Qui nasce il Po

Nevica ancora sulle Alpi piemontesi, neve benedetta dopo un’estate lunga il doppio, caldissima, che ha prosciugato la terra e le montagne. Anche le sorgenti del fiume Po erano sparite, vi ricordate? Sembra un lontano passato ma sono trascorsi solo pochi mesi nei quali abbiamo vissuto momenti terribili, come gli incendi in Val di Susa, confrontandoci tutti i giorni con un avvenire incerto e preoccupante.

Quando si percorre la tangenziale di Torino, magari verso Sud, sovente capita di essere accompagnati nel viaggio dalla cerchia delle Alpi dove il Monviso domina l’orizzonte, regalando un meraviglioso panorama agli automobilisti. E’ come un abbraccio vitale, stupefacente che lascia senza fiato. Dona una sensazione di benessere e rassicura perché, prima di diventare un luna park, prima di trasformarsi nell’ultima frontiera su cui depositare colate di cemento (leggete questa notizia), per la solita annichilente ed idiota rincorsa allo sviluppo ad ogni costo (e senza limiti), le montagne generano la vita se danzano con l’atmosfera: quando, come in questi ultime settimane, i fiocchi cadono copiosi e fa freddo, la cerchia trattiene l’oro bianco che servirà per soddisfare molteplici bisogni di noi voraci consumatori: acqua da bere, acqua per irrigare, acqua per l’energia, acqua per depurare, acqua per divertirsi… lascio a voi proseguire, invitandovi a soffermarvi sull’importanza di quella danza, il cui rassicurante spettacolo dipende molto da noi.

Una domenica molto nuvolosa e con precipitazioni intense, bianche sulle Alpi piemontesi. Di colpo una schiarita spalanca la vista al bellissimo Monviso (3841 m), il Re di Pietra alle cui pendici nasce il fiume Po

Questa volta fermiamo l’auto, accostandoci sulla corsia di emergenza, perché vogliamo immortalare questa danza strepitosa ed incantevole:

Un po’ di zoom…

Il versante Nord-Est del Re di Pietra (3841 m) immacolato grazie alle ultime nevicate (11 marzo), fondamentali per la vita di tutta la Pianura Padana.

Il tetto nero di nubi si sta dileguando lasciando il Re di Pietra elegantemente abbigliato, facendoci così incantare i sensi

Un contrasto stupendo: il cielo ha appena finito di danzare con la terra. Adesso il nostro sguardo cavalca i prossimi mesi sperando che non giunga troppo presto l’alito africano a far sparire in poche settimane tutto quanto la cerchia alpina piemontese vorrebbe donare lentamente agli abitanti della pianura: ma se lo meritano?

Bellissimo. Lui domina il nostro sguardo mentre veloci percorriamo nastri d’asfalto senza sapere dove stiamo andando. Maestoso ed impassibile osserva l’incedere turbinoso e folle della vita di noi umani che, distratti da mille chimere, non pensiamo a cosa stiamo perdendo definitivamente

Ce le meritiamo montagne così?

L’idea più comune è che lassù sia rimasto tutto incontaminato. Tra vette innevate, boschi verdi, cervi e scoiattoli felici. In realtà, l’assalto alle montagne è soltanto meno visibile. Ma ugualmente violento. Per di più continuo. E sparso in modo quasi omogeneo su un versante di territorio molto vasto e delicato. Il consumo del suolo, così lo chiamano gli studiosi, non ha risparmiato le Alpi, dove l’uomo è solo costretto a faticare un po’ di più per portare a termine i suoi progetti.

Continua sul sito de La Stampa (articolo del 10 marzo 2018)

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

3 Responses to Qui nasce il Po

  1. szandri says:

    Non so proprio se ce le meritiamo…

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  2. serpillo1 says:

    A volte non siamo degni della loro fiducia e non sempre ci evolviamo con loro.
    Abbiamo bisogno della natura ma lei può esistere senza di noi.

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  3. Anonimo says:

    Dalle finestre del mio studio la vista spazia sul Monviso e sulla ritmica catena di monti che lo circonda. Mentre scrivo, il mio sguardo si sofferma spesso su di lui e la sua incomparabile bellezza continua a commuovermi. E’ vero, le montagne sembrano danzare con l’aria: purtroppo per entrambe pare essere un’armonica, ma ultima danza. Un canto del cigno.
    Ormai, per ammirare la pura bellezza, è necessario guardare da lontano, da molto lontano. Allora restano nascosti gli scempi che abbiamo volutamente saputo compiere. Un’amara considerazione sulla nostra meravigliosa Italia, insensata, egoista, scellerata. E poi ci domandiamo perché i giovani si rifugiano all’estero? Non è solo questione occupazionale, è questione di civiltà.
    ariela

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