Lettera al Sindaco di Germagnano (To)

Pubblichiamo la lettera che abbiamo ricevuto da Ezio Sesia e che è stata inoltrata alle sezioni Cai delle Valli di Lanzo (To), al Cai Uget Torino e alla Società Storica delle Valli di Lanzo.
E’ l’ennesimo scempio che si sta perpretando sulla straordinaria rete sentieristica delle Valli di Lanzo (provincia di Torino), patrimonio inestimabile di cultura, storia e natura.


Presso la cappella si San Giovanni a Creusmurai (768x1024)Egregio Sig. Sindaco Francesco Airola,

siamo venuti a conoscenza che nel territorio del suo comune sta per essere realizzato il collegamento stradale fra la frazione di Colbeltramo e la cappella di San Giovanni a Creusmurai. Tale intervento, a quanto ci risulta (e naturalmente ci auguriamo che le informazioni avute siano errate!), comporterebbe la distruzione della mulattiera che attualmente unisce le due località, uno degli ultimi tratti originali rimasti dell’antica strada usata fino al 1842 per risalire la Val di Viù e arrivare in Savoia attraverso il colle dell’Autaret.

Tale percorso, di rilevante interesse storico oltre che paesaggistico, è inserito nel catasto regionale dei sentieri con il n. 101, e allestito come sentiero natura, con segnaletica e tabelle illustrative apposite.

Confidiamo che Lei, tra i primi nelle Valli di Lanzo a mostrare lodevolmente fin dagli anni 80 sensibilità e attenzione alla sentieristica nella nostra zona e in particolare nel suo comune, insieme all’Amministrazione comunale poniate la massima cura ad evitare che Tratto della mulattiera a rischio presso Colbeltramo (768x1024)il danno paventato possa verificarsi, se necessario negando l’autorizzazione all’effettuazione dei lavori; del resto la cappella di San Giovanni già adesso è raggiungibile in pochi minuti dalla carrozzabile sul versante di Pian Bausano, e riesce davvero arduo comprendere la necessità di un collegamento stradale sull’altro versante, svilendo una zona oggi assai piacevole e frequentata dagli escursionisti in tutte le stagioni.

Saremmo lieti di avere da lei delle rassicurazioni in merito, onde poter continuare a praticare, insieme a tanti turisti ed escursionisti, sentieri e mulattiere che costituiscono una delle più apprezzate attrattive delle nostre valli, e che numerosi volontari e soci del CAI, con la collaborazione delle amministrazioni comunali più sensibili, hanno contribuito con fatiche e ore gratuite di lavoro a rendere percorribili con piacere e sicurezza.

Ezio Sesia (Società Storica Valli di Lanzo)


“Sapevamo, o credevamo di essere «un popolo di poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori, trasmigratori», com’è scritto (da un discorso di Benito Mussolini del 1935) sulle quattro facciate del Palazzo della Civiltà del Lavoro, a Roma-Eur. Invece siamo «un popolo di scimmie», dedito allo «smantellamento brutale e alla distruzione metodica della bellezza, alla trasformazione di luoghi bellissimi in luoghi senz’anima», scrive, dispiaciuto e adirato come Achille, Raffaele La Capria in Ultimi viaggi nell’Italia perduta (Bompiani).”
Articolo di Carlo Vulpio sul Corriere della Sera.

25 Responses to Lettera al Sindaco di Germagnano (To)

  1. Beppe Rulfo says:

    contro gli enti pubblici la vedo dura…ciò non toglie che comunque bisogna provarci…magari andando di persona a parlare con il Sindaco!!!

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  2. Leonardo Incorvaia says:

    Quando nel nostro “Bel Paese” si prendono di queste iniziative spesso incomprensibili, inevitabilmente qualche cattivo pensiero viene alla mente… del resto, si dice che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende…

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  3. Probabilmente manca una visione organica e progettuale. Si distruggono così quelle che sono le uniche risorse a disposizione per il futuro: Ambiente ed accoglienza.

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  4. serpillo1 says:

    È notizia di qualche giorno fa (12/05/2016 tweet @montagne360 -mensile del Club Alpino Italiano):

    130 Comuni insieme per un unico piano di valorizzazione del patrimonio di sentieri in Canavese e Valli di Lanzo.
    Il piano è stato candidato dall”Unione montana Valli di Lanzo Ceronda e Casternone: 2 milioni di Euro di investimenti previsti a favore di 9 Enti pubblici per completare e valorizzare a pieno il patrimonio escursionistico e le possibili attività outdoor.

    Qui il link:
    http://goo.gl/MzmdMn

    Bisogna intendere che questo sentiero (101) non è sufficientemente storico e non merita di essere tutelato e valorizzato?

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  5. Concordo appieno
    Strada del tutto inutile, oltre che dannosa

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  6. Toni Farina says:

    La legge regionale sui sentieri titola “Tutela del patrimonio escursionistico”. Patrimonio, appunto …
    Pare che in seguito agli eventi alluvionali degli anni 93, 94 e 2000 arrivarono nelle Tre Valli molte macchine movimento terra. Bisognerà pur utilizzarle in qualche modo … e avendo casa ai Tornetti di Viù le ho viste usare parecchio
    Che tristezza!

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  7. Beppeley says:

    Grazie a Roberta Bruno (https://twitter.com/wvmalia) scopro questa notizia del 2014:

    “Concessione del vincolo culturale sulla mulattiera per Montallegro: 2 giorni di festa a Rapallo”

    Rapallo. Due giornate di festa per celebrare la concessione – da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – del vincolo culturale, architettonico e archeologico sulla mulattiera del XVII secolo che sale al Santuario di Montallegro. L’iter si è concluso nei mesi scorsi, a seguito della richiesta promossa dal Circolo della Pulce. L’antico manufatto che si inerpica verso il Santuario della Vergine Patrona di Rapallo verrà quindi preservato in tutto il suo interesse storico, culturale e intriso di quelle che sono le più antiche tradizioni della comunità rapallese. […]

    continua qui: http://www.genova24.it/2014/09/concessione-vincolo-culturale-mulattiera-per-montallegro-2-giorni-festa-rapallo-71743/

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  8. è sempre triste vedere le bellezze della natura deturpate

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    • Anonimo says:

      E’ sempre bello vedere molte risposte appassionate, quando i Camosci Bianchi toccano il cuore delle Montagne e dei suoi lettori!

      Grazie Camosci!!!!
      Rok 64

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  9. Anonimo says:

    Il fatto è che queste risposte dovrebbero toccare il cuore, ma soprattutto la coscienza, di coloro i quali (a tutti livelli) da un lato si professano difensori del patrimonio dei territori che amministrano, e poi, dall’altro, spalancano le porte (e il portafoglio) a chi propone tali scempi…
    Si fa in fretta a distruggere secoli di storia, snaturando l’essenza e lo spirito di luoghi che sono il frutto di conoscenze, fatica ed identità di chi ha vissuto e preceduti in queste Valli.
    Mi associo a Toni Farina. Che tristezza e aggiungo … che scoramento! Finirà mai questo domino che sta travolgendo le nostre Valli di Lanzo?

    Verglas

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  10. Anonimo says:

    Per mia sfortuna non riesco ancora ad accettare con rassegnazione lo scempio delle Valli di Lanzo. La passeggiata da Pian Castagna sino a Creusmuraj e poi l’anello sino al Pian dla Coupa e ritorno lungo la bella mulattiera che dovrebbe essere sostituita dalla strada è un’escursione facile, adatta a tutti e molto bella. Densa di storia, dal bel torchio di Pian Castagna, agli ultimi vigneti salendo a Creusmuraj, e poi la mulattiera stessa sulla quale camminarono i nostri avi e che, ad ogni passo, rievoca un pezzettino della nostra storia…
    Per non parlare della leggenda della chiesetta di San Giovanni che l’attuale sito è ancora in grado di accogliere e riecheggiare…
    Tutto finito? Con quale coraggio distruggiamo senza curarci del domani?
    Re Lear dice che le cose precipitano allorquando alcuni sciocchi governano i ciechi.
    Vogliamo proprio essere ciechi e non vedere mai quanto si sta perpetrando a nostro danno?
    Bravo Ezio Sesia che ha scritto al sindaco. Possiamo fare qualcosa tutti insieme?
    ariela

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  11. GIUSEPPE CASTELLI says:

    Purtroppo è una costante ora mai con la scusa di agevolare il ricupero di alcune baite o per il taglio di interi boschi si provocano ferite insanabili alle nostre belle montagne un esempio sono le piste aperte per prelevare legname che dovrebbero essere chiuse e nel possibile ripristinare lo stato precedente ma quasi sempre queste regole non vengono rispettate e così diventano strade percorribili per scorribande di fuori strada e moto .Questo è anche il risultato dello smantellamento della vigilanza ambientale da parte dell’attuale governo

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  12. Giando says:

    E’ necessario che l’estensore della lettera coinvolga, con la Sua comunicazione anche altre entità ( La Stampa; I giornali locali, le radio e le televisioni). Bisogna rendere edotto il grande pubblico di quanto sta avvenendo e creare qualche remora, dubbio o futuro problema, anche di carattere giudiziario, a chi dispone opere che non rispettano le tutele esistenti o auspicabili. Quindi Ezio Sesia si attivi in tal senso nella Sua veste nell’ente storico e ci dica come possiamo aiutarlo.

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  13. Remo Cerato says:

    Ciao a tutti. Abito a Colbeltramo, sono nato e vissuto in zona. Devo dire che la l’opera, della quale anch’io ho sentito, parlare non mi disturba più di tanto perchè negli anni ho visto succedere cose inimmaginabili con la scusa del progresso e con le gestioni di comodo di molti. L’hanno scorso, in occasione della festa di San Giovanni, il parroco è arrivato in ritardo (parroco poco camminatore); in un prossimo futuro, la chiesetta necessiterà di opere di mantenimento e non ci sono più le persone che portano il materiale in spalla; un grosso pezzo di tale citata stradina (quasi la metà) è già costruita da anni ed utilizzata comodamente da chi percorre il sentiero natura. L’opera, credo, non prevederebbe altro che lo spostamento di terra senza nessun tipo di cementificazione.
    Conosco, inoltre, alcuni altri luoghi dell’antico sentiero che risaliva le valli che sono fuori dai sentieri Cai e sono totalmente trascurati. Quindi non so… credo che la cosa sia molto meno importante di come si voglia fare vedere. Posseggo diverse baite dell’800, come molti da queste parti, ma per me rappresentano un costo e non vi sono enti che abbiano l’intenzione di valutare la possibilità si un loro recupero. Anzi… ci viene imposta la scelta tra il loro l’accatastamento oppure il loro abbandono!!! Sono stato e sarò uno spettatore impotente dello spopolamento delle valli, credo rientri nello stato delle cose. Mi dispiace molto, ma credo siano cose che necessitano di grossi interventi di carattere politico amministrativo ed enti creati ad hoc per tutelare un patrimonio culturale che sta scomparendo. Un catasto separato che mappi, dia il proprio parere di “storicità” e al quale tutti, comuni compresi, si debbano rivolgere prima di autorizzare qualsiasi tipo di intervento…

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  14. Remo Cerato says:

    Buongiorno! Dopo aver effettuato una accurata indagine al riguardo, vorrei tranquillizzare tutti coloro che si sono preoccupati che la tanto paventata “strada verso la cappella di S Giovanni” non verrà più fatta. Quella che ho è una informazione di prima mano, quindi totalmente attendibile. Ora, prima che la gioia collettiva vi faccia urlare per la vittoria, vorrei farvi presente che ci sono anche punti di vista diversi da quelli che in questa pagina sono la maggioranza.
    Io mi ritengo, per nascita, per discendenza, per permanenza e per condivisione delle loro fatiche un erede diretto di coloro che in queste valli hanno lavorato e costruito. Ho il massimo rispetto per tutto quello che sono riusciti a fare e li ho sempre ritenuti dei “vincitori dei loro tempi”, perchè erano riusciti a sviluppare una economia quasi indipendente, in condizioni difficilissime e con mezzi limitatissimi. Sono stati ai miei occhi eroi inconsapevoli del loro mondo.
    Detto questo e preso atto che le cose sono di parecchio cambiate trasformando le valli in dormitori, con valligiani che fanno i pendolari verso la pianura, rivendico ai pochi rimasti la possibilità di essere in parte autonomi e svincolati dalle pressioni di coloro che sono esclusivamente dei fruitori di quanto le valli offrono.
    Con la lettera al Sindaco è stato fatto un processo alle intenzioni che erano assolutamente lodevoli: quelle di effettuare questo benedetto collegamento verso la piccola cappella di San Giovanni a totale spese di chi lo avrebbe effettuato, con il minimo impatto possibile e con l’unico scopo di permettere a coloro che vi sono affezionati di raggiungerla con meno fatica (ricordo a tutti che vi sono persone che hanno difficoltà a fare anche soltanto qualche decina di metri in montagna con le loro gambe… e che in un paese di persone anziane sono la maggioranza), per permettere di pulire il sito e di organizzare la festa annuale con meno difficoltà… solo ed esclusivamente tutto questo.

    Sono assolutamente d’accordo nel salvaguardare il nostro antico patrimonio, ma questo deve essere fatto in ogni luogo possibile, in modo oculato e non a danno degli abitanti attuali. Quindi auspico, all’interno dei comuni montani, la creazione di un ente di tutela sovracomunale che si occupi di gestire e mappare il nostro patrimonio storico operando con coscienza di causa…
    perchè sono crollate ed altre ne crolleranno ancora nel totale silenzio, centinaia di abitazioni di un mondo che non c’è più… e che nessuno ha interesse a conservare. Considerare fondamentale qualche centinaio di metri di pavimentazione più o meno lastricata a pietra con qualche abbozzo di muretti laterali a secco mi pare una contraddizione totale.

    Buone passeggiate!

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  15. Ezio Sesia says:

    Buonasera, sono l’estensore della lettera al sindaco di Germagnano. Abito in valle, frequento e lavoro sui sentieri e non solo. Capisco e in parte condivido le considerazioni del sig. Cerato; penso però che una cosa siano le baite e le proprietà personali, indubbiamente pure queste da considerare e rispettare, ci mancherebbe, altro è una mulattiera, come quella in oggetto, di importanza storica non secondaria (non una mulattiera qualunque, intendo dire, anche se ce ne sono altre più belle, lo riconosco), e soprattutto frutto del lavoro di generazioni, nella costruzione e nella manutenzione collettiva (non individuale), come ne sono rimasti pochi tratti, in Val di Viù come nelle altre valli. Ecco perchè si ravvisa la necessità di continuare a curarla e a mantenerla: è anche un modo per onorare la memoria delle generazioni che in passato se ne sono prese cura e dei tantissimi che l’hanno percorsa nei secoli. Non mi sembrano cose da poco: onestamente penso che se proprio non si possa fare a meno di costruire una strada per festeggiare più agevolemente alla cappella di San Giovanni sia possibile trovare una soluzione alternativa che non preveda la distruzione del tratto di mulattiera superstite.

    Cordialmente, Ezio Sesia

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  16. Beppeley says:

    Trovo molto interessante quanto sostiene Annibale Salsa:

    “Il sentiero viene ad assumere oggi una valenza del tutto nuova legata non più alla necessità del duro lavoro del montanaro, bensì a motivate scelte culturali. Si tratta quindi, per i territori alpini, di capitalizzare un patrimonio dotato di grande valore paesaggistico, di un valore etico non disgiunto da importanti ricadute economiche e sociali”. Perché allora non utilizzare un 10% delle risorse pubbliche destinate all’industria dello sci per mettere (o rimettere) in cammino l’Italia?”.

    C’è addirittura chi – evidentemente riconoscendo il grande valore paesaggistico delle mulattiere storiche – organizza corsi per insegnare la costruzione dei muretti a secco: https://m.facebook.com/pentema.grs/photos/a.403509303140562.1073741828.403423893149103/632358956922261/?type=3&theater

    Personalmente non riesco a trovare un solo valido motivo per annientare la viabilità pedonale storica delle Valli di Lanzo.

    Quando percorro le mulattiere rimango sempre meravigliato e stupito di queste opere in pietra. Mi sento molto onorato e fortunato di poter camminare su tali percorsi pensando alle immani fatiche compiute delle genti alpine. Diventa così immediato e spontaneo percepire il desiderio di custodirle, conservarle e farle conoscere ai più perché rappresentano tasselli fondamentali ed insostituibili del paesaggio alpino.

    La distruzione di queste opere – e queste lo sono, non di certo le inutili sterrate che spuntano come funghi – porta esclusivamente impoverimento, desolazione e miseria perché significa “smantellamento brutale e distruzione metodica della bellezza, trasformazione di luoghi bellissimi in luoghi senz’anima” come sostiene Raffaele La Capria.

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  17. Remo Cerato says:

    Scusate, ma vorrei aggiungere alcune info per le persone che davvero ci tengono. Se desiderate vedere un pezzo integro del vecchio sentiero della valle di Viù, piccolo ma ancora originale ed intonso, ovviamente fuori dai percorsi conosciuti, lo potete trovare tra la frazione Maddalene ed il rio dell’Agnello (poco prima del ponte del ex Dazio che collega la provinciale con la frazione Toglie. Troverete un piccolo pezzetto che è una vera meraviglia e che, questo sì, andrebbe tutelato e rivalutato… oppure la vecchia strada che collega la frazione Richiaglio con la borgata Molar del lupo con il ponte ad arco. Se invece vi vorrete stupire, percorrete la strada costruita ad inizio ‘900 che collega La frazione Fubina con il colle della Cialmetta e vedrete cosa a potuto fare il genio militare di allora con l’apporto della gente di zona.
    Desidererei ancora fare un appunto al sig. Sesia: le baite del ‘800 sono un concentrato di ingegneria e tecnologia di quei tempi che un muretto a secco, anche se bellissimo, non può avere… e quasi tutte hanno superato la prova degli anni anche se costruite senza costosi progetti per rispettare le norme antisismiche. Le volte a botte in pietra con colonne portanti centrali sono meraviglie di quel passato, come lo sono colonne portanti laterali per avere balconate dove mettere ad essiccare i prodotti di allora. Capisco che sono private, ma Lei capirà che è un vero peccato che non vi sia nessuno che si senta di preservarle e che non vi sia un ente che le tuteli…
    Per tutto il resto, penso sia necessario il confronto sempre, cercando di capire le motivazioni degli altri e credo, ad esempio, che molti dei suoi lettori usino la motosega e non l’accetta per abbattere gli alberi, quindi si sono permessi un salto di qualità verso il nuovo che non deve essere demonizzato, solo disciplinato correttamente.
    Buona serata a tutti!!

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  18. Anonimo says:

    Un saluto al signor Cerato cui va la mia comprensione e la mia simpatia per il garbo con cui ha esposto le sue motivazioni. Ragionando con il cuore, concordo pienamente con lui; è però spesso necessario ragionare con la testa ed allora si apre l’eterno dilemma, dibattuto da filosofi, scrittori, storici e chi più ne ha più ne metta, se sia più giusto tutelare pochi a discapito di molti o viceversa. Io mi sono sempre schierata con la seconda opzione.
    Dovessi pensare solamente a me stessa, poiché attualmente ho problemi a compiere lunghi percorsi su sentiero, direi :-Ben vengano le strade sterrate che mi consentono di raggiungere luoghi che al presente non mi sono più accessibili!-
    Ma non posso e non voglio una strada che salga al santuario di Santa Cristina, o al santuario di San Domenico o ai laghi Verdi…
    Poiché sono anche una ex insegnante e una nonna, penso al futuro, ai bambini che hanno il sacrosanto diritto di trovare un ambiente integro, di una bellezza pari a quella che ho avuto la fortuna di vedere io!
    Non è che noi in pianura si sia più fortunati, anzi… chi possiede una vecchia casa e non può permettersi di ristrutturarla, non può scegliere se abbandonarla o accatastarla… è già accatastata e si pagano le tasse, anche se non rende un centesimo… e se vuoi ristrutturarla per mantenerla in piedi, devi spendere un mucchio di soldi perché è necessario rispettare (giustamente) lo stile dell’epoca di costruzione e così via, senza deroghe e senza aiuti.
    Dunque siamo tutti nella stessa barca.
    Conosco tutti i bellissimi sentieri citati dal signor Cerato. Vorrei ricordare che il tratto fra Molar del Lupo e Richiaglio è stato ripulito quattro o cinque anni fa dal CAI che lo ha anche bollinato. In quanto al ponte settecentesco, non gode buona salute; ho segnalato più volte all’assessore alla cultura di Viù la necessità di un ripristino: è stato molto gentile, ma il suo “vedremo” per ora è rimasto un “vedremo”.
    La mulattiera da Fubina al Colle della Cialmetta, grazie al cielo, resiste ed è in grado di domostrare come sapevano lavorare nei tempi passati! A proposito, ricordo che la cappella di San Michele alla Cialmetta, è stata ricostruita dagli Alpini, su iniziativa della Società Storica Valli di Lanzo, senza necessità di costruire strade, dunque la cosa è fattibile anche ai giorni nostri.
    Non so come finirà, mi auguro comunque che, da tutte le parti, si operi con il buon senso antico!
    ariela robetto

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  19. Danilo Rossatto says:

    Come amministratore del Comune di Germagnano, vorrei chiarire alcune cose:
    – la proposta di sistemazione della mulattiera e poi richiesta di allargamento per consentire il passaggio di piccoli mezzi agricoli è stata fatta dagli abitanti di Castagnole e Colbeltramo, gli stessi che mantengono in perfette condizioni la stradina e sarebbe stata fatta a loro spese.
    – il Sindaco e l’Amministrazione ha semplicemente elogiato l’iniziativa dei cittadini, mentre l’ufficio tecnico ha disposto per verificarne l’eventuale fattibilità sottostando alla sicurezza per i lavori e con una verifica e sopralluogo congiunto con tutti gli enti interessati.

    Ritengo assolutamente inopportuno che lo scrivente abbia fatto una lettera pubblica screditando Sindaco e Amministrazione senza neanche aver almeno fatto una telefonata per verificare i fatti creando pura demagogia.

    Approvo quanto ha scritto il Sig. Remo Cerato precisando che l’allargamento della mulattiera era disposto creando qualche muro a secco mantenendo il ciottolato originale. Sono proprio gli abitanti che tengono molto alle tradizioni e non allo scempio.

    Se il Sig. Sesia si ritiene consapevole di quanto ha scritto e portato avanti, sarebbe come minino lecito richiedere un incontro con la popolazione che voleva tale opera, gli stessi che mantengono in ordine la strada tanto decantata, che fanno manutenzione alla cappella di S Giovanni e fanno la festa annuale per mantenere le tradizioni, quelli che hanno terreni e case e di ogni cosa che fanno si devono portare a spalle. Sarebbe giusto spiegargli che le sue ragioni siano migliori delle loro poiché non credo che le abbiamo comprese perfettamente visto che dovranno continuare a portarsi tutto a spalle, compreso per continuare a mantenere in buono stato la stradina. Scrivere sui siti serve per aumentare la propria visibilità mentre il confronto diretto è sempre quello più efficace e concreto.

    In tutto questo, come vedete, il Sindaco c’entra ben poco. Certo, ha sostenuto l’iniziativa dei cittadini ma il tutto doveva passare, come prassi, per una serie di documenti e consensi di legge ed onestamente nessuno sapeva se e come poteva o meno essere costruita.

    Non per ultimo: tutti paladini per non far toccare la mulattiera tenuta bene da altri, mentre la stessa sul versante Pian Castagna è impraticabile e quasi sparita ma li nessuno dice nulla, forse molti non sanno neanche dove sia. Se tanti sono così – giustamente – paladini nel difendere le tradizioni del passato, perché non vanno a sistemare quella mulattiera ma stanno comodamente seduti attaccati ad una tastiera a sentenziare chi realmente fa qualcosa?

    Danilo Rossatto

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  20. Beppeley says:

    “Di tutti i bisogni dell’anima umana, nessuno è più vitale del passato”.

    Citazione presa dal bellissimo libro “Il cacciatore celeste”.

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  21. Anonimo says:

    ” Tragici e profeti non immaginavamo quanto tragico, umano e cosmico avrebbe potuto un giorno essere il significato di qualche tronco d’albero abbattuto elettricamente per ordine di un assessore comunale per far posto a delle automobili”
    Guido Ceronetti: poeta, filosofo, scrittore, giornalista, drammaturgo.
    Scritto negli anni Sessanta del secolo scorso.
    ariela

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  22. Remo Cerato says:

    Mi scuso per il mio ritardo nel replicare, ma ho avuto diversi impegni di carattere stagionale.
    Ringrazio la gentilissima Ariela per la quale provo una forte simpatia. Desidererei, però, liberare tutti i discorsi da lacci e lacciuoli che la nostra empatia, la nostra immaginazione ed il nostro romanticismo tendono a creare. Il mondo che fu e che sta lentamente scomparendo non era fatto solo di strade di collegamento e queste non venivano costruite e mantenute in una allegra e conviviale gestione. Era un mondo complesso, fatto di migliaia di tessere umane… tutte con il loro ruolo per sopravvivere in condizioni che nessuno di noi sarebbe in grado di affrontare ora. Il mio desiderio sarebbe quello di preservarne almeno una parte, di fare in modo che l’interezza e la sensazione delle fatiche di un tempo fosse ancora percepibile. Fermarsi alle sole strade di collegamento perchè fruibili a chi desidera effettuare delle passeggiate a mente libera induce a fantasticare (e da questo punto di vista tutte le citazioni effettuate nei post precedenti sono punti di vista di persone molto sensibili ma, credo, con formazione di carattere umanistico e poco pratico). Credo che ben pochi, allora, avessero la possibilità di percorrere tali sentieri godendo appieno delle bellezze del posto e di quelle costruite dall’uomo: erano troppo impegnati nelle loro enormi fatiche quotidiane. La costruzione e manutenzione dei sentieri era considerato un “male necessario”, “una tassa da pagare” perchè l’organizzazione di allora prevedeva che chi non poteva versare un corrispettivo in denaro (praticamente nessuno) dovesse versare un equivalente quantitativo di ore di lavoro sui cantieri creati dai signorotti di quei tempi. E’ vero che molte stradine vicinali erano costruite dagli abitanti delle varie borgate, ma questo perchè rispecchiava precise esigenze pratiche di spostamento degli animali.
    Non ci possiamo fermare a salvaguardare solo una parte, perchè si perde la visione dell’insieme… della totale interezza. Da questo punto di vista si perde la storicità e si libera la fantasia di ognuno… legittima, ma sempre fantasia.
    Nel mondo che sta scomparendo, ci metterei anche gli alpini… gli infaticabili manutentori di molto, ma che tra alcuni anni saranno molto ridotti di numero e non avranno più lo spirito attuale.
    A chi affideremo la manutenzione di quello che ci sta a cuore?
    Credo quindi sia fondamentale venga creato, a livello intercomunale, un organismo adeguato fatto di gente che possa ascoltare ed interpretare al meglio le ragioni di tutti, anche se ne dubito perchè gli esempi che stiamo vedendo sono molto deludenti. Uno per tutti: nell’unione dei Comuni che è stata creata Viù, Lemie, Usseglio e Groscavallo hanno deciso di fare da sè. Perchè? Per questioni di interesse oppure per mal di pancia nei confronti di altri Comuni?
    Sono quindi poco fiducioso negli uomini attuali, protagonisti di un mondo che tende all’isolazionismo ed alla coltivazione dei propri orticelli, ma mantengo accesa la fiammella della speranza e credo si possa far meglio. Il confronto, anche come in questo caso e in questo luogo virtuale è sempre necessario. Buona giornata a tutti!

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  23. Anonimo says:

    Discendente da montanari e nipote di contadini scesi in pianura, conosco bene quanto espresso dal signor Cerato. Da ragazzina, nelle vacanze estive, sono stata a pascolare le vacche e a far fieno con mio zio, nel paese di Mondrone e so la fatica (e forse la maledizione) di chi è costretto a lavorare la terra. Concordo su tutto quanto espresso, anche sugli alpini, sempre generosi, in ogni occasione. Intervistando gli anziani ussegliesi per un libro edito dalla Società Storica delle Valli di Lanzo, mi hanno parlato spesso della necessità di “fare gruppo” per la sopravvivenza; molti tra essi hanno detto che magari “non si parlavano” fra vicini di casa, ma se c’era da “tirare” il vitello quando la mucca partoriva, non si badava più alle antipatie e si dava una mano. Non so se questa sia una visione romantica della società montanara, ma a volte è necessario appellarsi anche alla poesia per guardare alla vita con un po’ di ottimismo.
    In quanto al presente non mi faccio più illusioni: lo spirito dei vecchi non c’è più, ognuno cerca di guadagnare il più possibile in ogni occasione, di trarre vantaggio in qualsiasi circostanza senza curarsi del bene comune. Spero si conservino i sentieri, proprio come specchio di una civiltà scomparsa: le arpose, i muri di sostruzione, le “storte” per il deflusso delle acque, l’acciottolato, gli scalini scavati nella roccia: sono queste le nostre piramidi, i nostri fori imperiali! Certamente i montanari non faticavano tanto a costruire le vie di collegamento per andare a spasso, ma per riuscire a tirare avanti come potevano. Noi, per fortuna, possiamo permetterci di andare a spasso, ma non di distruggere il nostro passato e le testimonianze della nostra storia.
    Pur sperando che si possa fare qualcosa, a livello istituzionale, di quanto auspicato dal signor Cerato, cui ricambio stima e simpatia, mi viene da pensare in buon piemontese: “curagi, fiueij, la vedu dura!”

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    • volontario pulizia sentieri says:

      vorrei solo rispondere a danilo rossatto
      io faccio parte dei volontari che gratuitamente lavora per mantenere vivi i sentieri, aspetto che anzichè segnalare i sentieri si tiri su le maniche e venga a lavorare pure lui
      segnali al cai il tratto di sentiero, dedichi qualche ora ad accompagnare per un spralluogo.
      cosi si dimostrerà coerente in quello che dice

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