Nel cuore delle Alpi

Più gli anni passano e più mi sento vicino alla montagna di personaggi come Renzo Videsott, Anacleto VerrecchiaVirgilio Giacchetto, o di quel Guardaparco incontrato tra le pagine di un libro che mi ha proiettato verso escursioni indimenticabili. Personaggi che hanno avuto in comune qualcosa di importante da proteggere per consegnarlo all’avvenire.

In alta Val d’Ala (Valli di Lanzo), sospeso sul Piano della Mussa, il Piano della Ciamarella (2100 m) è nel cuore delle Alpi Graie meridionali. Dominato dalla mole dell’Uja di Ciamarella (3676 m), dall’Albaron di Sea (3261 m) e dalla Bessanese (3620 m), si concede come un affascinante ed incantevole punto di contatto grazie ad un umile sentiero che arranca fino al Ghicet di Sea (2726 m), valico che porta nel Vallone di Sea e nella Val Grande.

Se negli anni del secondo dopoguerra era urgente occuparsi della salvaguardia del Parco Nazionale del Gran Paradiso, ora, nell’avvenire di Videsott e di Verrecchia, ci sono motivi altrettanto urgenti per tentare di proteggere la natura delle montagne – e con esse la nostra psiche – dai comportamenti distruttivi della nostra abominevole epoca.

Tutto questo perché l’escursione dell’altro giorno lungo il sentiero Cai n. 226, che parte dal Piano della Mussa nei pressi del Rifugio Città di Ciriè, ti fa sentire l’urgenza di proteggerla perché il SIC che la ricomprende nessuno sa cosa sia. E oggi in Italia nemmeno sappiamo cosa sia un parco e a cosa dovrebbe servire.

Silenzio e lentezza lungo una traccia che solca un valloncello e che con una manciata di passi sfocia su di un pascolo estesissimo e seducente che vorresti non finisse mai, tanto è incantevole. Qui incrociamo i malgari che, con le loro vacche, processano tome biodiversamente abili che sanno di Alpi, trasportate poi a dorso di mulo al punto vendita del Giasset, sul Piano della Mussa.

Mai viste, in centinaia di escursioni, così tante marmotte che spuntano ad ogni angolo del sentiero. Sul valico tre stambecchi variegati pascolano incuranti della nostra presenza. E poi tanti piccoli volatili sempre in posa sui massi più disparati, disseminati su variopinte fioriture. Qui ci vorrebbe Martellot, che del Piano della Ciamarella ne ha già trattato in veste autunnale.

Se abitate nel Torinese e volete sentire le Alpi, senza affrontare lunghi e insostenibili viaggi in auto, portatevi qui. Muovete presto i primi passi dal Rifugio Ciriè e lasciatevi sorprendere dal sorgere del sole sul Piano della Ciamarella. Poi, se siete un pochino allenati, prendete quota fino al Ghicet d’Sea affinché l’addomesticato e il selvatico possano amalgamarsi per benino dentro di voi facendovi biodiversamente abili.

Come le squisite tome della Ciamarella.


L’alto Piano della Mussa visto poco sopra il Rifugio Città di Ciriè (1850 m). Nei pressi della curva del rio del Canale delle Capre si nota l’Alpe Rocca Venoni, dove passa il sentiero n. 222 per il Rifugio Gastaldi (2656 m), mentre sopra la zona d’ombra c’è il Pian dei Morti. Le due evidenti vette sono, da sinistra, la Becca d’Arnas (2777 m) e Rocca Turo (2766 m).

Verso Sud il Rio d’Arnas sormontato dall’omonima Becca; a sinistra la cima del Monte Bessanetto (2933 m) coperta dalle nubi.

Il Rio della Ciamarella che scende dall’omonimo Piano.

La parete S dell’Uja di Ciamarella (3676 m) detta “delle Lance” o “Lanze”. E’ la montagna più alta delle Valli di Lanzo.

La vetta della Ciamarella emerge dalle nuvole.

Al centro della foto un larice isolato, eroe solitario dell’alta quota e campione di resistenza negli ambienti estremi delle Alpi.

Poco prima di toccare il Piano di Ciamarella compaiono le prime marmotte.

Il magnifico Alpe della Ciamarella (2112 m) adagiato sull’omonimo Piano.

Il grandioso scenario della parte iniziale del Piano della Ciamarella. Al centro la zona da dove sbuca il sentiero n. 226 che comincia dal Rifugio Città di Ciriè. Tra le nubi la testata della Val d’Ala dominata dall’Uja di Bessanese (3620 m).

Il versante destro del Piano con l’Albaron di Sea (3261 m). In basso le vacche al pascolo fanno comprendere la grandiosità di questo pianoro di origine glaciale.

La parte del Piano rivolta verso S-O in direzione della testata della Valle d’Ala, da dove arriva il sentiero n. 226.

L’erba del Piano della Ciamarella è apprezzata moltissimo anche dalle marmotte…

La traccia del sentiero n. 226 prosegue verso N-E lasciandosi alle spalle il Piano della Ciamarella. Tra le nuvole la mole dell’Albaron di Sea.

Zero gradi a 4000 metri. Soffrono i ghiacciai delle Valli di Lanzo che cominciano a circa 3000 metri, come quello della Ciamarella. Sono lacrime impetuose che piangono gli eccessi del mondo sviluppato. Scioglieranno tutto il loro dolore nel giro di pochi decenni.

Muti e solitari testimoni di ambienti ricchi e fondamentali per la nostra vita, sembrano osservarci attoniti, dopo aver sopportato, in questo inizio di agosto, un’ondata di caldo tra le più notevoli mai osservate in Italia per estensione, intensità e durata.

Gli ultimi sforzi nella nebbia, guidati dai bolli bianco-rossi, prima di toccare il Ghicet di Sea.

Verso est l’inconfondibile Passo dell’Ometto (2614 m), immerso negli ambienti severi dell’alta montagna sullo spartiacque Valle d’Ala-Vallone di Sea. Si raggiunge facilmente con il sentiero n. 233 (E) da Molera passando nei pressi del Bivacco Molino (2283 m) che serve come base di appoggio per le ascensioni all’Uja di Mondrone. Dall’Ometto parte l’itinerario alpinistico (PD) all’omonima cresta N-N-O dell’Uja, molto frequentata.

Poco a monte del Passo gli stambecchi pascolano indisturbati.

La severa ed aspra cresta ovest della Leitosa Occidentale (2866 m) tra le nebbie.

La varietà degli ambienti e dei paesaggi delle Valli di Lanzo lasciano sempre stupiti, ad ogni escursione. La straordinaria ricchezza di flora e fauna fa nascere istintivamente un bisogno di protezione affinché altri possano goderne e trarne beneficio. Nel XXI secolo non si tratta più di fermare l’estinzione dello stambecco bensì di proteggere la nostra psiche.

In discesa verso il Piano della Ciamarella incrociamo nuovamente numerosi esemplari di marmotte. Stupefacente la loro capacità di mimetizzarsi tra le rocce.

Si riattraversa il Piano della Ciamarella, ambiente alpino davvero straordinario. Qui è immediato e spontaneo percepire le Alpi nella loro capacità di generare la vita.

“Cominciai a capire un fatto, e cioè che tutte le cose, per un pesce di fiume, vengono da monte: insetti, rami, foglie, qualsiasi cosa. Per questo guarda verso l’alto, in attesa di ciò che deve arrivare. Se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, pensai, allora il passato è l’acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c’è più niente per te, mentre il futuro è l’acqua che scende dall’alto, portando pericoli e sorprese. Il passato è a valle, il futuro a monte. Ecco come avrei dovuto rispondere a mio padre. Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa.”

Paolo Cognetti – Le otto montagne

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

12 Responses to Nel cuore delle Alpi

  1. Silvia Ravizza says:

    Complimenti Beppe Ley x il racconto dettagliato della gita e le bellissime foto che emozionano ed invogliano a immergersi nella natura incontaminata della montagna!
    Grazie
    Silvia Ravizza

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    • Beppeley says:

      Ciao Silvia, ti ringrazio tanto!
      Mi fa molto piacere sapere che il post ti è piaciuto!
      Spero presto di riuscire a farti conoscere le Valli di Lanzo.
      Ti aspetto!

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  2. Anonimo says:

    come sempre bellissime foto!
    ciao, e in bocca al lupo per tutto!
    Rok 64

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  3. martellot says:

    è da un po’ che non vado al Pian Ciamarella e le tue parole (assieme alle tue immagini) hanno risvegliato in me la voglia di tornare in questo splendido luogo….. Un posto davvero interessante!! Ah, gli uccelli fotografati sono sordoni e, quello vicino al torrente, è un merlo acquaiolo… 😉

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  4. Anonimo says:

    Foto splendide e tanta nostalgia per Pian Ciamarella, meta di gite durante la mia infanzia. La famiglia dei malgari, prelevava dal crutin, la “gavia”, la bacinella in rame, dove conservava lu lait du buero, il latticello rimasto dalla produzione del burro, dissetante, rinfrescante e leggermente acidulo. Per me era una festa bere quella bibita speciale, gelata come se fosse uscita dal frigorifero (che al tempo non possedevamo).
    Avevamo veramente poco, ma quel poco valeva moltissimo.
    Grazie Beppe per i ricordi che hai fatto riaffiorare alla mia mente.
    Pian Ciamarella rimane un luogo speciale e bellissimo
    Ariela

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  5. PIero Bini says:

    Sono contento che abbiate citato Anacleto Verrecchia, con i suoi impareggiabili resoconti alpini , conditi da commenti sagaci.
    Grazie per le belle foto capaci di proiettarci sulle vette,
    Piero Bini

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