L’avventura del margaro – Parte terza

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L’Uja di Bellavarda (2345 m), in Val Grande di Lanzo, domina la conca prativa ove sorge il santuario della Madonna del Ciavanis (1880 m)

Piergiuseppe ci contagia con il suo frizzante entusiasmo e ci racconta della sua grande passione. Nella narrazione emerge la gioia di rivedere i suoi amici ma anche la fatica e le difficoltà quotidiane che si incontrano a livello pratico, economico e burocratico. Le “bestie” non riconoscono le domeniche e le festività e una stessa situazione, come rappresentata dalla foto qui a sinistra, può essere incantevole per un’escursionista ma vista con gli occhi del margaro “…si è bella – dice Pier – ma pensaci, tra 10 minuti la temperatura si abbasserà di un bel po’ e tu stai portando i paletti del filo, e sei sudato…

Pier rievoca i giorni estivi trascorsi in alpeggio a quasi duemila metri di quota, sul versante esposto a mezzogiorno della Val Grande di Lanzo.


Eccomi qua, terza parte di un’avventura meravigliosa.

Per chi non avesse letto i post precedenti, mi presento. Sono Piergiuseppe, ho 14 anni e vivo in provincia di Padova (Teolo sui Colli Euganei). Mia nonna e mia bisnonna sono nate a Vonzo, paesino del comune di Chialamberto (To) a 1231 m.

Vonzo

Quest’anno ho frequentato la 3° media, e in questa occasione posso pensare a programmi estivi unici perchè non ci sono compiti per le vacanze.

Pertanto progetto la mia vacanza al Ciavanis, all’alpeggio dai “Gamba”. Prima di partire devo sostenere gli Esami di Stato. L’ultimo giorno degli esami sarà lunedì 21 giugno, speriamo di essere chiamato tra i primi, in modo da potermi rilassare prima dell’avventura!

Confidente, organizzo il tutto per essere presente dall’inizio e quindi dalla transumanza (27 giugno, lunedì). Mia zia, sabato 24, mi accompagnerà a Vonzo dove abbiamo una piccola casetta della bisnonna ristrutturata.

Ma se la fortuna è cieca, la sfortuna ha una mira infallibile! il sorteggio degli esami è disastroso: sarò l’ultimo a passare, proprio il lunedì della transumanza.

Cosa fare? Mi attivo subito e…

Ho, anzi avevo, dei professori veramente fantastici. Hanno anticipato la mia prova d’esame a venerdì 23 giugno alle 18:00 nonostante fosse una giornata calda e già completa di candidati. Devo dire mille grazie alla disponibilità ed alla generosità della preside ordinaria – Dott.ssa Lorella Goldin – e di tutti professori che mi hanno permesso d’iniziare un’estate che sarà unica nella mia vita.

Sostenuto l’esame, finalmente libero per la trasumanza.

Arrivo a Vonzo sabato sera, una mega dormita e domenica mattina, Daniel, un collaboratore dei Gamba (quasi un membro della famiglia)  mi viene a prendere per andare in cascina a S. Maurizio (a 50 km ca di distanza da Chialamberto).

Lì scopro che c’è stato un problema con i camion per il trasporto degli animali fino a Chialamberto, e pertanto la transumanza la faranno mercoledì. Poco male: ho modo di ri-ambientarmi con tutti, animali (soprattutto con i cani) e persone (anche se non ce n’è bisogno perché mi vogliono un bene dell’anima).

Martedì 28, alla sera, diamo un po’ di più da mangiare alle mucche e le mungiamo almeno un’ora prima del solito e poi a nanna!

La mattina (diciamo così) alle 03:00 sveglia, cibo e mungitura. I camion sono già pronti e si fanno salire le mucche (facile a dirsi ma a farlo non è cosi rapido).

Passeggiando per Chialamberto

Passeggiando per Chialamberto

Arriviamo a Chialamberto alle 10 circa, le mucche scendono dai mezzi e iniziamo la salita verso Vonzo, e poi al Ciavanis.

Inizialmente (fino a Vonzo) è facile, la strada è asfaltata (ma le mucche non lo gradiscono) ma la salita, mi dicono, non è come le altre volte. Ci sono poche campane al collo delle mucche, ci sono solo alcuni “ciuchin” (campanelli) e mancano le “bersane” (le campane grandi) quelle che danno il ritmo alle mucche per stancarsi di meno.

Salita verso Vonzo

Salita verso Vonzo

Il motivo purtroppo è chiaro. E’ una transumanza “in lutto”. Questa primavera Margherita, la moglie di “Notu” è mancata. Anche lei adesso ci guarda assieme a Notu da un posto molto in alto… ma andiamo avanti altrimenti il groppo in gola diventa troppo grosso!

Arrivati a Vonzo, sosta alla “Muanda” – piccolo albergo e ritrovo della frazione – con “merenda” e si riparte verso gli alpeggi. Al gruppo si aggrega Cesare, mio cugino coetaneo, che ci dà un aiuto, poi a sera lui ritorna a casa.

La sosta serve persino alle mucche, sia come riposo, anche se hanno pascolato tante volte in pianura, perchè devono “rifarsi un pò i muscoli” (garantisco questo vale non solo per le mucche!) ma anche e soprattutto come “rifornimento idrico”. Purtroppo alle mucche non puoi spiegare che conviene bere perché devono ancora fare una bella camminata prima di arrivare a destino, e allora qualcuna non beve!

Durante la salita, grazie alla collaborazione dell’altro margaro dell’alpeggio, i “Ceschin”, c’erano altre due vasche per l’abbeveramento.

Come in ogni escursione di gruppo c’è sempre qualcuno che resta indietro, chi cerca una scorciatoia, oppure chi fa una piccola deviazione a vedere il panorama da un’altra visuale…. beh, anche le mucche sono così, bisogna continuamente “pararle”, in modo che seguano la giusta strada, e che soprattutto non corrano il rischio di cadere in qualche burrone. Allora ci si mette davanti al burrone per “pararle”.  Poi quando sono passate tutte, si fa una corsa per ritornare in punta della mandria, ma quando la mandria è di un centinaio di mucche…. è una bella corsa!

Arrivati all’alpeggio (1880 m) eravamo tutti sfiniti, le mucche hanno ancora bevuto e poi hanno pascolato lì attorno…

Metterle nella stalla, alla sera, è un’impresa…. ci sono mucche “nuove”, che devono imparare il loro posto in stalla e per un paio di settimane è difficile, e poi la mungitura, ricordiamoci che il latte si trasporta a mano, e grazie al cielo 2/3 delle mucche si mungono con la mungitrice alimentata da un gruppo elettrogeno, ma 1/3 si deve fare a mano!

La

La “mia” stalla

Poi la cena! Ma chi ha la forza di mangiare… a letto, con tutti i muscoli doloranti! Una giornata mitica, estenuante, ma mitica.

Il giorno dopo, logicamente ancora indolenziti, si è iniziato a mungere mezz’ora più tardi del solito (18:00) e siamo andati a dormire a mezzanotte!

Ed è iniziata la stagione dell’alpeggio!

Per Marina (addetta alla produzione del formaggio e del burro) è il periodo più duro; siamo nel massimo della produzione del latte, e se una toma stagionata pesa 6 chili, appena fatta pesa ben di più (e c’è chi va in palestra a fare sollevamento pesi!).

Mio fratello Felice Alberto al lavoro

Mio fratello Felice Alberto sta pulendo il canale dove scorre l’acqua pulita per lavare la stalla.

Le giornate sono cadenziate con i soliti lavori: pulire le stalle con l’acqua raspando la “busa” (cacca delle vacche) e facendola andare nel “busè” (vasca in pietra per la loro raccolta; in montagna non c’è impaglio che assemblato alla cacca forma il letame ma solo sostanza liquida), mettere i picchetti per “tirare il filo” in modo da delimitare delle aree per il pascolo (altrimenti le vacche, che sono golose, pesterebbero tutta l’erba del prato per cercare i bocconi più buoni), sorvegliare e spostare le manze e i vitelli che sono più in alto.

Preparando il recinto con i picchetti

Preparando il recinto con i picchetti

Un’esperienza incredibile l’ho avuta con la nascita di un vitello con parto cesareo.

Tirare il vitello non bastava, e dopo che si è visto che non era possibile procedere, si è fatto intervenire il veterinario, almeno per  salvare la mucca. Invece si è salvato anche il vitello! (potete ben immaginare che il valore del vitello se n’è andato per pagare il veterinario… ) pazienza, rischi del “gioco”.

Venuta al mondo

Venuta al mondo

Alcuni giorni dopo, verso il 10/11 luglio, è nata una vitellina, bianca e nera. Ho partecipato alla nascita di questa STUPENDA vitellina, l’ho strofinata con del fieno – normale quando nascono i vitelli – e poi alla sera l’ho accompagnata nella piccola stalla che i Gamba hanno attrezzato per queste occasioni, con morbido fieno – portato in auto dalla pianura -.

Padova appena nata

Padova appena nata

Il giorno dopo al mattino, quando ho aperto la stalla mi rimaneva sempre vicino, è una giocherellona e simpaticissima! Non ho capito una cosa…. perché i Gamba l’hanno battezzata Padova? 🙂

Una settimana dopo, un momento di terrore. Durante il pomeriggio sono andato a fare legna con Daniel, e quando sono tornato (circa le 6 di sera) non ho più trovato Padova. L’ho cercata in lungo e in largo, probabilmente si è allontanata un pò di più e si è persa, e anziché avvicinarsi, ho immaginato, si è allontanata sempre di più. Quanto ho corso! Quel giorno non ho partecipato alla mungitura, Padova non rientrava a casa e io non la trovavo. Ero disperato. Avevo paura che fosse caduta da qualche parte, ed essendo piccola non muggiva ancora….

Alla fine, quando ormai ero rassegnato, l’ha ritrovata Roberto. Era a pochi metri da casa, coricata nei “tuei” (erba alta, a foglie larghe, che vivono vicino ai busè e dove c’è molta acqua) stava dormendo… immaginate la mia felicità!

E’ una mia amica, mi manca… (anche se è una “figlia di una vacca”!)

Chi è il più bello?

Chi è il più bello?

Una giornata memorabile è stata il 16 luglio, festa del Santuario del Ciavanis, dedicata alla Madonna del Carmine Mai si è vista tanta gente a questa festa, sempre organizzata in maniera impeccabile dall’instancabile Piera Goffo, che tanto si prodiga per il mantenimento del Santuario del Ciavanis, più altre chiese come quella di Vonzo. La giornata era tersa all’inverosimile, in cielo non c’era una nuvola a pagarla un milione di €.

16 Luglio 2016

16 Luglio 2016 – Festa del Ciavanis – Non male come “marghè”

La giornata della festa del Ciavanis, è una giornata di festa anche per i Gamba (si munge, si fanno le tome, si puliscono le stalle, si fa il burro e si pascola normalmente..) però solo il fatto di pascolare vicino a casa, ci ha concesso di mangiare con il resto della famiglia.. e quel giorno la famiglia è molto grande, ci sono tanti amici e parenti che vengono a trovarci.

La losa, è molto calda e la carne sopra cuoce che è una meraviglia! Quel giorno Daniel e mio papà sono proprio stati bravi a fare una perfetta grigliata.

Due mesi di alpeggio sono stati fantastici, ma anche un po’ affaticanti. Spostare le manze trasportando la recinzione con il filo e i picchetti non è sempre riposante: 2 ore di cammino – e adesso cammino di buona lena – in andata e 2 ore per il ritorno; giornate intere per cercare una manza che si è persa, anche se si vanno a controllare quasi quotidianamente; accatastare la legna per il prossimo anno; il latte che si trasporta a mano; le tome che si salano, si girano, si spostano su tavole per la stagionatura sempre a mano…, e l’unico modo per ripagare i Gamba dell’ospitalità che mi hanno offerto, è stato di essere d’aiuto, non solo per loro, ma anche, anzi soprattutto per me.

Ah, dimenticavo… alzarsi al mattino e trovare la brina in pieno luglio /agosto non me lo ricordavo così freddo, anche se l’ho provato gli anni scorsi, ma va bene così, la vita del margaro è così, ed anche per me, che l’ho vissuta per un breve periodo.

Ho sentito raccontare che dove nasce l'arcobaleno c'è una pentola di monete d'oro..l'ho cercata ma invano. Che delusione!

Ho sentito raccontare che dove nasce l’arcobaleno c’è una pentola di monete d’oro..l’ho cercata ma invano. Che delusione!

Oramai siamo ad agosto inoltrato. Mi ritiro un po’ a Vonzo con i miei genitori e fratellone (che ci litigo solo una volta al giorno, dal mattino alla sera, ma mi è proprio mancato!) e cerco di ricaricarmi. Ormai è quasi ora di rientrare nel mondo dei “patachin” (cittadini) e di riprendere la mia quotidiana vita in provincia di Padova.

Ma non è finita qui perchè non potevo mancare alla “desarpa” (il rientro delle vacche verso la bassa valle dopo aver trascorso la stagione estiva in quota).

Facendo parte della squadriglia della RAF (Ruffiani di Alta Fedeltà), sono riuscito a convincere i miei genitori e a farmi partecipare alla “LA TRANSUMANZA parte 2, IL RITORNO!!!!!”

Cosa posso dire.. (mettetevi sempre nei miei panni! 14 anni e mezzo)

Venerdì 30 settembre, ore 06:45 salgo sul treno, (grazie papà e mamma che mi hanno concesso di saltare un giorno di “sQuola”!)

Ore 10:50: Torino Porta Nuova, e il buon Daniel è lì ad aspettarmi, “dai presto che ho l’auto posteggiata in maniera non ottimale, perciò di corsa!”

“Zompati” in auto, svelti a fare spesa per organizzare la cena della transumanza. Corri di qua, corri di là e le ore passano (ormai ho la pancia che tocca la schiena). Al tardo pomeriggio arriviamo a S. Maurizio, finalmente a casa.

Ci pensate! Rivedo Padova! Il “bucin” (vitello) è meglio che non faccia la transumanza, visto la sua tenera età e il  troppo stress e quindi è arrivato in camion qualche giorno prima.

Come arrivo, faccio il mio fischio e Lei (notate la maiuscola) alza la testa dalla mangiatoia, un altro fischio e si gira, mi vede e mi viene incontro.

Padova

Padova

Ci siamo abbracciati (nel limite del possibile) ma vi evito i commenti  di Daniel, non sono SCRIVIBILI!

Prepariamo qualcosa per la cena di domani, poi pronti, partenza e VIAAA!!!

Dopo un’ora e mezza abbondante, inforchiamo la strada sterrata per il Ciavanis, tappa “dai colleghi” Ceschin per prendere dei “ciuchin” (campane piccole) perché sempre per il fattore lutto, non si mettono le “bersane” (campane grandi) e poi all’alpeggio.

Non siamo più al Ciavanis ma a “La Paglia”, a destra e in basso, rispetto il  Santuario del Ciavanis.

Alpe Paglia

Alpe Paglia

C’è abbastanza fermento, tutto quello che non serve è già stato portato via, per essere più “leggeri possibile” (Marina è stata grandissima, per far quadrare il cerchio con quello che c’era, ma non è mancato nulla a nessuno).

E’ stato divertentissimo passare la notte, sul “trabbial” (fienile sopra la stalla).

Eravamo in  8 in 4 letti (non proprio matrimoniali). Quasi non abbiamo dormito.

Con Roberto e Dino, c’è un’intesa meravigliosa, a volte giochiamo veramente come 3 coetanei, ma non “50enni!!

La mattina dopo, solito giro di mungiture, poco latte, ormai..

Piccola pastura al pascolo lì vicino e alle 13:00  partenza per il rientro.

E’ fantastico come le mucche sentano che si sta tornando a casa, sono strane, insofferenti, forse un po’ nervose..

La discesa è stata un po’ problematica: alcune avevano fretta, altre cercavano tutte le scuse per cambiare strada, altre erano particolarmente pigre, lente, non volevano rientrare (ma ormai dovrebbero capirlo, le giornate sono corte e abbastanza fredde).

Alle 17:00 eravamo a Chialamberto e chiaramente abbiamo fatto tappa-merenda (per umani e animali) a Vonzo. E’ stato bellissimo vedere gli amici di Vonzo che erano meravigliati di vedermi lì!

Purtroppo  i camion hanno tardato ad arrivare.. ben 2 ore di ritardo.

Alle 21:00 abbiamo finito di far salire le mucche sui camion, pure loro erano stanchissime e insofferenti. L’attesa le ha snervate.

Alle 22:30 arriviamo a S. Maurizio. Discesa dai mezzi e due ore per sistemarle nella stalla. Non si ricordavano la loro posizione prima della transumanza.

Non le abbiamo munte. Non è grave, ormai hanno poco latte ed erano particolarmente stanche, e non solo loro.

Ore 24:00…. cena, c’era di tutto di più sul tavolo, ma c’era di più la stanchezza, mezz’ora di cena, doccia e nanna!

All’indomani sveglia alle 7 e si comincia un’altra giornata!

Pier Giuseppe e Padova

Pier Giuseppe e Padova

Questa è stata la mia avventura del margaro 2016!

Grazie Dino, Marina e Roberto, e per ultimo ma non ultimo GRAZIE Daniel!

Piergiuseppe


Da notare come il santuario della Madonna del Ciavanis (situato a 1880 m in posizione molto panoramica) sia raggiungibile sia con sentiero (il n. 326 del catasto del patrimonio escursionistico della Regione Piemonte) e sia con pista pastorale, entrambi con partenza da Vonzo (1231 m). Non conosciamo la storia della strada, ma il semplice fatto che non abbia smantellato il sentiero (la pista passa distante verso ovest) rende oltremodo gradevole l’escursione lasciando la libertà agli escursionisti di raggiungere il santuario con il percorso più diretto e breve (la parte iniziale, tra l’altro, è una bellissima mulattiera, una di quelle che piacerebbe tanto a Bätzing e a Kleider). Un percorso sicuramente più attraente e meno noioso degli innumerevoli tornanti necessari alla sterrata per guadagnare 600 metri di dislivello, con tutto rispetto per la vita d’alpeggio.

Se vivessimo in un Paese civile non sarebbero necessarie delle battaglie campali per difendere dei beni culturali come lo sono i sentieri e le mulattiere storiche e nemmeno per tutelare i paesaggi silenziosi che essi custodiscono. La politica, in un Paese meno degradato culturalmente come il nostro, avrebbe evitato i recenti conflitti (Val di Sea e dintorni) andando incontro a tutti i portatori di interessi, essendo pienamente consapevole che le infrastrutture pedonali costruite dagli antichi montanari hanno un grande valore turistico: sono affascinanti ed essenziali per chi cammina.

Sinceramente ci viene da sorridere quando qualche sindaco delle Valli di Lanzo continua a parlare di montanari contrapponendoli ai cittadini: non esistono più i montanari, a parte qualche rarissima anima resistente. E poi non fa di certo bene alla montagna creare contrapposizioni strumentali. La definizione più corretta è “cittadini di montagna“: tutti usano l’auto per spostarsi, non vanno in quota a piedi seguendo le antiche vie (quando entriamo nei bar dei fondovalle con gli scarponi ci chiedono se andiamo in montagna…), nessuno si porta più sulle spalle 50 chili con le gerle e ben pochi sanno quali meraviglie naturalistiche, storiche e culturali custodiscono quelle mulattiere di pietra che si staccano dai nastri d’asfalto (ormai sempre più rare). Un vero peccato proprio ora che c’è tutto un mondo che si sta rimettendo in cammino, non potendone più di strade, traffico, caos ed inquinamento malefico.

Le strade parlano alle macchine. I sentieri all’uomo.

7 Responses to L’avventura del margaro – Parte terza

  1. popof1955 says:

    Pier Giuseppe è vero, là dove nasce l’arcobaleno c’è una pentola piena di monete d’oro: tu l’hai trovata, te la porti dentro e nessuno mai potrà portartela via questa splendida esperienza di vita.

  2. Piera says:

    Bravo Pier Giuseppe queste esperienze da te vissute in prima persona rimarranno in te per sempre, e non hai dimenticato nessuno…… nei tuoi commenti. Spero di riverdi nuovamente quest’anno alla festa del Ciavanis e non solo:

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