Cultura della cura

Volontari Cai per la manutenzione e cura dei sentieri

Sulle montagne italiane il Club alpino italiano ogni anno lavora in un cantiere perennemente aperto.
La tempesta “Vaia” di fine ottobre scorso, in un battito di ciglia, ha danneggiato, con lo schianto di numerosissimi alberi, diversi sentieri, alcuni di essi recentemente riaperti e che da molti anni risultavano impraticabili, quasi scomparsi.

Quello che nella nostra epoca sembra straordinario, un tempo era la normalità quotidiana, ovvero prendersi cura del territorio, che in montagna era solcato da una fittissima rete di sentieri che, come un sistema arterioso, permetteva di collegare con efficienza e funzionalità gli spazi vitali delle antiche genti alpine.

Oggi per questa assoluta mancanza di cultura della cura ci permettiamo di perdere vite umane per crolli di ponti e di altre infrastrutture vitali, oppure facciamo sbriciolare siti archeologici e monumenti antichissimi. Per non parlare delle distruzioni provocate dalle alluvioni, dai dissesti idrogeologici, dalle frane… Tutte cose che di per sé non uccidono. E’ l’essere umano che, incurante di se stesso, non è più in grado di fare manutenzione e di prendersi cura del mondo.

Nel XXI secolo viviamo in una gigantesca bolla fatta di grandi eventi, carnevalate quotidiane, dosi massicce di pubblicità idiote e di patacche, come le notizie false.

Ci piacciono da morire e ci entusiasmiamo le cose grandiose e titaniche (giochi olimpici costosissimi ed impattanti, “grandi” opere inutili, sfavillanti tecnologie, acrobazie spaziali, eventi sportivi drogati da grandi numeri, missioni stupefacenti su altri pianeti e su asteroidi…) ma siamo diventati incapaci di spostare un rametto da un sentiero. Figuriamoci poi pensare di rimettere in sesto un muretto a secco, ora patrimonio Unesco, oppure di non far crollare un ponte autostradale.

Cosa pensare allora del dignitoso silenzio di quei volontari che si occupano di riaprire un sentiero dopo le distruzioni delle tempeste? Che poi, forse, un domani capiremo scientificamente che siamo stati proprio noi esseri umani a provocarle?

Schiena piegata, sudore, fatica… Tutto gratis!

In questi tempi una domanda sorge spontanea: ma perché non si prevede di erogare un reddito di cittadinanza (meglio sarebbe chiamarlo di “dignità”) soprattutto a chi, essendo disoccupato, piega la schiena, suda e fatica lavorando come volontario in questo immenso cantiere assolutamente fondamentale? A fronte di una paghetta per chi non trova lavoro, pretendere in cambio qualche ora obbligatoria e dignitosa per la cura del Paese, vi sembra un’idea balzana?

P.S.
Della “cultura della cura” ne ha accennato Annibale Salsa nella IV Giornata Francoprovenzale del 1 dicembre scorso tenutasi a Mezzenile (Valli di Lanzo) e così mi è venuto in mente di scrivere questo post, soprattutto dopo aver osservato su WhatsApp le foto che vedete qui sotto. Sono state scattate durante la pulizia del sentiero n. 261 della Val d’Ala, uno di quelli danneggiato da “Vaia”. (Salsa ha parlato anche di “spazio vitale” che ritiene un’ottima definizione di “paesaggio”: a voi riflettere su cos’è un bel paesaggio e sui crolli della nostra epoca).

Da queste quattro foto abbiamo tanto da imparare. Davvero tanto. E non solo per chi va in montagna.

Ancora e sempre grazie infinite ai volontari del Cai che oltre a produrre grande concretezza, sfornano, in dignitoso silenzio, grande cultura.


L’occasione è propizia per riportarvi qui sotto la mail del Cai di Lanzo trasmessa il 7 dicembre scorso, segnalandovi che l’iniziativa è aperta anche ai non soci Cai.

Adotta un sentiero

Nel corso degli anni l’attività dei volontari del CAI, di altre associazioni locali e delle squadre di operatori della Regione Piemonte, ha portato a censire, recuperare e ripulire un gran numero di sentieri nelle Valli di Lanzo, Ceronda, Tesso e Malone.
L’estensione di tali sentieri è ormai tale, che l’opera di monitoraggio delle condizioni di “salute” di tale rete, indispensabile per programmare i necessari interventi di manutenzione, è diventata difficoltosa, se non quasi impossibile per gli attuali volontari. D’altro canto le segnalazioni che arrivano alla nostra sezione sono spesso generiche, frammentarie, con riferimenti vaghi alle località nelle quali intervenire.
Da qui l’esigenza di strutturare la raccolta delle informazioni, lanciando l’iniziativa di “Adotta un sentiero”.
Sul sito CAI di Lanzo (www.cailanzo.it), nel menù di sinistra, compare una nuova voce: “Adotta un sentiero“. Cliccando su questa voce troverete l’elenco dei sentieri da adottare e tutte le informazioni necessarie.

Se amate i sentieri come noi, se vi piace che siano mantenuti in ordine o semplicemente amate camminare in montagna, siate pronti ad aderire all’iniziativa.

Info Beppeley
Un amante della montagna, quella vera, non quella stereotipata della neve e dello sci. Accompagnatore del CAI, mi piace fare escursioni in tutte le stagioni cercando di vedere con occhi nuovi la montagna, trasformando la mia "vista" da cittadino adulto in quella da bambino che scopre cose nuove.

4 Responses to Cultura della cura

  1. serpillo1 says:

    L’iniziativa di adottare un sentiero la trovo valida e bella.
    Mettendosi in gioco e condividendo le proprie competenze si ottengono risultati impensati.
    Ci si può prendere cura del sentiero dietro casa o di quello che non ti stanca mai di percorrerlo: farà bene a te e agli altri che con i loro passi continueranno a renderlo usufruibile.

    Piace a 1 persona

  2. Gian Marco Mondino says:

    Il discorso della “cultura della cura” riguardo alla montagna, ed al territorio in generale, è pienamente condivisibile dal punto di vista ideologico, ma di difficile attuazione sul piano pratico. C’è anzitutto un motivo di fondo: la società di oggi è basata sullo spreco, che è l’antitesi della cura ed ha corrotto le menti degli individui: difficile convincere la gente ad avere cura di checchessia. La cultura della cura, così antitetica della mentalità dominante, non porta voti (come invece le Olimpiadi, i fuochi d’artificio, le “notti magiche”); pertanto non interessa ai politici, che volgono altrove i loro interessi. Di conseguenza ecco la mancanza di fondi, tanto per un problema esteso come il dissesto idrogeologico quanto per la “piccola” realtà dei sentieri. E pensare che per questi ultimi basterebbe poco !
    Riflettendo, mi è tornata alla mente una cosa. Gli abitatori dei villaggi di un tempo, anche quello non molto lontano, pagavano le tasse al sovrano per finanziare il lusso delle corti o la follia delle guerre, ma le manutenzioni locali le facevano da sè, perché lo Stato non muoveva un dito. Ora, invece, dallo Stato ci si aspetta tutto, senza muoverlo noi, il dito. D’altronde le montagne sono così spopolate che non c’è manodopera sufficiente per intraprendere certi lavori. I Comuni dovrebbero auto-finanziarsi attingendo al turismo. Non elogerò mai abbastanza il Comune di Balme per il balzello che consente di tener pulito il Pian della Mussa. Se penso alla massa di gente che nei week end affluisce a Forno Alpi Graie, sporcando, accendendo fuochi, ecc., mi sembra che sarebbe più che giusto far pagare anche qui il dovuto. Ma i Comuni possono attingere solo in misura limitata. Allora la Regione dovrebbe imporre una tassa di scopo per la tutela del territorio, ripartendo equamente i proventi fra i Comuni interessati ed obbligandoli al corretto utilizzo dei fondi, ad es. sovvenzionando l’attività dei volontari.
    Purtroppo, però, in Italia c’è sempre un “ma”, che è la correttezza o meno degli Amministratori, che spesso e volentieri è piuttosto “meno” che “più”. Tempo fa un “addetto ai lavori” mi spiegava perché, per il contenimento di argini e versanti franosi, non si usano che raramente i “cassoni” di filo di ferro pieni di pietrame: dalla loro installazione c’è poco da mungere. Ecco perché gli Amministratori pubblici, secondo me, sono i più difficili da convincere alla cultura della cura.
    Gian Marco

    Piace a 1 persona

    • Beppeley says:

      Ti ringrazio molto per il tuo commento che condivido in pieno.

      Colgo l’occasione per invitarti a scrivere per questo blog, su qualsiasi tema inerente la montagna. Mi farebbe molto piacere. Se lo gradisci, fammelo sapere e così ci mettiamo d’accordo.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: