Valli di Lanzo: un parco naturale in alta Val Grande

Il Consiglio comunale di Groscavallo, riunitosi il 23 gennaio scorso, ha votato all’unanimità i due seguenti punti:

1. Richiesta di istituzione di un’area protetta regionale denominata “Parco naturale Alta Val Grande” gestita dall’Ente strumentale Aree protette delle Alpi piemontesi.

2. Richiesta di delimitazione di un’area contigua di Groscavallo al “Parco naturale Alta Val Grande” e annessi proposti indirizzi per la disciplina della gestione della caccia e della tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Direi che non c’è miglior modo di iniziare un articolo. Per noi, abituati a novità tutt’altro che confortanti, quanto sopra è davvero una notizia, una bella notizia.
Un comune di montagna che chiede l’istituzione di un parco naturale. Non sarà la prima volta, ma certo è accaduto di rado.

Questo il commento di Toni Farina, membro di Mountain Wilderness e consigliere del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Bello, vero?  Ma la notizia è di tutt’altra portata, molto più ristretta e minima (non siamo a Carrega Ligure, purtroppo). Il titolo della notizia – pubblicata il 23 gennaio dal settimanale “Il Risveglio” – è semplicemente questa: La pista agro pastorale sul Vallone di Sea non si farà.

Personalmente ritengo che nemmeno la delibera di richiesta di istituzione di un parco limitato in alta Val Grande sarebbe un granché. Una visione comunque ristretta in quanto tutte le Valli di Lanzo – Valle di Viù, Valle d’Ala, Val Grande (quella del Vallone di Sea), Valle Tesso e Val Malone – sono ricche di ambienti naturali e culturali di elevato pregio che meriterebbero una visione ampia ed orizzonti sconfinati – come quelli che si godono dalle Uje di Lanzo (e che forse molti sindaci valligiani non hanno mai osservato) – affinché si possa offrire al mondo intero esperienze alpestri uniche ed indimenticabili, perché le Valli di Lanzo sono uniche ed indimenticabili, senza minimamente esagerare.

Riscontrare che sono stati pubblicati oltre venti articoli sui giornali per la questione del Vallone di Sea (li trovate elencati al termine di questo post) è comunque deprimente perché ha ridotto il dibattito sulla protezione degli ambienti naturali ad una porzione minima delle Valli di Lanzo, in realtà magnifiche e fragili tutte.

Da quando sono su Twitter, questo stupendo angolo delle Alpi Graie meridionali gira dal Giappone all’Argentina con indescrivibile e somma meraviglia di coloro  – molti, evviva! – che sono felici di poter ammirare così tanta bellezza (#VallidiLanzo). Ci sono persone di mezzo mondo che trovano un senso nella loro vita mentre le accompagno lungo i sentieri delle Valli di Lanzo, incontrando natura e cultura. Saranno solo foto (con qualche post dei camosci), ma sono belle e rinfrancano lo spirito facendo sprofondare gli amici di Twitter in una bellezza sconfinata. Ed io condivido con entusiasmo la loro felicità, contento di poter donare un attimo di distrazione dai soffocanti mondi metropolitani.

Basta tutto questo affinché le Valli di Lanzo diventino un parco?

No.

Bisogna aver coraggio, ostinazione e pazienza. Queste tre bellissime parole sono state usate da Herman Hesse per scrivere un aforisma altrettanto bellissimo e vero:

Contro le infamie della vita le armi migliori sono il coraggio, l’ostinazione e la pazienza. Il coraggio fortifica, l’ostinazione diverte e la pazienza dà pace.

Spianare il sentiero del Vallone di Sea, con una strada inutile e dannosa, sarebbe stato davvero un’infamia perché avrebbe privato il mondo intero di un’esperienza unica ed indimenticabile, ovvero la presa di contatto con un ambiente naturale alpino di elevato pregio (ricco di selvatichezza, la cosiddetta wilderness). Un furto vero e proprio a discapito soprattutto delle nuove generazioni che sono sempre più condannate a vivere in ambienti poveri e invivibili, proprio grazie alle visioni miopi dei nostri governanti.

L’esperienza  di selvatichezza che intendo, come trattata da Giuseppe Barbiero, è quella che:

non prevede infrastrutture e mezzi di locomozione nate dalle logiche di pianura (visioni sdraiate ed apocalittiche), ovvero logiche orizzontali; la montagna è il regno del pensiero verticale che, fino a prova contraria, non ha mai contemplato soluzioni apocalittiche per l’esistenza umana (provate ad interrogare un sentiero costruito dai vecchi montanari);

utilizza il sentiero, ovvero la viabilità storica delle genti alpine, come bene culturale;

esclude ogni forma di inquinamento;

– include il massimo rispetto e protezione per l’ambiente;

abbandona in pianura la fretta e tutte quelle logiche di mercato che contemplano la velocità come mezzo per dominare/devastare il mondo.

Così facendo non si tutela solo l’ambiente alpino ma anche l’essere umano soprattutto per quanto riguarda la sua potenzialità psichica, sostanza che si sta progressivamente deteriorando, ingoiata dai mondi sintetici e virtuali.

Sarebbe ora che tutti coloro che intendano governare la montagna (istituzioni di ogni grado e livello) si convincessero che questi ambienti naturali e culturali, come lo sono le Alpi (almeno quelle non ancora sovrasfruttate dalle logiche orizzontali), sono necessari per sviluppare l’intelligenza naturalistica, in difetto della quale siamo destinati a soffocare e ad impazzire in un mondo inquinato, cementificato ed asfaltato (così l’Italia – ma non solo – degli ultimi decenni;  cercate su Google “consumo di suolo“) e stravolto dai cambiamenti climatici.

Lascio a coloro che sono bravi ad usare il pallottoliere tentare visioni di business sostenibile che contemplino l’offerta di mindfulness¹ che, in un mondo sempre più povero di ricchezze ambientali, è certamente una rarità sensibilmente apprezzabile, anche economicamente.

Ma poi, davvero il Vallone di Sea è l’ambiente più wilderness della zona di Groscavallo, se non di tutte le Valli di Lanzo? No, ce n’è un altro, sempre nei dintorni, che ti porta ai confini della wilderness regalandoti esperienze forti e rare. Non bisogna andare a sinistra quando arrivate a Forno Alpi Graie. Prendete a destra e avventuratevi verso il Colle della Piccola, nel Vallone del Colombin. Non troverete nulla di così grandioso (parlando in selvatichese) in tutte le Valli di Lanzo. Lì non c’è nemmeno un sentiero degno di questo nome, solo deboli tracce. Ed è anche per questo che è cosi straordinario. Voi, i vostri piedi e natura-cultura delle Alpi Graie meridionali.

Ma – ahimè – il sindaco di Groscavallo non lo sa.

E forse è meglio così.


1 Nella sua forma essenziale, la meditazione mindfulness offre l’opportunità di sperimentare momenti di sospensione dai molteplici stimoli sonori e visivi e di entrare in relazione con il proprio spazio interiore (Freire, 2007). Cfr. G. BARBIERO, Biofilia e Gaia: due ipotesi per una Ecologia Affettiva2011, p. 12.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

11 Responses to Valli di Lanzo: un parco naturale in alta Val Grande

  1. marina girardi says:

    Il “pensiero verticale” è una questione di… profondità
    Bello leggere che la “nostra Montagna è conosciuta fuori dai confini del Paese, apprezzata da coloro che rispettano la Natura, ne amano il silenzio, godono addentrarsi in sentieri selvatici.
    Questo articolo mi è piaciuto, grazie

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  2. Apprendiamo con stupore quanto pubblicato in data 28 gennaio 2018 dal vostro blog.
    Il gruppo consiliare di minoranza “Groscavallo Domani” desidera precisare che il 23 gennaio scorso non è stata convocata alcuna seduta del consiglio comunale. Inoltre, non risultano essere stati approvati neppure in alcuna precedente deliberazione di consiglio, i due punti pubblicati nel medesimo articolo on line in merito all’istituzione di un’area protetta.

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  3. marina girardi says:

    Mi allineo alla tua risposta!
    Da parte mia sono avara di elogi nei confronti di quelle cariche

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  4. Sarebbe stata una gran bella notizia per le Valli di Lanzo!

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    • Beppeley says:

      Certo, sarebbe stata una bellissima notizia. Anche perché forse è solo con un progetto condiviso (che comprenda tutte le Valli di Lanzo) che si supererebbero finalmente le storiche e deleterie forme di campanilismo (Ala è meglio di Balme, Balme è meglio di Ala, Cantoira la sa più lunga di quelli di Chialamberto, quelli di Ceres sono i migliori di tutti, Viù è meglio di Usseglio, ecc…) che non portano da nessuna parte, se non a fare la meschina figura di provincialotti mentre nel frattempo gli escursionisti tedeschi si domandano come mai a settembre non trovano da dormire a Vonzo.

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  5. serpillo1 says:

    Un parco naturale nelle Valli di Lanzo non mi sembra una proposta così bislacca.

    Intorno al 1930 era stato approvato e avviato un progetto per la realizzazione del Parco Nazionale delle Valli di Lanzo ma purtroppo è stato accantonato a causa dello scoppio della II Guerra Mondiale.

    Chissà.. a me basterebbe vedere protette le nostre ricchezze naturalistiche e culturali.

    E mentre il quotidiano “La Stampa” oggi titola (solo per quanto riguarda l’Italia):

    “Italia assediata dallo smog, limiti superati in 39 città. Sette milioni di persone respirano aria inquinata secondo il dossier di Legambiente. Codice rosso per polveri sottili e ozono, record a Torino, situazione critica in tutto il Nord e in Pianura Padana”

    noi non riusciamo bene a promuovere l’aria salubre e la vita all’aria aperta a 50 km da Torino..

    Qui il link dell’articolo: http://www.lastampa.it/2018/01/29/italia/cronache/italia-assediata-dallo-smog-limiti-superati-in-citt-CRh3vwYCv0soQOGU0vmkHM/pagina.html

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  6. Toni Farina says:

    Un po’ per ragioni professionali, un po’ per interesse personale, un po’ per attività nelle associazioni che si occupano di tutela ambientale, un po’ perché mi piace scrivere … ma ho già scritto così tante volte di parchi che ora … non so più che dire.
    Creare nuovi parchi oggi? Prima sarebbe necessaria una riflessione sul loro ruolo. E anche sul tema risorse: creare un parco genera aspettative che rischiano, vista la difficoltà di mettere in campo risorse, di andare deluse. Con un effetto deleterio sull’opinione pubblica locale, già di suo poco favorevole a tali istituzioni.
    Ciò detto … nel panorama dei parchi montani piemontesi, dall’Appennino alle Lepontine, le Valli di Lanzo sono un vuoto. Si salta dall’Orsiera – Rocciavré al Gran Paradiso. Eppure le caratteristiche di natura ci sarebbero eccome, a partire dalla zona dell’Uja di Calcante, che in quanto a botanica, geologia e storia mineraria ha molte cose, come dire, da insegnare.
    Si vedrà … auguri Valli di Lanzo

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  7. Gian Marco says:

    L’abbandono dello sciagurato progetto-pista in Val di Sea non deve far dimenticare che il sentiero in molti tratti è in pessime condizioni e necessita di lavori di ripristino. Pertanto, se il Comune, il Cai, la Comunità Montana, la Regione o che so io intraprendessero tale lavoro sarebbe utile e meritorio. La conservazione della wilderness non deve far trascurare il mantenimento di condizioni sufficienti di percorribilità. Senza contare il sentiero per Lavassè ed il magnifico percorso Lavassè-Piatou, ormai quasi inesistente.
    Quanto al vallone della Piccola, sentieri a parte, mi pare che quello di Sea sia di gran lunga superiore per varietà e suggestione degli ambienti. Conosco la zona, apprezzo moltissimo i solitari Pian ‘d Sott e Pian d’le Giaire, ma penso davvero che Sea sia il top.
    Gian Marco

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  8. Beppeley says:

    La Regione Piemonte: “Entro l’estate arriverà l’ok al Parco naturale Alta Val Borbera”
    http://www.giornale7.it/la-regione-entro-lestate-arrivera-lok-al-parco-alta-val-borbera/

    Sarebbe stato un sogno leggere “La Regione Piemonte: entro l’estate arriverà l’ok al Parco naturale Alta Val Grande di Lanzo”, vero?

    E invece in alta Val Grande di Lanzo (siamo sempre in Piemonte…), il sindaco di Groscavallo cosa fa? Piste!

    Tutta qui la misera politica di un Comune delle Valli di Lanzo.

    https://camoscibianchi.files.wordpress.com/2018/02/2018-000082-1groscavallo.pdf

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