelle Alpi. La mente è libera dall’ansia dell’orientamento perché ci pensano quei discreti simboli, in sintonia con la carta escursionistica, a direzionare i nostri piedi. Il resto è pura e totale immersione nella natura alpestre dove lasciare la nostra anima libera di vagare.
Oggi il vento da Nord, che spazza le Valli di Lanzo, ci respinge dall’alta Val Grande dove avremmo voluto posizionarci per respirare gli ampi e suggestivi panorami della catena Gura-Mulinet-Martellot. Abbiamo bisogno di protezione da queste raffiche fredde che scendono impetuose dalla muraglia di roccia e ghiaccio. Le foreste che ricoprono il versante della media Val Grande ci attendono. Chi ama l’escursionismo quattro stagioni sa molto bene che il bosco è un alleato straordinario. In ogni periodo dell’anno, e con ogni tempo, ti protegge permettendoti di non rinunciare quasi mai a solcare sentieri.
Abbandoniamo l’auto nel parcheggio davanti alla chiesa di Bussoni (920 m), piccolo villaggio del Comune di Chialamberto, in Val Grande di Lanzo. Questo è un microcosmo alpino che adoro perché appena indossi gli scarponi ti trovi di fronte ad una provocazione: Nord oppure Sud. In centro il nastro d’asfalto che quei cartelli ti invitano di abbandonare. Sono cartelli centrifughi.
Prendiamo a Nord e ci facciamo risucchiare dalle magnifiche e magnetiche foreste celtiche che abitano questo versante della Val Grande. Sorreggono un delizioso alpeggio con tanto di piccola chiesetta bianca pronta ad accogliere le fatiche dei montanari e di noi camminatori. La tabella segnavia, subito dopo il ponte della Stura, indica un’ora e trenta di cammino per la prima tappa intermedia, senza soste. Noi oggi, indossando gli scarponi, ci svestiamo della fretta lasciandola in macchina: quello è il suo luogo e l’asfalto il suo ombelico del mondo.

Missirola

Missirola (1452 m) nel versante Nord della Val Grande di Lanzo. Raggiungibile con il sentiero n. 304

Il percorso che vogliamo seguire è circolare in senso antiorario. Dopo aver toccato i casolari di Missirola (1452 m), si prosegue fino a quota 1500 metri circa, e poi si scende verso l’inverso di Chialamberto, attraversando minuscole borgate e piccoli nuclei di baite che attendono il viandante per emanare la loro flebile voce, immersa in boschi fiabeschi. Un’escursione meravigliosa fatta già altre volte rimanendone sempre molto affascinati ed incantati: si attraversa un versante ricco di testimonianze dell’opera dei montanari di un tempo che spuntano all’improvviso protette dalle fronde.
Arriviamo a Missirola, e dopo esserci goduti lo splendido panorama del versante Sud, dominato dal Monte Bellavarda, consulto la carta per aggiornarmi su quote e dettagli della zona. L’occhio cade presto su una sottile linea rossa che viaggia verso Ovest e che mi domanda se oggi non sia il caso di abbandonare le certezze. Questo è un aspetto che amo dell’andar-per-monti: mollare la zavorra. Se prima è stato il centro ad essere scaricato – decadente ed angosciante – ora tocca alla sicurezza, oggigiorno così perniciosamente assolutizzata.

sottile linea rossa

Carta n. 8 Valli di Lanzo edita da Fraternali Editore (scala 1: 25000)

C’è una sana tensione in quella sfuggevole e tortuosa linea rossa: non ti promette nulla perché quella simbologia ti informa che sarai senza bolli e cartelli. E non puoi nemmeno essere sicuro che la traccia sarà sempre evidente. La sua aspirazione è quella di condurti in un altro vallone: vuole congiungere due mondi, uno conosciuto e l’altro misterioso.
Verso Ovest, il Vallone Croset è una profonda e lunga incisione quasi parallela al vallone di Missirola. Andando ancora verso Ovest, seguendo un’altra sottile linea rossa, incontreremmo il vallone di Trione, magnifico solco vallivo sui cui passa la mitica GTA che può spingerti fino in Svizzera. Il Bec di Nona (2203 m) separa questi due valloni. Se seguiti fino sullo spartiacque, allora si toccano quote importanti, con dislivelli impegnativi. Insomma, roba per veri intenditori.
Oggi ci facciamo tentare da quella linea rossa che forse ci consentirà di fare una nuova escursione ad anello, questa volta in senso orario, per scoprire un’altra porzione del versante Nord della Val Grande. Due terzi del percorso totale completamente a noi sconosciuti, compresa la tranquilla e sicura sterrata del fondovalle che dovrebbe ricondurci al centro.

Versante Nord Val Grande

Versante Nord Val Grande di Lanzo: in cento il Vallone Croset, a destra quello di Trione

Non possiamo azzardare alcuna previsione sul tempo necessario per rientrare perché non abbiamo informazioni specifiche su quel percorso riportato sulla carta n. 8 della Fraternali Editore. Ci fidiamo, sapendo che dobbiamo accettare le incognite: la traccia sul terreno potrebbe essere inesistente, magari si dissolve in qualche radura dopo due ore di marcia, forse qualche albero caduto interrompe la via, nevai marci su cui sprofondare… E il Rio Croset, alimentato dal disgelo e il cui vigoroso mormorio risale dal fondovalle, sarà guadabile? Questa è l’incognita più inquietante che ci accompagna mano a mano che avanziamo, ben consci che quando ci troveremo al suo cospetto saranno trascorse ore di marcia da Missirola.
Il meteo è favorevole per perdere le certezze: il föhn ci dona visibilità perfetta e foto magnifiche. Raggiungiamo i casolari a monte di Missirola facendo un minimo di orientamento con carta, altimetro e bussola. Non vediamo alcuna traccia sui pascoli sebbene la linea rossa continua a parlarci. Aggirato verso Nord l’alpeggio, incontriamo i primi esemplari di larici che popolano un rado bosco dove la viva luce bianca e azzurra del versante a solatio filtra spegnendo le ombre.

baite a monte di Missirola

Addentrarsi nel bosco, senza il conforto di indicazioni sul terreno, come un’esile traccia, non avrebbe molto senso vista l’ora. Non ci perdiamo d’animo e proviamo comunque a proseguire orientandoci con quanto ci dice la linea rossa. Poco dopo, su di un larice, notiamo annodato un pezzo di nastro bianco e rosso, uno di quelli che si utilizzano per indicare provvisoriamente un percorso che attende la segnaletica ufficiale. Ci sta indicando proprio la nostra sottile linea rossa? La linea rossa presto diventa un buon sentiero, sebbene molto sporco e su cui bisogna stare attenti a non inciampare nei rami che lo ricoprono. Segno questo che è un percorso poco frequentato.
Siamo contenti ed ottimisti. Questa è una buona traccia che non ha interruzioni e continuiamo ad incontrare, giusto nei punti più critici, il nastro bianco e rosso ospitato dagli alberi e anche qualche ometto di pietre. Chi ha posizionato il nastro sa di segnaletica, perché compaiono proprio quando servono. Ci stiamo quasi convincendo che, forse, oggi riusciremo ad inseguire incertezze e metterci così alla prova: abbiamo voglia di osservare, di esplorare, di conoscere e di imparare qualcosa di nuovo.

la sottile linea rossa

Questo sentiero a mezzacosta, che prende quota dolcemente, tra la Testa di Missirola (2111 m) e il Bec Tirsi (1732 m), presto si rivela un bellissimo percorso punteggiato da baite in pietra che aspettano l’abbraccio finale del bosco e l’ultimo sguardo smarrito degli escursionisti di mondi lontani. Ancora una volta mi ritrovo stupito, commosso e meravigliato nell’incontrare aree alpine che, per quanto possano sembrarci remote ed inaccessibili – addirittura inesistenti sulle carte meno recenti – siano state colonizzate dalle genti alpine per sfruttare ogni piccolo angolo di pascolo, spesso in luoghi impervi, aspri e severi.
Sospinti dalla voglia di esplorare, e dopo aver attraversato qualche nevaio ancora portante, grazie al freddo vento da Nord, riusciamo a dirigerci fino al Bec Tirsi. Da questa elevazione sappiamo, interpretando la carta, che planeremo molto velocemente nel Vallone Croset. Alla destra di questa altura ammiriamo increduli una piccola baita in pietra, con il tetto di lose ricoperto di aghi di larice imbruniti, orgogliosamente aggrappata al versante Est del Bec, in cerca del sole nascente. La cerchiamo invano sulla carta. Non troviamo il simbolo. Emerge dal nulla come un’astronave che giunge dai confini dell’universo.
Fin qui! I montanari riuscivano a fare cose pazzesche, che nella nostra ignoranza di cittadini ci risultano quasi incomprensibili.

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Un piccolo ometto di pietre ci strizza l’occhio invitandoci a tuffarci lungo l’erto pendio che precipita nelle acque del Rio Croset. Inizialmente la traccia è incerta tanto quanto invece è certo il rigoglio del torrente che ci impone il dubbio del suo guado. Lo scosceso versante Ovest del Bec Tirsi ci fa picchiare nel fondovalle: in pochi minuti perdiamo 300 metri di quota, ritrovandoci in un ambiente solitario e selvaggio mentre tra gli alberi notiamo gli spruzzi del torrente generati da una duplice cascatella situata a monte. Cerco con frenesia il passaggio migliore per attraversare del torrente: lo cerco verso valle ma presto mi accorgo che si può guadare verso monte! Dobbiamo solo stare molto attenti alle pietre scivolosissime: perdere un appoggio del piede qui farebbe davvero male.
Una grossa ed importante incertezza evapora come l’acqua nebulizzata del Rio Croset che scorre vigoroso alla destra idrografica. Siamo molto contenti di essere arrivati fin qui e cominciamo ad intravedere il traguardo che in montagna è il punto di partenza iniziale.

Cascate

L’ultimo salto per superare il rio ci catapulta nella natura selvaggia e disordinata; non troviamo alcun indizio del sentiero 306 che però sappiamo essere stato dotato di segnaletica solo qualche anno fa. Siamo a circa 1450 metri e alla ricerca di una traccia e di qualche bollo bianco-rosso che possano confortarci. Questo tratto finale del Vallone Croset è stretto, incassato e odora di selvatico. Analizzando la carta ci accorgiamo che presenta uno sviluppo di ben 1400 metri, partendo dai 1000 metri del fondovalle per arrivare fino ai 2405 metri del Colle Croset, posto sullo spartiacque Val d’Ala-Val Grande. La direzione di discesa è Nord e non possiamo sbagliarci. Dopo qualche passo finalmente tocchiamo l’innesto della nostra sottile linea rossa con un sentiero molto più evidente. Poco oltre, su di un larice, il meraviglioso bollo bianco-rosso ci suggerisce, senza indugi, che siamo sul 306! Sono le 13 e 31. Da quando abbiamo lasciato alle nostre spalle le certezze di Missirola sono trascorse due ore e mezza. Non abbiamo ancora toccato cibo e non ci siamo regalati alcuna pausa: ci siamo sfamati di montagna. Ora è importante dare attenzioni allo stomaco. Siamo contenti di aver adocchiato una traccia di certezza e così ci abbandoniamo sul primo abbozzo di sedile in pietra per divorare un paio di gustosissimi panini. Beviamo un succo e poi una tazza di caffè caldo e siamo pronti per rialzarci e terminare la nostra piccola grande avventura di oggi.

bollo bianco-rosso

Atterriamo sul fondovalle della Val Grande sapendo cosa dovremo incontrare al termine del sentiero: un affascinante bivio difficile da descrivere a parole. E’ situato subito dopo il ponte sulla Stura della frazione Migliere di Groscavallo. Arrivando da questo delizioso villaggio, ti trovi di fronte ad un’ampia scelta di ore di marcia. A sinistra sali fino al Colle Croset (2405 m) – ma puoi sempre deviare anticipatamente per sottili linee rosse… – mentre a destra cavalchi il Vallone di Trione, lungo la GTA. Entrambi ti propongono dislivelli importanti e panorami vertiginosi che fanno da cornice ad una natura e cultura indescrivibili.
Ma le piacevoli sorprese oggi non finiscono qui, dopo aver intercettato la sterrata che va verso Est, verso la base di partenza. E’ estremamente gradevole accorgersi che i paesaggi goduti lungo questa escursione, soprattutto quelli proiettati dal versante Sud della Val Grande, ricamati ed incisi dai montanari di un tempo, si saldano alla perfezione con il paesaggio del fondovalle: ce ne accorgiamo osservando, al di là del torrente Stura, il borgo di Migliere (1054 m) che con le sue case con i tetti in losa, si sposa incantevolmente con il paesaggio alpino circostante. E’ una sensazione di benessere profondo che ci dona il ritrovare le medesime armonie paesistiche e le identiche proporzioni tra natura e cultura  che abbiamo apprezzato in quota, quando ci siamo imbattuti nell’ambiente costruito dai montanari. Presenze minime e stupefacenti che quaggiù, dove passa l’ombelico del mondo asfaltato, ritroviamo nella loro essenza architettonica: non ci sono palazzoni della speculazione edilizia degli anni 50 e 60, le case sono quasi tutte della stessa altezza, hanno tutte le coperture in losa e mantengono pressoché la strutture originali. E’ un bellissimo esempio – purtroppo raro nei fondovalle delle Valli di Lanzo – di una cultura che ha continuato ad integrarsi armoniosamente con la natura alpina, senza stravolgere il paesaggio: è la ciliegina sulla torta di questa giornata memorabile.

Migliere

Migliere (1054 m) frazione di Groscavallo

Lungo la sterrata che percorre questo tratto della Val Grande (ovvero tra Migliere e Bussoni), passando a destra, a sinistra e poi nuovamente a destra della Stura, incontriamo ancora paesaggi molto gradevoli, dominati dalla sagoma appuntita del versante Ovest del Monte Bellavarda (2345 m), mentre alle nostre spalle ci colpisce la maestosità della catena Gura-Mulinet-Martellot, sulla cresta di confine con la Savoia, oggi spazzata da un’impressionante goùnfia che dal patois – ovvero il francoprovenzale o arpitano – lo si traduce visivamente, per chi non lo conosce, con un laconico stai lontano da me.
Il campanile di Bussoni, che individuiamo poco prima del ponte sulla Stura, segna le 16. La foto di partenza lo immortala alle ore 9. Ripensare a questo lasso di tempo – 7 ore – mi fa star bene. In montagna, soli con i nostri piedi, il tempo si mastica perché è pastoso e penetrante. Ti scava dentro, ti modella e ammorbidisce le linee del tuo pensiero. Lo rallenta come un torrente che sfocia dall’alta quota verso un lago: i pensieri si spandono, si allargano e acquisiscono forma negli ampi come nei piccoli spazi del mondo alpino. Le linee rosse della carta sono mappe mentali, prima che concreti cammini. Quelle linee sono scandite dal tempo escursionistico che dilata la tua anima, arricchendola di tempo autentico e genuino.

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La goùnfia provocata dal föhn sulla testata della Val Grande

Il tempo è la risorsa più scarsa e preziosa della nostra epoca. Pensate a questo quando gli scienziati ci avvisano sulle catastrofi climatiche che si intravedono all’orizzonte. Semplicemente non abbiamo tempo per contrastarle perché corriamo troppo veloci. Ma il nostro Pianeta sa fare di meglio in questa gara. Accelera più di noi e amplifica le sue forze. E’ il fallimento delle nostre facoltà, della nostra mente, spinta a fare sempre di più, a produrre sempre di più, finisce per essere incapace di produrre ragionamenti. E così ci sfugge tutto. Pure il mondo.
Scippati del tempo, abbiamo bisogno di qualcosa che ce lo riconsegni affinché possiamo riappropriarci delle nostre facoltà, scandite da tempi cronologici umani.
La montagna in questo è Maestra se vissuta a piedi, senza fretta.
Per quella c’è il bagagliaio dell’automobile.


Ringraziamo sentitamente Mario Fraternali che ha offerto ai camosci bianchi, con la consueta generosità e gentilezza, un estratto ad alta qualità della carta n. 8 (file in pdf). Durante la scrittura di questo post mi sono divertito ad usarla più volte. Il bello è che ho potuto ingrandirla anche del 400% senza perdere definizione. Ciò mi ha consentito di comprendere maggiormente il territorio che abbiamo percorso, con la sua sottile linea rossa, facilitandomi a leggere le curve di livello per determinarne la quota.

crochi

Piccoli miracoli lungo la sottile linea rossa

Una considerazione sull’importanza della cartografia è doverosa: come scrisse Annibale Salsa, per conoscere un territorio ricco e complesso come quello delle Alpi c’è un solo modo: mettersi in cammino. Ma per farlo abbiamo bisogno anche di carte di ottima qualità, che non significa perfette – impossibile – ma vuol dire precise nella rappresentazione orografica, dettagliate e in grado di indicare con molta accuratezza tutti i tipi di percorsi: da quelli adeguatamente coperti dalla segnaletica a quelli che sono solo sottili linee rosse. Mario Fraternali, con il suo lavoro (che è soprattutto una grande passione) sta dando certamente un grandissimo contributo alla comprensione e alla conoscenza del territorio delle Valli di Lanzo – favorendo l’escursionismo – e sono oltremodo felice che stia collaborando con il Cai di Lanzo, artista nel rianimare i sentieri grazie al lavoro splendido dei suoi volontari.
Ora vi lascio le informazioni essenziali su questa escursione.


Escursione ad anello Bussoni (920 m) – Missirola (1452 m) – Bec Tirsi (1732 m) – Vallone del Rio Croset – Bussoni

Partenza: Bussoni (920 m; fraz. di Chialamberto – Val Grande di Lanzo)

Dislivello totale: 900 m circa

Difficoltà: EE solo per il tratto da Missirola fino al guado nel Vallone del Rio Croset (quota 1440) poco prima di incrociare il sentiero n. 306

Tempo di percorrenza: 6 ore (escluse le soste)

Lunghezza totale del percorso: 12 km circa

Cartografia: “Valli di Lanzo n. 8“, scala 1:25000, edita dalla Fraternali Editori oppure “Alte Valli di Lanzo carta n. 17“, scala 1:25000, edita da L’escursionista Editore

Segnavia: 304 (con bolli bianco-rosso e cartelli) – assente – 306 (con bolli bianco-rossi)

La carta ad alta qualità in formato pdf (15,1 MB) che rappresenta la zona dell’escursione potete scaricarla cliccando qui (si apre con visualizzatore Google Drive: per scaricare tutto il pdf dovete cliccare sul pulsantino in alto, a destra del simbolo della stampante). La versione in pdf permette ingrandimenti elevati.
Per una prima ed immediata visualizzazione della zona interessata dall’escursione ad anello, riporto qui sotto un ritaglio a bassa risoluzione in formato jpeg. Se ci cliccate sopra la si può vedere un po’ più ingrandita. Per ulteriori ingrandimenti fate il download della versione pdf.

Fraternali n.8 (estratto Chialamberto)

Ritaglio in formato jpeg a bassa risoluzione della carta Fraternali originale in formato pdf (15,1 MB). Questa non è adatta per ingrandimenti elevati.

Segnalo che l’ultimo aggiornamento della carta “Valli di Lanzo n. 8“ (scala 1:25000) della Fraternali Editore è del 2015. Inoltre la carta è impermeabile e antistrappo ed è stata realizzata in collaborazione con il CAI sezione di Lanzo Torinese.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

17 Responses to La sottile linea rossa

  1. “I sentieri si costruiscono viaggiando” e sono sicura che Franz Kafka avrebbe approvato la sua frase come degno titolo di questo splendido “diario di viaggio” Beppe!
    Passo dopo passo quella sottile linea rossa si è trasformata un sentiero vero che la mia immaginazione ha potuto percorrere senza far fatica lasciando impronte invisibili dietro le tue parole e sulle tue bellissime immagini!
    “Il tempo ti scava dentro,ammorbidisce le linee del tuo pensiero e lo rallenta come un torrente che sfocia dall’alta quota verso un lago”….adoro i laghi e questo paragone dell’effetto del tempo sul pensiero è un’immagine stupenda Beppe! Grazie come sempre per queste “favolose favole della buonanotte” !!!:) Aspetto la tua prossima “linea rossa” Beppe perchè la “linea rossa”qui da me purtroppo ti conduce solo negli affollati sotterranei del metrò milanese!:(
    .

    • Beppeley says:

      Grazie cara Lucia del tuo bellissimo commento!
      Sarebbe bello un giorno percorrere insieme una linea rossa.
      Quando vuoi, le Valli di Lanzo ti aspettano!

  2. Beppe Rulfo says:

    …ho camminato con Voi.. leggendo della sottile linea rossa.. e qui davanti al mio pc mi ritrovo.. con gli occhi lucidi!!!

  3. ventefioca says:

    Che meraviglia leggere di questo camminare in una giornata di pioggia come oggi.

  4. serpillo1 says:

    La montagna non è solo verticalità ma anche percorsi a mezza costa che ti permettono di godere di differenti paesaggi ed ambienti.
    Che bello se ci fossero punti di appoggio per poter effettuare trekking di più giorni attraversando in senso longitudinale le valli.
    Bellissima descrizione.

  5. Anonimo says:

    Questo post mi ha “catturata” sin da subito… la curiosità di capire dove si voleva “andare a parare” con un esordio un po’ misterioso, mi ha spinta a proseguire e, alla fine, sono stata fagocitata dalle parole. Ho immaginato e vissuto nelle mente e con le emozioni, passo dopo passo, foto dopo foto, la bellissima escursione. Il rimpianto per non esserci stata è uno stimolo per il futuro, anche se ci vogliono le dovute conoscenze tecniche per avventurarsi sul percorso della sottile linea rossa….
    Soprattutto si resta conquistati dalla bellezza di questi luoghi “a portata di mano” che sono spesso sconosciuti anche a chi vive e frequenta le Valli Lanzo.
    Mai dire mai..
    Complimenti!

    Verglas

    • Beppeley says:

      Grazie!
      Continuo ad incantarmi sebbene siano molti anni che giro per le Valli di Lanzo.
      Speriamo che presto lo si possa dotare di segnaletica CAI. Manca solo quella.

  6. Anonimo says:

    Bravo Beppe! Scritto molto bello che ha saputo unire la descrizione attenta e precisa di un’escursione inconsueta ad intense considerazioni personali sulle sensazioni che la montagna sola può regalare.
    Hai ragione: nei momenti di maggiore incertezza, c’è sempre una sottile linea rossa pronta a guidarci; è però necessario saperla scorgere ed affidarvisi con fiducia, senza lasciarci trattenere dal bisogno di sicurezza e dalla paura dell’ignoto.
    Molto profonde e condivisibili le considerazioni sul tempo, la fretta e la lentezza.
    Quasi tutti noi abbiamo la velocità nella testa. In natura la corsa è dell’animale braccato che fugge avvolto di terrore e del predatore smanioso di morte e di sangue.
    Dovremmo forse riflettere su come si possano applicare a noi umani queste condizioni.
    Siamo sicuri di non dover rallentare per dirci animali dotati di coscienza?
    Grazie per le riflessioni che hai saputo suscitare in noi
    Ariela

    • Beppeley says:

      Grazie a te per il tuo bellissimo commento!

      Mi fai venire in mente il proverbio africano (evidentemente assunto come metafora dalla maggior parte del mondo “sviluppato” negli ultimi decenni):

      “Ogni giorno in Africa una gazzella si sveglia, sa che dovrà correre più forte del leone o finirà mangiata,
      ogni giorno in Africa un leone si sveglia, sa che dovrà correre più forte della gazzella o morirà di fame,
      ogni giorno in Africa non importa che tu sia un leone o una gazzella l’importante è che inizi a correre”.

      Forse solo nel XXI secolo ci stiamo accorgendo su quale “terreno” stiamo correndo: si chiama Terra e corre molto più veloce di predatori e prede.

  7. Anonimo says:

    Foto 7…mi sembra la “baracca” della cava di Lose del Tirsi..da lì c’era il piazzale e il tiro di teleferica fino a valle. Possibile? Non avete visto la vecchia rotaia e i resti di pulegge?

  8. Beppeley says:

    Caro anonimo, ma con un tuo bellissimo commento che ci permette di scopire un aspetto importante, dal punto di vista dello sfruttamento economicio della Val Grande, non trovi il coraggio di firmarti?

    Comunque ti ringrazio tanto per l’indicazione e sarei molto contento se potessi darmi altre indicazioni su quella cava! Come saperne di più?

    Ecco la foto 7 con il dettaglio che mi fa credere che tu ci abbia azzeccato!

    2016-04-24 470

     

     

    • Anonimo says:

      ciao a tutti,
      ero finito per caso in quel posto…i giorni seguenti chiesi ad un amico marghè cosa fosse e mi raccontò cosi la storia del posto. Di recente ne ho saputo di più leggendo un articolo su “valli di lanzo touring” quel giornalino che si trova in alcuni bar e negozi della valle. C’è un articolo di 2/3 pagine sulla Cava del Tirsi. Quando ho letto il tuo articolo mi pareva di aver riconosciuto il posto, ma ci sono stato 15 anni fa e non ero cosi sicuro.

      non mi firmo perchè sono un trialista. so che non vi piacciono le moto sui sentieri (anche se le usiamo come alternativa ai piedi per scoprire angoli dimenticati delle ns vallate).

      buone passeggiate e lieto per una volta di avervi dato uno spunto nuovo.

  9. I sentimenti che descrivi sono gli stessi che spesso si hanno quando si va in giro per fare le carte: molto di sovente si parte con un’idea di percorso, magari anche ben definita e pianificata. Ma poi lungo il percorso si trovano delle deviazioni impreviste (le sottili linee rosse), delle suggestioni che ti portano a derivare rispetto a quanto avevi previsto. E ci si sente veramente degli esploratori che ri-scoprono luoghi che una volta erano vivi ed abitati. Le escursioni di mezza montagna, tra i mille e duemila metri di quota, sono quelle che più mi piacciono, ti permettono di riscoprire vecchie mulattiere, vecchi borghi abbandonati, ti danno veramente la sensazione piena di cosa vuol dire vivere in montagna.
    Grazie per l’apprezzamento verso il nostro lavoro
    Mario Fraternali

  10. KROCTUS says:

    Ho letto. Bello sentir narrare così il tuo andare dietro a una ‘linea rossa’ che nasconde e rivela poco alla volta il significato di una passione x la montagna … cammino dove tu stesso diventi parte di ciò che stai seguendo sei xcorso. ..respiro. ..vita .dove ql linea rossa ne diventa senso e legame tra te e la bellezza di ciò che si ama. Grazie….

    • Beppeley says:

      È stato anche molto bello scoprire, grazie ad un commento precedente, che quella baita in pietra sul Bec Tirsi serviva per un’altra “sottile linea rossa” che congiungeva il mondo selvatico (la foresta con i suoi misteri) con il fondovalle (il mondo addomesticato). Quella teleferica ha creato i tetti in losa di Migliere lasciandoci la sobria bellezza alpina. È l’incontro con la natura e la cultura.
      Grazie a te.

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