Madesimo, la perla della Valchiavenna

Canalone sotto la cima Groppera (2948 m): qui si progetta di fare un tunnel

Testo e foto di Maria Luisa Ravazzi

A Madesimo, LA perla della Valchiavenna, ci si arriva da Como con la statale SS 36 Milano – Colico – Lecco o da Como con la statale Regina SS 340 o dal più famoso Passo dello Spluga (chiuso d’inverno) o dal Passo del Maloja SS 37.
E’ un paesino circondato da vette alte; si pensi che in Val di Lei si scia a circa 2900 metri. Chi impara a sciare a Madesimo scia dovunque perché già anni e anni fa le piste erano veramente difficili. Quelle che chiamano rosse da altre parti si possono tranquillamente definire nere e la più nera delle nere è il famoso Canalone descritto ampiamente da Dino Buzzati che l’ha definita la più bella pista delle Alpi.
Madesimo ERA altresì famosa per le sue acque termali e per Carducci che vi soggiornò per diversi anni.
E’ una conca meravigliosa che termina con la montagna che vedo da casa mia che si chiama Pizzo Spadolazzo.
Solo soggiornando lì si possono effettuare tante camminate ad alta quota senza dover nemmeno spostare l’auto.
E io che ci vado da quando avevo sei anni, da sempre la considero il mio “buen ritiro”. Dal momento che non sono più giovanissima ricordo persino il vecchio stabilimento dove Carducci andava.
Il paesino piccolo era pieno di boschetti anche in centro e quando arrivavi sentivi persino il profumo dei pini e il cuore mi si allargava.
Quando ero ragazzina in montagna si andava soprattutto in estate e lì per la prima volta assaporai la libertà di girare in lungo e in largo, nascondendomi nei covoni di fieno, o camminando curiosa con mio padre.

Con lui ho imparato tanto; rispettare i fiori e non cogliere le stelle alpine, camminare seguendo il respiro, salutare le persone che si incontrano sul sentiero, riportare in modo sacro tutti i rifiuti del cibo che si metteva nello zaino, la maglietta di ricambio, il bicchiere che si piegava su se stesso per bere l’acqua e assaporare un buon minestrone in una baita o bere del latte appena munto con un dito di panna sopra.
E poi arrivò il “benessere” e gli anni ’60. Cominciarono ad apparire come funghi degli ecomostri e io, che conosco ogni sasso, ogni sentiero, ogni albero, mi sentivo ogni volta come se un pezzetto di tutto quel bello se ne andasse per sempre.

Adesso, dopo tanti tanti anni il paese è talmente cambiato che è diventato irriconoscibile. Nuove funivie hanno distrutto intere pinete, nuovi ecomostri hanno distrutto i boschetti che c’erano in centro paese. Pochi contadini, poche mucche, e le vecchie cascine trasformate in villette assurde.
Fiori come le negritelle, che profumano di cioccolato, sparite!
Vecchi sentieri distrutti in nome di passeggiate lastricate dove i turisti campeggiano lasciando i rifiuti addirittura sui prati antistanti.
Percorsi vita che nessuno fa.

Alberi tagliati per le piste delle biciclette che scavano nella montagna dei potenziali percorsi per l’acqua.
Case, case, case per persone che ci vivono una settimana ad agosto ed una a Natale.
E ora di cosa si parla ? Di un tunnel che dovrebbe sventrare una montagna stupenda per poter far sì che le persone vadano in Val di Lei anche d’estate?
Già, alla fine del famoso Canalone sotto la cima Groppera si vorrebbe aprire un tunnel che porti in Val di Lei.
In montagna esistono dei luoghi magici dove c’è un’energia potente e quello è uno di quei posti e solo chi mi capisce sa cosa voglio dire.
E’ una profanazione!

Quello che mi lascia più perplessa e amareggiata è la assoluta mancanza di appartenenza a questi luoghi anche di chi è nato qui.
Questo vuol dire amare il proprio paese? Questo è salvaguardare le proprie terre? Ecco dove esiste il problema. Se amo un luogo o una persona non lo voglio stravolgere ma salvaguardare. E’ un problema che investe tutta l’Italia e non solo un piccolo paesino e dobbiamo capire che noi siamo le nostre radici, siamo la nostra terra, siamo le nostre cime i nostri alberi i nostri fiori.

Forse se leggessimo di più quello che dice Mauro Corona nel suo meraviglioso libro “La montagna” capiremmo; forse se andassimo sui social media e leggessimo quello che il CAI di Lanzo scrive sulla montagna e gli articoli che pubblica capiremmo; forse se leggessimo quello che gli amanti della montagna scrivono come la Scuola Graffer; forse se capissimo quante e quante persone stanno andando contro la tendenza allo sci per forza, alle motoslitte, alla ricerca lago-azzurro-768x1024continua di nuovi impianti si prenderebbe coscienza che il mondo della montagna DEVE cambiare.
Il turismo deve ritornare ad essere elitario; un turismo di veri appassionati della montagna che non sporchino, che non danneggino che soprattutto RISPETTINO.
Ma ecco che il problema che alcuni vogliono risolvere è l’abbassamento dei prezzi degli appartamenti e quindi ecco le proposte indecenti che sperano di incrementare il valore degli alloggi con maggiori strutture impiantistiche, più alberghi e la creazione di un baraccone tipo circo che inviti le famiglie a vivere la montagna come se si andasse in un paesino mondano in riva al mare.
Perché in Svizzera a Zermatt o a Saas Fee o ad Andeer i paesini vengono tenuti come delle perle?
Perché lì il turismo guarda caso non manca nemmeno d’estate?
Perché a Madesimo non si è tentato di ritrovare l’acqua termale dal momento che lo stabilimento ha chiuso negli anni ’60?
Da allora niente più acqua. Sparita!
Per chi non conoscesse il discorso del famoso capo indiano “Seattle” estrapolo solo una frase:

“E far male alla terra è disprezzare il suo Creatore…Così se noi vi vendiamo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria delle terre com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli e amatela come Dio ci ama tutti”.

Maria Luisa Ravazzi

4 Responses to Madesimo, la perla della Valchiavenna

  1. Silvia F. says:

    Bellissimo racconto,grazie per averlo condiviso.Bisogna sempre avere la curiosità di un bambino per continuare a sentirci felici.Grazie😄😉

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  2. Anonimo says:

    ….
    TU da sempre la considero il mio “buen ritiro”
    IO “angolo di paradiso”

    TU Madesimo
    IO Vonzo

    TU ami la montagna come te stessa
    IO idem

    TU hai la neve firmata
    IO no, (ma penso che sia un bene)

    TU Quello che mi lascia più perplessa e amareggiata è la assoluta mancanza di appartenenza a questi luoghi anche di chi è nato qui.
    IO incavolato come…. (BIIP) purtroppo anch’io! (a volte sembra ignoranza, remissiviutà con i poteri forti)

    TU Denunci una profanazione.
    IO già fatto.

    TU denunci i turisti che inquinano, che sporcano
    IO abbasso i “merenderos!!!”(BY Serpillo!), che devono posteggiare entro 5 metri dal luogo del pic-nic

    Ti capisco!

    A presto.

    ROK 64

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  3. serpillo1 says:

    Ci spostiamo dalle Valli di Lanzo ma la voglia di fare soldi facili è sempre la stessa. A discapito delle Terre Alte e della loro fragilità.
    E pensare che si parla di “ecotunnel”

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  4. Anonimo says:

    Come ti capisco Maria Luisa! (permettimi il tu) Ciò che scrivi potrebbe essere uscito direttamente dalla mia mente.. riferito alle Valli di Lanzo, ed in parte l’ho già fatto con dei post su questo Blog.. “Sconsola” vedere come tutta l’Italia è un paese, per parafrasare un vecchio detto.
    Ce la faremo mai a trasmettere un po’ d’amore e far agire di conseguenza.. coloro i quali dovrebbero tutelare più di ogni altro i territori che gli sono stati “consegnati” dai cittadini, per un buon governo? Perché chi prende le decisioni vede solo un (fantomatico/effimero) ritorno economico a discapito delle straordinarie bellezze che li circondano? Anche se i territori alpini ricadono sotto la competenza dei singoli comuni, i sentieri, i boschi, i laghi, le vette, sono patrimonio di tutti e tutti hanno il diritto di poterli frequentare ed il dovere di rispettarli e farli rispettare. I mezzi esistono (vedi petizione) per far sentire la voce di chi crede ancora nel futuro delle nostre vallate mantenendone l’integrità naturalistica che costituisce (e lo scritto di Maria Luisa lo testimonia) il suo punto di forza.

    Verglas.

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