Processioni della vigilia di tutti i Santi

Lou couòrs d’li mouòrt

Vuole la leggenda che, quando la notte scura scende a colmare le valli e tutte le creature sono sprofondate nel sonno, lunghe processioni, silenziose e dolenti, percorrano i crinali delle montagne, si snodino lungo i vecchi sentieri. Sono le anime dei morti che tornano sulla terra per espiare le loro colpe; a volte le anime solitarie di coloro che subirono una morte violenta e non riescono a trovare pace poiché non è stata fatta giustizia. È questa una tradizione di tutta la zona alpina, assai diffusa anche nelle Valli di Lanzo. Queste processioni, dette “couòrs d’li mouòrt” hanno luogo nella notte del primo novembre oppure in qualsiasi momento dell’anno, ripetendosi periodicamente. Esse originano da antiche credenze pagane, soprattutto di matrice celtica, secondo le quali le porte dell’altro mondo sono sempre aperte e non vi sono stati definitivi, dunque sia il morto, sia il vivente possono passare con facilità da un mondo all’altro.

A Balme, in certe notti, si può vedere un globo luminoso che s’innalza dal Cròt ‘d Lula, sul Fort, là dove un tempo vi erano le giassère per la conservazione delle derrate alimentari; si sposta lentamente, fluttuando, attraversa il Vallone del Servin, scompare infine dietro la Punta delle Serene: la sua forma è evanescente così come il suo colore, inizialmente rosso aranciato, poi sempre più chiaro, man mano si allontana dal luogo di origine, sino a divenire quasi bianco. Apollonia Castagneri, che lo vide una sera di quasi quarant’anni or sono, mentre scendeva dal Giassèt per portare il latte a Balme, dice di non credere alla narrazione della sua nonna Michina e della bisnonna. Quand’era bambina le raccontavano che il globo misterioso era lou feu fassà, l’anima di un neonato, vittima d’infanticidio, che, a causa della morte violenta, non riusciva a trovare pace. Benché sapesse che poteva essere un fuoco fatuo, quella sera, però, ella scese molto velocemente sino in paese ed il giorno seguente si recò dal parroco per far celebrare una messa in suffragio dell’anima, così come avevano fatto tutti i balmesi che, prima di lei, avevano vissuto la sua stessa avventura.

Presso tutti i popoli d’Europa, un tempo, era diffusa la credenza che i morti, agli inizi di novembre, tornassero alle loro case per riscaldarsi al fuoco e ristorarsi con i cibi approntati per loro dai parenti. Da qui nacque l’usanza, ancora rispettata in molte case delle Valli di Lanzo, di lasciare una cena per i trapassati nella notte d’Ognissanti; usanza tipicamente celtica, molto diffusa in Bretagna ed Irlanda, paesi che, più di altri, hanno conservato le tradizioni connesse a questo popolo. In Bretagna e nei paesi nordici anche il periodo natalizio è collegato al ricordo dei morti ed al loro ritorno sulla terra: è curioso osservare come a Balme, unico paese nelle Valli, proprio in questo momento dell’anno, si celebrasse un ottavario di messe per i morti con le offerte raccolte durante l’incànt seguito alla messa del primo novembre.

La credenza in un ritorno dei defunti sulla terra continuò nei tempi cristiani: era (e in molti casi è ancora) convinzione diffusa che le anime del Purgatorio ogni anno godano di una sosta di pena che dura 48 ore, cominciando dalla notte dei Santi per finire nel giorno dei morti, periodo di tempo in cui è concesso loro il ritorno nel mondo dei viventi.

Si narra che, quando Mondrone era ancora situato a li Bourell, presso la Gran Pèra, gli abitanti, la notte del primo novembre, vedessero snodarsi lungo la via comunale che portava a Balme, la processione delle anime con i lumi accesi. L’anziana Clara Droetto raccontava che un giovane, cui erano morti entrambi i genitori, in quella notte scese presso la strà ‘d pèra per poterli incontrare ancora una volta. Essi erano i primi, in testa alla lunga fila; si scostarono dagli altri spiriti ed ingiunsero al figlio di non ripetere mai più quel gesto che li avrebbe ricacciati agli ultimi posti, poiché l’incontro con un vivente li danneggiava enormemente.

In questo episodio pare che il mondo dei viventi non possa accostarsi a quello dei defunti; in altre narrazioni, invece, i morti vengono in soccorso dei vivi porgendo loro il dito mignolo acceso, usato come lume, affinché possano ritrovare la via nell’oscurità, oppure sono i viventi a soccorrere le anime stendendosi sui corsi d’acqua e fungendo da ponte perché esse possano passare all’altra riva. In cambio questi uomini, detti “guide dei morti”, conoscono misteri inaccessibili agli altri, ad esempio l’ora della propria morte e di quella degli abitanti del villaggio. Il fatto che la processione dei trapassati percorra la via comunale offre un indizio per una delle tante ipotesi avanzate in merito alla credenza relativa al corso dei morti. È necessario ricordare che i cortei funebri dovevano necessariamente seguire determinate mulattiere, dette vì d’li mouòrt o vì coursàl, usate obbligatoriamente anche per il passaggio del bestiame, che non poteva percorrere altri sentieri al fine di non creare danni ai pascoli ed ai coltivi. Il percorso notturno delle anime ricalcherebbe, quindi, le strade percorse dai funerali per recarsi dagli alpeggi sino alla chiesa ed al cimitero, ma anche, in una suggestiva ipotesi, le vie seguite agli albori del cristianesimo, per il trasporto funebre verso le rare “chiese matrici” che avevano diritto di battesimo e sepoltura. Nelle basse Valli di Lanzo, ad esempio, la tradizione narra di sentieri dei morti che dai più svariati paesi confluivano alla chiesa di San Giacomo in Gisola, ritenuta la prima delle Valli. Un’altra supposizione vuole che le processioni dei morti ricalchino le vie percorse dai funerali per riportare i morti alla terra d’origine da cui proveniva il clan familiare, con lunghi percorsi attraverso colli posti anche a notevole altitudine. Pare ancora interessante evidenziare come le processioni si snodino sempre da valle verso l’alto: un ritorno, quindi, dal cimitero ai luoghi della vita, siano essi gli alpeggi oppure i paesi delle origini. Così il corso transitante per Mondrone saliva verso Balme, anche se non ci è dato conoscere dove avesse termine. La narrazione è forse eco di un antico percorso di sepoltura che riportava le salme verso la Savoia da cui provennero molte generazioni della valle d’Ala?

E dove poteva originarsi tale processione? Un racconto tramanda di una messa per soli spiriti celebrata nella cappella di San Grato al Piën Soulèt, a valle di Ala di Stura, cui assistettero, terrorizzate, due donne di Balme di passaggio in quel luogo. Tale chiesetta, conosciuta come chapèla dël masquess, sorge isolata lungo l’antica strà ‘d pera che risaliva la valle, dopo aver attraversato la Stura sul Ponte delle Scale. Era quindi luogo di una tappa del corso dei morti. In questo caso la processione non poteva che originarsi in Ceres, sede della prima chiesa della Valle d’Ala e della Val Grande e, presumibilmente, prima ad aver avuto diritto di sepoltura e battesimo. L’ipotesi pare suffragata dal fatto che anche dagli alpeggi posti sotto il Monross, sul versante di Cantoira, deriva un santé d’li mouòrt sul quale, secondo la tradizione, transitavano i cortei funebri che, attraverso il colle di Santa Cristina, accompagnavano i defunti alla parrocchia ed al cimitero di Ceres.

Pura immaginazione? Solo leggende? Racconti di paura dei vecchi appartenuti ad un mondo in decadenza? Non saprei rispondere.

Come non ricordare però che la leggenda è cultura di ogni gruppo umano e storia delle sue origini?

Ariela Robetto da Barmes News 33

2 Responses to Processioni della vigilia di tutti i Santi

  1. sergio says:

    Grazie bell’articole piacevole e interessante

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