Il camoscio di Urtirè

Sono le 11 e 22 di un sabato vernale e umido quando un sentierino ci conduce nell’amena borgata di Urtirè, dove ad attenderci c’è un ignaro camoscio che bruca serenamente la sua fresca, tenera e verdissima erba, cascata dal cielo dopo il prodigo inverno.

Siamo sottovento e non percepisce la nostra presenza. Noi, immobili come statue, e col silenzio al massimo del volume, osserviamo questa bellezza delle Alpi, mentre scattiamo decine di foto.

Siamo a circa 100 metri di distanza dall’ungulato. Non è per niente facile riuscire a fare stare fermi i camosci perché appena sentono una minima presenza umana, fuggono con una rapidità impressionante, quasi imbarazzante.

Oggi succede qualcosa di incredibile. Il camoscio continua a brucare mentre noi giaciamo pietrificati tra le baite di Urtirè, sperando che questo incontro duri più delle altre volte. Ma fotografarlo con la testolina immersa nei fili d’erba e seminascosto dai i tronchi, non è molto accattivante. E allora, sempre stando piantati come pali, provo a fischiettare debolmente.

A destra della baita in pietra, tra gli alberi…

Il muso si alza di scatto e lo sguardo punta verso di noi. Fermo come una statua, il camoscio cerca di capire se si tratta di una minaccia. La sua inerzia è stupefacente ed è dura reggere per diversi minuti questa situazione.

Insospettito, ci punta con totale immobilismo per alcuni minuti…

Ne passeranno ben cinque, cosa davvero incredibile e rarissima nella wilderness delle Alpi, fino a quando non decido, per interrompere questa “sfida”, di muovere leggermente un braccio. Comincia così ad insospettirsi assumendo una postura da allarme. Innervosito, inizia a muoversi ma si mostra un po’ indeciso sul da farsi.

Si gira su se stesso e poi torna a puntarci. Decido di interrompere questa gara di nervi e così faccio un piccolo passo verso sinistra: sparirà velocemente nel bosco…

Siamo nelle Valli di Lanzo e se non lo sapessimo, potremmo tranquillamente pensare di trovarci nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

9 Responses to Il camoscio di Urtirè

  1. Anonimo says:

    Quali altri luoghi, se non la montagna, possono regalare incontri così emozionanti?
    Il 30 aprile a La Rèis, un piccolo gruppo di case lungo la sterrata che da Pugnetto si inoltra verso Pessinetto, a circa 800 metri, abbiamo incontrato un giovane camoscio che brucava a bordo strada. Pioveva, abbiamo persino preso un po’ di grandine. Ma la montagna è sempre bella e la meraviglia è anche un camoscio che bruca erba sotto il temporale.
    Grazie Beppe per le tue belle foto. Quale conquista sarebbe per gli uomini acquisire la dignità dello sguardo del camoscio di Urtirè!
    Ariela

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    • Beppeley says:

      Sono d’accordo con te, la parola corretta è “diginità”.

      Su Twitter, Carmen ha fatto notare che “Questo animale porta su di sé il peso di un duro inverno,…” https://twitter.com/CarmenMaria5567/status/999082361206734849

      A tu per tu con un duro inverno ci si sente fuori posto in quanto lo sguardo urbanocentrico non sa niente di cosa vuol dire passare una stagione così terribile in quota.

      Ho solo imparato che bisogna fare il possibile, durante questi incontri, per non spaventarli, in quanto perdono tante energie quando si mettono a correre come dei forsennati, per la presenza umana. Energie che devono accumulare in estate, giorno dopo giorno, per sopravvivere all’inverno.

      Un abbraccio.

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  2. Anonimo says:

    Presto il bel camoscio capirà che siamo in Val di Lanzo e non nel Parco Nazionale del Gran Paradiso… non appena sarà realizzata l’ennesima nuova pista forestale (utile e a chi?) in progetto finanziata con cospicui fondi pubblici.

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  3. marina girardi says:

    Nel meraviglioso arco alpino delle Valli di Lanzo si possono fare magici incontri, come quello con il formidabile Alpinista Camoscio.
    Grazie Beppe, nelle tue belle foto hai catturato lo sguardo fiero e per nulla intimorito di questo nostro Amico.

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  4. Anonimo says:

    Da molti anni non torno ad Urtiré, ma mi sembra di ricordare che già vi fosse una sterrata che sale verso Missirola e poi piega collegandosi ad Urtirè. A cosa serve una seconda pista? Mi sono persa qualcosa? Ricordo che in mezzo allo spiazzo fra le baite di Urtirè è posizionato un magnifico masso inciso, studiato e segnalato: spero resista alla prevista nuova strada!
    ariela

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    • Beppeley says:

      Un’altra pista serve solo per distribuire soldi, a pioggia, senza alcuna finalità importante per la montagna. L’Italia, da nord a sud, è andata avanti così per troppi decenni, lungo i quali gli italiani si sono fiaccati, aspettando l’ennesimo contributo, l’ennesimo posto di lavoro inutile per la collettività, in cambio di voti. Invece di tirare fuori le palle, parlando di montagna, visto l’enorme interesse verso le svariate forme di turismo dolce (provenienti da tutto il mondo), ed avviare attività legate alle peculiarità del territorio (senza distruggerlo ed abbruttirlo), è molto meglio guardare solo al giorno dopo e sperare così nel prossimo contributo. Da una parte c’è qualcuno che guadagna una poltrona (e questo vale dal piccolo comune alla grande istituzione europea) e dall’altro c’è una massa informe drogata e sdraiata.

      Non c’è alcun avvenire in questo sistema schifoso.

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  5. Anonimo says:

    Stupendo grazie infinite per questa meraviglia della natura

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