Nuova ondata di piste nelle Valli Lanzo

2014-12-13 287 (1024x683)L’Unione Europea, in evidente grosso affanno  – sotto molteplici aspetti, non ultimo quello economico – , qualche anno fa ha dato il via alla nuova Politica Agricola Comune 2014-2020 che si inserisce nel contesto della “Strategia Europa 2020“, finalizzata a rilanciare l’economia dell’UE nel prossimo decennio.

Ne avevo parlato il 3 settembre del 2014 con questo post.

Da due anni a questa parte, nelle Valli di Lanzo, con la realizzazione di ben 30 km di piste forestali (grazie alle “strategie” europee), abbiamo assistito alla proliferazione di infrastrutture inutili, odiose e sovente sproporzionate, a discapito del paesaggio, dei sentieri storici e dell’escursionismo e per l’esclusivo tornaconto personale di pochissimi soggetti interessati a consulenze, progettazioni e sguinzagliamento di ruspe selvagge. Ad oggi nessuna fantomatica filiera del legno è sorta grazie ai soldi a pioggia caduti dalle deliranti politiche UE e non si osserva all’orizzonte alcun slancio economico.

Se non ne sapete nulla, vi invito a cliccare su questa etichetta (“tag” in inglese): “piste agro-silvo-pastorali“; visualizzerete gli articoli e le foto che trattano di questo tema dal più recente (andate in fondo alla pagina per leggere l’articolo più vecchio). Fate attenzione ai commenti di alcuni post che hanno aggiunto particolari interessanti su questa annichilente vicenda politica, soprattutto per quanto successo in Val Grande di Lanzo con le “opere” altamente impattanti e distruttive della rete sentieristica compiute dai comuni di Cantoira e di Groscavallo (ma tutte le Valli sono state colpite da questa peste). Quest’ultimo, con la sindaca Dafarra in prima linea, è uno dei più attivi. La stessa sindaca che vede tralicci dell’alta tensione sparpagliati su paesaggi di grande valore, con devastazione degli ultimi torrenti ancora integri delle Valli di Lanzo per la conseguente captazione a scopo idroelettrico (forse le strade servono soprattutto per queste prossime opere anziché per le filiere del legno?).

ruspe

Le alluvioni 1994 e 2000 in Piemonte hanno riempito le vallate alpine di macchine movimento terra. No alluvioni no lavoro. Ci pensa l’Unione Europea con “strategie” molto discutibili.

Qui di seguito vi propongo un esempio, tra i tanti, di “infrastruttura di viabilità” realizzata nelle Valli di Lanzo negli ultimi due anni. E’ il ramo della pista Pera Berghina, che avrebbe dovuto raggiungere il Piano delle Riane nel Vallone di Unghiasse (Val Grande, Comune di Groscavallo) ma che in realtà non arriva da nessuna parte perché la strada si interrompe nel nulla. Tra l’altro una porzione importante di questa pista ha distrutto un antico sentiero che ovviamente non è stato sostituito (in Svizzera è obbligatorio) con grave perdita per gli escursionisti che cercano i vecchi cammini dei montanari. Le due foto in sequenza (scattate ad aprile 2016) dimostrano dove è stata fatta passare tale vergogna: anche un bambino di cinque anni si sarebbe accorto che la zona è soggetta a frane. Chi ha dato l’autorizzazione a fare questi lavori?
Dopo le foto trovate la carta della Fraternali Editore (estratto della n. 8) che vi farà capire dove si trova questa spettacolare infrastruttura alpina.

2016-04-24-405-1280x853

Il taglio netto della pista nel versante sud della Val Grande di Lanzo (Comune di Groscavallo).

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Non solo tale pista muore nel nulla ma è interessata da frane lungo il suo percorso.

pera-berghina

L'”opera” che avete visto in foto la si identifica nella mappa osservando la linea bianca che muore prima di giungere al Piano delle Riane (a sinistra del sentiero 323 che porta ai Laghi di Unghiasse). Siamo nel versante sud della Val Grande di Lanzo, Comune di Groscavallo.

Ulteriori foto di questa deprimente ed inutile strada (una tra le tante spalmate nelle Valli di Lanzo che sovente non portano da nessuna parte), le potete vedere qui.

Adesso è pronto altro denaro (sicuramente strategico) per continuare a disseminare cattedrali nel deserto negli ultimi angoli più selvaggi e remoti delle Valli di Lanzo, con conseguente smembramento dei sentieri, banalizzazione di paesaggi di grande pregio e grave ed irreparabile svilimento dell’escursionismo (ma il Club Alpino Italiano, cosa dice? E la Regione Piemonte con la sua legge in merito?).

Le proposte di nuove strade che riguardano la Val Grande (e le altre vallate?) impattano sul Vallone di Sea (!), su quello di Trione (dove passa la GTA), sul Vallone del Croset e su quello di Missirola, tutti nel Comune di Groscavallo a parte l’ultimo (Chialamberto).

Un ottimo ed intelligente sistema per azzerare le occasioni di sviluppo del turismo dolce, vera carta vincente per l’avvenire della montagna.

Una scellerata politica che infiligge un duro colpo al patrimonio escursionistico piemontese.


È aperto il bando 2016 dell’Operazione 4.3.4 del P.S.R. 2014-2020 finalizzato a sostenere interventi in infrastrutture di viabilità e logistica di tipo permanente, per:

  • l’accesso e la gestione delle risorse forestali aventi una potenziale gestione attiva;
  • l’accesso e la gestione di superfici d’alpeggio.

Il bando prevede, per l’intero periodo di applicazione del PSR, la seguente dotazione finanziaria così ripartita:

  • 10.800.000 per gli investimenti relativi alle superfici forestali;
  • 6.150.000 € per gli investimenti relativi alle superfici d’alpeggio.

Alla domanda dovrà essere allegato il progetto delle infrastrutture sviluppato con il modello digitale del terreno (DTM) in formato DXF 3D georiferito dell’intero territorio piemontese, elaborato da Regione Piemonte. Il modello DTM è scaricabile gratuitamente dal portale regionale. (Vai alla notizia del modello DTM).

Le domande possono essere presentate tramite l’apposita procedura informatica a partire dal 30 settembre 2016 e non oltre il 24 dicembre 2016.

Qual è la malattia del pensiero più pericolosa oggi?
«L’imbecillità e non da oggi, da sempre, perché è connaturata all’essere umano».
(Intervista del quotidiano La Stampa al filosofo Ferraris).

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

50 Responses to Nuova ondata di piste nelle Valli Lanzo

  1. Anonimo says:

    Rimango seriamente perplesso. Sembra quasi un paese da Sudamerica.

    Vi segnalo anche questo:

    http://www.gulliver.it/forum/viewtopic.php?f=8&t=5196

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  2. Anonimo says:

    Speriamo solo che i prossimi fondi europei siano destinati a cose più utili come chiudere strade di accesso alle borgate, demolizione vecchie baite pericolanti e fondi per acquisto della legna dall’estero..

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  3. Angelo Plenzick says:

    Buongiorno.
    Sono giunto per caso a questo blog.
    Ho trovato il post sulle piste che devastano le Valli di Lanzo sul gruppo Montagne delle Valli di Lanzo, Orco e Soana. Sottolineo che il post non l’ho mandato io ma un altro iscritto.
    Io ho scritto un commento, censurato dall’ammre del gruppo, e che ripropongo qui sperando non subisca uguale sorte.
    Nella valle di Varisella, da tre o quattro anni, è stata realizzata un’orribile sterrata. Parte dall’agriturismo nei pressi di Moncolombone, e per tornanti va su verso il m. Bernard. È stato aperto il bosco, una ferita ben visibile. Non capisco a chi o a cosa serva questa pista, che si interrompe a metà montagna. Quando la stavano realizzando si sentivano i rumori di ruspe e camion da tutto il crinale, dal Colombano al Lera, Madonna della neve, Fournà e Bernard. Pensavo volessero collegare le due valli, ma la pista non porta da nessuna parte. Uno scempio.
    Per questo commento sono stato bannato dal gruppo. Sono giunto a questo blog perchè tra le invettive del sig.amm.re si citava la “pubblicità al camoscio bianco”, e non capivo cosa volesse dire, dato che nè io nè gli altri commentatori avevano parlato di camosci, e tutti i commenti erano in tema e senza espressioni volgari o offensive.
    Cercando su Internet ‘camoscio bianco’ ho trovato il blog da cui qualcuno ha tratto il post.

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  4. Anonimo says:

    La pista citata tra Pera Berghina e Piano delle Riane è stata oggetto di accertamenti da parte della polizia giudiziaria in quanto realizzata in modo irregolare. Il Comune ha anche un contenzioso legale, ovviamente oneroso e a carico dei cittadini, attualmente in corso.

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    • Beppeley says:

      Caro anonimo, la domanda è rimasta senza riposta: “Chi ha dato l’autorizzazione per quella vergogna?”.

      E poi perché per informarci di quanto hai scritto non hai il coraggio di firmarti? Ma dove vivi? In uno stato di polizia? Tipo ex URSS?

      Sei un cittadino di un Paese dove per dire quanto hai scritto non c’è bisogno di nascondersi.

      Per caso hai paura che ti facciano delle ritorsioni? Che ti tolgano il saluto quelli delle Val Grande? Oppure che non entrino più nella tua bottega? O che ti taglino le gomme della tua auto?

      So perfettamente perché chi sa non ha il coraggio di esporsi. Perché vige il pensiero mafioso e questo mi è stato confermato da più persone che vivono 365 giorni all’anno nelle Valli di Lanzo.

      “Non dire che te lo detto io perché poi subisco ritorsioni! Tu non sai cosa vuol dire vivere da queste parti! Tu non sai cosa vuol dire non essere d’accordo con i gruppetti di potere, le lobby, le piccole élite locali che sono i capi clan! Sai quante persone sono d’accordo con quanto scrivi ma non possono dirlo sul Facebook perché poi vengono messe alla gogna ed espulsi dalle tribù come se fossero dei reietti!”.

      E’ uno schifo. Siamo nel XXI secolo e non nel Medio Evo. Abitiamo il profondo Nord Ovest dell’Italia, ad un’ora da Torino, non dalla Locride.

      Ne prenda atto la politica, quella regionale e nazionale. Ne prenda atto l’Europa con le sue strategie per lo sviluppo. Ne prendano atto i mass media. Questo è degrado culturale, povertà e forme di violenza che non sono ammissibili in un Paese europeo.

      Questi sono atteggiamenti assolutamente condannabili che frenano le prospettive di un avvenire migliore, soprattutto per le nuove generazioni.

      E quelle porcate di piste spalamate nelle Valli ne sono la piena manifestazione.

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  5. Anonimo says:

    come rovinare la montagna tutti a piedi oppure libere a tutti

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  6. Una triste vicenda. E’ comunque incredibile che di fronte a una corale voce di dissenso che viene dal mondo della montagna “frequentata”, si pensi che l’ultima parola spetta ai groscavallesi. Quando c’è di mezzo l’ambiente, queste manifestazioni di tipo feudale non avrebbero ragion d’essere. Detto questo, mi spiace per la sindaca Dafarra perché quest’estate abbiamo instaurato una collaborazione costruttiva, nella comune convinzione che il vallone di Sea sia un’eccellenza del territorio. Il comune ci ha finanziato una bacheca e ci ha offerto un contributo per il raduno. Avendo fiutato a fine agosto che qualcosa si muoveva per la vicenda “strada”, avevo fatto sapere che noi come rocciatori ci saremo opposti con ogni mezzo. Mi spiace, davvero, perché ho avuto modo di credere che sia una persona con cui la discussione è possibile ed anche abbastanza aperta alla condivisione di idee. Mi rendo conto della dinamica socio-famigliare che la stritola e, dunque, non mi sento di riversarle addosso tutte le colpe. Però una cosa la volevo dire. Un triste quanto incredibile spettacolo l’ha offerto lunedì sera Gino Geninatti del Cai di Lanzo, che di fronte alla presentazione del progetto si è limitato a chiedere la disponibilità delle chiavi di un’eventuale sbarra quando si dovesse salire per i sentieri. Il tutto davanti ad esterrefatti esponenti dell’alpinismo accademico e al presidente del Cai di Venaria Reale! Giustificandosi poi, a riunione finita, dicendo: “tanto non serve a nulla discutere”. Certo, meglio allora avere una mite accondiscendenza! Se questo è il Cai a livello politico, stracciamo pure la tessera!

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  7. Anonimo says:

    Pare che il progettista di questo scempio sia uno Studio di Chialamberto..Andrea Giors sei tu? Batti un colpo..e se lo sei inizia a vergognarti!

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    • Beppeley says:

      Caro Anonimo, perché per informarci di quanto hai scritto non hai il coraggio di firmarti? Ma dove vivi? In uno stato di polizia? Tipo ex URSS?

      Sei un cittadino di un Paese dove per dire quanto hai scritto non c’è bisogno di nascondersi.

      Per caso hai paura che ti facciano delle ritorsioni? Che ti tolgano il saluto quelli delle Val Grande? Oppure che non entrino più nella tua bottega? O che ti taglino le gomme della tua auto?

      So perfettamente perché chi sa non ha il coraggio di esporsi. Perché vige il pensiero mafioso e questo mi è stato confermato da più persone che vivono 365 giorni all’anno nelle Valli di Lanzo.

      “Non dire che te lo detto io perché poi subisco ritorsioni! Tu non sai cosa vuol dire vivere da queste parti! Tu non sai cosa vuol dire non essere d’accordo con i gruppetti di potere, le lobby, le piccole élite locali che sono i capi clan! Sai quante persone sono d’accordo con quanto scrivi ma non possono dirlo sul Facebook perché poi vengono messe alla gogna ed espulsi dalle tribù come se fossero dei reietti!”.

      E’ uno schifo. Siamo nel XXI secolo e non nel Medio Evo. Abitiamo il profondo Nord Ovest dell’Italia, ad un’ora da Torino, non dalla Locride.

      Ne prenda atto la politica, quella regionale e nazionale. Ne prenda atto l’Europa con le sue strategie per lo sviluppo. Ne prendano atto i mass media. Questo è degrado culturale, povertà e forme di violenza che non sono ammissibili in un Paese europeo.

      Questi sono atteggiamenti assolutamente condannabili che frenano le prospettive di un avvenire migliore, soprattutto per le nuove generazioni.

      E quelle porcate di piste spalamate nelle Valli ne sono la piena manifestazione.

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  8. Anonimo says:

    Pare che il progettista di questo scempio sia uno studio di Chialamberto..Andrea Giors sei tu? se si batti un colpo e inizia a vergognarti..

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    • Beppeley says:

      Caro Anonimo, perché per informarci di quanto hai scritto non hai il coraggio di firmarti? Ma dove vivi? In uno stato di polizia? Tipo ex URSS?

      Sei un cittadino di un Paese dove per dire quanto hai scritto non c’è bisogno di nascondersi.

      Per caso hai paura che ti facciano delle ritorsioni? Che ti tolgano il saluto quelli delle Val Grande? Oppure che non entrino più nella tua bottega? O che ti taglino le gomme della tua auto?

      So perfettamente perché chi sa non ha il coraggio di esporsi. Perché vige il pensiero mafioso e questo mi è stato confermato da più persone che vivono 365 giorni all’anno nelle Valli di Lanzo.

      “Non dire che te lo detto io perché poi subisco ritorsioni! Tu non sai cosa vuol dire vivere da queste parti! Tu non sai cosa vuol dire non essere d’accordo con i gruppetti di potere, le lobby, le piccole élite locali che sono i capi clan! Sai quante persone sono d’accordo con quanto scrivi ma non possono dirlo sul Facebook perché poi vengono messe alla gogna ed espulsi dalle tribù come se fossero dei reietti!”.

      E’ uno schifo. Siamo nel XXI secolo e non nel Medio Evo. Abitiamo il profondo Nord Ovest dell’Italia, ad un’ora da Torino, non dalla Locride.

      Ne prenda atto la politica, quella regionale e nazionale. Ne prenda atto l’Europa con le sue strategie per lo sviluppo. Ne prendano atto i mass media. Questo è degrado culturale, povertà e forme di violenza che non sono ammissibili in un Paese europeo.

      Questi sono atteggiamenti assolutamente condannabili che frenano le prospettive di un avvenire migliore, soprattutto per le nuove generazioni.

      E quelle porcate di piste spalamate nelle Valli ne sono la piena manifestazione.

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  9. Anonimo says:

    Questa mattina, entrando in un Bar di Pialpetta per un caffè mi era chiesto un parere sulla questione “Sea” e “piste”. Con la medesima moderazione dimostrata nella riunione di lunedì 12 ho cercato di spiegare quelle che sono mie libere opinioni. E vorrei qui ribadirlo ancora una volta: Non sono contrario alle “piste agro-pastorali” per partito preso e quindi tanto meno voglio l’affossamento delle attività ad esse legate. Durante la riunione, come libero cittadino, anche se non residente a Groscavallo, ho espresso un dubbio relativamente alla Val di Sea. I miei dubbi nascono dalla considerazione della particolare valenza naturalistica di quell’area, cui si somma un carattere antropologico di particolare pregio che poche altre valli nella Alpi possiedono. Questo valore è universalmente riconosciuto da decine di frequentatori ma anche da paesaggisti e geologi professionisti. Frequento da trent’anni Sea e oltre ad averne scalato pareti e vette, contribuendo a quella storia alpinistica nota a tutti, in decine di pubblicazioni e articoli ne ho divulgato particolarità ed “emergenze” (inteso come punti di particolare interesse). Credo sia abbastanza nota nell’ambiente la mia attività di direttore editoriale e collaboratore di un’importante casa editrice che si occupa di pubblicazioni escursionistiche e di progetti di turismo “morbido”, e di giornalista di montagna con decine di libri all’attivo sulle Alpi nonché collaborazioni giornalistiche con le più importanti testate giornalistiche del settore (Alp, Meridiani Montagne, Panorami ecc…). Non ultimo, dal 2007 sono Delegato Per il Piemonte e la Valle d’Aosta del GISM-Accademia di Arte e Cultura Alpina, fatto che sancisce il mio dovere morale a intervenire in ambito etico, tecnico in temi di montagna, secondo quanto previsto dal nostro Statuto. Ora, alla luce di questa mia modestissima attività ma soprattutto come semplice cittadino italiano avente diritto d’espressione, ho chiesto ai rappresentanti del comune se vi era uno studio di fattibilità già pronto. Questo per capire, come modestissimo frequentatore e conoscitore di Sea, se detta pista potesse passare in aree di particolare pregio storico e danneggiarle o addirittura cancellarle e, nel qual caso, segnalare appunto l’esistenza di queste emergenze di certo non note a occasionali avventori di Sea. Alla risposta che un piano non era ancora presente, ho allora cercato di stimolare almeno un dibattito costruttivo, giacché la corale del sì, forse ignorava alcune situazioni e trovavo giusto tentare d’informare i presenti. Del resto, un giornalista ha il diritto e il dovere d’informare. Non ho avuto, quindi, ed è testimoniabile, alcuna posizione estremista, preconcetta o manchevole di rispetto. Fatto che non si può certo imputare a certi presenti un po’ troppo irruenti. Detto questo, e tornando a questa mattina, espongo su richiesta la mia nota opinione non certo favorevole a una pista decisa in tempi così ristretti poiché si tratta d’intervenire in un luogo come Sea. Spiego inoltre che i villeggianti, esclusi da questa consultazione, avrebbero avuto il diritto di esprimere un parere a pieno titolo in quanto pagano al comune le dovute tasse. Sono così ripreso da un avventore del bar che mi dice che “non sono di Groscavallo e quindi devo stare zitto, non devo esprimere pareri e che nessuno me li ha chiesti, che la legge non la faccio io, che siamo in una dittatura (brivido nella schiena!) e che decidiamo noi, che se ti fai vedere in comune abbiamo il diritto di buttarti fuori”. All’inizio pensavo a un discorso ironico, poi invece il tono e quanto è seguito mi ha fatto capire che davvero non gradiva che aprissi bocca. Essendo sempre stati cordialmente amici e siccome ormai un’amichevole scambio di idee era sfumato, ho lasciato perdere. Allora, poiché che la mia presa di posizione chiede solo una maggiore chiarezza circa il progetto e la più larga condivisione possibile, a questo signore (spero un caso isolato e uno sproloquio portato dall’agitazione) e a qualsiasi altro abbia intenzione di pensare che non è un diritto “esprimere un opinione”, dico quanto segue:

    La libertà di manifestazione del pensiero rientra, secondo la Corte, tra i «diritti
    inviolabili dell’uomo» di cui all’art. 2 Cost. (sentenza n. 126 del 1985), con la conseguenza, da un lato, che la Repubblica ha il dovere di garantirla anche nei confronti dei privati (nel senso che «non è lecito dubitare che la libertà [in parola] debba imporsi al rispetto di tutti, delle pubbliche autorità
    come dei consociati, e che nessuno possa arrecarvi attentato», sentenza n. 122 del 1970) e,
    dall’altro, della non sopprimibilità della stessa (anche se non, sembra doversi ritenere,
    dell’immodificabilità della formulazione attuale dell’art. 21 Cost.).
    La stessa Corte ha posto un forte accento sul rapporto tra libertà di manifestazione del
    pensiero e regime democratico, affermando che la prima è «pietra angolare dell’ordine
    democratico» (sentenza n. 84 del 1969), «cardine di democrazia nell’ordinamento generale»
    (sentenza n. 126 del 1985). In senso analogo, anche le sentenze: n. 11 del 1968, che definisce il diritto di cui all’art. 21 Cost. «coessenziale al regime di libertà garantito dalla Costituzione»; n. 98del 1968, secondo cui la «libertà di manifestazione del pensiero […] è ordine dell’ordinamento democratico»; n. 126 del 1985 (già citata), ove si ribadisce «la rilevanza centrale […] che la libertà di manifestazione del pensiero, anche e soprattutto in forma collettiva, assume ai fini dell’attuazione del pensiero democratico.

    Come cittadino ma soprattutto come giornalista è tutelato il mio diritto a informare e alla mia libera espressione, purché questo rientri nei limiti dell’onore e del decoro. Il Diritto all’informazione e alla comunicazione garantisce il mio “diritto” a informarmi e degli altri, “a “essere informati”.
    Io dialogo con tutti, non accuso nessuno, non manco di rispetto a nessuno e con quest’amministrazione ho recentemente collaborato e intendo collaborare, se ve ne saranno ancora gli estremi. Metto in guardia chiunque a impedirmi di esercitare i miei diritti come giornalista ma soprattutto come libero cittadino. Qualora qualche episodio del genere dovesse verificarsi, dovessi subire pressioni, minacce o altro, sarà mia cura rivolgermi agli organi di tutela dell’Ordine Nazionale e di denunciare il fatto alla Procura della Repubblica.

    Tanto vi dovevo

    Marco Blatto

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  10. Anonimo says:

    Caro Marco
    quanto da te raccontato non mi stupisce affatto, anzi sinceramente sono più stupito della tua sorpresa visto che tu sei un abitante della valle. Negli anni, da semplice villeggiante (oramai da qualche decina di anni ) nel corso di banali chiacchierate mi sono sentito “liquidare”, in maniera più o meno cortese, con la frase ” tanto tu non sei di qua e non capisci “….
    Anche io, e l’ho già scritto in altri post, non sono contro le piste ( ma NON strade) a prescindere e capisco possano avere uno scopo, tuttavia questi progetti vecchi e nuovi più che a portare una effettiva prospettiva di sviluppo mi paiono orientati ad ottenere un guadagno immediato: è sufficiente seguire come viene trasferito questo flusso di denaro.
    Se ho capito bene ( qualcuno mi corregga) i fondi Europei transitano attraverso la regione che nel frattempo ha valutato gli studi di fattibilità presentati (pagati dai comuni) .
    In valle i terreni sono per stragrande maggioranza privati, e soprattutto molto frazionati: per questo vengono appositamente formati dei consorzi tra i proprietari dei terreni ove transita la strada.
    Una volta approvato il finanziamento, il denaro transita attraverso il GAL (almeno così si evince dal loro sito) al consorzio privato costituitosi, il quale richiede licenza edilizia per la costruzione della strada il cui progetto è semplicemente un copia/incolla dello studio di fattibilità pagato dal comune.
    Il consorzio decide quindi i professionisti incaricati e il costruttore.
    Se questa ricostruzione è esatta, i soldi pubblici del finanziamento vengono spesi senza nessuna gara di appalto ( evidentemente si può fare) rimangono tutti in valle, e l’opera conclusiva rimane completamente privata.
    A fronte di un investimento uguale a zero, i proprietari del terreno hanno così l’immediato guadagno della vendita del legname abbattuto ( dalla ditta) per la costruzione della strada, più larga è la strada, più legname è abbattuto e maggiore è il guadagno : a quel punto lo scopo primario per la costruzione della strada è terminato.
    Questa modalità di finanziamento è semplicemente la sostituzione dei famosi contributi a pioggia che venivano elargiti fino a un decennio fa sulle valli (ai tempi delle vacche grasse) e che non portarono mai a niente.
    Certamente però questi soldi sono ben visti sia dai residenti e soprattutto dai Sindaci che si trovano uno strumento per ” accontentare” i loro elettori con la scusa di una politica di sviluppo a cui in realta non crede nessuno: in genere le politiche di sviluppo di un territorio necessitano infatti, non solo di investimenti pubblici, ma soprattutto privati.
    Sarebbe assai più complicato per i Sindaci andare dai proprietari di alloggi vacanza e dire di ristrutturare, o almeno rendere decente, il loro patrimonio immobiliare in modo che gli stranieri (perchè è a loro che si deve mirare) possano trovare un alloggio decente da affittare per una settimana poichè la Pubblica Amministrazione ha deciso di sistemare la rete sentieristica, le pareti d’arrampicata, percorsi mtb, e investire nella promozione estera creando un portale con il quale sia immediato trovare alloggi nuovi e puliti. Questo non sarebbe mai accettato.
    Diversa la situazione per Sea, dove non vi è legname e la motivazione per la costruzione può essere data dal recupero degli alpeggi .
    A parte la mia forte contrarietà alla compromissione di una valle così splendida, mi pare di ricordare che gli alpeggi della valle siano di proprietà del Comune di Groscavallo e di aver letto tanti anni fa ( se la memoria non mi inganna), che gli alpeggi non potevano essere più dati in affitto per la presenza delle prese dell’acquedotto. ( Ricordando questo mi sono stupito qualche anno fa quando sono ricomparse le vacche al Gias Nuovo……sembrano quasi nascoste….).
    D’altronde anche in pianura, nei terreni adiacenti i pozzi dell’acquedotto, sono vietate la concimazione e il pascolo.
    Se questo mio ricordo ha un fondamento attuale, che senso ha la strada in Sea se poi non è possibile portare gli animali al pascolo?
    Sperando che i miei cattivi pensieri siano smentiti, vi saluto tutti.
    Marco Bologna

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  11. Anonimo says:

    Ps: all’elenco di strade in progetto c’è da aggiungere lo studio di fattibilità commissionato dal Comune di Cantoira già la scorsa primavera (letto sull’albo pretorio) per la strada che da Lities, attraverso Lavassè e Inversetti, raggiunge l’alpe di Monastero congiungendosi a quella che sale da Chiaves.
    Marco

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  12. Beppeley says:

    Riporto qui seguito il testo delle osservazioni che Pro Natura aveva presentato al Comitato di Sorveglianza della Regione Piemonte nel Novembre scorso. Inutile dire che l’osservazione non fu accolta.

    Operazione 4.3.4 Infrastrutture per l’accesso e la gestione delle risorse forestali e pastorali
    In relazione a questa operazione, l’Associazione scrivente non può che ribadire, preso anche atto degli effetti negativi prodotti sul territorio da interventi attuati con precedenti strumenti di programmazione rurale, la propria contrarietà al tipo di interventi previsti. Contrarietà  motivata non soltanto dagli impatti che l’apertura di nuove piste/strade forestali esercita sull’equilibrio idro-geologico e sulla fisionomia paesaggistica, ma anche dal fatto che le dinamiche di riduzione del personale cui la PA va soggetta in conseguenza di accordi comunitari (Patto di stabilità) rendono la PA stessa ancor meno capace di quanto sia stata in passato di gestire questo tipo di infrastrutture, esercitando i necessari controlli e salvaguardando la funzione e la finalità in vista della quale  esse vengono realizzate. E’ sin troppo facile prevedere, infatti, che una volta realizzate, le piste/strade oggetto della presente operazione verranno utilizzate una tantum per esigenze connesse ad operazioni forestali, mentre diverranno percorso abituale, continuato ed incontrollato di mezzi a motore estranei ad esse operazioni. Eventualità avvalorata ed  aggravata dal fatto che si prevede l’assegnazione di elevati punteggi  per operazioni di costruzione di vere e proprie strade camionabili (rispettivamente 6 ed 8 punti per la realizzazione ed il  “miglioramento” della viabilità forestale esistente), quindi dotate di caratteristiche tali da poter essere senza difficoltà percorse  da automezzi di qualsiasi tipo. Il che sottoporrà i territori interessati ai danni (erosione, focolai di incendio, ecc.) prodotti da tali mezzi.
    Tutto ciò premesso, si chiede pertanto:

    in via principale di sospendere l’Operazione in oggetto, almeno sin quando la PA non sia in grado di garantire una  gestione di queste infrastrutture adeguata e rispettosa delle finalità per le quali se ne propone la realizzazione;

    in via subordinata:

    a) di cancellare i punteggi previsti per la realizzazione di strade camionabili, sia ex novo sia come “miglioramento” di piste forestali esistenti;
    b) di escludere almeno le superfici forestali a funzione produttivo-protettiva dall’ammissibilità all’Operazione.

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  13. Anonimo says:

    Io passo molto più tempo a Groscavallo che a Cantoira e mi sono adoperato sempre “gratuitamente” per il bene del territorio: organizzazione di eventi, mostre, recupero sentieri, recupero bivacco Ferreri, iniziative culturali e tante altre manifestazioni che avevamo lo scopo di portare gente in valle e dare beneficio ad attività commerciali ed altro. Credo che questo lo possa testimoniare qualsiasi esercente di Groscavallo. Non mi aspetto plausi ne compensi, ma almeno di poter esprimere un parere su un luogo che, oltre tutto, mi vede “emotivamente” coinvolto e che ritengo vada preservato il più possibile per il bene economico delle future generazioni di groscavallesi. Del resto come si poteva pensare che avrei visto con favore questo intervento di cui non si sa nulla e di cui è difficile prevedere un impatto ambientale reale? Mi rendo conto che è difficile capire questo punto di vista da parte di quei tre o quattro soggetti che potrebbero essere coinvolti, ancor peggio da parte dei realizzatori materiali del lavoro. Sono convinto che tutti assieme, davvero, volessimo valorizzare il vallone di Sea per quello che potenzialmente offre, ci sarebbe spazio per la pastorizia “modello”, per il “geoturismo”, per l’arrampicata, per l’escursionismo. L’indotto sarebbe enorme e sarebbe spalmato su tutta la valle, non solo sui groscavallesi. E’ una mia opinione (in realtà non solo mia) ma mi sarebbe piaciuto aver la possibilità di spiegarla. Senza insulti o preclusioni di sorta.

    M.B.

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  14. Anonimo says:

    Io invece penso che se nell’utilizzo dei fondi europei si verificano problemi, questo non è dovuto all’UE, che destina fondi a programmi che per valere per tutti i Paesi membri devono essere necessariamente ad ampio spettro, e che poi, come la procedura europea democraticamente e socioeconomicamente decentrante prevede, devono essere articolati dalle norme locali in progetti adattati ad ogni particolare territorio: i problemi, quando ci sono, sono nelle realtà locali, come dimostra il fatto che ci sono tantissime regioni europee che grazie ai fondi sviluppano armoniosamente il loro territorio. Per altre questioni di carattere economico l’UE certamente non brilla: ma, per il particolare tema dei Programmi e dei Fondi, l’Europa va ben distinta dalla realtà di questo paese. Francesco Mancini

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    • Guido says:

      Sono molto d’accordo con Te Francesco …!!!
      In Italia abbiamo bisogno di Commissari, Ispettori, multe e cazziatoni, altrimenti è solo corruzione…!!! 😠😠😠
      Sul lavoro? medesima situazione!! Enti Pubblici e servizi? identico!! Non sopporto più che mi si venga a dire: “porti pazienza siamo in Italia…” odio quella frase, xché già dice tutto dell’atteggiamento che c’è dietro!

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  15. ste says:

    La filiera del legno, alla quale le piste sono destinate, per quanto riguarda la legna da combustione avrà vita difficile in quanto lo scorso inverno si parlava di emissioni inquinanti per chi bruciava legna o pellet nei centri cittadini.

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  16. Anonimo says:

    Giors sei tu?batti un colpo

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  17. Anonimo says:

    Allora, qualcuno di Groscavallo “doc” alla riunione in questione ha detto che i villeggianti non devono esprimersi. Poi, da cosa leggo, qualcuno ha detto addirittura a Blatto che per di più abita in valle, di non esprimere il suo parere, nonostante conosca quelle montagne meglio di tanti Groscavallesi e si sia sbattuto in questi anni per far conoscere proprio quel territorio. Poi sempre alcuni Groscavallesi doc, non amano le opinioni di noi escursionisti, alpinisti, amanti della montagna che veniamo da fuori. Benissimo!
    Allora boicottiamo Groscavallo, i suoi negozi, i suoi ristoranti. Visto che gli portiamo i soldi che gli stanno sempre bene, allora non portiamoli più. Faccio appello a non acquistare più niente a Groscavallo, a scendere a Chialamberto o a Cantoira per mangiare o bere qualcosa dopo una gita. Spargiamo la voce tra di noi che siamo tanti e facciamolo anche a Torino. Boicottiamo Groscavallo!

    Giorgio S.

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    • Anonimo says:

      Sono d accordo..ma in disaccordo di una cosa:non è che è chialamberto e soprattutto a cantoira,siano tanto meglio,anzi..!direi proprio da pessinetto in giù!

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  18. Beppeley says:

    Sembra che una pista raggiungerà San Bernè dall’Alpe di Vassola (Comune di Chialamberto – Val Grande di Lanzo).
    Altri ambienti e paesaggi di sconfinata bellezza sfregiati dall’imbecillità umana.
    Purtroppo il grande assente è il Club Alpino Italiano (nazionale) che dovrebbe essere il primo a farsi sentire in quanto portatore di interessi verso i sentieri e l’escursionismo.

    Non rimane che scrivere. Se volete farlo il CAI accetta solo la Pec: cai@pec.cai.it
    Info qui: http://www.cai.it/index.php?id=1098

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  19. paologiac says:

    Sea! San Bernè! ecc.Non ho parole. Non so più cosa dire! L’imbecillità umana stà raggiungendo limiti che non avrei mai immaginato.

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  20. Anonimo says:

    A forno alpi graie all albergo savoia da domani sarà possibile firmare la petizione. Andate a far sentire la vostra voce.

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  21. Anonimo says:

    Da domani domenica sarà possibile firmare la petizione presso l albergo savoia di forno alpi graie. Andate numerosi.

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  22. Anonimo says:

    Grazie andremo a firmare sicuramente!

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  23. Anonimo says:

    Si potrebbe lanciare una petizione su change.org ma non sono molto esperto

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  24. Anonimo says:

    Si potrebbe lanciare una petizione online su change.org ma non sono molto esperto

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  25. Anonimo says:

    Caro Beppe
    Solo per puntualizzare che, secondo me, il primo grande assente è la sezione CAI territorialmente competente per territorio, ovvero la Sezione CAI di Lanzo. Non ricordo di aver mai letto sui giornali locali un comunicato che ne esprima la posizione ufficiale.
    La Sezione di Lanzo è la più numerosa associazione delle Valli con i suoi circa 300 soci ( compreso me) e dovrebbe esprimersi chiaramente è ufficialmente sulla vicenda, per poi stimolare gli organi regionali e nazionali del CAI.
    Ricordo che Gino Geninatti è stato Consigliere Nazionale CAI, chi meglio di lui sarebbe dunque in grado di coinvolgere gli organismi superiori……certo che se il suo atteggiamento è stato quello descritto….
    Sinceramente se in questi mesi non vedrò prendere una posizione chiara alla Sezione, valutero’ se rinnovare altrove.
    Marco B.

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  26. Ste says:

    I fondi Europei dovrebbero finanziare opere di recupero e pulizia dei sentieri e delle mulattiere, da effettuarsi con tecniche e lavorazioni rispettose dell’ambiente e non incentivare interventi distruttivi. Il recupero dei percorsi pedonali può avere nel tempo una ricaduta turistica mentre le piste potranno aumentare il dissesto idrogeologico ed abbattere il paesaggio. Inoltre se sono fondi Europei, perciò pubblici, perché usarli per piste ad utilizzo ed al beneficio di privati ?

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  27. Anonimo says:

    Guardate che il Sig.Giacomelli (ex sindaco ma attuale “comandante in capo”, la Dafarra è la sua compagna) sta portando avanti il progetto della centrale, zitto, zitto. Hanno deciso di devastare tutto il territorio. Ma perché un territorio tra i più belli delle valli deve essere in mano a personaggi del genere? Facciamo sapere a tutti che personaggi ci sono da quelle parti!

    Antonio

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  28. Anonimo says:

    Ma com’è che tanti altri blog, visitatissimi, delle Valli di Lanzo, non prendono mai una posizione sulla questione “scempio strade”, forse perché chi li gestisce è “amico degli amici”? Tante descrizioni di gitarelle, scalatelle, ma poi quando si tratta di difendere i luoghi di cui si dice di voler parlare, mutismo completo. Idem con patate per tutti quegli amanti della montagna locali, che sì, non siamo d’accordo però non ci vogliamo inimicare nessuno.

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    • Beppeley says:

      Caro Anonimo, perché non hai il coraggio di firmarti? Ma dove vivi? In uno stato di polizia? Tipo ex URSS?

      Sei un cittadino di un Paese dove per dire quanto hai scritto non c’è bisogno di nascondersi.

      Per caso hai paura che ti facciano delle ritorsioni? Che ti tolgano il saluto quelli delle Val Grande? Oppure che non entrino più nella tua bottega? O che ti taglino le gomme della tua auto?

      So perfettamente perché chi sa non ha il coraggio di esporsi. Perché vige il pensiero mafioso e questo mi è stato confermato da più persone che vivono 365 giorni all’anno nelle Valli di Lanzo.

      “Non dire che te lo detto io perché poi subisco ritorsioni! Tu non sai cosa vuol dire vivere da queste parti! Tu non sai cosa vuol dire non essere d’accordo con i gruppetti di potere, le lobby, le piccole élite locali che sono i capi clan! Sai quante persone sono d’accordo con quanto scrivi ma non possono dirlo sul Facebook perché poi vengono messe alla gogna ed espulsi dalle tribù come se fossero dei reietti!”.

      E’ uno schifo. Siamo nel XXI secolo e non nel Medio Evo. Abitiamo il profondo Nord Ovest dell’Italia, ad un’ora da Torino, non dalla Locride.

      Ne prenda atto la politica, quella regionale e nazionale. Ne prenda atto l’Europa con le sue strategie per lo sviluppo. Ne prendano atto i mass media. Questo è degrado culturale, povertà e forme di violenza che non sono ammissibili in un Paese europeo.

      Questi sono atteggiamenti assolutamente condannabili che frenano le prospettive di un avvenire migliore, soprattutto per le nuove generazioni.

      E quelle porcate di piste spalamate nelle Valli ne sono la piena manifestazione.

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  29. Anonimo says:

    Il mio vecchio professore di storia e filosofia era uso ripetere:” Quando non riuscite a dare un senso ad un avvenimento, domandatevi sempre “cui prodest?” a chi giova? (allora era ancora di moda studiare il latino). Domandiamocelo, rispondiamo e capiremo tutto.
    ariela

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  30. presidente cai lanzo says:

    vorrei tranquillizzare tutti che il cai si è mosso, su mia pressione il cai Piemonte (a nome di tutte le sezioni) ha inviato una lettera di protesta al comune di Groscavallo
    basta gettare fango sul cai !!!
    chi spara a zero lo aspettiamo a darci una mano alla pulizia dei sentieri…..

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    • Anonimo says:

      Grazie

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    • Anonimo says:

      Pensare (e scrivere) che il CAI debba prendere posizione sulla vicenda, e in particolare la sez. di Lanzo, non significa gettare fango addosso….. ma piuttosto uno stimolo.
      Ottimo sarebbe dare la massima visibilità della posizione assunta, cosa che sono sicuro certamente avverrà.
      Grazie Presidente.
      Marco B.

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  31. Pingback: Nel Vallone di Sea – Reali fantasie di nuvole, montagne, e altre amenità

  32. ste says:

    Le piste forestali rappresentano anche un costo futuro in quanto una volta create devono essere mantenute per sempre. E chi paga? Il privato? Figurati ! Ha solo diritti. Ed allora tutto sulle spalle del pubblico, della collettività. Ma allora lasciamo perdere le piste così si risparmia subito ed anche in futuro. Nei boschi di montagna andiamo solo con i sentieri.

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  33. Giorgio Inaudi says:

    purtroppo la sopravvivenza dei microcomuni, anomalia soltanto italiana e soprattutto piemontese, non è in grado, nella nostra realtà, di assicurare un autogoverno responsabile e competente, come avviene in altre aree alpine che possono vantare una radicata tradizione identitaria, ad esempio in Tirolo. La deriva assistenziale e clientelare che ne è la conseguenza induce spesso gli amministratori locali, spesso in buona fede soprattutto quando sono davvero locali, ad operare scelte irreversibili nei confronti del paesaggio. L’integrità dell’ambiente è l’unica risorsa con cui le Valli potranno affrontare la sfida di uno sviluppo turistico qualificato, alternativo ad una frequentazione di prossimità che non lascia nulla e che comunque è ormai agli sgoccioli,
    Giorgio Inaudi

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  34. paologiac says:

    che dire? il commento di Giorgio Inaudi lucido e sintetico, riassume perfettamente la sostanza del problema che stiamo discutendo.

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