Mettiamoci in scena

Chiudete gli occhi per cinque secondi e pensate ad un parco. Appena li riaprite, proseguite con la lettura di questo post e leggete alcune visioni delle aree protette del nostro legislatore. E nel resto del mondo della montagna.

Ma forse tu non sei mai stato in un parco. Ok, allora prova ad entrarci contemplando per qualche istante la foto qui sotto:

Nella riforma della legge sui parchi (manca solo più l’approvazione al Senato), tra le varie cose, alcune molto discutibili, si prevede il divieto dell’eliski.

Solo nei parchi? E nelle altre montagne? Sono di serie B?

Il divieto invece non è previsto (?) per tutti gli altri mezzi motorizzati sebbene il Cai l’abbia proposto.

[…] Non è stata accolta la proposta di inserire nella revisione della 394 anche l’esplicito divieto ai mezzi motorizzati di percorre sentieri, mulattiere e tratturi, come si dovrebbe anche in attuazione  dello stesso codice della strada, la cui libera interpretazione oggi rischia di portare i singoli comuni e in futuro i parchi a regolamentare in modo troppo arbitrario un divieto che invece non sopporta eccezioni o libere interpretazioni. Questa è una questione urgente perché l’invasione di mezzi motorizzati sui sentieri ne compromette la sicurezza e la stabilità. Va perciò affrontata con chiarezza nelle deleghe affidate al governo in tema di codice della strada. L’invito ai Parchi è di inserire il divieto nei regolamenti senza titubanze o eccezioni. […]

E figuriamoci se il nostro legislatore poteva accogliere il parere autorevole di chi in montagna ci va 365 giorni all’anno, vivendola a 360°. E chi è il Club Alpino Italiano per fare tali oscene proposte?

Quindi se vai in un parco, tipo quello del Gran Paradiso, non troverai gli elicotteri degli sciatori a scipparti il silenzio e la quiete bensì moto, quad, fuoristrada, motoslitte… Ecco. Si chiama parco e un po’ di fracasso deve farlo, giusto per non dimenticarci che siamo tutti di estrazione cittadina (rumorosi e puzzoni). Abili e arruolati per far felici quelli del marketing. Pensavamo di poter essere dei diversi? Andando a fare un’escursione a piedi nel totale silenzio interrotto solo dai suoni della natura?

Se invece andrai in una montagna qualunque (quella di serie B), che ne so, ad esempio nel Vallone di Sea, oltre alla sindaca Dafarra in sella ad una ruspa, ci potrai trovare elicotteri, quad, motoslitte, fuoristrada, moto da trial, moto da enduro, insomma tutto quello che può far felice i petrolieri e le industrie di motori. Stiamo forse parlando del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti? (un importante esponente dell’ambientalismo italiano un giorno mi disse che il Mit è praticamente in mano a tali lobby).

Dai parchi ai marchi. Come quello delle Dolomiti. Sapete, no, che le Dolomiti sono patrimonio Unesco? E tu ci riesci ad immaginare oltre 50 quad che scorrazzano liberamente con tanto di permesso delle istituzioni locali mentre Mountain Wilderness è stata immobilizzata nella sua manifestazione di protesta? MountCity ha dedicato diversi post a questa ennesima pagliacciata (20/2, 13/05, 16/05, 05/06, 08/06 e 26/06).

foto MW

Vi ricordate che qualche tempo fa il sindaco di Alagna ha proposto come location per sposarsi (adoro questo termine, sa di brand, di concept, di packaging, insomma, di tutte quelle cose fighe che solo il marketing conosce) nientepopodimeno che la Capanna Margherita a 4554 metri di altezza? Voi direte da raggiungere solo con corda e piccozza. Ma no! Con gli elicotteri! C’è voluto l’intervento di Sua Maestà Vincenzo Torti per riportare il silenzio sui ghiacciai del Rosa.

Pericolo scampato? No, perché se non sono gli sposi a volare lo saranno i pianoforti che un’abile pianista ha deciso di far trasportare per esibire le sue competenze musicali sulla Punta Gnifetti. E’ stata definita un’impresa. A me pare un’altra pagliacciata dolomitica. Una pagliacciata da parchi. Sapete che la famosa Capanna Margherita giace su di un’area protetta? E’ il Parco Naturale Alta ValSesia, mi informò qualche tempo fa Toni Farina (facendo breccia nella mia ignoranza come una spada di luce), e quindi tutto è permesso. Anche il sorvolo dei pianoforti. Con grande gaudio di aquile e gipeti.

Avviciniamoci al presente. Avete sentito che nelle Valli di Lanzo è partito il Groscavallo Mountain Festival edizione n. 1? Durante l’inaugurazione la sindaca Dafarra (quella di “più piste per tutti”), scortata da carabinieri e vigili, ha spiegato che il Festival si propone come un palcoscenico per la montagna. Ma sindaca! Ne avevamo davvero bisogno? Di un palcoscenico? Io ero rimasto fermo al 2009 (per progredire) quando la rivista AlpinScena della Cipra proponeva una riflessione sulla messa in scena delle Alpi. “MountDisney” era il titolo. E che facciamo ora, nel 2017? Proponiamo la montagna di Groscavallo su di un palcoscenico? Ma cos’è? Una matrioska? La montagna è già da tempo un palcoscenico per ogni sorta di orgia narcisistica! Sindaca, ci vada in montagna, ci entri e ci cammini per giorni e giorni come fa Virgilio Giacchetto. Le farà bene perché è l’unico modo per metterla in scena nel suo cuore.

Domenica 23 luglio inaugurazione del Groscavallo Mountain Festival (video qui)

A proposito di messe in scena. Rispolverando proprio MountDisney mi cattura l’attenzione l’articolo bellissimo di Werner Bätzing, colui che ha espresso, insieme a Kleider, la sua opinione in merito alle piste agro-silvo-pastorali dei PSR (il grassetto è mio):

“…la normale pubblicità oggi non basta più: i prodotti devono essere «messi in scena», spettacolarizzati, per attirare in qualche modo l’attenzione del cliente. E l’attenzione, in quest’epoca postmoderna, è un bene assai raro.”

E’ vero, l’attenzione ormai si sta estinguendo. Parola chiave, questa, per capire il mondo. Sta andando a rotoli? Quanta attenzione gli dedichiamo? Di attenzione ne ha parlato anche scientificamente Giuseppe Barbiero. Se non ne sapete nulla, ingranate la retromarcia e leggetevi il post precedente (connessioni con la montagna a iosa).
Avete il prurito per le argomentazioni scientifiche? Allora fate proprio una svolta ad U e andate fino al 2010 per leggervi Il Tempo Breve – Nell’era della frenesia, la fine dell’attenzione e la morte della memoria, libro importante di Marco Niada che ci fa capire quali facoltà mentali stiamo perdendo (e con esse un Pianeta vivibile). Barbiero però ci avvisa che possiamo ricaricarci di giga di attenzione andando in montagna e uscendo dai palco(oscenici).

Tutto qui, direte voi? Tutte queste parole per due elicotteri, tre quad e una ruspa? Questa è la tua rappresentazione della montagna attuale?

Il palcoscenico è la montagna e il palcoscenico porta soldi. E chi se ne frega delle conseguenze, su cui ci fa riflettere Alessandra Longo quando nel suo recente articolo Sublimi altezze. Alpinistiche? Musicali?pubblicato su Verticales, ci propone: “Guarda quel prato. L’anno scorso c’erano almeno tre campi di patate. Oggi ci saranno seicento automobili parcheggiate”. Mi ricorda il Piano della Mussa in estate (anche questo è BalmExperience).

E gli animali che abitano la montagna? Non possono permettersi di esserlo. Se sono troppo animali, mettendo in scena i loro istinti difensivi, hanno le ore contate. Notizia recente: “Ferito da orso in Trentino, emesso ordine di cattura. Lega: “Abbattere quelli pericolosi“. E certo. L’orso non si è comportato da peluche. Non è uscito da un film della Disney, accidenti a lui! Eppure è da decenni che gli insegniamo a fare ciao ciao agli escursionisti. A mettersi in scena mangiando il miele. Nemmeno il lupo ha imparato a fare ciao ciao alle caprette, vero Lega?

Ma quanto avete appena letto è niente rispetto all’immenso ed abominevole palcoscenico che va costruendosi dalla parti del Monte Rosa, col comprensorio sciistico di Cime Bianche, l’ultimo vallone selvaggio dei Walser.

A tal proposito leggetevi le riflessioni finali dell’articolo di Paolo Cognetti (qui la versione integrale dal titolo “I distruttori”), pubblicato sull’inserto Robinson del quotidiano La Repubblica il 16 luglio scorso. Vincitore del Premio Strega 2017 con il libro Le otto montagne, Cognetti (che ha appena aderito a MW) propone argomentazioni degne di un politico di elevata statura e che possono sposarsi perfettamente con quelle valli che, se non hanno piste da sci da costruire, hanno comunque sempre piste e ruspe nell’orizzonte della desolante politica italiana.

[…] Chi non mi crede o pensa che io stia esagerando faccia un giro intorno al Monte Rosa in estate: sciolta la neve artificiale le piste sembrano autostrade dai perenni cantieri, circondate da rottami, edifici obsoleti, ruderi industriali, devastazioni di cui noi stessi malediciamo i padri.
Ora, lo scambio per i montanari è chiaro. I soldi dello sci e del cemento, o l’integrità dal valore incerto del paesaggio di montagna? È almeno dagli anni Venti del Novecento che sulle Alpi abbiamo scelto: da un secolo preferiamo i soldi, seguendo un modello economico che bada al presente e trascura il futuro, perché ormai sappiamo tutti — questa è la differenza tra noi e i pionieri, loro potevano essere in buona fede e noi no — che tra altri cent’anni la vera ricchezza non saranno le piste che abbiamo costruito, ma la montagna che abbiamo lasciata intatta.

Ne ho la prova ogni volta che accompagno nei luoghi del mio romanzo i giornalisti stranieri, esterrefatti che nel cuore dell’Europa possa esistere un mondo selvaggio di tale bellezza, e sono certo che verrebbero in tanti ad ammirarlo, se fosse un parco. Lo dico con affetto ai miei amici montanari: fermatevi, pensate ai figli. L’integrità di quel vallone per loro varrà mille volte di più di qualsiasi pista costruirete, quella è la vera eredità che gli spetta, il patrimonio che gli state portando via: vorranno sapere che cos’era un torrente, un lago, una distesa di erioforo, che rumore faceva un blocco di ghiaccio quando cadeva dallo strapiombo per schiantarsi sulle rocce. Da quei figli non sarete ricordati come portatori di prosperità e progresso, sarete ricordati come i distruttori. Chiedetevi se è questa la memoria di voi che volete lasciare.

In tutti questi oscuri scenari, che si profilano all’orizzonte, ritrovare la parola lentezza pronunciata da Luca Calzolari su RTL 102.5 fa percepire una spada di luce nella mente. Se volete ascoltare l’intervista, qui il video (andare al minuto 9:00): http://www.rtl.it/redazione/non-stop-news/puntata-del-26-luglio-2017/

A proposito di orizzonti. Piano piano si avvicina quello di Sea con il raduno organizzato per il 9-10 settembre prossimo. Ben oltre 40 “sponsor” stanno contribuendo alla riuscita di quest’evento, che non si svolgerà su di un palcoscenico ma dentro la montagna.

Tocca solo sperare in una giornata di tempo perfetto. Grassi, Motti, Fassero, e tutti gli angeli che hanno amato e custodiscono Sea, facciano il possibile! Grazie.

Kalipé.


[…] Il motore a scoppio è una delle meraviglie del Novecento; e uno dei suoi simboli più importanti, da Nuvolari a Lindberg, dalla Parigi-Pechino alla Ferrari. Ma già esistono infinite e meravigliose strade, per i motori e per i guidatori, e pretendere che tutto il mondo, compresi i laghi e le foreste, i monti e le brughiere, diventino una pista, è arrogante e idiota. La natura merita rispetto: non è nostra serva, è nostra padrona, ma per capirlo, probabilmente, ci serve qualche catastrofe esplicativa.

Michele Serra  su “L’amaca” del 2 agosto 2017

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

3 Responses to Mettiamoci in scena

  1. Sentieri e moto: un matrimonio illegittimo
    Editoriale di Montagne360

    di Vincenzo Torti, Presidente Generale del CAI – Club Alpino Italiano

    https://www.facebook.com/notes/montagne360/sentieri-e-moto-un-matrimonio-illegittimo/1427747903978255/

  2. Da L’Adige del 2/8/17:

    L’uomo ferito dall’orso a Terlago
    Enpa: «Ha bastonato l’animale irritandolo
    La Provincia rinunci alla cattura»

    http://www.ladige.it/news/cronaca/2017/08/01/luomo-ferito-dallorso-terlago-enpa-ha-bastonato-lanimale-irritandolo

  3. Anonimo says:

    rispondo con una pagina di lettura estiva:

    Il silenzio che si trova nell’erba
    al di sotto di ogni filo
    e nel solco azzurro tra i sassi.

    Il silenzio che si posa tra le nostre mani come un uccellino. È facile riconoscersi nell’esperienza del poeta Rolf Jacobsen. Da soli, al mare, si ode lo sciabordio delle onde, nel bosco il mormorio del ruscello e lo stormire delle fronde mosse dal vento, in montagna gli impercettibili movimenti tra le pietre e il muschio. Allora il silenzio è rassicurante. Lo cerco dentro di me. Minuto dopo minuto. Posso trovarlo fuori, nella natura, oppure anche in ufficio quando mi fermo appena prima di firmare un accordo, o quando smetto di seguire una conversazione e mi perdo nei miei pensieri.

    Chiudere fuori il mondo non significa voler ignorare quanto ci circonda, ma l’esatto contrario: volerlo vedere con maggior chiarezza, mantenere una direzione e cercare di amare la vita.

    Il silenzio arricchisce di suo. Possiede questa qualità intrinseca, esclusiva e preziosissima. È una chiave che ci consente di accedere a nuovi modi di pensare. Per me il silenzio non è un abbandono, non è qualcosa di spirituale, bensì uno strumento pratico per arricchire la vita. È senz’altro un’esperienza più profonda che non accendere per l’ennesima volta il televisore e guardare il telegiornale.

    tratto da: “Il silenzio”, Erling Kagge, risposta 6

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