Il sentiero delle apparizioni Mariane

Pilone di roc dou Pat (1290 m)

[…] sacralizzano il territorio, mitigano l’ancestrale lotta fra la natura inerte e la natura vivente. In terra o quasi in cielo, costruiti per necessità concrete o per liberare il senso d’infinito, parlano di una vita colma di soprannaturale.

Il pilonèt come il cioché del capoluogo evocano il bisogno di un aiuto che venga dall’alto, più in alto ancora che dalle vette irraggiungibili.

Una fede fatta di simboli, slanci, sacrificio e segreti, vuole farsi segno, dare vita alle pietre, ai boschi, ai pascoli.  Correndo verso l’alto di Marco Fassero

Le Valli di Lanzo, delizioso “parco naturale” del Piemonte, si trovano a Nord-Ovest di Torino e appartengono alle Alpi Graie meridionali. Confinano a Nord con la Valle dell’Orco, ad Est – praticamente ai loro piedi – si adagia la pianura, a Sud con la Valle di Susa mentre ad Ovest confinano con la Val Moriana, in territorio francese.

I confini geografici, soprattutto con la Francia, anziché limitare l’isolamento hanno favorito frequenti spostamenti a piedi attraverso i colli, sia per scambi commerciali e sia per quelli culturali. Ciò che lega ed unisce ancora oggi, gli uni agli altri, è la lingua francoprovenzale e simili usi e costumi.

Sono cinque: Valle di Viù a sud, la Val d’Ala al centro, la Val Grande a nord e la Valle Tesso e la Val Malone nella Bassa Valle.

Alle testate delle Valli sopravvivono sofferenti ghiacciai, sempre più di ridotte dimensioni per l’aumento della temperatura globale.

Definite il “giardino di Torino” già dalla metà dell’Ottocento, proprio grazie alla vicinanza dell’allora capitale d’Italia, hanno offerto la villeggiatura alla ricca borghesia, a personaggi illustri e ai Principi della casa regnante ed hanno dato i natali all’alpinismo torinese.

Il loro lento declino è iniziato subito nel dopoguerra quando i montanari, abbagliati dal richiamo della città e dal lavoro in fabbrica, hanno abbandonato i loro luoghi natii per poi ritornarci. Questo legame con le proprie radici e i propri saperi non si è interrotto tant’è che negli ultimi tempi “nuovi montanari”, provenienti dalla città, ma anche valligiani, si sono ri-affacciati alla montagna alla ricerca di un modo di vita più sostenibile a contatto con la terra.

Gli anni Sessanta del Novecento hanno lasciato sul territorio esempi di speculazione edilizia copiati dalla vicina metropoli ma ultimamente si è fatta strada la valorizzazione ed il recupero architettonico usando pietra e legno.

Non sono vallate turistiche alla moda ricche di comprensori sciistici, non sono montagne-divertimento simili ai luna-park ma montagne intime e selvagge, dove il concetto della wilderness, oggi così di moda, si può vivere facilmente. Percorrendo a piedi i sentieri, soprattutto al mattino presto, non è raro incontrare caprioli, camosci, stambecchi, volpi, tassi, scoiattoli, aquile, grifoni e magari anche qualche traccia di lupo.

Da diversi anni si sta assistendo ad un impegnativo risveglio delle Valli puntando su un tipo di turismo che apprezza la natura incontaminata e selvaggia e i suoi ritmi, la cultura e le conoscenze dei montanari, che permette escursioni, ascensioni, scalate, percorsi con mountain bike e con il cavallo anche se il trasporto pubblico locale lascia un po’ a desiderare.

L’imponente complesso della Reggia di Venaria Reale (residenza sabauda di caccia iscritta alla Lista del patrimonio mondiale Unesco) e il Parco La Mandria (istituito nel 1978 per salvaguardare i 3.600 ettari di territorio che i Savoia avevano racchiuso all’interno di un muro di cinta di circa 35 km, insieme agli edifici storici in esso presenti) potrebbero essere un portone immaginario per essere orientati ai piedi delle Valli di Lanzo.

In quest’ottica di valorizzazione e promozione delle Valli di Lanzo nasce il progetto finanziato dalla Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando Nuove prospettive per le Valli di Lanzo e il “Sentiero delle apparizioni Mariane” ne è un esempio.

Il Sentiero delle apparizioni Mariane è un cammino naturalistico-religioso nella Valle Tesso ed è stato allestito dal C.A.I. Lanzo e dalla Pro Loco di Monastero-Chiaves che percorre il “santè dou fen” (siamo a 1300 m circa), sentiero con cui i valligiani portavano il fieno a valle e ricalca in gran parte una roggia (roya in patois) – oramai scomparsa – che alimentava i prati fino alla borgata di Marsaglia. E’ un percorso adatto a tutti ed alterna tratti pianeggianti a tratti con una lieve pendenza.

Unico al mondo nel suo genere, si dipana tra strada sterrata e sentiero, immergendosi in boschi di faggi, castagni, betulle, frassini, roverelle. Qua e là baite in pietra oramai abbandonate ed appena la vegetazione si dirada, si apre il panorama da Punta Penna. Il Santuario della Madonna della Marsaglia, chiamato così dai fedeli delle Valli di Lanzo, è la nostra tappa finale. Il Santuario, un tempo dedicato alla Beata Maria Vergine della Pietà, è ora consacrato all’Assunta. Il 15 agosto 2017 (més oust), giorno della sua Festa, è stato inaugurato alla presenza dei priori, con il pane della carità, la Santa Messa, l’incanto e la pulenta cunsa (la polenta concia). Grazie al ricavato dell’incanto con gli oggetti portati dai fedeli e la distribuzione della polenta si raggranellano i soldi per il restauro.

Pilone con tabella “Ns. Signora di San Nicolas” (Argentina – Sud America)

Lungo l’escursione si incontrano ben dieci piloni votivi (alcuni già esistenti, altri costruiti per l’occasione) dedicati ad altrettante apparizioni della Vergine Maria nel mondo. A fianco dei piloni, piccole bacheche raccontano il luogo dell’apparizione ed un episodio della vita di Maria. Le statuette arrivano dalle varie località in cui la Chiesa ha riconosciuto ufficialmente le comparse. Poco prima di raggiungere il Santuario, una tabella riepilogativa riporta le ultime apparizioni.

Il Santuario è adagiato su un pianoro a 1300 metri circondato da boschi e protetto da case in pietra e legno restaurate.

Lou Santuari (1300 m)

Una delle leggende vuole che sia stato eretto come voto a seguito di una miracolosa guarigione di una pastorella da parte della Madonna. I valligiani trasportarono il materiale più in alto del luogo prescelto da Maria, ma il giorno dopo lo ritrovarono sul pianoro attuale e lo interpretarono come chiaro segno divino. La statua della Vergine con il Bambino (entrambi coronati), rubata negli anni Sessanta del Novecento, sarebbe stata intagliata nel legno di un frassino abbattuto proprio dove ora sorge il Santuario.

Cartina alla mano, si osserva che la Capèla è posta in un crocevia di sentieri che portano ad alpeggi un tempo popolati ed è vicino ad una zona ricca d’acqua e di fonti. Il microtoponimo “Marsaglia” probabilmente deriva dall’aggettivo piemontese mars (marcio, umido) ed indica un terreno umido.

In tutte le società dell’antichità, l’acqua, che crea e genera vita, è stata paragonata ad un sacro dono ed associata ad una divinità campestre. In seguito, il culto dell’acqua si è legato spesso a luoghi di culto mariani. E’ da rilevare che la Chiesa Cattolica, con l’opera della cristianizzazione, ha ricoperto con edifici sacri e santi cristiani i luoghi dove si praticavano riti di origine pagana.

Ciò fa pensare che da sempre “Nostra Signora della Marsaglia” è stata un riferimento importante, luogo di processioni da paesi e valli limitrofe, frequentata da fedeli che raggiungevano il Santuario anche per invocare la pioggia o il bel tempo.

Quando gli alpeggi erano abitati (da maggio ad ottobre e talvolta fin dopo i Santi), tutte le domeniche il parroco saliva a piedi da Monastero alla borgata di Marsaglia per celebrare Messa alle cinque del mattino. In tal modo i valligiani riuscivano poi ad accudire le bestie e svolgere i loro lavori senza sprecare la giornata.

Una serie di simbolismi, come lo sono il principio umido, il frassino, il serpente e la Madonna, raccontati magistralmente da Piercarlo Jorio e Ariela Robetto nel volume “I luoghi delle certezze. La sacralizzazione del territorio nelle Valli di Lanzo”, della Società Storica delle Valli di Lanzo (Vol. LXXXII, Lanzo Torinese 2003), spiegano la scelta di costruire un edificio sacro proprio in tale luogo. Ecco il capitolo “Nostra Signora della Marsagliain formato pdf.

Stupisce l’imponenza e la bellezza: la facciata è visibile da gran parte del fondovalle. Come già visto per altri santuari delle Valli, l’edificio è stato sovrapposto ad una cappella e, prima ancora, ad un pilone votivo.

Questa affermazione è supportata da alcuni ex-voto che risalgono al XVII secolo e dal ritrovamento di manufatti in pietra e cavità scavate nella roccia, segni di riti antichi.

Interno del Santuario

La facciata è barocca e dipinta in tonalità pastello dove sono presenti mosaici e recenti statue. All’interno, segno di devozione e testimonianza di arte popolare, gli ex voto appesi alle pareti. Cuori votivi in metallo, dipinti su tela e tempere offerti dal credente come riconoscenza di una grazia ricevuta o una richiesta esaudita dal santo invocato.

Le tavolette votive si riferiscono a vita quotidiana, miracolose guarigioni, o testimoniano episodi di conflitti che partono dalla Prima Guerra di Indipendenza fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Il più antico, probabilmente recuperato dalla preesistente cappella, risale al 1712 (l’odierna costruzione è datata 1771-1778). Numerosi ex-voto, però, sono andati perduti in quanto i più vecchi venivano tolti e gettati via per mancanza di spazio.

Se interessati ad un approfondimento degli ex-voto, segnalo il saggio Gli ex voto dipinti del santuario di Nostra Signora di Marsaglia a Monastero di Lanzo di Renato Grimaldi e Catia Magnetti in: B. Guglielmotto-Ravet (a cura di), 2° Miscellanea di studi storici sulle Valli di Lanzo, in memoria di Ines Poggetto, Società Storica delle Valli di Lanzo, C, Lanzo Torinese 2007, vol. II, pp. 497-518. Qui lo scritto in formato pdf.

Descrizione del “Sentiero delle apparizioni Mariane” in Valle Tesso (Valli di Lanzo)

Località di partenza: Fontana Sistina a monte della borgata di Chiaves (1132 m, fraz. di Monastero di Lanzo)

Località di arrivo: Marsaglia (1300 m)

Difficoltà: T- E (Turistico – Escursionistico)

Dislivello complessivo: 170 m circa

Tempo di salita: 1 ora e 40 min.

Segnavia: 403 e 406 con bolli bianco rossi

Cartografia: Valli di Lanzo n. 9 – scala 1:25.000 edita da Fraternali Editore

Punto di appoggio: Rifugio Salvin (1548 m) raggiungibile con il sentiero n. 408 (40 min. dal Santuario)

Il rientro, oltre che dalla via di salita, può realizzarsi raggiungendo il Rifugio Salvin e chiudendo il giro ad anello con i sentieri n. 407 e n. 403 (sentieri dei tre rifugi “3R”) che si ricollega a Fontana Sistina dal pilone “Courdoumpérou”. Purtroppo, da qualche anno, dopo la costruzione della pista sterrata che parte da Menulla e arriva al Salvin, e che corre in buona parte parallela al sentiero 407, il tratto di sentiero è diventato impercorribile travolto da massi caduti durante la realizzazione della stessa e dalla vegetazione invadente nel frattempo cresciuta.

Estratto mappa Fraternali sul sito del CAI di Lanzo

Itinerario:

Lasciata l’auto nel piazzale di Fontana Sistina – la cui acqua è ottima e rinomata -, procedere sulla strada asfaltata che porta al Lago di Monastero. Poco dopo esser partiti, in corrispondenza di un tornante, dove è piazzato un tabellone raffigurante il percorso “Sentiero Sistina – Marsaglia”, abbandonare la strada asfaltata per prendere la carrareccia che conduce a Proima. Il primo pilone che si incontra è quello di “Courdoumpérou” (1191 m) che ci introduce in una splendida faggeta.

Carrareccia delimitata da muretto a secco

Sul lato a monte, la strada è delimitata da un muretto in pietra a secco: era usato dai valligiani diretti agli alpeggi come “posa dei carichi”, quando stanchi sostavano e si riposavavo posando il carico su di esso. Proseguendo si incontra un altro pilone votivo “di Pouzaou” (1256 m) a ridosso del muro in pietra e si arriva all’incrocio con il sentiero 3R (segnaletica). Lasciando alle spalle il bivio, si avanza sulla sterrata pianeggiante fino a un gruppo di muande – Proima (1290 m) – e poi si prosegue su un facile sentiero in direzione del Roc doou Pat (1295 m). Intorno a questa rupe gli abitanti di Proima possedevano pascoli e campi curati; ora c’è un bosco di faggi, noccioli e betulle. Avanzando si incontra il pilone di Punta Penna (1330 m) col suo bel panorama sulla bassa Valle. Alla vigilia del Ferragosto (més oust), in prossimità di questo pilone si preparava un grande falò propiziatorio con i rami bassi delle betulle, dei faggi e con i rami di nocciolo.

Pilone di Punta Penna (1330 m)

Spingendosi oltre nel sentiero si arriva agli alpeggi di Roc doou Biulai (La Roccia del betulleto: forse nel passato qui cresceva un betulleto), circondati oramai da fitta vegetazione, e poi ai ruderi di Coucuc. Superato il Rian dyi Spine (Rio delle Spine dal nome della località che attraversa) si transita vicino ai resti della baita Ca doou Magou che usufruiva come mura delle pareti verticali di due rocce poco distanti l’una dall’altra. Dopo aver oltrepassato le malghe quasi tutte crollate del Casas (vi ricordate di una delle tante leggende nate intorno al Santuario? Pare che il luogo panoramico prescelto dagli umani per costruirlo fosse proprio questo) si intravede lou Santuari. Ancora alcuni passi e si raggiunge la nostra meta.

Lou Santuari (1300 m)

Un estratto dell’articolo è stato pubblicato sul mensile del CAI Montagne360 di Giugno 2018.

Galleria del percorso

Info serpillo1
Frequento praticamente da sempre le Valli di Lanzo, mi piace "rallentare", nel mio tempo liberato, facendo escursionismo tutto l'anno. Sono accompagnatrice nel C.A.I.

2 Responses to Il sentiero delle apparizioni Mariane

  1. Anonimo says:

    Complimenti a Cristiana per essere approdata a “Montagne 360” con il suo scritto sul sentiero di Nostra Signora della Marsaglia. Effettivamente è un gran bel percorso, che rappresenta bene le “nostre parti”. Mi piace soprattutto perché suddiviso fra due ambienti diversi: il primo (sino a la Penna) nella luce e nel sole, il secondo in discesa in un ambiente umido, oscuro, verso le sorgenti e l’acqua che qui favorirono il sorgere del santuario. Marsaja, infatti, è la zona umida (ancora qui usano il piemontese “mars”, che nel francoprovenzale delle alte Valli diventa “sagna”). La zona è inoltre il crocevia di molti antichi sentieri e il grande frassino, con il legno del quale fu scolpita la primitiva statua della Vergine, non dovette essere estraneo alla nascita dell’edificio sacro in un luogo già sacro.
    Grazie anche per le (come sempre) bellissime fotografie.
    Ariela

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