Storie di povertà

I sentieri interessati dall’ennesima pista (Val d’Ala – Valli di Lanzo)

Riceviamo e pubblichiamo con grande sconforto la lettera di Maria Piera Solero montanara resistente e contraria alla costruzione dell’ennesima pista silvo-agro-pastorale che andrebbe a devastare un’area alpina meravigliosa del versante sud della Val d’Ala (Valli di Lanzo), ora interessata solo da un bellissimo sentiero voluto dal CAI di Ala di Stura, ideando così uno stupendo sentiero balcone.

L’ennesima pista, l’ennesima storia di povertà e miseria, come quella che è emersa negli ultimi mesi dalle parti del Comune di Groscavallo (Vallone di Sea e dintorni), dove le ultime notizie dei giornali (con gli asinelli di Sea allevati dalla ditta dell’ex sindaco e marito della Dafarra, sindaco di Groscavallo) lasciano profondamente smarriti ed attoniti su come vengono sfruttate le ricchezze ambientali, prese di mira eslcusivamente per interessi personali e particolaristici. Il tutto a discapito del bene comune così ricercato da chi ama l’escursionismo e il turismo ambientale e culturale, vere fonti di reddito per chi ha voglia di lavorarci.

Se da quanto emerge dalla stampa la Val di Sea (e dintorni) dovrebbe essere salva (per il momento), proviamo ora a spostare lo sguardo un po’ più in là, nella valle a fianco.

Oggetto: apertura pista silvo-pastorale in località Laietto-La Tea- Verteia da parte del Comune di Ala di Stura (Valli di Lanzo prov. di Torino)

Io sottoscritta Maria Piera Solero, residente a Mondrone (fraz. di Ala di Stura), essendo proprietaria di una parte di terreni situati nella grangia di località Laietto, interessati al progetto della suindicata pista, assieme a mio fratello, ora purtroppo deceduto, mi sono sempre dichiarata fin dal principio contraria a tale progetto iniziato nel 2010, senza essere stati prima interpellati, per le gravi conseguenze che ne derivano.

In primo luogo rovinerebbe i muri costruiti dai nostri nonni che sono tutelati dalla legge sul patrimonio paesaggistico e culturale, poi provocherebbe il danneggiamento dei terreni, ora dati in affitto, che sarebbero completamente distrutti ed infine per il gravissimo disastro ambientale e idrogeologico prodotto alla grangia stessa.
Faccio inoltre presente che la pista attraverserebbe un Rio, nelle cui vicinanze si è formata una frana di vaste dimensioni (vedere foto allegate); la pista passerebbe quindi su un terreno instabile, franoso e fangoso a poca distanza dalle baite. A mio avviso sicuramente molto pericoloso per i mezzi meccanici che dovrebbero effettuare i lavori della pista stessa.

Al danno economico che dovrei subire si aggiunge pertanto il grave dispiacere per la grangia distrutta dove i miei genitori, mio fratello, e ancora prima i miei nonni, hanno sempre lavorato con grande fatica e sacrificio. Inoltre questa pista è assolutamente inutile, non serve a nessuno se non a distruggere la proprietà altrui e per tutti questi motivi è mia intenzione ed un mio diritto oppormi fermamente a questo progetto del Comune di Ala di Stura.

Sentitamente Ringrazio
Maria Piera Solero

Allegati:

L’area alpina del versante sud della Val d’Ala (Comune di Ala di Stura) interessata dall’ennesima pista agro-silvo-pastorale (carta Fraternali Editore n. 8)


Qui di seguito riportiamo gli articoli dei giornali e dei social media (dal più datato in poi) che negli ultimi mesi hanno parlato di piste agro-silvo-pastorali e relativi danni alla rete sentieristica e all’ambiente delle Valli di Lanzo, in particolare degli impatti nel Vallone di Sea, a partire dalla nascita del Comitato Spontaneo per la Salvaguardia della Val Grande di Lanzo.

L’elenco è in costante aggiornamento.

Se non abbiamo riportato qualche notizia è perchè ci è sfuggita. Lieti di inserirle se ci avvisate.

Grazie!

7 Responses to Storie di povertà

  1. paologiac says:

    riportato sul gruppo FB: “Montagne delle Valli di Lanzo, Orco e Soana”

  2. serpillo1 says:

    Segnalo che è stato pubblicato sull’Albo Pretorio del Comune di Ala di Stura la Determinazione n.30 avente per oggetto “PSR 2007-2013 – Misura 225 “ Pagamenti silvoambientali”. Determina a contrarre per affidamento incarico professionale di progettazione, Direzione Lavori e Coordinamento sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione lavori di realizzazione pista forestale località Monterosso, Lusignetto, Alpe Sape.”

  3. Anonimo says:

    Conosco Maria Piera e suo fratello Lino, che purtroppo ci ha lasciati, da una vita, così come da sempre frequento il Lajet dove sorge la loro muanda.
    Due persone affezionate alla loro terra, alle tradizioni, alla cura del loro paese. Linu fu un vero poeta della montagna, un eccezionale fotografo della natura, un sapiente scultore.
    Si parla tanto delle Terre Alte; si fanno tante dichiarazioni, tutte con l’intento di portare aiuto ai montanari, agli ultimi che hanno avuto il coraggio di restare lassù.
    Ma chi decide per essi?
    Vogliamo ascoltare il grido d’aiuto di Maria Piera che resiste, sola, in un villaggio bellissimo, ma ormai svuotato di persone, senza negozi, senza alcun conforto?
    Il mattino ho l’abitudine, quando accendo il computer, di guardare la webcam di Mondrone: la piazza è sempre desolatamente vuota, non passano auto, mi sembra di udire il silenzio dell’abbandono. Per mesi non arriva il sole sulle case ed ogni volta penso a Maria Piera che rimane fra le sue montagne, con la sola compagnia dei ricordi.
    Il Lajet è un luogo meraviglioso: quando due anni or sono vi sono stata con mio nipote, ha esclamato: “E’ il posto più bello che abbia mai visto!”
    Non so se la pista possa essere più o meno utile: so che Maria Piera non può essere depredata dei suoi terreni, della sua baita e, soprattutto, della storia della sua famiglia e della sua gente.
    Resiste da anni, aiutiamola!
    Ariela Robetto

  4. gian marco mondino says:

    Concordo con le dichiarazioni della Signora Robetto

  5. gian marco mondino says:

    Concordo con le dichiarazioni della Signora Robetto. Mi auguro che nel caso di Maria Piera la vicenda si concluda positivamente come per la Val di Sea, riguardo alla quale i responsabili sembrano aver rinunciato al loro insano progetto.
    Esprimo tuttavia un timore. La Val di Sea è un luogo famoso fra i praticanti della montagna in generale e soprattutto degli alpinisti e scalatori, grazie all’opera di persone importanti che ne hanno valorizzato le pareti rocciose. La battaglia ha avuto, quindi, un certo risalto, tanto è vero che è finita addirittura su La Stampa. Ci saranno persone importanti (magari le stesse o altre) disposte a dare altrettanto risalto alla vicenda che, in apparenza, riguarda solo una montanara?
    Ho detto “in apparenza”, perché oltre al problema personale di Maria Piera c’è una questione
    idro-geologica di gran peso, poiché questi avventurieri vogliono effettuare pesanti sbancamenti in un terreno che, sostanzialmente, è burro, e quindi pronto a franare (come d’altronde la pista aperta intorno alla Mea, nel Comune di Groscavallo). Qui si dovrebbe ottenere l’intervento anzitutto del Corpo Forestale e del competente Assessorato regionale, dei quali, quando capitano scempi del genere, mi chiedo che cosa ci stiano a fare, se tutto è permesso.
    Non posso quindi che auspicare un intervento importante anche in questo caso, in modo da sbarrare la strada ai barbari.
    Gian Marco Mondino

  6. Anonimo says:

    Il silenzio sull’accorato appello di Maria Piera si fa sempre più assordante.
    Dove sono tutti coloro i quali si stracciavano le vesti per il vallone di Sea e per il Pasé?
    Già, dimenticavo: Sea è luogo famoso fra gli arrampicatori, come il Bech ‘d Roci Ruta e Torre Marina; il Lajet di Maria Piera no.
    Ma, quando si ama la montagna, non ci si dovrebbe prendere a cuore ogni valle, ogni bosco, ogni roccia, ogni pascolo? E, in particolare, non ci si dovrebbe preoccupare anche dei montanari?
    Forse Maria Piera non possiede abbastanza Santi in Paradiso, malgrado curi da sempre la piccola cappellina dedicata a Sant’Antonio da Padova, posta a valle del Lajet. O, più probabilmente, non conosce, come altri, le persone giuste.
    Spero che il magnifico masso inciso, menzionato da Giancarlo Alasonatti nella delibera di costruzione della pista, non si scontri, del tutto casualmente, con la distrazione di una ruspa che lo svella dal terreno su cui si trova da sempre. Il masso, fotografato, rilevato e debitamente segnalato, appartiene alla cultura della montagna e deve essere debitamente conservato.
    Dicono in Comune, ad Ala di Stura, che la pista dovrebbe passare più in basso. Da profana, domando: il progetto di una pista in un luogo così fragile dal punto di vista idro-geologico, non prevede a quale quota essa debba essere tracciata, prima di deliberare il consenso alla costruzione?
    Comunico comunque, che il masso si trova ad una quota altimetrica di 1640 metri; coordinate GPS N 45° 19.312 NE 007° 15.787; sulla superficie sono presenti 22 croci di differenti varietà, dimensioni e profondità d’incisione; 4 “segni solari” a punta di scalpello, una grande vaschetta rettangolare e una quadrata; 9 coppelle. Le nove croci di maggiori dimensioni potrebbero essere interpretate quali affilatoi. Negli anni Novanta era ancora presente un “homme sapin” al presente appena leggibile.
    Sant’Antonio da Padova è pregato per ritrovare quanto si è perso. Spero in un miracolo che permetta a tutti di ritrovare il buon senso.
    Ariela Robetto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: