Il cielo sopra di noi

In discesa sul sentiero n. 332A a 1330 metri cira di quota

Gli alberi sono le colonne del mondo, quando gli ultimi alberi saranno stati tagliati, il cielo cadrà sopra di noi.
(Detto dei nativi americani)

Il cielo è caduto sopra la Val Grande di Lanzo durante la tempesta dello scorso 29 ottobre, quella che ha abbattuto centinaia di migliaia di alberi in Trentino.

Il giro escursionistico ad anello Bonzo (975 m) – Alboni (1384 m) – Mea (1526 m) – Bonzo, lungo i sentieri 322 e 322A, non è più percorribile, in particolare sul 322A dove moltissimi alberi, soprattutto larici ed abeti, sono crollati devastando il tragitto.

Già il primo tratto del giro, l’itinerario 322 Bonzo – Alboni – Mea (un percorso bellissimo con le sue mulattiere di pietre immerse nei boschi del versante sud della Val Grande di Lanzo), è interrotto in quattro punti che obbligano l’escursionista a deviare affrontando disagevoli tratti fuori sentiero (le foto che seguono sono state scattate il 10 novembre).

Sentiero 322 a 1050 m circa salendo da Bonzo, frazione del Comune di Groscavallo in Val Grande (dopo dieci minuti di marcia)

Sentiero 322 a 1120 m circa. Albero che obbliga a deviare dal sentiero andando verso sinistra (foto).

Sempre sul sentiero 322. Siamo a 1240 m subito dopo esserci lasciati alle spalle la borgata Mogliasso (1213 m). Qui l’albero è caduto proprio sulla mulattiera con i suoi muretti in pietra. Terza interruzione.

Sentiero 322 a 1350 metri di quota, poco prima di arrivare agli Alboni (1384 m). Qui un’altra foto

Da questo punto in poi non incontreremo altri ostacoli sui sentieri, nemmeno su quello tracciato in blu su questa mappa, alternativo alla pista, immerso nel bosco e che conduce a Mea; qui il post di riferimento. A dire il vero ci mette un po’ in allarme l’ordinanza del Comune di Groscavallo che abbiamo trovato agli Alboni con cui si avvisa delle operazioni di rimozione degli alberi sulla strada per i Rivotti (qui la foto).

Il tratto di sentiero Mea – bivio per il 322A (facente parte del 323) è interrotto da un grosso abete rosso, caduto proprio poco prima del bivio per Bonzo (cartelli). Qui di seguito le foto (cliccarci sopra per ingrandirle e leggere le didascalie).

La situazione più drammatica e sconvolgente è sul sentiero 322A, in particolare dopo le cascate del Rio Unghiasse che si trovano a sinistra scendendo (1400 m circa). Da questa quota il percorso, oltre ad essere cosparso da un’infinità di rami spezzati dalla furia del vento, è severamente compromesso, essendo devastato dal crollo di grossi alberi. Con grandi difficoltà, e con qualche rischio di troppo, abbiamo tentato di proseguire verso Bonzo ma a 1300 metri ci siamo dovuti arrendere di fronte ad uno scenario apocalittico: la traccia si dissolve in un groviglio impenetrabile, con numerosissime piante cadute che sbarrano il percorso rendendo l’ambiente estremamente selvatico e repulsivo.

In discesa verso Bonzo sul sentiero 322A. Tentiamo di chiudere il giro ad anello ma ben presto arrivano i primi ostacoli. Siamo a 1420 metri di quota ed iniziano le acrobazie

Superamento dell’abete della foto precedente

L’abete appena scavalcato visto da valle

Subito dopo pochi minuti incontriamo altri alberi caduti sul sentiero (molto pericolosi i rami spezzati che spuntano dai tronchi).

Altro larice caduto mentre stava affrontando l’autunno delle Valli di Lanzo

Le foto che seguono sono state prese a circa 1350 metri di quota, a soli tre minuti di marcia dalle precedenti.

Altra colonna del cielo, un larice, che non ha superato la folle e violenta perturbazione atmosferica del 29 ottobre scorso

Tentiamo di proseguire ma siamo sempre più demoralizzati perché continuiamo ad incontrare alberi che ci sbarrano il cammino e ci rallentano. Ecco la situazione dopo altri cinque minuti di marcia.

Proseguiamo ma perdiamo sempre più le speranze di arrivare a Bonzo con questo itinerario. Un duro colpo alle nostre motivazioni arriverà ben presto. Siamo a 1335 metri di quota e a pochi passi dalla foto precedente. Qui siamo obbligati ad evitare l’ostacolo scendendo su ripido percorso fuori sentiero.

Riusciamo a proseguire, pur incontrando altri alberi crollati, per altri dieci minuti circa fino a quando non ci imbattiamo in una selva impenetrabile.

1300 metri circa di quota. Sembra un larice facilmente superabile ma quando ci avviciniamo ci accorgiamo che questo albero fa parte di una numerosa serie crollati sul sentiero 322A

Notate, oltre le foglie, i numerosi tronchi che giacciono sul sentiero. Un’ecatombe di alberi che hanno di colpo fatto scomparire un itinerario escursionistico molto bello. Per noi finisce qui il sentiero 322A

Stanchi e demoralizzati, decidiamo di fermarci qui e di rientrare ripercorrendo il tragitto dell’andata. Pensiamo soprattutto ai pericoli a cui potremmo andare incontro se ci ostiniamo ad avanzare e al tempo che dovremmo impiegare per cercare una via alternativa con cui uscire da questo labirinto, magari fallendo nell’intento.

L’unica soluzione per rientrare a valle è quella di rifare all’indietro il percorso dell’andata con i suoi ostacoli

Per rendere comprensibile la dimensione del danno, pensate che per perdere solo 200 metri di quota ci abbiamo impiegato un’ora (un escursionista mediamente allenato, su un sentiero in condizioni ottimali e a pendenza costante, in un’ora perde circa 500 metri). Per arrivare a Bonzo, e terminare così l’escursione, avremmo dovuto perdere ancora 300 metri. Col sentiero in buone condizioni, il tempo impiegato a scendere dal bivio dopo Mea è di un’ora circa.

Lo spaesamento provocato dalle devastazioni è palpabile e ben presto si tramuta in un profondo sentimento di tristezza, smarrimento ed impotenza di fronte ad una fase perturbata tra le più intense, complesse e rovinose da molti anni, a causa della profonda depressione “Vaia” che ha colpito l’Italia tra sabato 27 e le prime ore di martedì 30 ottobre 2018 (da Nimbus http://www.nimbus.it/eventi/2018/181031TempestaVaia.htm).

Non ci era mai successo di doverci ritirare da un’escursione a causa di alberi caduti e non abbiamo mai visto nulla del genere sulle Alpi. In qualche modo, magari con qualche tribolazione, eravamo sempre riusciti a progredire, superando qualche pianta che sbarrava il percorso (normali crolli causati dalla vetustà, neve o vento, soprattutto föhn nelle Valli di Lanzo).

Ora siamo molto preoccupati pensando a tutti gli altri sentieri nei boschi delle Valli di Lanzo. In che condizioni saranno? Ci inquieta molto soprattutto pensare ai giri ad anello che possono diventare una trappola se sono impraticabili quando si è quasi giunti a chiudere il giro, magari dopo aver camminato molte ore: in questo caso tornare indietro significa affrontare un’altra escursione con il rischio di imbattersi nel buio, soprattutto in questa stagione con poche ore di luce.

Per questi motivi, invito tutti gli escursionisti ad informarsi preventivamente sulle condizioni dei sentieri (le migliori “banche dati” sono le sezioni Cai o il Soccorso Alpino), prestando molta attenzione ai giri ad anello che si sviluppano in aree boscate.

La Val Grande (Valli di Lanzo) ripresa da est

Il nostro giro, interrotto forzatamente a 1300 metri sul 322A, è diventato un rientro a Bonzo percorrendo all’indietro il cammino fatto. Una giornata grigia, umida e molto triste, con tante domande che scivolano sulle nebbie avvolgenti i pendii.

Mentre cammino penso a tutto ciò che un sentiero contiene: la fatica di chi l’ha voluto e poi l’ha manutenuto, la gioia di chi lo percorre, il senso di appartenenza ad un territorio alpestre e la sua identità, le connessioni col tempo cronologico (la storia delle genti alpine), il godimento del paesaggio, gli odori del bosco, la vita che si incontra, la condivisione con gli amici del Cai, lo sviluppo del turismo escursionistico… E subito emerge un profondo ed enorme senso di perdita.

Nel 2014, al termine del giro del Bec di Mea, in splendida compagnia. Il sentiero 322A era stato riaperto l’anno prima.

Abbiamo percorso le montagne con ogni tempo ed in ogni condizione. Leggendo i bollettini meteorologici e nivologici, sovente riusciamo ad immaginare le condizioni della montagna dove andremo a fare le nostre escursioni. Negli anni ci siamo presi il vento, la pioggia, le tempeste, la neve, la grandine… ma mai ci era capitato di camminare tra innumerevoli cadaveri distesi su di un sentiero. Fatichiamo ad immaginare quale violenta manifestazione meteorologica abbia provocato questo scempio, anche dopo aver letto il resoconto di Nimbus.

Tutta questa desolazione sembra un grido d’allarme del pianeta, un avviso importante agli uomini indifferenti ai cambiamenti climatici che loro stessi contribuiscono a determinare.

A pochi minuti di marcia da Bonzo sul sentiero 322 delle Valli di Lanzo

Poco prima di Bonzo, dopo aver aggirato un albero che ci sbarra la via, arriva la ciliegina sulla torta di questa pessima giornata. Sentiamo alle nostre spalle un boato che ci fa sobbalzare. Quando voltiamo le spalle non crediamo ai nostri occhi: un gruppo di motociclisti sul sentiero si arresta davanti alla pianta sdraiata che ostacola le loro acrobazie. Ne contiamo almeno quattro. Gridando, li ammonisco che è vietato girare in moto sui sentieri e che sono solo dei deficienti stante anche le condizioni disastrose di questo sentiero. Ma anche se fosse stato perfetto, il Piemonte vieta ai mezzi motorizzati di percorrere i sentieri.

Così chiamo immediatamente i Carabinieri del Comune di Ceres che mi diranno che possono solo mandare qualcuno alle partenze dei sentieri del Comune di Groscavallo, sulla strada provinciale, e che però non sono in grado di risalire i sentieri perché non attrezzati.

Ma i Carabinieri Forestali, voluti dal Governo Renzi, dove sono?

Poco prima dell’arrivo delle moto, proprio su questo tratto di sentiero, attraversato da alcuni rii che favoriscono l’umidità dell’ambiente, abbiamo incontrato con gioia alcune bellissime salamandre pezzate. Che fine avranno fatto dopo il passaggio delle moto? La presenza di questi anfibi è un importante indicatore della qualità dell’ambiente alpino ed è inaccettabile che delle moto vengano a devastarlo, sporcarlo, inquinandolo sia con i gas di scarico che con il rumore! L’habitat prediletto di una salamandra, così come di tanti altri esseri viventi, non deve diventare una pista da motocross! Ma cosa hanno nel cervello questi esseri umani?

Chi sorveglia il patrimonio forestale, ambientale ed escursionistico della Regione Piemonte, soggetto ai devastanti impatti dei cambiamenti climatici determinati dalle attività umane?

Patrimonio fragilissimo e bisognoso di estreme attenzioni affinché il cielo non cada definitivamente ed irrimediabilmente su di noi.

Invitiamo tutti gli escursionisti che amano e frequentano le Valli di Lanzo a segnalare i sentieri interrotti dal crollo degli alberi documentando il tutto con foto e annotando anche la quota e il numero del sentiero (che si dovrebbe sempre conoscere: basta consultare le carte escursionistiche). La mail da utilizzare è questa: info@cailanzo.it.
Grazie.

«Foreste devastate in Trentino? È il global warming, e succederà ancora». Parola di meteorologi, articolo del 7 novembre scorso pubblicato da Linkiesta.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

13 Responses to Il cielo sopra di noi

  1. paologiac says:

    Che tristezza. Purtroppo me lo aspettavo, anche se visto che non c’erano ancora state segnalazioni, cominciavo a sperare che non ci fossero stati grossi danni. Come hai gia detto tu, chissa se anche altre aree sono state devastate nello stesso modo.

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  2. Beppe Rulfo says:

    per il 322 ti consiglio di stampare le foto e portarle direttamente al Sindaco del territorio facendo pressione affinché inoltri domanda di priorità sui lavori fatti dagli operai forestali che hanno migliaia di ore annuali per interventi sui sentieri.

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  3. Toni Farina says:

    Alberi caduti e moto sui sentieri sono 2 facce della stessa medaglia. Con una differenza: il primo problema, seppure grave, si può risolvere, per il secondo la vedo dura. Alla demenza umana è difficile porre rimedio

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  4. Marco Blatto says:

    È fondamentale pianificare un intervento nella prossima primavera che coinvolga più soggetti. Ci sono molti progetti per il rilancio della valle il prossimo anno, soprattutto in ottica outdoor, e gli stessi sforzi che abbiamo dedicato alla roccia vanno rivolti ai sentieri. “Val Grande in verticale” vuole sempre di più esser il marchio di un’idea alternativa, non solamente legata alla scalata. Noi ci saremo.

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    • paologiac says:

      Marco, stiamo raccogliendo le segnalazioni per programmare gli interventi. Puoi segnalare le situazioni critiche direttamente al CAI Lanzo od alla sottosezione Valgrande (paol.giac@gmail.com) possibilmente allegando foto. Ovviamente l’invito è rivolto a chiunque altro abbia occasione di fare escursioni in valle in questi giorni.

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  5. Beppeley says:

    Questo post è anche sulla nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/I-camosci-bianchi-206692599871270/
    Aiutateci a condividerlo!

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  6. Beppeley says:

    bozza locandina mercalli

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  7. Anonimo says:

    Un vecchio adagio recita che nella vita si paga tutto, non fosse altro che un chilo di patate.
    Abbiamo speso molto, credendo che tutto fosse gratis, oppure risarcibile con rate molto dilazionate, e poi, magari, ci fosse un condono. Oggi la nostra Terra ci presenta il conto con interessi assai gravosi: lo stiamo pagando e lo pagheranno in misura maggiore coloro che non hanno contratto il debito. E’ questione di presa di coscienza, di cultura, e, soprattutto, di buon senso. Dai grandi della terra ai piccoli, non disposti a rinunciare a nulla, siamo tutti responsabili.
    Siamo privati di un’aria respirabile,i ghiacciai non esistono più, ci troviamo impotenti di fronte ad eventi meteorologici sempre più devastanti e che facciamo? Beviamo champagne come i croceristi del Titanic.
    Ho pianto nel vedere le foto, impotente di fronte al disastro che ha colpito luoghi da me amati come persone. Spero che la buona volontà di molti possa ripristinare i sentieri, ma quegli alberi che raccontavano storie antiche non le potranno più raccontare e noi ci ritroviamo sempre più poveri e soli.
    ariela

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    • Beppeley says:

      Come ti capisco. Sono assolutamente d’accordo con te.
      “Nessun pasto è gratis” soleva ripetere la Prof.ssa Fornero durante le lezioni di Economia II. Ovviamente per noi italiani ignoranti, saccenti e presuntuosi (credo che le capre si vergognano di noi) è una persona odiata e scomoda. Ovviamente, per noi italiani corrotti, fancazzisti, abituati ai “politici” come quelli della DC (che vendeva posti di lavori in cambio di voti con l’aiuto della mafia siciliana), i big, i vip, i furbi sono quelli di colore gialloverde che vanno in giro a mettere caramelle nelle tasche in cambio di voti. La stessa storia. Ma tanto niente si paga, tutto è gratis. Intanto hanno varato una manovra alla “Schettino” che farà solo aumentare il debito pubblico senza vedere lo schianto. Ma in quel debito (che dice semplicemente che per troppo tempo abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e continuiamo a farlo) ci sono anche quelle piante cadute, i ghiacci che evaporano, gli oceani sfiancati, l’aria irrespirabile, la sesta estinzione di massa (http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2015/06/24/news/sopravviveremo_alla_sesta_estinzione_di_massa_-2667892/)…
      Mercalli nel suo ultimo libro racconta che noi italiani viviamo 4 volte al di sopra delle capacità ambientali del nostro Paese. E noi continuiamo a voler vivere al di sopra delle nostre possibilità.
      Chi paga il conto? Bella domanda, troppo scomoda.

      Ti capisco in quelle tue lacrime, mi specchio. Tu puoi immaginare cosa si può provare a doversi “ritirare” da un sentiero devastato da una tempesta di inusitata violenza, mentre degli imbecilli infantili sgasando devastano gli ultimi habitat intatti delle Alpi, quando tutto intorno il mondo sembra crollarti addosso.

      Grazie. Un grosso abbraccio.

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  8. marina girardi says:

    Appartengo a questo Territorio, guardo le foto postate e provo angoscia: non mi sembra vero.
    Il Becco della Mea era il mio “posto delle fragole”: percorrendo questo sentiero andavo a fare merenda con i miei amichetti salendo di corsa da Bonzo, nel pomeriggio, per ritornare giù a rotta di collo verso sera.
    Salendo agevolmente la mulattiera si incontravano valligiani e villeggianti rispettosi dei luoghi, il sentiero era manutenuto, altro che moto sui sentieri…
    Cambiamenti climatici, fragilità dell’ambiente tutto sembra essere sfavorevole per le nostre vallate.
    Confido nella buona volontà dei Soliti per il ripristino dei sentieri, nell’intervento dei Comuni, della Comunità Montana e della Regione Piemonte.

    Grazie Beppe

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    • Beppeley says:

      Mi sembra che ci sia stata un’ottima reazione. Devo ringraziare il Cai di Lanzo che ha prontamente risposto alla mia denuncia. Spero che le istituzioni si attivino, come ha suggerito Beppe Rulfo (un mito della sentieristica, con centinaia di chilometri di sentieri rianimati grazie a competenze e capacità di interfacciarsi con le istituzioni locali).

      Ormai è eclatante come le rete sentieristica piemontese sia un grande patrimonio escursionistico ed è interesse di tutti fare in modo che venga costantemente curata per renderla accessibile al 100%.

      Anche perché stare sul tetto del mondo non è gratis. Dobbiamo guadagnarcelo giorno dopo giorno, goccia di sudore dopo goccia di sudore.

      Grazie a te Marina. E grazie a tutti coloro che qui hanno risposto facendo sentire la loro presenza.

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  9. Pingback: La verità -

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