Una notte al Rifugio Boccalatte-Piolti

porta ingresso camerata BoccalatteE’ una giornata splendida di fine agosto tra i colossi della catena del Monte Bianco così come prevista dal meteo che segnala solo un “lieve rischio di qualche isolato rovescio temporalesco sulle alte vallate di confine con la Francia” (quando?), e noi puntiamo la prua verso la Val Ferret ormeggiando l’auto nel fondale di Planpincieux, 2600 metri sotto le Grandes Jorasses e 1200 sotto il Rifugio Boccalatte-Piolti che finalmente, dall’8 luglio di quest’anno, si è riempito nuovamente di umanità ed accoglienza dopo un lungo periodo di abbandono. Siamo molto curiosi di conoscere la guida alpina Franco Perlotto che ha deciso di dedicare i suoi prossimi 12 anni alle tensioni alpinistiche che solo un’immensa e leggendaria montagna come le Grandes Jorasses può trasmetterti (l’amo come nessun’altra al mondo). E’ davvero un nido d’aquila quello che ci attende, abbarbicato su di un roccione inforcato dai ghiacciai di Planpincieux e delle Jorasses. Una salita escursionistica (EE) dura dove bisogna trovarsi a proprio agio afferrando la verticalità assistita dai canaponi e da una scala che si fa beffa di un caminetto. Una salita accompagnata dalle continue ed ansiose rotazioni degli elicotteri mentre tutt’intorno scenari da favola disseminano nell’anima graffi di emozioni indelebili.
In un amen, dopo aver percorso la scala impennata che conduce all’ingresso, posto su di un passerella sospesa sui seracchi del ghiacciaio, diventiamo comparse di un film sull’alpinismo. Mi attendevo un certo distacco da un grande come Perlotto ed invece incontro un uomo capace di trasmetterti gioia e serenità con il suo buon umore sebbene intorno al suo nido d’aquila ci siano donne e uomini impegnati in severe ascensioni alpinistiche. Questo è un vero rifugio dove puoi arrivare a tutte le ore e trovare comunque un piatto caldo ad attenderti. Una capanna che stipa al massimo 24 alpinisti in comode cuccette dopo averli rifocillati a dovere con piatti abbondanti e gustosi, annaffiati di buon vino, mentre sulle pareti personaggi del calibro di Whymper, Cassin, Boccalatte, Ninì Pietrasanta mettono a nudo tutti i tuoi limiti.
ultimi canaponi prima del BoccalatteGli spazi sono così ridotti che non puoi evitare di ungerti di alpinismo anche se sei solo un escursionista. A noi questo fa semplicemente impazzire di gioia perché siamo perfettamente coscienti che varcando la porta e prendendo a destra, dove si sale, puoi solo fare quello. L’alpinismo serio come lo è la normale delle Grandes Jorasses, giusto per citare la via più “semplice” che incontri a monte del Boccalatte. Noi arriviamo nel primo pomeriggio quando diverse cordate sono da ore già impegnate nelle loro scalate. Affacciati al rifugio notiamo che alla destra c’è la soglia dove periodicamente compaiono i cavalieri delle vette. Ci sono i due giovani inglesi che hanno appena terminato la via di cresta più bella delle Alpi (la Rochefort-Jorasses, una due giorni da brividi tra roccia e ghiaccio a 4000 metri), ci sono le due guide alpine che Perlotto ha trovato sdraiate e sfinite sulla passerella del Rifugio dopo 26 ore di scalata ininterrotta della Manitua (difficoltà di 6c, A3+ per 1100 metri di sviluppo) sulla nord delle Jorasses (ma prontamente rifocillati con un piatto di pasta giurassico), ci sono quelli che verranno il giorno successivo come la bergamasca Eleonora Delnevo “Lola”, disabile per una caduta da una cascata di ghiaccio, e la guida alpina Anna Torretta che l’accompagnerà in elicottero a monte del Boccalatte per poi calarla a spalle fino all’ingresso con tanto di giornalisti di RAI3 al seguito. Ma soprattutto ci sarà il sogno da inseguire con Perlotto, ovvero quello di scalare insieme lo Yosemite, sul Capitan a fine settembre. E poi ci sono tutti quelli che riempiranno le cuccette pronti a partire all’una di notte per affrontare con la lampada frontale i passaggi di III grado sul Reposoir – passaggio obbligato per toccare la Walker delle Jorasses – dove molti si perdono allungando così la loro ascensione.
Sono tensioni angeliche quelle che scorrono tra le pareti del nido d’aquila presidiato da un mito come Franco Perlotto, uno di quei personaggi che ti fanno capire che l’Italia, al di là di tutto, è ancora da amare, grazie a rari pilastri (davvero di roccia) di cui tutti dovremmo andare fieri.
Si cena presto al Boccalatte giusto in tempo per digerire e andare a nanna non prima di aver piazzato la sveglia alle 00.30, colazione veloce e via per trovare la traccia tra i crepacci del Planpincieux.
Noi non abbiamo quest’incombenza e possiamo serenamente goderci il tramonto osservando verso sud La Grivola, la nord del Gran Paradiso, il mare di ghiaccio del Rutor e poi più a ovest le vette francesi, al di là del Piccolo Gran San Bernardo dove qualche nube imponente comincia a scalare il cielo. Sotto di noi la dorsale dei Monti della Saxe e la Val Ferret. La temperatura comincia a scendere repentinamente e compare qualche bagliore in lontananza. In fondovalle si accendono le luci degli abitati e il cielo presto si scurisce divertendosi a trasformare di colore le pareti di roccia e il tormentato mare di ghiaccio che lambisce il Boccalatte.

il temporale in arrivo da ovest

Perlotto sembra giocare imperterrito con lo smartphone, disinteressandosi di quanto sta organizzando l’atmosfera sopra di noi. In verità, grazie ad una tacca di segnale, riesce a ricevere i messaggi dal fondovalle di una guida alpina che col binocolo segue le luci delle frontali che scendono dalle Jorasses: “Franco, hai due alpinisti ad un’ora circa da te“. Fuori, verso ovest, comincia il valzer delle scintille mentre un’intera famiglia di quattro membri, di cui una bimba di 10 anni con casco ed imbrago, si aggrappa al Boccalatte solleticati dal temporale in arrivo: “Avevamo intenzione di bivaccare en plen air per poi domattina attaccare la Tour ma la bambina ha avuto paura“. Entrano nel Rifugio con sacchi immensi contenenti tutto il necessario per sopravvivere nel severo e duro ambiente del versante sud della cresta Dente del Gigante – Jorasses.

Cassin, Esposito, Tizzoni e Whymper

Cassin, Tizzoni ed Esposito appena tornati dalla nord delle Jorasses nel 1938 (prima assoluta della Walker). A destra Whymper che per primo ha scalato le Grandes Jorasses nel 1865 individuando l’isolotto roccioso su cui verrà edificato nel 1881 il Rifugio.

Tentano di scaldarsi qualcosa da mangiare ma Perlotto vieta loro perentoriamente di accendere il fornelletto: “Qui è tutto di legno! Potete attivare fiamme solo fuori da qui!“. Poco prima, aiutato da un’amica, sale a monte del rifugio per piazzare una luce di segnalazione per la cordata che si sta attardano a rientrare (sono partiti all’una di notte) perché il Boccalatte lo vedi solo quando sei davanti alla porta di ingresso tanto è addossato alla parete ovest del roccione che lo sostiene. Presto il cielo, colorato di sfumature nere e rosa, diventa sempre più scuro e comincia a piovere con decisione. Poco prima delle 22 squilla il telefono fisso: è la moglie di uno degli alpinisti che si trovano sotto il temporale ad oltre 3000 metri. Franco, confortato dalle indicazioni dell’angelo di fondovalle, la rassicura: “Sono solo a mezz’ora da noi e abbiamo posizionato una luce di segnalazione per indicargli la via da seguire“. Poco dopo, verremo poi a sapere al mattino, uno degli alpinisti riuscirà a contattare Perlotto per chiedergli se devono farsi guidare dal piccolo faro: “Tirate giù dritti!” dirà Franco che comunque andrà sotto la pioggia con una frontale a fare ulteriori segnalazioni intermittenti per rassicurarli sulla corretta posizione del Rifugio. Rientreranno sfiniti alle 23, dopo ben 22 ore dalla partenza dal Rifugio!

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Ho realizzato un sogno dopo che, esattamente due anni fa (il 25 agosto del 2014), rimasi incantato nell’osservare il Boccalatte-Piolti – un microbo sovrastato dalle Grandes Jorasses – dai Monti della Saxe, quella magnifica balconata verso la catena del Monte Bianco. Tanto incantato quanto triste nel pensarlo abbandonato a se stesso, senza un angelo pronto ad accogliere i sogni e le membra stanche ed indolenzite degli alpinisti.

Grandes Jorasse e Boccalatte

All’estrema destra la Punta Walker (4208 m) punto culminante della via normale alle Grandes Jorasses. In basso a sinistra, sull’isolotto roccioso, sorge il Boccalatte-Piolti (2803 m). Individuato il piccolo nevaio tra le rocce (in basso al centro), seguire diagonalmente verso sinistra per intravedere il piccolo Rifugio (ingrandite la foto cliccandoci sopra).

Se non siete riusciti ad individuare il Boccalatte, cliccate qui e poi tornate a vedere la foto sopra.

Ringrazio infinitamente Franco Perlotto e i suoi colleghi per la loro straordinaria ed umana (oggi merce rarissima) accoglienza. E grazie Franco per avermi regalato la pomata antidolore! (qui un articolo che parla di lui pubblicato da La Stampa il giorno successivo alla nostra salita). Per le informazioni essenziali su di lui cliccate qui (foto presa nel Boccalatte) oppure andate su Google e digitate “Franco Perlotto”.

Le informazioni aggiornate sul Boccalatte-Piolti le trovate sul sito del CAI Torino: www.caitorino.it/rifugi/boccalatte-piolti/

Un video da non perdere è questo: https://youtu.be/_49-wGaT0t0 mentre se volete saperne di più sul ghiacciaio di Planpincieux qui un interessante sito con video stupefacenti sul movimento dello stesso.

Qui sotto lascio uno scatto dove ci sono anche io: scusate, non amo molto farmi vedere in foto ma sono sicuro che Franco si sarà ormai dimenticato del sottoscritto ma avrei piacere di trasmettergli questo post.

Franco Perlotto e Beppe (27.8.16)A presto!


Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

14 Responses to Una notte al Rifugio Boccalatte-Piolti

  1. paologiac says:

    Solo una parola: fantastico!

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  2. Fantastico, come sempre! Tra l’altro scrivi anche molto bene. Le fotografie sono bellissime e il tuo amore per la montagna è …contagioso. Grazie mille, a presto

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  3. Silvia F. says:

    Complimenti a tutti.Grazie,grazie ed ancora grazie per aver condiviso queste esperienze fantastiche.Ci conducete per mano insieme a voi su per le montagne ed è bellissimo poter sognare di essere insieme a voi.Continuate a scrivere e condividere.Buona strada🙃🍀

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    • Beppeley says:

      Grazie infinite Silvia!
      Abbiamo sempre bisogno di incoraggiamenti! Il tuo commento mi ripaga totalmente del tempo e della fatica impiegati per scriverlo!
      Buona giornata ☺

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  4. flaco says:

    Bravi, fantastica esperienza!
    Mi piacerebbe la normale alla Walker, ma al di là delle difficoltà tecniche è una grande via di montagna (traduci: un gran casino), richiede una buona dose di esperienza e le giuste condizioni. Chissà. E dire che una volta si faceva con gli sci, quasi tranquillamente…

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    • Beppeley says:

      Grazie flaco.
      È la normale più difficile ad un 4000. Quest’anno però le condizioni erano molto buone.
      Per te, più che la Walker, suggerirei la cresta Rochefort- Jorasses! 😉 (la normale te la fai in discesa). Pernottamento al bivacco Canzio dopo aver attrezzato la Young (passaggio chiave).
      Sicuramente la conosci. Davvero fantastica via di cresta.

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  5. Guglielmo says:

    Quanto vi invidio potessi tornare al Boccalatte lo vedo in fotografia adesso tutto nuovo .Chissà un giorno forse chissà mai ?, con grande piacere continuo a leggere vi auguro giornate infinite di fatiche e tanta gioia . Un caro saluto a tutti da Guglielmo

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  6. serpillo1 says:

    Finalmente ad agosto ho raggiunto il Rifugio Boccalatte – Piolti.

    Luogo incantevole. Mi sono emozionata anche nel vedere le foto di Nini’ e di Gabriele appese alle pareti del Rifugio.

    Leggendo “Piccole e grandi ore alpine” e navigando su internet ho notato che la data di nascita di Gabriele non compare ma c’è solo l’anno 1907.

    Mi chiedevo se qualcuno ne è a conoscenza. Grazie.


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