Parchi naturali, sono davvero utili?

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Parco del Monviso

Testo e foto di Toni Farina

Provate a immaginare un neo-ministro della difesa che all’atto del suo insediamento esordisca con queste parole: “L’Arma dei Carabinieri non si deve limitare a garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini ma, pattugliando le strade, deve anche tappare le buche (sempre più numerose). Nel volgere di qualche ora il neo-ministro sarebbe sommerso da critiche e richieste di dimissioni provenienti dall’intero arco politico/parlamentare. Il compito primario della Benemerita non è infatti in discussione, e nessuno accampa dubbi in merito. Nel caso dei parchi naturali questo però non avviene, anzi il loro ruolo primario, ovvero la tutela dell’ambiente naturale (si badi bene, ruolo stabilito dalla LEGGE) è continuamente in discussione e deve essere sempre ribadito. Tant’è che ogni neo-ministro (o neo-assessore regionale) all’atto del suo insediamento ripete come un mantra: “i parchi non si devono limitare alla tutela (dell’ambiente naturale) ma devono al contempo promuovere lo sviluppo economico”. Taluni, in vena di neologismi, buttano là: “i parchi non devono museificare il territorio”. Non ha fatto eccezione l’attuale Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che nell’ambito della discussione relativa alla riforma della legge quadro nazionale sui parchi (L 394/91) ha voluto ribadire che la tutela della biodiversità non deve ostacolare lo sviluppo “green” dei territori. Affermazioni un po’ avventate che hanno valso al ministro critiche e motivate richieste di dimissioni per incompetenza da parte di una folta schiera di personalità del mondo scientifico (vedi lettera www.mountainwilderness.it/news/displaynews.php?idnews=487).

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Parco del Po

Il Ministro Galletti di professione fa il commercialista (vedi in proposito una bella “Amaca” di Michele Serra su La Repubblica del 13 luglio) e quindi gli si può perdonare una certa improvvisazione in materia ambientale, ma in quanto commercialista non si può transigere su incompetenze in materia economica. Ad esempio il ministro dovrebbe conoscere i risultati di una ricerca di Unioncamere del 2014 dalla quale si evince che: “I parchi costituiscono un grande laboratorio di nuove pratiche innovative e ecocompatibili”… “Un polmone verde che, negli ultimi anni, è al centro di un interessante risveglio socio-economico. Le parole sono di Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, che non è certo tacciabile di “talebanismo” ambientale.

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Parco Gran Paradiso

Ma pur ammettendo che i risultanti dell’indagine siano edulcorati in virtù di un supposto buonismo, e che i parchi naturali abbiamo in realtà “limitato” per davvero il loro compito alla conservazione di quel che resta degli ambienti naturali, imbalsamando come taluni affermano, il territorio, questo compito non sarebbe di per sé sufficiente? Difendere (e ricostruire) la biodiversità, ovvero la VITA sulla TERRA, non ci basta? Non ci sembra una GRANDE OPERA?

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Stura di Lanzo

Gli esperti li chiamano servizi ecosistemici, e non si pretende che il Ministro dell’Ambiente (che esperto non è) li conosca. Che cosa sono? Un esempio fra tutti: l’impollinazione. Se ne è parlato tempo fa, quando una ricerca ha valutato il beneficio economico degli insetti impollinatori, a rischio per varie ragioni, in 3 mila dollari per ettaro coltivato. Soldi, Signor Ministro, soldi!

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Parco Lame del Sesia

Lo scritto qui sopra è stato redatto un paio di mesi or sono, ma la sua validità è confermata proprio dal disegno di legge di riforma della legge quadro nazionale in materia di parchi, di fresca approvazione da parte del Senato (c’è ancora un passaggio alla Camera ma sono scarse le possibilità di emendarlo). L’ipotesi di riforma vede fortemente critiche tutte le associazioni ambientaliste e gran parte del mondo scientifico e accademico. Fra le critiche più forti vi è appunto l’assenza di una visione alta, che veda i parchi quali laboratori di sostenibilità, portatori di modelli di sviluppo alternativi. Gli elementi positivi, che pure non mancano, sono annullati da istanze vecchie e pericolose. Tendono ad esempio a prevalere logiche localiste, in singolare controtendenza rispetto a quanto previsto dalla riforma costituzionale sottoposta a referendum, nella quale c’è un accentramento di competenze su questioni ritenute strategiche, come se la tutela dell’ambiente e del paesaggio del Paese non fosse appunto strategica (fa testo la vicenda del Parco nazionale dello Stelvio, di fatto smembrato in tre parti). Al contempo la riforma introduce logiche economicistiche, prefigurate in particolare dalle “royalties”, ovvero i contributi economici che i gestori delle varie attività presenti in area parco – impianti idroelettrici, attività estrattive, impianti di biomasse, motivazione di idrocarburi – devono corrispondere agli enti di gestione.
Per saperne di più si possono leggere le osservazioni di Carlo Alberto Graziani, giurista esperto in materia ambientale, dal 1993 al 2004 Presidente del Parco nazionale dei Monti Sibillini.

Toni Farina

3 Responses to Parchi naturali, sono davvero utili?

  1. martellot says:

    La prima area protetta al mondo ad essere istituita fu il Parco di Yellowstone e la sua finalità era quella, in pratica, di “mummificare” il territorio protetto entro i confini dell’area. I parchi che sono stati istituiti in seguito (e tra essi ovviamente rientrano i parchi nazionali, regionali, ecc. italiani) escludevano questa eventualità. Oggi infatti l’idea di area protetta non esclude una presenza di attività definite “sostenibili” all’interno dei suoi confini. Le ragioni sono molte e non tutte discutibili….
    Bene, sapete cosa vi dico? Alla luce delle condizioni in cui versa buona parte degli ambienti (in senso lato) almeno in Europa, personalmente sarei di nuovo dell’idea di “mummificare” le zone tutelate da aree protette e di cristallizzare le dinamiche ecologiche lì presenti in modo da eliminare del tutto ogni interazione con le attività antropiche. Molti ambienti, per mia esperienza, non possono sostenere alcuna attività, anche quelle che infatti vengono definite “sostenibili” in realtà un impatto lo hanno comunque anche se ridotto ai minimi termini….
    Non dimentichiamoci che l’obiettivo PRIMARIO di un’area protetta è quello di proteggere la biodiversità e i relativi processi dinamici che, a livello ecologico, determinano il “funzionamento” di un determinato ambiente e di una complessa rete di ambienti.
    Purtroppo non c’è questa idea e in Italia non c’è mai stata. Sono d’accordo con Ferdinando Boero il quale afferma che ogni decisione di un qualsiasi Ministro dell’Economia dovrebbe essere VALUTATA e AVVALLATA da un Ministero dell’Ambiente….. Quando però anche le decisioni di un Ministro dell’Ambiente non sono spesso inquadrabili in un sistema protezionistico ecco che le speranze vengono meno…..
    Speriamo nel futuro!!!
    Saluti a tutti (Ciao Beppeley e Serpillo!!! 🙂 )

    Martellot – Stefano

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  2. Beppeley says:

    Ciao Martellot, che piacere ritrovarti qui!
    Sono d’accordo con te.
    Hai letto le osservazioni di Graziani? Quello che vogliono fare ai parchi è terribile e vergognoso.
    Senza limiti! Sempre di più!

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