Un millenario per le Alpi

«Sensibili alla bellezza e permeabili all’amore»

Tre anni per san Bernardo di Aosta

Testo di Bruno Farinelli*

Uno dei più importanti storici del Novecento, Fernand Braudel, dovendo indicare quale catena montuosa europea rappresentasse al meglio la montagna mediterranea si trovò, quasi costretto, a negare questo primato alle Alpi: non di certo per antipatia verso lo spazio alpino ma, al contrario, perché riconosceva a esso delle caratteristiche che lo rendevano unico nel suo genere. «Sì, ma le Alpi sono le Alpi», ragionava Braudel nel suo Mediterranée, «montagne eccezionali per risorse, discipline collettive, qualità dell’umanità, numero delle strade». L’eccezionalità delle Alpi deriva soprattutto da quella «qualità dell’umanità» individuata dallo storico francese, un’umanità che su di esse s’insediò nei secoli, contraddistinta da una profonda spiritualità. Tra le grandi figure che rappresentarono al meglio questa eccezionalità dell’ambiente alpino, possiamo sicuramente annoverare quella di san Bernardo di Aosta, il cui nome rimanda immediatamente al passo del Gran San Bernardo, dove il santo fondò un ospizio nel secolo XI.

Quest’anno ricade il millenario della nascita di questo importante santo delle Alpi. Sarebbe più opportuno dire che quest’anno si apre il millenario della sua nascita, perché le notizie storiche accertabili che ci sono giunte su di lui sono molto scarne. Un manoscritto redatto non molto tempo dopo la sua morte ci informa con sicurezza che fu arcidiacono di Aosta e che sul finire della sua vita giunse a Novara, dove continuò la sua opera di predicazione e morì nel 1081, dopo aver incontrato l’imperatore Enrico IV a Pavia. La data della sua morte ci permette di indicare come possibili anni di nascita quelli che vanno dal 1017 al 1020. Le prime notizie sulla sua opera di fondatore dell’ospizio sono più tarde. La fondazione avvenne a metà del secolo XI, sull’altura anticamente denominata Mons Jovis o Monte Giove a 2472 m. di altitudine, con la costruzione di una chiesa dedicata a san Nicola e di una casa ospitaliera. Già dal XII secolo, però, l’ospizio fu intitolato al suo fondatore e fu gestito da canonici regolari ad opus pauperum, per l’accoglienza cioè di poveri, pellegrini e viandanti.

Dalla denominazione del valico traspare il precedente uso romano. Sulle tradizioni precristiane presenti nell’area e sul loro legame con san Bernardo d’Aosta fu prodotta nel Quattrocento una fortunata quanto fantasiosa ricostruzione della vita di Bernardo che, pur non avendo alcun elemento di storicità, ha fortemente influenzato l’immagine del santo aostano. La “nuova vita” di Bernardo fu scritta da un sedicente Riccardo di Valdisère, che legò la figura di Bernardo alla casata aristocratica dei Mentone: ecco perché, ancora oggi, il santo è erroneamente indicato come proveniente dalla città savoiarda. Riccardo di Valdisère presentò Bernardo nelle vesti di cristianizzatore delle vallate alpine, descrivendo la sua opera esorcistica sul Monte Giove, dove era ancora presente una statua dell’antico dio pagano. Posseduta da forze demoniache che gettavano il loro diabolico influsso sulle vallate, la statua fu stretta nella stola da Bernardo che, trasformatasi in catena, permise al santo di imprigionare il demone e gettarlo dalle rupi. L’azione esorcistica di Bernardo la ritroviamo in tutta l’iconografia sino ai tempi più recenti, poiché caratteristica principale del santo è la sua raffigurazione con un demone incatenato al fianco, simbolo della vittoria del Cristianesimo sulle precedenti tradizioni religiose. Per un approfondimento maggiore degli studi sul santo si rimanda alla voce contenuta nel DBI – Dizionario Biografico degli Italiani, curata da Raffaele Volpini.

San Bernardo d’Aosta fu proclamato da Pio XI, pontefice molto legato alle Alpi, patrono delle genti di montagna e di coloro che a essa vi accedono come alpinisti o semplici escursionisti. Il suo ospizio sul Gran San Bernardo è da secoli il punto di riferimento per pellegrini e viandanti che hanno popolato e popolano le nostre Alpi, un grande simbolo di civiltà, ospitalità e spiritualità. In occasione del millenario della nascita è stato promosso un progetto triennale per celebrare con san Bernardo i valori più alti che animano le Alpi. Sono previsti già alcuni appuntamenti:

  • 7-8-9 luglio 2017XXXI Fiera di san Bernardo di Macugnaga (vedi locandina; per scaricarla in pdf fare clic sul bottone in alto a destra)
    La Fiera, intitolata al patrono delle Alpi e protettore delle genti in montagna, è ispirata all’antica fiera mercantile dedicata a Maria Assunta, che si teneva già nel Medio Evo presso Chiesa Vecchia.
  • 16 luglio 2017Cerimonia di conferimento dell’Insegna di San Bernardo a Reinhold Messner (vedi locandina; per scaricarla in pdf fare clic sul bottone in alto a destra)
    L’evento inizierà già dal mattino, alle ore 11, con le dimostrazioni del soccorso alpino. Alle ore 16 avverrà il conferimento a Reinhold Messner, che introdurrà successivamente alla proiezione del suo film: “Still Alive – Dramma sul monte Kenya”.
  • 7-8 settembre 2017Giornate Internazionali di Studio “Luigi Zanzi” (vedi locandina; per scaricarla in pdf fare clic sul bottone in alto a destra)
    Due giornate di studio e confronto che costituiscono un preliminare alle celebrazioni del patrono delle genti in montagna.

Il progetto ha tra i suoi scopi fondamentali quello di ricostruire la figura storica di Bernardo di Aosta e la presenza del culto riservato al santo in area alpina e oltre, di cui le Valli di Lanzo hanno un pregevole esempio a Malciaussìa (foto a destra di Enzo Isaia, N.d.R), la cui cappella dedicata al santo possiede un bassorilievo su pietra del XV secolo che lo raffigura con il demone imprigionato alla catena. Il bassorilievo si può oggi ammirare nella sezione dedicata ai culti in ambiente alpino del Museo Civico “A. Tazzetti” di Usseglio.  Si cercherà di valorizzare le relazioni tra le strutture d’accoglienza presenti sulle Alpi, creando percorsi escursionistici legati a san Bernardo e alle attestazioni del suo culto. Lo scopo principale, che si può considerare il filo rosso che sottostà a tutto il progetto, è di promuovere le Alpi quale luogo di conoscenza, cultura e benessere.

*Bruno Farinelli è laureando magistrale in Storia del Cristianesimo e delle Chiese presso il dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino.


Ringraziamo di cuore Bruno Farinelli per quanto ci ha trasmesso.

Ospitalità è una parola dolce e bellissima, nutriente per lo spirito come gocce di rugiada. E’ un sentimento straordinario che fa vibrare le corde dell’umanità. Lo sanno bene gli escursionisti quando dopo ore di cammino, magari sotto le intemperie, spogli di tutto, varcano la soglia di un rifugio, di un posto tappa. Di un ospizio. Attraversarla è limpida ricerca dell’altro, del suo volto umano.

3 Responses to Un millenario per le Alpi

  1. serpillo1 says:

    Ospitalità ed accoglienza sono sentimenti di apertura e di calore umano che ho ben apprezzato nella mia veste di viandante delle Alpi dopo giorni di cammino piovosi.

  2. Anonimo says:

    Il millenario dalla nascita di San Bernardo cade in un momento storico quanto mai opportuno per ricordarci il valore dell’accoglienza e dell’ospitalità. Lo scambio con il diverso genera evoluzione, il ristoro e il supporto a chi è in difficoltà genera sentimenti positivi in chi da e in chi riceve.

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