Malciaussia, Valli di Lanzo: nuovi problemi, vecchie soluzioni

Un angolo del Piano della Mussa (1800 m circa), in una “normale” giornata estiva. Alta Val d’Ala – foto camosci bianchi

In realtà il problema in questione proprio nuovo non è. Perché a dire il vero inizia a presentarsi fin dagli anni Sessanta del Novecento, periodo in cui prende forma la motorizzazione di massa. Un’auto per ogni famiglia, l’auto simbolo di libertà e tante strade per muoversi, appunto, in libertà. Auto con cui risalire le valli nelle domeniche d’estate, in cerca di refrigerio.
Proprio nuovo non è, ma negli ultimi anni ha assunto dimensioni più rilevanti, direttamente proporzionali alle canicole estive. Auto ovunque, tante, troppe per la dimensione fisica della montagna. Questione di spazio, dunque, ma anche di decoro. Di sostenibilità.
La novità sta proprio lì: la sostenibilità. Lo sviluppo detto “sostenibile”. Un comandamento, l’undicesimo, soggetto però a interpretazioni varie, talvolta molto soggettive. E certo molto soggettiva e personale è stata l’interpretazione di “sostenibilità” che ha ispirato il progetto “Recupero ambientale e miglioramento della fruizione del Lago di Malciaussia” (tecnicamente uno studio di fattibilità).

Ambiente alpestre, alte montagne, il Rocciamelone che vigila a occidente

Così è Malciaussia, 1800 metri di quota, alla testata della Valle di Viù, la più meridionale delle tre Valli di Lanzo, a una cinquantina di chilometri da Torino.
Una conca in gran parte occupata da un invaso artificiale che al momento della realizzazione, negli anni Trenta del Novecento, sommerse il villaggio omonimo. Nello spazio residuo, sulla riva sinistra del lago, corre una strada sterrata che termina in località Pietramorta, poche case addossate a una rupe.
Dalla strada si alzano i ripidissimi pendii basali della Lera, altra montagna caratteristica della zona (pendii sui quali sale in allungati tornanti il sentiero per l’alto Colle dell’Autaret, antica via di collegamento tra Roma imperiale e la Gallia).

Una foto del lago di Malciaussia (1805 m) in una giornata “fresca” di luglio (2009). Siamo in alta Valle di Viù – foto camosci bianchi

Ed è ai lati di questa strada che trova disordinatamente posto la moltitudine di auto che sale quassù nelle domeniche estive di bel tempo, arrancando sulla carrozzabile provinciale che sale da Usseglio. Intorno, il classico scenario da pic nic: tavolini, campeggio un po’ selvaggio, barbecue. Effluvi di braciole che risalgono le chine sulle ali delle brezze. Uno scenario un po’ così, che nella rovente estate 2017 ha però assunto dimensioni tali da preoccupare l’amministrazione di Usseglio, comune titolare della zona. Facciamo ordine, è stata la sentenza.

Un parcheggio, che altro?

Soluzione vecchia, anzi, vecchissima, per un problema (quasi) nuovo (qui l’articolo pubblicato dal settimanale Il Risveglio il 21 settembre scorso).
La lodevole intenzione di mettere ordine non è andata oltre. Niente cuore oltre l’ostacolo, niente visione prospettica. Troppo erti i pendii di queste montagne? Forse. Eppure proprio la relativa integrità di queste valli delle Graie meridionali avrebbe dovuto ispirare ben altre soluzioni. In realtà già sperimentate altrove. Con lusinghieri risultati.
A partire dal trasporto pubblico, rimedio tanto evocato quanto bistrattato. Una vera araba fenice in queste valli, come d’altronde in tante altre valli del Piemonte (e non solo). E le navette, se ne parla, si dice che non bastano a soddisfare le esigenze. Però, si potrebbe anche camminare.

Lungo il sentiero Cai n. 116 con partenza dal lago di Malciaussia (1805 m) – foto camosci bianchi

Camminare, un’eresia?

Un anno fa si festeggiava la delibera “No eliski” del Comune di Balme, che stabiliva principi, che poneva le basi per soluzioni nuove, realmente innovative. E anche se non sono poi seguite al deliberato pratiche coerenti durante l’estate, il successo del Pian della Mussa invernale con le colonne di ciaspolatori dimostra che camminare si può. E fa bene.
Due orette di passeggiata con il Roccia all’orizzonte sono troppe? Una punizione? Una iattura? Perché non vederle invece come un privilegio, una stimolante opportunità?
Camminare. Arrivati al rifugio Vulpot la polenta è più buona.

Un estratto dell’articolo pubblicato dal Risveglio il 21/09/2017. Qui l’articolo completo

Perché…

…partendo da un problema reale non cercare soluzioni altre? Allargando lo spazio e andando oltre con il ragionamento? Una strada più ardua certo, meno immediata, meno “localmente” spendibile. Però di più ampio respiro e belle soddisfazioni. Ad esempio: perché non coinvolgere nella fase di studio preliminare le istituzioni scolastiche, i centri di formazione che si occupano a vario titolo di territorio e turismo? Si può andare dal Politecnico di Torino al più locale Istituto Tommaso Doria di Ciriè. È già accaduto: gli allievi del corso Tecnico Economico Turistico di questo istituto furono coinvolti qualche anno fa in un’interessante esperienza formativa sul territorio, finalizzata all’individuazione di un itinerario sul corso pedemontano del torrente Stura di Lanzo.
Sarebbe questo un modo per far parlare del luogo in modo diverso. Un modo per distinguersi, per fare un’efficace comunicazione. Per promuovere le Valli di Lanzo uscendo dai frusti stereotipi.

Leggende, leggende

È risaputo che alla loro origine sta spesso un elemento storico concreto, un accadimento reale. E Malciaussia non fa eccezione.
Quando, nel secolo scorso, si costruì la diga la vecchia frazione rimase sommersa dalle acque del neoformato lago artificiale. E si narra che a volte si sentano ancora i rintocchi della campana della sommersa chiesetta. L’evento è interpretato come segno di sventura, tuttavia si potrebbe anche interpretare come stimolo alla sveglia, un’esortazione alla ricerca.

Un invito a maggior coraggio.

Coraggio dunque, si può.

Toni Farina


Il problema dell’invasione del traffico motorizzato sulle Alpi, già molto sentito, sarà sempre più grave. Non si salvano le Valli di Lanzo ed è grave riscontrare che la politica continua ad accettare il pesante inquinamento di ambienti delicati e fragili non ponendo un limite, cosa di cui abbiamo assolutamente ed urgentemente bisogno. La ferrovia (da integrare con i bus) continua ad essere un’utopia, sebbene ci sia la linea Torino-Ceres che non viene sfruttata.

Non è solo il rumore, che ovviamente stride non poco col silenzio che ci dona la montagna, ma a preoccupare è soprattutto l’impatto delle emissioni dei gas serra, derivanti dal traffico stradale, sui fragili ecosistemi alpini.

Nei Paesi alpini più del 25% delle emissioni serra sono causate dai trasporti (CIPRA Compact 2010). Tra tutti i fattori che contribuiscono al cambiamento climatico, i trasporti sono quello che dal 1990 fa registrare il maggiore incremento di emissioni serra e con ciò è il principale responsabile del fatto che nell’UE la riduzione delle emissioni serra non progredisce (Commissione Europea 2015). Tutte le previsioni dimostrano che le emissioni di CO2 causate dai trasporti continueranno ad aumentare, se non si interverrà con adeguate contromisure
Qui sotto vi proponiamo tre foto (ma potrebbero essere molto di più) prese lungo i sentieri che si snodano sopra il magnifico Piano delle Mussa, ritenuto uno tra i più bei pianori di origine glaciale di tutto l’arco Alpino. Lungo circa 2 km, è percorso da una strada asfaltata che in estate diventa un immenso ed obbrobrioso parcheggio.

Di ritorno dal Rifugio Gastaldi (2659 m), in una giornata di fine agosto, percorrendo il sentiero Cai n. 222 che termina sulla parte alta del Piano della Mussa (1800 m circa), in alta Val d’Ala (Valli di Lanzo) – foto camosci bianchi

Parcheggio nei boschi del Pian della Mussa (parte mediana del pianoro). Foto presa dal sentiero n. 218 che conduce al Passo delle Mangioire (2759 m) attraversando luoghi di una bellezza indimenticabile – foto camosci bianchi

Località Grange della Mussa (1767 m) sempre sul Piano della Mussa (alta Val d’Ala) – foto camosci bianchi

Che ambienti fragili e straordinari, come lo sono le Valli di Lanzo, non riescano a proporsi come laboratorio per una mobilità alternativa, sostenibile ed in sintonia con una frequentazione dolce e rispettosa (leggi: vivere nel XXI secolo, nell’epoca dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo) sa di pesante disfatta politica, di annichilimento dell’avvenire, di mancanza di visioni, di coraggio e soprattutto di assenza di progettualità condivisa, che sappia andare incontro, serenamente, ai gravi mutamenti ambientali che toccheranno tutti noi. Ancora più sconcertante pensare che queste vallate si trovino soltanto ad una manciata di chilometri da Torino: cosa può frenare (come atto politico) il fatto di diventare un potente stimolo per aiutare i grandi centri abitati a cambiare stile di vita, vivendo e frequentando le Alpi in modo diverso? Un gesto lungimirante ed innovativo, che crediamo saprebbe richiamare un considerevole numero di turisti qualificati che desiderano vivere il loro tempo libero con modalità nuove che si adattino ai nuovi scenari dell’Antropocene.

Abbiamo biosgno di politici coraggiosi per poter intravedere concretamente un avvenire possibile, prima che sia troppo tardi.

Sul sentiero Cai n. 116 sopra il lago di Malciaussia (1805 m). All’orizzonte il versante est del Rocciamelone (3537 m) – foto camosci bianchi

E sulle Alpi il coraggio non dovrebbe mancare.

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