Lasciateci liberi di rischiare

Ad esclusivo vostro rischio e pericolo

Metti a repentaglio tutto ciò che hai. Diventa un giocatore d’azzardo! Rischia tutto, perché il momento successivo non è mai certo, quindi perché preoccuparsi? Perché angustiarsi? Vivi pericolosamente, vivi gioiosamente. Vivi senza paura, vivi privo di sensi di colpa. Vivi senza temere l’inferno, e senza bramare il paradiso. Vivi e basta. (Osho)

Un aforisma bellissimo e vero.

Ad ogni morte in montagna si scrivono fiumi di parole sulla sicurezza, dando notizie che non sono notizie. Poi ci si affanna a fare di tutto per inventarsi una montagna asfissiante (come le città dove nascono i soloni della sicurezza ad ogni costo) e per soffocare gli ultimi aneliti di libertà degli umani. Ma bastano poche righe sagge per smontare in un amen tutto il misero ambaradan, perché il momento successivo non è mai certo.

Osho forse non pensava alla montagna. Ma questa è la Montagna e chi la chiude (leggete qui e qui), invocando un concetto subdolo e labile come la “sicurezza” (che per il 99% puzza di marketing), non fa altro che comportarsi da tiranno erigendosi così a portatore di false verità.

Insomma, patacche (o fake) – molto più pericolose della Montagna – di cui il mondo trabocca.

Lasciateci liberi di rischiare.

E amateci così, senza paure e senza sensi di colpa.

Non è compito del Sindaco preoccuparsi se un alpinista si reca sulle montagne del suo comune o se questi sfortunatamente viene investito da una valanga o da una slavina. In montagna non si possono portare i limiti e le disposizioni legislative che vigono nelle città.

Nell’arco alpino questo concetto è stato oramai assimilato da tutti i Sindaci con questo principio:
Un cittadino ha facoltà di frequentare liberamente la montagna senza sottostare a norme che regolano i comportamenti o che stabiliscono patenti d’idoneità. Ci possono essere delle aree che momentaneamente vengono interdette per tutelare l’incolumità degli abitanti ma, l’arrampicata, lo scialpinismo e l’escursionismo sono attività che presentano dei rischi e chi li pratica se ne assume la piena responsabilità; sono soprattutto le competenze e il livello di preparazione fisica e psichica che possiede l’individuo a stabilire il grado di percezione del rischio.
La montagna è, e deve continuare a essere un luogo di libera frequentazione perché è uno spazio di libertà e non di coercizione”.

Estratto del post “Perché vietarci di andare in montagna?

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

13 Responses to Lasciateci liberi di rischiare

  1. marina girardi says:

    Sono d’accordo con chi parla di libertà “responsabile”.
    Chi ama la Montagna la vive e la frequenta con il dovuto rispetto.
    La sicurezza non si può inventare con divieti e norme

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    • Beppeley says:

      Grazie mille per il tuo commento che condivido in pieno. Ti suggerisco, se vuoi approfondire, di leggere su Facebook (mi è piaciuto molto il commento di Marco Blatto):

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  2. Scott Forbes says:

    Ho un’opinione mista, sono d’accordo che dovremmo essere liberi di scegliere, ma dobbiamo essere consapevoli del pericolo e sopportare tutti i costi del salvataggio, se il salvataggio è desiderato. Deve essere conosciuto in anticipo, naturalmente. Se è sconosciuto, si deve presumere che il salvataggio sia desiderato.
    Ma quanto dura la ricerca?

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  3. Anonimo says:

    Ciascuno è libero di rischiare la propria vita, anche di suicidarsi come meglio crede, senza però mettere a repentaglio la vita dei soccoritori, che spesso si trovano ad operare in condizioni estreme, e senza gravare sui bilanci della società tutta (elicotteri, ospedali, cure riabilitative etc.).
    Personalmente, ad esempio, ho trovato completamente egoistiche, per nulla coraggiose, ma solamente irresponsabili, le motivazioni di quel tizio, di cui non ricordo il nome, che ha perso gli arti inferiori e una mano per congelamento durante una maratona estrema in Alaska, in cui ha trovato pure modo di perdersi. Chi paga ora le cure, gli interventi,le protesi, la riabilitazione??
    Spero abbia un’assicurazione privata e non gravi sul Servizio Sanitario pubblico, già allo stremo.
    Il sindaco di Balme, se non erro, ha chiuso la strada per tre giorni: non è possibile sopravvivere tre giorni senza praticare lo sport preferito?
    ariela

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  4. Beppeley says:

    Dobbiamo riscontrare che in tutte le oceaniche discussioni che si fanno su questo tema (vedete, ad esempio, su gognablog.com/perche-vietarci-di-andare-in-montagna/ oppure qui https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=264115347462328&id=206692599871270) mai si comincia con ragionamenti statistici, di probabilità. Sembra che si stia parlando di terremoti catastrofici, con migliaia di vittime per evento, e invece?
    La nostra personalissima convinzione è che le notizie di incidenti in montagna in verità non siano notizie (dei morti che avvengono ogni giorno per incidenti stradali, ne sentiamo le notizie?) ma bieco sfruttamento mediatico da parte dell’industria della sicurezza (vera e propria patacca), parola, quest’ultima, diventata slogan che tutti oramai usano ed abusano, senza in sostanza dire nulla, soprattutto senza mai comunicare la reale (e misurata) entità dei fenomeni (ad esempio, quanti morti causati da valanghe salendo al Pian della Mussa o percorrendo l’Anello Val Servin ci sono stati negli ultimi 30 anni?). Per il mercato (e per la politica) – facciamoci caso – tutto si può vendere a spese di tutto, anche della nostra libertà. E i recenti eventi ne sono la lampante dimostrazione.

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  5. Anonimo says:

    Lasciateci liberi di vivere la vita respirandola fino in fondo.
    Molti vivono la montagna responsabilmente e con la giusta preparazione anche mentale (si parla sempre di fisico ma quasi mai di testa, elemento fondamentale per la giusta coniugazione di chi si impegna in sport di montagna a livello non professionistico): purtroppo la maggior parte la vive con scarsa preparazione e tanta fortuna (finché ne ha), magari per fare dell’insignificante esibizionismo e pubblicare video e foto da qualche parte…ognuno è libero di buttare la propria vita nel piatto del destino, non sapendo se andrà in pasto alla fortuna, al caso, al buon senso, alla morte…
    Due anni fa ho perso due conoscenti in montagna, che con scarpette da trail e grappelle chiodate solo sulla parte metatarsale delle scarpe, si sono uccisi scivolando giù per un canalone nei primi di dicembre. Erano esperti e di solito prudenti. Si dice sempre così. E loro lo erano davvero. Attrezzatura inadeguata e neanche una picca per tentare di opporsi a 200 metri di ripido budello ghiacciato imbucato a tutta velocità. Trauma cranico, tanto sangue. Fine. Per loro era roba facile, si dice cosi. Il medico legale dell’ospedale dove furono portate le salme (dopo un recupero reso pericoloso e difficile dalle avverse condizioni meteo) quasi urlò, ad una delle vedove disperate che ripeteva come un mantra che il marito era un superesperto, che ” su questo tavolo d’acciaio arrivano solo gli esperti signora, perché i cosiddetti dilettanti si fermano prima!”.
    Spesso questo è vero, e la storia dell’alpinismo e di altri sport di montagna ne è piena.
    Tuttavia non mi sento di approvare la limitazione di libertà in montagna, dove tutto in apparenza é fermo eppur si muove. Occorre sapere leggere la montagna ed essere informati…ma anche un po’ seguire quel sesto senso che esiste davvero e che a volte ti sussurra non di la’, non oggi, non qui. Se non lo avessi seguito, oggi non sarei qui è fare l’ennesimo insulso commento su un blog, perché due anni fa avrei proseguito lungo i 150 metri di difficile sentiero accosto ad una parete a quasi 3000 metri, che esplose franando al suolo in un boato indiscrivibile, mentre io avevo gia’ fatto rapido dietro front da una decina di minuti per uno strano groppo allo stomaco che portavo in me già da qualche ora…una sorta di inquietudine profonda.
    Una sensazione di non ritorno , perché si va in montagna per vivere e non per uccidersi.
    La montagna è libertà e non si può chiudere l’aria in un barattolo, così come non si può confinare una grande passione (a meno di avere dei gravi problemi fisici, come sta succedendo a me).
    Chi va in montagna con consapevolezza sa che a tanta attenzione si attesta sempre altrettanta fatalità.
    Siate liberi almeno nella vita vissuta con passione, amore e cuore, anche se il mondo non vi approva, anche se sapete i rischi che correte. Però sappiate che siete tenuti a conoscerli davvero, se siete animati da cio’ che ho poc’anzi scritto.
    Altrimenti siete solo sbruffoni che non meritano neppure che qualcuno muova il culo e rischi la propria pelle per venirvi a raccattare per ficcarvi dentro un sacco…
    Perché la vita é un battito di ciglia in un universo di profonda bellezza in cui tutto ci appartiene…ed e’ gia’ passato.
    Tutto il resto è fantasia.
    Souleiado (Rosanna Barbero)

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    • Beppeley says:

      Cara Rosanna, sono dispiaciutissimo per la tua salute. Mi rattrista molto e spero che riuscirai a stare bene quanto prima!

      Condivido al 100% quanto hai scritto e non potrebbe essere diversamente essendoci legati insieme per raggiungere i nostri sogni.
      Mi è piaciuto molto quando hai parlato della testa e del cuore. Vero, entrambi sono fondamentali per avvicinarsi alla montagna. Negli anni mi sono reso conto quanto l’amore per essa aiuti ad avere un approccio morbido, senza alcuna pretesa, senza alcuna sfida e competizione ma guidati esclusivamente da un profondo sentimento. Cuore appunto.

      Ti riporto un aforisma che trovo molto attinente con quanto tu hai scritto:

      “La mente è uno splendido meccanismo, usalo, ma non farti usare. È al servizio dei sentimenti: se il pensiero serve i sentimenti, tutto è in equilibrio; nel tuo essere sorgono profonda quiete e gioia.” (Osho).

      E’ così che vado in montagna ed è così che mi accorgo, più gli anni passano, che tutto è in equilibrio anche quando una moltitudine di persone sarebbe tentata di etichettarmi come folle.

      Ti auguro di tornare presto in forma. In bocca al lupo e grazie per aver preso in considerazione questo post!

      Un abbraccio.

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  6. Anonimo says:

    Non voglio portare avanti una inutile quanto sterile diatriba con l’amico Beppe: conoscendoci, sappiamo che ciascuno di noi resterà della propria opinione.
    Vorrei solamente precisare il mio pensiero.
    1) Trent’anni senza un morto per valanghe a Balme è il “classico battito di ciglia” di cui parla Souleiado nel suo realistico e poetico intevento.
    Ricordiamo che i cambiamenti climatici hanno fatto scendere poca neve in questo lasso di tempo; personalmente ricordo come ultima, abbondante nevicata quella del 1972, dunque 46 anni or sono. Ma le morti per valanghe e slavine, anche riferendoci alla sola Val d’Ala, sono molteplici: è sufficiente leggere il dettagliato articolo di Giorgio Inaudi, pubblicato su Barmes News n. 3 e su questo stesso sito nel 2012, per capire come stavano le cose e come Balme sia soggetta a valanghe “storiche” ben localizzate.
    2) Ritengo che lo Stato (di cui i sindaci sono i rappresentanti a noi più prossimi) abbia non solo il diritto, ma il dovere di tutelare i propri cittadini, anche contro la loro stessa volontà. Ringraziamolo per l’obbligatorietà delle cinture di sicurezza in auto, del casco per i motociclisti, il divieto di fumare nei locali pubblici…
    Gli Italiani, ahimè, difettano un pochino e, da sempre divisi, mancano proprio del senso dello Stato: siamo sempre per l’ “io io io” e mai per il “noi”.
    3) In quanto alla sbandierata libertà, di cui amiamo tanto riempirci la bocca, dopo più di duemila anni di discussioni e discettazioni filosofiche in merito, ancora non siamo riusciti a trovare una definizione “universale”, buona per tutti coloro che si pongono tale domanda.
    Comunque, come ho capito dal nuovo scritto pubblicato, ai confini balmesi non erano presenti doganieri armati, come a Bardonecchia, per fermare coloro che vogliono attraversare le Alpi per riuscire a conquistare la possibilità di vivere, non per mero divertimento. Dunque chi l’ha ritenuto opportuno, ha potuto compiere le agognate escursioni, malgrado i divieti.
    Resta tuttavia da capire (da parte mia) l’opportunità di tutto questo.
    ariela

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    • Beppeley says:

      Il modo più sbrigativo e semplice per annientare la montagna è assimilarla alla città, con le sue regole, le sue strade dritte, il suo cemento e il suo oceano di cartelli con ogni sorta di indicazioni (divieti a iosa).
      Se ci porti su questa strada, cara Ariela, allora sono assolutamente d’accordo con te e il dibattito si conclude qui. Lasciami però una piccola speranza… Hai per caso già letto questo articolo “Perché vietarci di andare in montagna?” ?: http://gognablog.com/perche-vietarci-di-andare-in-montagna/

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    • Anonimo says:

      La libertà non potrà mai essere assimilata ad una definizione universale, Ariela…e meno male. Ogni moto dell’anima e del corpo che ci dona serenità, benessere e felicità (parola inpropria da recitare sottovoce) è frutto di uno, cento, mille atti e pensieri che stiamo “agendo e godendo” perché siamo liberi di poterli fare (oppure, perché nessuno ci impedisce di farli, recto verso della stessa medaglia). Ecco la libertà…

      Quanto al fatto che a Bardonecchia ci siano persone che vadano cercando la libertà in modo sbagliato e pericoloso, secondo me, è giusto che vengano fermate. Lì esiste una questione politica e di strumentalizzazione della libertà dove un manipolo di sedicenti governanti e/o oligarchi di varie nazioni han deciso di speculare ad ampio spettro. Il buon senso suggerisce giustamente di fermare questi disperati attraverso leggi umanitarie, cercando anche di capire come smascherare terroristi in emigrazione verso luoghi strategici e trafficanti di droga…perché non dobbiamo credere solo alle varie pietà che ci passa la cosiddetta informazione. In mezzo al grano c’è anche la pula , e con i tempi che stiamo vivendo sta diventando difficile separare le due cose!
      Ecco perché servono provvedimenti drastici.
      Infine, quella zona di confine (Bardonecchia) presenta luoghi molto pericolosi per l’attraversamento invernale a causa di pericoli oggettivi notevoli (e non parlo solo di valanghe).
      Nessuno dice che una volta giunti oltralpe, i nostri cugini ce li riportano indietro, se li trovano…facciamo buona politica e non solo onlus umanitarie che si stanno arricchendo (pare siano poche) grazie a frotte di disperati che in alcuni casi neanche sapevano che tra il loro inferno e la nostra cosiddetta “libertà” in mezzo stava un mare, che troppi di loro ha inghiottito come fossero grani di rosario…
      I tempi sono cambiati, ma vi suggerisco di leggere il libro di racconti di montagna del celebre Massimo Mila, musicologo e critico musicale del secondo dopoguerra, ed appassionato alpinista…leggete di quando in Valle Stretta, sopra Bardonecchia, incontrava i meridionali che con le valigie di cartone andavano a cercare pane in Francia…altri tempi, altre persone…eppure, torniamo sempre alla Storia, macchina imponente che ripete continuamente sé stessa…

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  7. flaco says:

    Ma quale libertà. Divieti a iosa: http://comune.groscavallo.to.it/it-it/home ed esplicitamente per le “attività escursionistiche”. Così in queste valli vengono solo più per fare impianti idroelettrici e il cerchio si chiude lì. Magari con una bella diga

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